Cose meravigliose

TANTI PETTEGOLEZZI E TANTI SCAVI PRIMA DEL SUCCESSO

A cura di Andrea Petta

George Herbert, V Conte di Carnarvon, è in Egitto quasi per caso.

Appassionato di cavalli e di macchine da corsa, dopo una serie di multe per eccesso di velocità ha avuto un incidente a Schwalbach, in Germania, alla guida di una Panhard Levasseurs. Cappottatosi nel fossato per evitare un carro si è rotto diverse costole e danneggiato un polmone, motivo per cui i medici gli suggeriscono di passare l’inverno in un clima più secco di quello inglese.Questa la versione ufficiale.

In realtà George Herbert in Egitto c’era già stato alla fine del XIX secolo, condotto dal suo migliore amico con cui aveva condiviso gli anni di Eton, il principe indiano Victor Duleep Singh, figlioccio della regina Vittoria e figlio dell’ultimo Maharajah di Lahore. Si dice che Singh abbia iniziato al sesso il giovane Conte con una prostituta del Cairo e che il Conte ne abbia riportato in Inghilterra una splendida malattia venerea che condizionò di lì in avanti la sua vita sessuale. In compenso Singh si installò a casa dei Carnarvon fino al suo matrimonio con Lady Coventry.

Il principe Victor Duleep Singh in costume tradizionale indiano. Fece scalpore all’epoca il suo matrimonio con Lady Anne Coventry, una figlia del IX conte di Coventry, che aveva otto anni meno di lui: era la prima volta che un principe indiano sposava una nobildonna inglese, e il matrimonio fu reso possibile soprattutto grazie all’intervento diretto del principe di Galles (poi Re Edoardo VII)

“Casa” è però un termine riduttivo. La dimora di famiglia dei Carnarvon è una delle più antiche in Inghilterra, quell’Highclere Castle reso famosissimo ai giorni nostri dalla serie TV “Downtown Abbey”. Gestire una residenza del genere ed avere gusti dispendiosi avevano però gettato la famiglia Carnarvon praticamente sul lastrico. La soluzione, molto comune all’epoca, è un matrimonio di convenienza con Lady Almina Wombwell, figlia illegittima di Alfred de Rothschild – “quei” Rothschild – che porta in dote una colossale montagna di soldi.

Highclere Castle, la casetta di famiglia dei Carnarvon

Il matrimonio è cordiale, ma freddo. Una storia che ricorda in piccolo quella di Lady D. Forse la malattia del Conte lo influenza, forse la presenza di Victor Singh in casa. Tant’è che quando Almina è incinta del primo figlio, il futuro Conte Henry Herbert, affitta ben due case a Londra per il parto – di cui una segreta nel caso il neonato fosse di colore…sbagliato. Il matrimonio di Victor Singh lo stesso anno fortunatamente toglie una presenza imbarazzante da Highclere, ma i rapporti con suo marito resteranno sempre molto distaccati.

Una delle tante multe inflitte al Conte, che evidentemente amava fin troppo la velocità, e una Panhard Levasseur del 1904, simile a quella con cui Lord Carnarvon rischiò di perdere la vita in Germania. 15 cavalli di potenza ed una linea all’avanguardia per l’epoca

Comunque sia, quando George Herbert approda per la seconda volta in Egitto nel 1907 rimane come molti suoi contemporanei affascinato da ciò che la sabbia nasconde ancora. A differenza di quei “molti” però, lui ha ora una favolosa fortuna che può impiegare negli scavi. Chiede una prima concessione che gli porta poco o nulla, e per l’anno successivo chiede consiglio a Maspero nella sua veste di Direttore del Servizio Antichità che, come abbiamo visto, gli consiglia quell’Howard Carter che era stato alle sue dipendenze.

I due non potrebbero essere più diversi. Lord Carnarvon nobile, istruito, esuberante e libertino (raccoglierà migliaia di foto di nudi femminili che farà distruggere dopo la sua morte); Howard Carter plebeo, senza istruzione, povero al limite della sopravvivenza, rigido e stoico nel suo modo di vivere. Eppure i contrari si attraggono ed inizia un’avventura lunga 16 anni.

La Valle dei Re però è off-limits, vincolata fino al 1914 a Theodore Davis da una concessione che rimarrà una macchia sulla storia di Maspero che l’aveva concessa.

Davis nei primi anni trova tombe una dietro l’altra: Thutmosis IV, Hatshepsut, Siptah, Yuya e Tuya, Horemheb e la “famigerata” KV55 di Akhenaton/Smenkhare in cui fece più disastri dei predoni. Ma all’appello continua a mancare Tutankhamon, di cui all’epoca si sa poco o nulla e diventa l’ossessione di Carter, che sceglie di scavare a Dra Abu El Naga, la zona delle tome dei nobili tebani, per rimanere vicino alla Valle dei Re.

Per sette anni tra scavi ed acquisto di pezzi dai commercianti della zona (più da questi ultimi, a dirla tutta…) accumula un discreto bottino per Lord Carnarvon (finirà poi quasi tutto – 1,200 pezzi – al Met Museum di New York quasi per dispetto al British Museum che considerava molto poco quei “due dilettanti”). Una curiosità: nel 1910 Lord Carnarvon manda dei veri “mattoni inglesi” in Egitto e Carter si costruisce una dimora sul sito degli scavi che chiamerà ironicamente “Carter Castle”, così lontano da quell’Highclere dei suo finanziatore…

Castle Carter, la residenza egiziana di Howard costruita rigorosamente con mattoni inglesi. Disegno dell’architetto Howard Carter, ovviamente

Nel 1914 finalmente Davis “molla” la Valle dei Re, uscendosene con un improvvido “la Valle ha ormai rivelato tutti i suoi segreti…non c’è altro da scoprire” di belzoniana memoria. Carnarvon e Carter riescono a farsela assegnare da un Maspero stanco e malato (morirà poco dopo il suo rientro in Francia) nel momento più sbagliato del mondo.

La I Guerra Mondiale imperversa e miete milioni di vittime in Europa. Anche le imponenti risorse dei Carnarvon vacillano. Lady Almina ha allestito un ospedale a Highclere per i reduci del fronte; uno di questi reduci le sarà “fatale”, ma questa è un’altra storia.

Carter intanto ha individuato subito una zona promettente in un triangolo costituito dalle tombe di Ramses II, Ramses VI e Merenptah. La mappa che disegna nel 1917 come zona di scavi è praticamente sopra la tomba che cerca ma diversi fattori lo ritardano, non ultimo il flusso di visitatori verso la tomba di Ramses VI (pregevolmente decorata) che lo spinge ad iniziare gli scavi dal lato “sbagliato” (col senno di poi) del triangolo e lasciare in piedi alcuna capanne degli operai che avevano lavorato alla tomba di Ramses VI. Anche i detriti lascati da Davis sono un enorme problema, tanto da far costruire a ferrovia a scartamento ridotto, tipo Decauville, per sgombrare tali detriti.

Le stagioni si susseguono senza grossi risultati. Due fatti però rallegrano Carter:

  • Nel 1920 Lord Carnarvon porta per la prima volta in Egitto la figlia Evelyn. Anche se doveva conoscere bene Carter per le sue visite in Inghilterra, Evelyn, all’epoca 19enne, nell’ambiente esotico del Nilo ne fu contemporaneamente attratta e messa in soggezione. Probabilmente Carter accarezzò per anni il sogno proibito di diventare il genero del suo finanziatore
  • Nel 1921 finalmente qualcuno si degna di esaminare i reperti che Davis ha mandato al Met Museum e scopre che gli oggetti trovati nel pozzo dal duo Davis/Ayrton sono i resti del banchetto funebre per Tutankhamon. Quel qualcuno è Arthur Winlock, un egittologo americano amico di Carter che ritroveremo più avanti.
Evelyn con suo padre durante la prima visita in Egitto nel 1920

Nel 1921 Carter ci va veramente vicinissimo. Scrive sul giornale degli scavi: “3 gennaio 1921. Gli scavi sono proseguiti fino a mettere a nudo la roccia. Non potendo continuare davanti alla tomba di Ramses VI a causa dei turisti e della visita imminente del Sultano, spostati gli uomini in un’altra parte della valle, ovvero la parte che conduce alla tomba di Thothmes III”.

Praticamente a pochi metri dal traguardo.

Potrebbe essere un rinvio fatale, perché Lady Almina non ne può più di buttare soldi mentre ha in progetto una casa di salute a Londra e anche Lord Carnarvon è sfiduciato. Carter a malapena strappa ai due le risorse per un ultimo anno di scavi.

A fine ottobre arriva a Luxor con una novità: un canarino giallo, probabilmente un Gloucester, che verrà chiamato “l’uccellino d’oro”.

Porterà fortuna.

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