Luce tra le ombre

I PIRAMIDOLOGI

A cura di Ivo Prezioso

La storia relativa ai “numeri” della Grande Piramide prende il via con l’astronomo Piazzi Smyth che raccolse le sue considerazioni nel lontano 1864 in un volume intitolato “Our inheritance in the Great Pyramid: Its secrets and Misteries Revelated”.

Vediamo allora, brevemente quali fossero questi numeri. L’assunto da cui parte è che la Piramide di Cheope fu progettata da Noè, costruita dagli “Hyksos” (che riteneva fossero il popolo ebraico) sotto la supervisione di Melchisedech e che gli architetti, di conseguenza, avrebbero solo potuto essere stati guidati dalla mano di Dio. A tal punto si spinge nella sua convinzione da concludere che il grandioso monumento fosse un vero e proprio deposito di profezie che potevano essere palesate da misurazioni dettagliate della struttura. Aggiungo, per completezza, che lo Smyth effettivamente intraprese una missione in Egitto per misurare e studiare il monumento.

Ritratto di Charles Piazzi Smith (Napoli, 1819 – Clova, Yorkshire 1900). Nell’edizione dell’Enciclopedia Italiana (1936) si legge: “Ebbe il nome di Piazzi dal celebre astronomo che gli fu padrino. Dedicatosi all’astronomia, fu assistente all’osservatorio del Capo di Buona Speranza, segnalato per gli studî sopra alcune notevoli apparizioni cometarie e per la partecipazione alla verifica e alla estensione dell’arco di meridiano già misurato dal Lacaille. Nel 1845 fu nominato astronomo reale per la Scozia e professore di astronomia pratica nell’università di Edimburgo. Fece lunghi viaggi a scopo scientifico e diede forte impulso all’esplorazione del cielo dalle alte vette. Dal 1864 in poi pubblicò diversi volumi sulle piramidi egiziane.

Dalle sue analisi si vede apparire un’unità di misura il “pollice piramidale”immaginato come venticinquesima parte del “cubito sacro” (circa 0,6356 metri circa)Questo cubito in realtà non è mai esistito: il “cubito reale” egiziano (0,5235 – 0,5240 metri a seconda delle epoche)fu quello usato dagli egizi come unica unità di misura per i tre millenni della loro storia.

Ma allora perché nascono questo “cubito sacro” ed il “pollice piramidale”? Si voleva in realtà dimostrare che il diametro polare terrestre, scoperto dai “saggi” di un’età lontana misurasse esattamente 500 milioni di pollici piramidali (1)Ma la cosa non finiva lì: con il pollice piramidale e giocando con i numeri e tanta fantasia, lo Smith ed i suoi sostenitori, si sono spinti ben oltre; come, ad esempio, ritrovare nella geometria della Grande Piramide (sale, corridoi, ecc.) le grandi date della Storia dell’Umanità. Non contenti di sottoscrivere la data dell’Esodo di Israele, i nostri autori stabiliscono, con queste premesse e con stupefacente precisione, la data della nascita di Cristo: sabato 4 ottobre del 4 a.C. (manca l’ora, ahimè!) e della sua morte, avvenuta il venerdì del 7 aprile dell’anno 30 (ovviamente starà agli altri contestare questa inoppugnabile verità). Resta da capire come mai non si siano impegnati a tirare fuori una sia pur vaga data relativa a fatti che forse per l’Egitto avrebbero potuto avere maggior interesse, come ad esempio la rivoluzione amarniana o, che so, la battaglia di Kadesh. Poi però il fascino dei numeri prende la mano e ci si spinge anche nell’era moderna ed allora ci imbattiamo, tra le altre, nella data di inizio della Grande Guerra, 1914: ecco la prova “matematica” che ci viene offerta!

“Abbiamo detto che la lunghezza della Grande Galleria, misurata sul soffitto è di 153 piedi, ossia 1836 pollici e un terzo (ho verificato il calcolo, è preciso!). Ora, se si aggiunge questo valore (calcolando “ovviamente” un pollice per anno) alla data del 7 aprile 30, data della morte di Cristo e inizio dell’era cristiana, si ottiene 4 Agosto 1914”

Stupefacente! Ma non mi dilungo oltre e passiamo alle considerazioni astronomiche che ne sono scaturite. Un monumento così grandioso di certo non poteva che essere un “libro di pietra” contenente tutte le conoscenze. Ad esempio, Georges Barbarin scriveva nella prefazione al suo volume “Les secret de la Grande Pyramide” (Adyar, 1936):

“ Si è scoperto che essa conteneva, sotto forma di precise misure, la soluzione dei più grandi problemi astronomici, geometrici e geodesici di tutti i tempi”…e, più avanti, “Ci si è accorti che esisteva uno stretto legame tra le misure interne ed esterne dell’edificio e che il sistema di corridoi racchiudeva una cronologia dei dati più importanti della storia dell’umanità”…ed infine, “Si vedrà in questo libro che la Grande Piramide rappresenta non solo la scienza di una grande civiltà pre-biblica da tempo scomparsa, ma porta in sé il segno di un sapere sovrumano”.

E così, passando attraverso speculazioni di numerosi altri seguaci, possiamo provare a schematizzare alcuni dei risultati a cui i “loro studi” avrebbero condotto.

1- La conoscenza della rotondità della Terra e la determinazione della misura del meridiano terrestre.

2- L’orientamento del nord quasi perfetto e l’eccezionale posizione geografica della piramide

3- La lunghezza del diametro polare della terra4- La distanza della Terra dal Sole e la lunghezza percorsa dalla Terra nella sua orbita.

Frontespizio di un’edizione del 1874 del volume “Our inheritance in the Great Pyramid: Its secrets and Misteries Revelated”, pubblicato dallo Smith per la prima volta nel 1864

Le risposte della scienza ufficiale

  1. La rotondità della Terra fu conosciuta in Egitto solo qualche secolo prima della nostra era. Gli antichi egiziani (riassumendo molto) vedevano la Terra come un disco circondato da montagne e oceani con il Cielo sopra e la Duat sotto. Fu Eratostene a calcolare approssimativamente (39.000 km. circa), nel terzo secolo a.C., la circonferenza della Terra studiando l’arco di meridiano che va da Siene (attuale Aswan) ad Alessandria.
  2. L’orientamento da nord a sud della Grande Piramide è infatti quasi esatto con un’approssimazione di 3’ e 6”, il che è assolutamente rimarchevole e denota conoscenze profonde nello studio delle stelle e nell’osservazione del cielo. Detto ciò non ne consegue affatto, come sostenne l’egittologo francese Jean Philippe Lauer (Parigi 7 maggio 1902 – 15 maggio 2001) che l’edificio sia stato destinato ad osservazioni astronomiche.
  3. Poiché il “pollice piramidale” è stato inventato come cinquecentomilionesima parte del diametro polare della Terra, questo (oh, miracolo!) misura esattamente 500 milioni di “pollici piramidali”. Et voilà! Come volevasi dimostrare!!!!!
  4. Queste asserzioni basate su calcoli astrusi, non hanno alcun valore e gli egizi ne erano completamente all’oscuro. Si pensi soltanto che si dovettero attendere tecniche moderne come il radar per conoscere esattamente la distanza (variabile, tra l’altro) del sole dalla Terra. Inoltre, il valore relativo a π (pi greco), tanto ricorrente nei calcoli occorrenti per arrivare alle conclusioni di cui sopra, non erano noto all’epoca. Si utilizzavano frazioni come 22/7 o (4/3) elevato al cubo, che lo approssimava abbastanza e che permetteva loro di determinare con sufficiente precisione area e circonferenza. 22/7 = 3,1428…, contro π = 3,1416…Fonte: Jean-Marc Brissaud, L’Egitto dei Faraoni. Collana Le grandi Civiltà.

C’è da dire, per amor di verità che, a fronte di falliti tentativi di “previsione” e della ormai palese inconsistenza della loro pseudo-scienza, i piramidologi sono pian piano spariti dall’orizzonte. In particolare, dopo aver “scoperto” nella Grande Piramide, la data di inizio della Prima Guerra Mondiale, molto imprudentemente, si era anche affermato che tutto indicava che ne sarebbe seguito un lunghissimo periodo di pace e serenità. Beh, come tutti ben sappiamo le cose non sono andate esattamente così!

Concludo con un’altra piccola “perla” che tanto mi aveva attratto nel mio primo approccio al mondo egizio. Sempre su una delle riviste a cui facevo cenno nell’introduzione, rimasi colpito da un modellino in scala della Grande Piramide da ricostruire su cartoncino ed orientare perfettamente con l’aiuto di una bussola. Avrebbe dovuto esattamente restituire i sedicenti sbalorditivi poteri del monumento originale. L’idea era quella di un certo Karel Drbal, un radiotecnico ceco che, sul finire della prima metà del secolo scorso, pare avesse brevettato un modello della piramide di Cheope che, a suo dire, aveva la capacità di restituire il filo alle lame dei rasoi, di mummificare perfettamente resti animali o vegetali, ecc. Bene, preso dall’entusiasmo, realizzai il modellino; collocai al di sotto la mia lametta usurata e la lascia lì per qualche tempo. Inutile dire che la recuperai nelle stesse inservibili condizioni. Forse la bussola che avevo utilizzato non mi aveva permesso di orientarla bene, ohibò!

Nell’immagine in altouna fantastica rappresentazione della Grande Piramide che sarebbe tanto piaciuta ai teorizzatori dei suoi mirabolanti poteri.

Nell’immagine in basso a sinistra: un altro tema caro alla pseudo-scienza. La piramide immaginata come un enorme accumulatore di energia.

Nell’immagine in basso a destra: la bella copertina del libro “L’Egitto dei Faraoni” di Jean-Marc Brissaud, che, tanto tempo fa, ha segnato la svolta decisiva nel mio approccio a questa sfolgorante civiltà. Un clamoroso passaggio dal fascino della fantasia a quello altrettanto entusiasmante e appagante delle evidenze storiche.

(1) Lavorando sulle teorie di Taylor, Smith affermò che il pollice piramidale fosse un’unità di misura fornita da Dio a Sem. Aveva notato che con qualche aggiustamento, si poteva rendere il cubito sacro pari a 25 volte la lunghezza di 1”. In pratica: cubito reale egizio = cm. 52,35; cubito sacro = cm. 63,56 che, diviso venticinque fa cm. 2, 5424 è quasi esattamente il valore di un pollice inglese, vale a dire cm. 2,54. Nasce così il fantomatico Cubito Sacro, unità di misura “divina”! Fervente sostenitore dell’anglo-israelismo, una teoria basata sull’ipotesi che gli anglosassoni fossero discendenti diretti delle dieci tribù disperse di Israele, utilizzò le sue conclusioni per scagliarsi contro l’introduzione del sistema metrico in Gran Bretagna, che considerava un prodotto della mentalità atea e illuminista di derivazione francese.

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