Materiali

LA LAVORAZIONE DEL VETRO

A cura di Luisa Bovitutti

LA STORIA

Già nell’era neolitica, attorno al 7000 a.C., l’uomo utilizzava i minerali vetrosi che trovava in natura, come l’ossidiana, per realizzare utensili; in Egitto circa 5.500 anni fa si creavano piccole perle decorative modellate dalle scorie vetrificate che si generano come sottoprodotto dalla fusione di metalli come rame e argento.

Il primo vetro realizzato artificialmente di cui si ha notizia in Egitto risale al Periodo Predinastico, durante il V e il IV millennio a.C. e si otteneva mescolando polvere di silice, calce, soda e malachite e poi fondendo il composto ad alte temperature; esso non era lucido e trasparente come quello moderno ma colorato e poteva essere lavorato con facilità.

La pasta risultante dalla fusione, infatti, veniva usata per creare recipienti cavi rivestendo con essa una forma cilindrica di polvere di silice e argilla o steatite, oppure oggetti pieni colandola in uno stampo; in tal modo si realizzavano collane e amuleti, ushabti, decorazioni e rifiniture di statuine e vasi e a partire dal Nuovo Regno flaconi per unguenti ed oli, tazze, calici, coppe, crateri, vasi tubolari od ovoidali con collo cilindrico e recipienti a forma animale.

Bisognerà attendere il 1’ secolo d. C. perché venissero introdotte le tecniche di soffiatura, nate probabilmente in Siria.

Gli Egizi amavano il vetro colorato di azzurro oppure di “blu egiziano” e spesso apponevano agli oggetti decorazioni di fiorellini rossi, gialli e bianchi.

Grazie alle innovazioni tecnologiche introdotte durante la XVIII dinastia il vetro egizio raggiunse un elevato grado di trasparenza e lucentezza e le città di Malqata, Tell el-Amarna e Lisht divennero celebri per i loro costosi e raffinati prodotti, frutto di procedure di fusione mantenute segrete; in quell’epoca il vetro egizio veniva anche esportato in lingotti in tutto il Mediterraneo per essere poi rilavorato dagli artigiani locali che lo scaldavano sulla fiamma oppure a freddo, trattandolo come una pietra dura e fragile.

Con l’Eta’ del Ferro (attorno al 1300 a. C.), tuttavia, la produzione di vetro egizio subì una violenta battuta d’arresto, che si protrasse fino alla dinastia tolemaica (305 a.C. – 30 a.C.).

Qui trovate una carrellata di reperti, quasi tutti risalenti alla XVIII – XIX dinastia, molti dei quali rinvenuti a Malqata.

GLI STAMPI PER IL VETRO

Al MFA di Boston sono conservati questi stampi per vetro: sono reperti molto particolari e venivano usati per realizzare decorazioni a forma di uccelli e di palmette ed amuleti (Occhio di Horus e Bes).

GLI INTARSI

Gli intarsi sono figure ottenute accostando sopra una superficie piana tessere variamente sagomate di materia diversa ed utilizzate per decorare oggetti, mobili o strutture architettoniche.

Fin dalla prima dinastia appaiono cofanetti intarsiati con motivi geometrici in avorio, ossidiana, vetro, quarzo o legno; nella quarta dinastia si trovano mobili in legno con geroglifici intarsiati in oro e nei secoli successivi la tecnica raggiunse livelli elevatissimi, come nella maschera di Tutankhamon, realizzata con l’intarsio di vetro blu, ossidiana e quarzo.

L’uso di decorare sarcofagi, arredi domestici e strutture religiose con intarsi in vetro o pietre dure che raffiguravano figure umane iniziò nella XVIII dinastia e si protrasse fino all’epoca tolemaica: nelle immagini parti di intarsio in vetro: il profilo azzurro in alto a sinistra raffigura Akhenaton, quello in basso a destra risale all’epoca tolemaica, quello in basso a sinistra al VII secolo a. C. e l’altro alla XVIII dinastia.

L’EPOCA TARDA

Questo è il livello raggiunto nella lavorazione del vetro in Egitto in epoca tolemaica e romana:

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