Arti e mestieri

LA PRODUZIONE TESSILE NELL’ANTICO EGITTO

A cura di Luisa Bovitutti

La lavorazione dei tessuti risale agli albori della civiltà egizia infatti un vaso datato 5000 a.C. proveniente dal Fayoum conteneva dei semi di lino ricoperti da un brandello di lino grezzo.

Come ci ha detto Grazia qui e dai ritrovamenti nelle sepolture si deduce che il lino era la stoffa più utilizzata per realizzare abiti, bende per avvolgere le mummie, cinture, tappeti, tuniche o coperte. In modo sporadico furono lavorate anche la canapa, la lana (introdotta in Egitto in età romana per creare elaborati arazzi), la seta (usata in epoca greca per realizzare raffinate vesti femminili) ed il cotone, che fu utilizzato dal III secolo a.C. ma trovò il suo massimo utilizzo solo dopo la conquista araba del 640 d.C..

A seconda del trattamento cui era sottoposto il lino assumeva colorazioni che andavano dal grezzo al bianco splendente, che era la tinta più apprezzata ed utilizzata anche se sono stati ritrovati tessuti con colorazioni brillanti.

Per tingere le stoffe venivano utilizzate sostanze di origine vegetale e fra queste l’Isatis tinctoria (detta anche Guado o Gualdo) una pianta dai piccoli fiori gialli dalla quale si ricavava un rosso porpora e successivamente, attraverso la fermentazione delle foglie, il verde ed il blu. Dalla lavorazione della pianta Indigofera tinctoria si otteneva un colore blu intenso, dalla rossa radice della Rubia tinctorum (robbia) si otteneva il rosso, e dal Carthamus tinctorius (cartamo o zafferanone) dai grossi fiori arancioni si estraeva il giallo; c’erano tuttavia anche colori di origine animale come il rosso estratto da un parassita delle querce (Coccus ilicis)

Esistevano laboratori tessili annessi ai templi ed altri che producevano manufatti solo per il faraone, mentre la popolazione più povera lavorava il lino in piccole botteghe domestiche.

Gli annali del faraone Thutmosis III riferiscono l’impiego nelle botteghe tessili di prigionieri di guerra provenienti dalla Siria, che dovevano tenere dei registri dove annotare la quantità e qualità della produzione.

Nel testo letterario del Medio Regno chiamato “Satira dei mestieri” il lavoro del tessitore egizio viene così descritto: “Il tessitore è dentro nella sua bottega [..] sta peggio di una donna partoriente.. le sue ginocchia sono sulla bocca dello stomaco e non ha respiro. Se egli resta nella giornata senza tessere è punito con cinquanta frustate e deve dare una mancia al portinaio perché gli lasci vedere la luce..”

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