Abiti, Arti e mestieri

LA FABBRICAZIONE DEI TESSUTI

A cura di Grazia Musso

La materia primaria era il lino che si raccoglieva in diversi momenti dell’anno, per ottenere fibre di varia flessibilità e resistenza.

Le fibre venivano separate dalle parti legnose con la pettinatura, cui seguiva la bagnatura e la battitura. Poi si sbrogliavano le matasse per iniziare la filatura.

Esistevano tre tecniche di filatura : la prima consisteva nel far girare il fuso sulla coscia, attorcigliando la fibra mentre la si stendeva con l’altra mano; nella seconda il fuso veniva fatto girare tra le mani passando il filo attraverso una forcella; la terza tecnica prevedeva il passaggio della fibra attraverso un anello in una conca d’acqua, che la rendeva morbida e facile da lavorare. La fibra scivolava tra le dita di una mano e si arrotola a sul fuso, in tal modo si otteneva un filo molto sottile e uniforme.

Una volta ottenuto il filato, questo veniva lavorato nei telai. Il telaio orizzontale consisteva in due rulli appoggiati al suolo, sui quali venivano collocati fili paralleli dell’ordito. Separando i fili mediante due pettini lucci, si potevano passare perpendicolarmente quelli della trama, formando il tessuto a un’estremità del telaio.

Questo compito aspettava alle donne ma, con l’introduzione del telaio verticale, il lavoro di tessitore divenne un’attività maschile.

Il telaio verticale aveva una cornice rettangolare, che veniva posta in senso verticale, con due rulli agli estremi. I fili dell’ordito venivano fissati nella parte superiore e la tela si arrotola a nel rullo.

Il Tessitore si sedeva davanti al telaio, tirando i fili della trama verso il basso. Con questo lavoro si ottenevano vari tipi di tessuto, a seconda dello spessore del filo e della combinazione e densità della trama: ” lino reale” (il più sottile), ” tela sottile fina”, ” tela sottile” e “tela liscia”.

La trama poteva variate con l’inserimento a intervalli di fili più grossi, ponendo due fili di trama ogni due di ordito (tecnica del canovaccio), con strisce di trama più compatta unita ad altre più aperte.Per ornare le stoffe si usavano orli, sciolti o raccolti in fasci, che erano lavorati nella stesa tele tessuta o venivano cuciti in seguito ai bordi del tessuto, facendo delle nappine.

Infine il tessuto veniva lavato, gualcato e stirato. Quest’ultima fase aspettava a lavandai professionisti. Dalle fonti scritte si sa che esistevano laboratori tessili di proprietà dei templi e del faraone.

Nelle foto: gli indumenti di Kha che si trovano al museo egizio di Torino.

In questo disegno, ai piedi dei filato ( due donne e un uomo), vi sono alcuni contenitori pieni d’acqua, dove vengono messe in ammollo le fibre, che passano attraverso gli anelli posti alla base. I fili così ottenuti si arrotola o nei fusi con dischi all’insù. La donna al centro sta raddoppiando lo spessore dei fili da quattro ne ottime due per filato del gomitolo, aumentando la resistenza del tessuto.

In questo disegno due donne tessono la Stoffa usando un telaio orizzontale, formato da due rulli fissati a terra, sui quali passano i fili dell’ordito. Una donna con due pettini licci separa i fili per passare la trama; l’altra, con un pettine, li stringe a un’estremita’ e il tessuto terminato viene avvolto su uno dei rulli.
La rappresentazione verticale del telaio è la realizzazione della prospettiva nell’arte egiziana.

Riparazione eseguita su un pezzo di lino risalente alla prima dinastia egizia
LA COLORAZIONE DEL TESSUTO

Durante l’antico Egitto i tessuti colorati erano molto scarsi.

La Stoffa di lino bianco era la più comune. Alcune piccole matasse (nella figura sopra) venivano tinte con colori rossiccio o marrone e servivano per creare decorazioni come quella illustrata nell’altra immagine (sotto), di tessuto copto di lino, o per orli che ornavano il collo e le maniche delle tuniche.

L’esplosione del colore si ebbe durante l’epoca copta ( III – VII secolo d. C.), con la diffusione della lana che, più sensibile al mordente ( agente chimico che fissa la tinta al tessuto), permetteva una grande varietà di colori di origine vegetale, per esempio il giallo del cardamomo o dello zafferano, o animale.

Fonte: Egitto – Gli Egizi straordinari artigiani – De Agostini.

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