Età Predinastica, Kemet

L’EGITTO: NASCITA DI UNO STATO UNITARIO PARTE VII, CONCLUSIONI

A cura di Ivo Prezioso

Vale la pena di riassumere brevemente quali furono le forze motrici che spinsero gli antichi abitanti d’Egitto ad organizzarsi in un vero e proprio stato unitario.

Il primo passo fu sicuramente l’integrazione di realtà rurali limitrofe in coalizioni politiche elementari, allo scopo di limitare le conseguenze di errori agricoli o cattivi raccolti e a rafforzare la cooperazione e la solidarietà sociale. La nascita di unità amministrative locali e dei relativi centri di culto ebbe come conseguenza la designazione di capi che garantissero un regolare scambio di merci e la coesione delle comunità. Vi fu sicuramente un periodo in cui conflitti ed alleanze si verificarono al fine di assicurarsi scambi commerciali con la Nubia ed il Medio Oriente. Ciò comportò una crescita di potere dei capi che sfociò in una serie di mutamenti politici, tra cui la nascita di piccoli stati e reami periferici, che, più tardi si sarebbero uniti in regni più vasti. Nel frattempo si delineava, con sempre maggior forza, un’ideologia religiosa legata a riti e pratiche funerarie.

Fino al 3500 a.C. circa lo sviluppo dell’Alto e Basso Egitto fu più o meno indipendente, allorché elementi tipici della Valle si diffusero anche nel Delta, prima affiancando e poi sostituendo quelli della cultura precedente. Non esistono prove di conflitti (per lo meno di vasta portata; più probabili quelli di natura locale) ed è possibile che la transizione sia avvenuta grazie ad alleanze politiche. Inoltre, l’abbassamento del livello del Nilo deve aver determinato un flusso di coloni dalla Valle, visto che il Delta offriva condizioni decisamente migliori all’agricoltura. Tutto ciò, quasi certamente, comportò un assimilazione di credenze religiose, tradizioni e convenzioni sociali che avevano sviluppato i popoli meridionali.

Ma, sicuramente, l’elemento più determinante e caratteristico che decise l’evoluzione politica in Egitto, fu la nascita dell’ideologia che considerava il sovrano diretto discendente di una stirpe divina. A differenza dei capi che venivano scelti per legami di parentela o per carisma, i re, dapprima identificati come divinità locali, finirono con l’essere considerati discendenti da divinità cosmiche (e non più locali). Lo stato egizio, quindi, non si reggeva su un patto tra uomini, ma su quello tra un re e il suo popolo. Il sovrano era garante del benessere e della protezione dei suoi sudditi e la fede in una sua discendenza divina determinò l’elaborazione di complessi cerimoniali cultuali e funerari, riti religiosi e pratiche estremamente caratterizzate, che oltre a determinare la nascita dello stato unitario continuarono ad essere elemento fondante e duraturo di questa splendida e irripetibile civiltà.

Nelle immagini una carrellata di oggetti che offrono una panoramica riassuntiva dei periodi trattati.


Vaso gemino. Argilla marrone rossastro a grana fine con ingobbio rosso lucido e decorazione bianca. Naqada I. Altezza cm. 18,2 larghezza cm. 25,2. Dono del Museo del Cairo. Torino, Museo Egizio.

Questo curioso oggetto è composto da due vasetti ovoidali gemelli, collegati da un ponte tubolare. I colli sono corti e svasati e gli orli estroflessi con labbri svasati. La decorazione comprende sia motivi geometrici, sia figurativi. I colli presentano una serie di linee verticali, mentre sulla spalla sono presenti motivi triangolari. La zona centrale è occupata da una scena figurata in cui si riconoscono cinque uomini armati di lancia che difendono sei capridi da un coccodrillo. Al di sotto vi sono decorazioni in forma di triangoli e motivi geometrici. La rappresentazione è già in parte organizzata secondo il caratteristico sistema di scomposizione e ricomposizione degli elementi secondo il criterio della “migliore visibilità”, come si osserva nella resa del profilo dei capridi con le corna poste su un piano parallelo al fondo del vaso, degli uomini con il tipico busto reso frontalmente e del coccodrillo per il quale l’antico artista propone la vista dall’alto.


Testa di mazza a disco. Diorite bianca e nera. Altezza cm. 2,4 Diametro cm. 8,8. Provenienza ignota. Naqada I. Londra, The British Museum. 

Questa testa di mazza a disco è tipica della cultura di Naqada I. Presenta un foro centrale per l’inserimento del manico. Spesso, i fori di questi manufatti risultano essere così stretti da far supporre che i manici non avessero la robustezza necessaria affinché gli oggetti potessero essere utilizzati come armi. Si è, quindi supposto che avessero un valore simbolico come segni di uno status particolare. Con la cultura Naqada II le mazze di questo tipo vennero sostituite da quelle piriformi


Amuleto. Avorio. Altezza cm. 3,9 Largezza cm. 8,8. Provenienza ignota. Acquisto Schiaparelli 1900-1901. Naqada I-II. Torino, Museo Egizio.

Amuleto a pendente con corpo piatto, lievemente ricurvo che reca ad una estremità un foro di sospensione. La parte opposta è lavorata con il motivo “a lira”, mentre quella centrale è decorata con una seghettatura sui bordi.


Vaso teriomorfo. Steatite nera. Altezza cm. 2,9, lunghezza cm. 6, larghezza cm. 4,5. Provenienza ignota. Naqada II. Londra, Petrie Museum.

Vaso teriomorfo costituito da un corpo globulare a cui è applicata una testa di maiale. L’orlo è ad anello con labbro arrotondato e la base è piana. All’altezza della spalla è presente una piccola ansa a nastro ricoperta di foglia d’oro.


Vasetto con anse. Calcare. Altezza cm 7,8 larghezza cm. 5,4. Provenienza ignota. Naqada III. Londra, The British Museum.

Vaso di raffinata fattura in calcare nummulitico dotato di due piccole anse tubolari. Il materiale utilizzato per questo recipiente, ricavato da una matrice calcarea ricca di elementi fossili, è piuttosto raro e, con tutta probabilità, venne scelto deliberatamente per la realizzazione di un oggetto particolare. Anche la forma quadrata del vasetto è insolita.

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