Antico Regno, Sfinge

CUSTODE DI GRANDI SEGRETI

A cura di Piero Cargnino

La Grande Sfinge oggi fa bella mostra di se nella piana di Giza e viene visitata dai numerosi turisti che si recano in Egitto. Forse aveva, con le tre piramidi, lo scopo di stupire ed incutere timore e riverenza nei rappresentanti dei paesi stranieri che andavano ad omaggiare il faraone di turno. Ma forse non è proprio così. Se ci addentriamo nella letterature antica scopriamo che le cose andarono diversamente. Riporto una curiosità molto strana ed interessante, noi oggi restiamo incantati dalla imponenza della Sfinge anche perché siamo in grado di ammirarla in tutta la sua ampiezza. Stranamente però nell’antichità la Sfinge non veniva mai citata, la Bibbia ci parla molto dell’Egitto, da Giuseppe visir ebreo che fa arrivare la sua famiglia fino al Delta, a Mosè che con Aronne lotta contro i maghi del faraone fino a portare fuori il suo popolo dal paese, la Bibbia descrive molti particolari dell’Egitto senza però scendere troppo nei dettagli, possiamo però immaginare che non avrebbe almeno citato una statua così appariscente? Nulla sulla Sfinge, la Bibbia tace.

Così come tacciono i vari storici greci che che pure descrissero le meraviglie del paese, Erodoto, che all’epoca di Cambise, percorse l’intero Egitto fino ad Assuan e che nel II libro delle sue “Storie” ci presenta un resoconto molto dettagliato di ciò che aveva visto, lui che fu testimone del fatto che la Grande Piramide possedeva ancora tutto il suo bianco rivestimento di fine calcare, prima che tutto fosse asportato durante quindici secoli di saccheggi per la costruzione del Cairo. Di tutto ciò che vide, Erodoto fornisce una dettagliata descrizione dei luoghi, dei paesaggi, delle usanze popolari e delle tradizioni dell’Egitto, sottolineando in particolare le funzioni del fiume Nilo. In nessuno dei suoi passi compare la Sfinge.

Manetone, del quale purtroppo possediamo solo frammenti della sua opera “Aigyptiaka”, attinta alle fonti indigene, poi ripresa da altri storici e scrittori classici quali Giuseppe Flavio, Eusebio, Giulio Africano ed altri, ebbene nella sua opera Manetone non fa alcun accenno alla Sfinge. Diodoro Siculo, autore di una monumentale storia universale, la “Bibliotheca Historica”, come pure Strabone, nella sua “Geographia” e nella “Storia Universale” non citano mai la Sfinge. Ce ne parla Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. nella sua “Storia Naturale” il quale afferma. <<………di fronte alle piramidi si trova la Sfinge, opera ancor più straordinaria………considerata una divinità………essi (gli egizi) la credono la tomba del re Harmais……..credono che sia stata portata li da un luogo distante……..ma in verità è stata scolpita li………il volto è dipinto di rosso per motivi religiosi……..>>. Plinio riportò correttamente che la Sfinge, “Re Harmais” riportava in modo corretto l’immagine di Horo all’orizzonte nella sua forma di Horemakhet.

Quanto riportato da Plinio venne ripreso ed ampliato da autori classici più tardi, ad esempio nel “Corpus Hermeticum”, attribuito ad Ermete Trismegisto e nella “Hieroglyphiká” di Horapollon i quali consideravano i geroglifici segni mistici giunti a noi dagli antichi egizi quali fonte di ogni saggezza. Ma allora viene da chiedersi: se Plinio il Vecchio negli anni 80 d.C. vide la Sfinge in tutta la sua ampiezza, mentre Diodoro nel I secolo a.C. e Strabone nel 70 d.C. non parlano assolutamente della Sfinge, forse perché si trovava completamente sepolta, chi l’ha dissotterrata nei 10 anni che li separano da Plinio? Della Sfinge se ne parla nel periodo della dominazione araba, interessante la testimonianza di un medico di Baghdad, Abd al-Latif che nel XIII secolo visitò la piana di Giza e rimase più impressionato dalla Sfinge che dalle piramidi: <<………nei pressi delle piramidi si trova una colossale testa che emerge dal terreno……..>> e sottolineò la sua meraviglia che in un volto di tali dimensioni fossero state rispettate le esatte proporzioni senza avvalersi di un modello in natura. Nel corso del medioevo alcuni pellegrini si recarono in Egitto alla ricerca delle località citate nella Bibbia e nei Vangeli alla caccia di reliquie, interpretarono le piramidi come i granai di Giuseppe ma non lasciarono alcuna descrizione della testa della Sfinge. Solo più tardi, nel XVI secolo quando ebbero inizio studi sulle antichità egizie, furono molti i visitatori che si recavano in Egitto come viaggiatori e non come pellegrini ed in questo periodo le descrizioni della testa della Sfinge abbondano tra leggende e miti. Secondo il prete di Caterina de Medici la testa era stata creata da Iside amata di Giove, deviazione culturale religiosa del tardo periodo classico. Nel 1579, Johannes Helferich, rielaborò la tesi affermando che si trattava della rappresentazione della dea Isidis, figlia del re Inachus di Grecia, andata in sposa al dio egizio Osiride che gli cambiò il nome in Iside facendogli dono della grande statua di pietra. La cosa più interessante però è il fatto che Helferich aggiunse che: <<……..esiste un passaggio sotterraneo che parte da lontano……….>>, spiegò che il passaggio finisce dentro il corpo della Sfinge fino a raggiungere la testa ed era utilizzato dai sacerdoti egizi per parlare al popolo come se a farlo fosse la dea stessa. Ne tracciò uno schizzo dal quale però si intuisce chiaramente che lui non vide mai la Sfinge, al massimo ne sentì parlare molto vagamente, il suo schizzo è la rappresentazione di un volto femminile con tanto di seni ben accentuati.

Sulla Grande Sfinge di Giza molto è stato detto, ci sarebbe ancora molto da dire, sono stati sparsi fiumi d’inchiostro ed abbondano i libri di scrittori di ogni tipo, si può spaziare dall’archeologia accademica alla fantarcheologia. Io mi fermo qui anche se personalmente penso che la Sfinge ci nasconda ancora molti misteri, non ci rimane che aspettare che vengano svelati. Lasciamo ora il gigantesco Horemakhet, che da oltre 4500 anni (?) vigila sulla necropoli di Giza con gli occhi puntati verso l’orizzonte orientale, la dove il sole sorge agli equinozi. Prima di andarvene, però, osservate ancora attentamente quel volto, gli occhi e la bocca che, col favore di una opportuna angolazione del sole, paiono ammiccare accennando un quasi impercettibile sorriso, quasi a dirci: “Voi non sapete”. Custode di grandi segreti, continua ad osservare il sole che nasce all’orizzonte, rappresenta la rinascita dopo la morte, e l’uomo, che aspira da sempre all’immortalità, non ha mai smesso di osservare lo sguardo della Sfinge.

Fonti e bibliografia:

  • Margaret Bunson, “Enciclopedia dell’antico Egitto”, Melita edizioni, 1995
  • Cimmino Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
  • Paul Jordan, “Gli enigmi della Sfinge”, Roma, Newton Compton Editori, 2006
  • Maurizio Damiano-Appia, “I tesori del Nilo”, Giunti Multimedia, 1997
  • Sabina Marineo, “Prima di Cheope”, Nexus Edizioni, 2013
  • Robert Bauval, “Secret Chamber: The Quest for the Hall of Records”. Arrow; New Ed, 2000
  • H. Spencer Lewis, “Symbolic Prophecy of the Great Pyramid”, The Rosicrucian Press, 1936
  • Christiane Zivie-Coche, “Sphinx, le père la terreur”, Agnes Viénot Editions, 1997
  • Edda Bresciani, “Grande enciclopedia illustrata dell’antico Egitto”, De Agostini, 2005
  • Elio Moschetti, Mario Tosi, “Thutmosi IV un sogno all’ombra della sfinge”, Ananke, 2004
  • Martin Gardiner, “La civiltà egizia” – Oxford University Press 1961, (Einaudi, Torino 1997
  • Tiziana Giuliani, “Il Viale delle Sfingi che collega Karnak a Luxor”, da Mediterraneo Antico, 2017
  • Paul Jordan, “Gli enigmi della Sfinge”, Nrwton & Compton editori, 1999
  • Fugazza Stefano, “Simbolismo”, Arnoldo Mondadori arte, 1991)

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