Sarcofagi

IL SARCOFAGO DI NAKHTEFMUT

A cura di Patrizia Burlini

Primo sacerdote di Karnak. Il sarcofago è stato trovato al Ramesseum, a Tebe.

Legno dipinto H. 177,5 L 44 P 33 cm

924-889 a.C. – XXII Dinastia, III Periodo Intermedio

Fitzwilliam Museum, Cambridge

‘L’Osiride, amato padre divino, colui che apre le due porte del cielo di Ipetsut…’

Questo sarcofago riccamente dipinto, realizzata in cartonnage – lino irrigidito con gesso – un tempo conteneva i resti mummificati di Nakhtefmut, che prestava servizio a Ipetsut, il tempio di Amon-Ra, il dio principale a Tebe.

Dai titoli onorifici sopra citati, che sono scritti in geroglifici lungo la parte anteriore del sarcofago, sembra che occupasse una posizione significativa all’interno di questo grande santuario. L’iscrizione afferma che gli stessi titoli erano detenuti da suo padre, suo nonno e suo bisnonno.

Sebbene il faraone fosse considerato il sommo sacerdote del paese, la gestione quotidiana dei templi e l’esecuzione dei rituali erano delegati ad altri sacerdoti e funzionari. A giudicare dalla sua bara, Nakhtefmut era un uomo importante e ricco.

Dalla testa ai piedi, l’intricata decorazione racconta le sue speranze dopo la morte: che in cambio del pio servizio di una vita, il suo spirito sia giudicato degno di entrare nell’aldilà. Il viso in oro puro mostra Nakhtefmut nella forma idealizzata e giovanile in cui si aspettava di raggiungere questo stato beato. La sua barba stretta e intrecciata è quella associata a Osiride, il dio degli inferi. Quando Nakhtefmut fu sepolto, si credeva che chiunque morisse diventasse un Osiride.

Al centro della cassa della bara c’è la nota chiave della decorazione: un amuleto della dea Maat, identificabile dal suo pennacchio di struzzo. Maat era la personificazione dell’ordine mondiale, della giustizia, della verità e della saggezza. È la sua piuma che è stata posta sulla bilancia e pesata sul cuore del defunto durante il giudizio dei morti.

Sulla testa una splendida rappresentazione dello scarabeo Khepri, allusione alla rinascita del defunto

Altre piume dominano la decorazione della bara. Anzi da lontano sembra che Nakhtefmut ne sia quasi interamente ricoperto. Direttamente sotto l’amuleto di Maat, una divinità dalla testa di ariete spiega le sue ali in una grande curva, un disco solare sulla sua testa lo identifica come Atum, una forma del dio del sole.

Un’altra forma del dio sole, questa volta con la testa di falco, abbraccia la vita della bara, dettaglio a sinistra. Più in basso, altre ali, appartenenti alle dee Iside e Nefti, si incrociano l’una sull’altra. Queste dee, protettrici di Osiride e quindi dei morti in generale, sono raffigurate due volte – come creature alate con teste femminili, e ancora con teste di nibbio, un’allusione al loro ruolo nel mito di Osiride. Il corpo di Nakhtefmut è letteralmente avvolto dall’abbraccio piumato e protettivo delle sue divinità.

Intorno alla sezione centrale ci sono due scene che coinvolgono altri dei associati al giudizio e all’aldilà. A sinistra, osservando il sarcofago, il dio dalla testa di ibis Thoth, lo scriba divino, sta davanti a uno stendardo di Amon. Tiene la penna e la tavolozza con cui annota il verdetto quando il cuore viene pesato contro la piuma di Maat.

A destra – particolare a sinistra – Horus, dalla testa di falco e con indosso la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto, versa una libagione su un altare per il defunto padre Osiride, raffigurato in forma di mummia. Dietro Horus stanno due dei suoi quattro figli, guardiani degli organi interni del defunto dopo la sepoltura.

Sul retro della bara ci sono parole della Confessione negativa del Libro dei Morti egiziano – un elenco recitato dal defunto al momento del suo giudizio. Questa era l’ultima possibilità per i morti di negare qualsiasi illecito prima che la verità fosse rivelata dall’infallibile piuma di Maat

https://fitzmuseum.cam.ac.uk/objects…/highlights/E641896

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