Bubastis, Luoghi

BUBASTIS ED I SUOI TESORI: OFFERTE VOTIVE DEL TEMPIO DI BASTET

A cura di Luisa Bovitutti

Il vino era una bevanda apprezzata in Egitto, e la sua importanza crebbe nel Nuovo Regno, soprattutto nel periodo ramesside, anche perché le bevande inebrianti giocavano un ruolo preminente nelle feste e nelle celebrazioni religiose.

Questo recipiente, insieme agli altri che vi mostrerò nei prossimi giorni, fa parte dei tesori di Bubastis, e veniva probabilmente utilizzato per servire il vino in occasione della grande festa annuale in onore della dea Bastet; è un reperto eccezionale, in quanto è realizzato in argento, e quel metallo era estremamente raro nell’antichità; inoltre era usanza fondere gli oggetti risalenti per crearne di nuovi.

Esso ha il manico a forma di capra rampante, è alto cm. 16,8 e risale al regno di Ramses II; si trova al museo del Cairo. La parte inferiore globulare è decorata con cuori e con testi geroglifici di augurio per il “coppiere del re” e “messaggero in tutti i paesi” Atumentaneb, mentre il collo è inciso con una doppia fascia di scene naturalistiche che presentano anche elementi decorativi tipici del vicino oriente.

Nella fascia superiore un uomo riccamente vestito stende le braccia in segno di adorazione verso una dea sconosciuta al pantheon faraonico; vi sono poi grifoni alati, uno dei quali attacca un felino, due gazzelle che si accoppiano; una lotta tra animali.

Il registro sottostante è decorato con scene di caccia e pesca nelle paludi, tratte dal repertorio decorativo tradizionale dell’antico Egitto: un uomo naviga su una barca di papiro sormontata da un’edicola sormontata da un fiore di loto all’interno della quale si trovano un uccello nel nido, un cesto e una nassa, un altro uomo scende da una barca e tiene un’anatra da lui catturata mentre altri uccelli, spaventati, prendono il volo e abbandonano i nidi sul bordo di uno stagno dove nuotano tre pesci. Un altro pescatore si allontana portando sulla spalla una lunga pertica alla cui estremità sono attaccati due pesci. In un’altra scena alcuni uomini tirano una rete in cui sono imprigionati diversi uccelli che si erano posati su di uno stagno mentre altri, sfuggiti alla trappola, stanno volando via.

Facevano parte del “servizio da vino” del tempio anche questi oggetti attualmente in mostra al MET di New York e tutti di epoca ramesside.

Si tratta di un colino in oro, che serviva per depurare la bevanda dalle impurità mentre veniva versata nelle situle o nelle patere; di una situla in electron decorata con un motivo di foglie di olivo intorno al collo e di petali di loto che abbracciano la base; di un oggetto circolare in oro decorato con la tecnica della granulazione che era la decorazione centrale di una patera andata perduta; dei frammenti di un vaso d’argento con il collo fasciato d’oro.

La decorazione di quest’ultimo vaso è costituita da teste di Hathor e cuccioli di leone che sono un riferimento alla dea ed altresì a Sekhmet – Bastet, associate al mito della Dea Lontana, la cui furia distruttrice nei confronti dell’umanità fu fermata solo dall’ebbrezza.

Questo vasetto d’oro (a sinistra) (solo 11 cm. di altezza) ha la forma di un melograno, frutto introdotto dall’Oriente in Egitto all’inizio del Nuovo Regno; i chicchi, la cui dimensione diminuisce man mano ci si avvicina alla base del vaso, sono realizzati a sbalzo.

Il collo del vaso è decorato con quattro registri di motivi floreali, più precisamente un fregio di foglie lanceolate, una serie di fiori di loto, grappoli d’uva e piccoli fiori, una fila di rosette stilizzate e una ghirlanda di fiori. Il manico è formato da un anello mobile che passa attraverso una barra fissata al bordo del vaso, a sua volta decorata con il rilievo di un vitello sdraiato.

Esso fu realizzato nel Terzo periodo intermedio.

L’altro vaso d’oro (XIX dinastia) è decorato con un fregio di foglie lanceolate che puntano verso il basso; la fascia centrale ha un motivo di grandi gocce e la fascia inferiore ha una serie di cerchi con rosette stilizzate.

Un anello è fissato sotto il bordo da una piccola barra in cui è incastonata una pietra. Il corpo del vaso è inciso con una ghirlanda di foglie a forma di collana da cui pende un fiore di loto affiancato da due uccelli con ali spiegate. Si vede anche l’incisione di un gatto.

Entrambi questi reperti sono conservati al Museo Egizio del Cairo.

Questo prezioso vasellame in argento risale all’epoca ramesside, ed era anch’esso utilizzato per servire il vino; tutti gli oggetti sono esposti al MET di New York.

La brocca decorata con la testa di leonessa sul manico era probabilmente usata nel corso delle celebrazioni in onore di una divinità asiatica e reca il nome del maggiordomo reale Atumemtaneb, che era anche un inviato reale in tutte le terre straniere. La decorazione sotto il bordo mostra scene palustri con bovini, cavalli e capre; la base è circondata da un motivo a forma di petali

.La bottiglia d’argento con scena di offerta reca il nome di Meritptah.

Questa patera d’argento con base piatta e bordo verticale è decorata con una serie di fini incisioni di agricoltura, allevamento, caccia e pesca nelle paludi; all’interno si allarga una rosa di petali e foglie di loto.

Essa risale all’epoca ramesside e si trova al MET di New York.

I BRACCIALI DI RAMSES II

Questi bracciali in oro massiccio e lapislazzuli fanno parte del “primo tesoro” di Bubastis e recano il cartiglio del nome di intronizzazione di Ramses II (User Maât Rê Setep en Râ); potrebbero essere stati indossati dal re in persona o, più semplicemente, essere un dono offerto dal sovrano a Bastet.

Essi sono costituiti da due semicerchi incernierati; la parte superiore è decorata con due oche appaiate, con teste e coda in oro ed il corpo in lapislazzuli ; gli occhi sembrano essere di ceramica.

Il contorno del corpo è decorato con un bordo geometrico realizzato combinando minuscoli grani, piccole trecce e fili d’oro, che creano anche linee sulla testa e sulla coda delle oche , a simulare le penne. Dopo il loro ritrovamento, in via del tutto eccezionale sono stati fatti indossare a Ramses II.


Questo anello in oro adornato con un emblema di Hathor (in alto a sinistra)venne rinvenuto a Bubastis nel 1992 ed è ora esposto al museo di Zagazig.

La dea porta la tipica parrucca ornata da nastri, con la riga in mezzo e due grandi riccioli ai lati del collo e poggia sul geroglifico neb; ella è affiancata da urei sormontati da un disco solare ai lati dei quali vi sono due grandi fiori di loto; sulla testa una cornice serve da supporto ad un naos, molto simile ad un sistro.

Analoga provenienza hanno anche l’anello con le anatre (in basso a sinistra, oggi al Louvre) ed il bellissimo calice lotiforme in mostra al museo del Cairo, e recante il cartiglio di Tausert, moglie di Sethi II, la quale alla morte del figliastro Siptah assunse prerogative e titolatura reali.

Esso è alto appena dieci centimetri; la coppa è costituita da un fiore di loto (simbolo dell’Alto Egitto) e si appoggia su di un piede cilindrico svasato alla base a forma di ombrello di papiro rovesciato (simbolo del Basso Egitto).Il loto simboleggia la rinascita: quando ha terminato il suo corso, il sole si rifugia nel loto per sorgere di nuovo il giorno successivo, e il ciclo ricomincia ogni giorno.


Tra i gioielli rinvenuti a Bubastis spicca un collier di diciannove giri di piccoli elementi decorativi di differenti forme in oro e corniola largo 36 cm., che si allaccia al collo grazie ad una catenella che ne raccoglie le estremità. Esso è ora custodito al museo del Cairo.

Naturalmente il gioiello è stato reinfilato al momento della scoperta, perché i singoli componenti si erano sparpagliati fin dall’antichità, ed è quindi impossibile stabilire se esso è identico a come doveva essere in origine

FONTI:

  • Trésor de Bubastis : un vase qui raconte une histoire, di Marie Grillot
  • Francesco Tiradritti, Tresors d’Egypte. Les merveilles du musée égyptien du Caire
  • Treasures from Tell Basta: Goddesses, Officials, and Artists in an International Age di Christine Lilyquist Curator Emerita, Egyptian Art and Lila Acheson Wallace Curatorship in Egyptology, The Metropolitan Museum of ArtMetropolitan Museum Journal 47© 2012 The Metropolitan Museum of Art, New York
  • https://www.metmuseum.org/art/collection/search/545170
  • L’histoire des bracelets d’or aux oies de Ramsès II, di Marie Grillot, in  https://egyptophile.blogspot.com
  • Marie Grillot, Une bague à tête d’Hathor provenant du “nouveau” trésor de Tell Basta, in https://egyptophile.blogspot.com
  • Marie Grillot, Un magnifique collier de perles d’or et de cornaline découvert grâce… à une voie ferrée!, in https://egyptophile.blogspot.com

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