Amuleti, Iconografia

L’UDJAT

L’OCCHIO DI HORUS – L’OCCHIO DI RA

A cura di Luisa Bovitutti

L’usurpatore Seth, che aveva ucciso il fratello Osiride, legittimo sovrano d’Egitto, nel corso dello scontro per il trono con il nipote Horus (figlio di Osiride e di Iside) gli cavò un occhio, che fu poi guarito da Thot, il quale recuperò i sei pezzi nei quali esso era stato frantumato e lo ricostituì; l’occhio risanato divenne il simbolo di rigenerazione e del trionfo dell’ordine sul caos e fu quindi associato all’idea di Maat con funzione apotropaica.

In seguito al sincretismo tra Horus e Ra, fusisi in Ra-Harakhti, l’Occhio di Horus divenne sinonimo dell’Occhio di Ra, potente forza distruttiva legata al calore del sole e personificato dalle dee Wadjet ed altresì Hathor, Bastet, Sekhmet, Tefnut, Nekhbet e Mut.Esso fu anche considerato come una divinità autonoma chiamata Udjat, che rappresentava l’energia creatrice e che veniva raffigurato come un occhio umano truccato, dalla cui palpebra inferiore si dipartono due linee ispirate al disegno che le piume creano sulla testa del falco pellegrino sacro ad Horus, ed in particolare una barretta verticale ed una spirale, immagine del moto universale.

Come amuleto ebbe un’ampia diffusione: esso garantiva sicurezza e salute, saggezza e prosperità e veniva portato appeso al collo; in quanto simbolo di rigenerazione veniva inserito tra le bende delle mummie, o ancora disegnato sulle placche metalliche che gli imbalsamatori ponevano sull’incisione praticata sull’addome del defunto per asportare i visceri.

Esso veniva citato nelle formule magiche utilizzate per curare le malattie agli occhi e poteva essere dipinto sulle navi come segno apotropaico, sulle porte delle case come difesa dai ladri, sui fianchi dei sarcofagi o sulle false porte orientate ad est e poste nelle tombe affinché il defunto potesse guardare verso il sole nascente; questi occhi sono quindi da considerare come un’elaborazione successiva dei piccoli fori che nell’Antico Regno venivano praticati su di una parete del serdab per consentire alla statua del defunto di vedere all’esterno.

In alto: tolemaico – cm. 5,5 x 4,5 – Met New York; al centro a sinistra: tolemaico – Met New York; in basso a sinistra: tolemaico – Met New York; al centro a destra: epoca tarda – Museo arch. Bologna; in basso a destra: tolemaico – da Tanis – British Museum Londra

A sinistra ed in alto a destra trovate oggetti trovati nella tomba di Tutankhamon, più precisamente un bracciale e due pettorali (quello a sinistra in basso è un particolare). A destra in basso la placca trovata sulla mummia della regina Henuttawi, figlia di Ramses XI, moglie di Pinedjem e madre di Psusennes I (XXI dinastia). A destra al centro la coppia di bracciali trovati nella tomba di Sheshonq II (XXII dinastia): essi sono composti da due semicerchi d’oro uniti per mezzo di due cerniere e sono decorati con un grande riquadro intarsiato in cui compare l’immagine di un occhio udjat posto sul segno geroglifico neb. La restante superficie esterna del monile alterna bande verticali d’oro e di lapislazzuli.T utti questi oggetti si trovano al museo del Cairo.

A questo link trovate un bel post di Francesco Alba sulla placca trovata sulla mummia di Psusennes I, anch’essa decorata con un Udjat: https://www.facebook.com/photo/?fbid=2617775185205235&set=gm.740236063446434

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