Donne di potere

LE SPOSE STRANIERE DEL FARAONE

A cura di Grazia Musso

A completamento della rubrica sulle “donne di potere lungo le rive del Nilo” è doveroso un breve accenno alle spose straniere dei faraoni, che dopo le nozze assumevano un nome egizio.

Le fonti documentano che già durante la V dinastia il faraone Sahure accolse a Menfi una principessa di Biblos alla quale concesse il titolo di Seconda sposa reale; nel medio regno pare che una principessa egizia avesse sposato un re di Biblos; Apophis, re degli Hyksos era sposato all’egizia Herit, che fu probabilmente un’antenata di Amenhotep I.

Fu soprattutto nel nuovo regno che l’espansione territoriale dell’Egitto determinò l’ingresso nell’harem del sovrano di molte principesse orientali, che portavano con sé il proprio seguito introducendo a corte nuove conoscenze e usanze.

Alcune erano ragazze giovani, figlie di vassalli, che venivano inviate al faraone in segno di sottomissione e lealtà; Amenhotep III ricevette dalle città-stato della regione di Gaza ben quaranta donne.

Altre invece, il cui padre era un re importante, giungevano in Egitto per siglare accordi ed alleanze attraverso un matrimonio diplomatico con il sovrano egizio; in questo caso i due re, diventati consuoceri, si rivolgevano vicendevolmente con l’appellativo di “fratello”.

In nessun caso però avveniva il contrario (almeno fino alla fine del Nuovo Regno): una principessa egizia non veniva mai data in moglie a un sovrano straniero, come è sottolineato da una lettera di Amenhotep III a un re babilonese che ne aveva fatto richiesta:

“Dalle origini, la figlia di un re egizio non è mai stata data in matrimonio ad alcuno (straniero)”.

Sono famose le tre spose siriane di Thutmosis III, la cui tomba venne rinvenuta non lontano dalla Valle delle Regine, ed è altresì noto che Thutmosis IV sposò una principessa mitannica, figlia di Artatama, suo alleato contro gli Ittiti, loro comuni nemici. Le informazioni sui successivi matrimoni diplomatici della XVIII dinastia provengono da fonti non egizie e dalle Lettere di Amarna, ovvero dalla corrispondenza diplomatica intrattenuta da Amenhotep III e da Akhenaton con altri sovrani del Vicino Oriente.

Amenhotep III consolidò l’alleanza firmata dal padre Thutmose IV con il regno di Mitanni sposando Gilukhipa, sorella del re Shuttarna II; il matrimonio fu commemorato con l’emissione di uno serie di scarabei e la sposa arrivò in Egitto con il suo seguito di ben 317 donne; alla morte di Shuttarna, il Faraone, già anziano e malato, scrisse al suo successore Tushratta chiedendogli la mano della figlia Tadukhipa (che alcuni studiosi pensano possa essere Kiya), per mantenere saldi i legami tra i due popoli, ma morì prima dell’arrivo della principessa, che venne in seguito inserita dell’harem di Akhenaton insieme ad una principessa babilonese.Il Re sposò anche una figlia di Tarhuna-Radu re di Arzawa, una di Kurigalzu II, re di Babilonia, e più tardi anche quella del suo successore: secondo una tavoletta cuneiforme trovata negli archivi di Amarna, l’harem di questo faraone sarebbe arrivato a ospitare circa 356 donne straniere.

Anche Ramses II sposò le figlie del re di Babilonia, di un governante del nord della Siria e due principesse ittite, per siglare la pace con Hattusili III dopo un lungo periodo di ostilità: intorno all’anno 34 del suo regno (1246 a.C.) il re ittita inviò in Egitto la sua primogenita, nata dalla famosa regina Pudukhepa, con un carico d’oro, argento, gioielli, animali e in schiavi (in un papiro, scoperto da Flinders Petrie, è elencato il suo corredo) mentre lo sposo, in cambio, versò per lei un’ingente dote.

Arrivata in Egitto, ella – di cui non si conosce il vero nome – venne chiamata Maathorneferura (“Quella che vede Horus, forza creatrice di Ra) e assunse, probabilmente su richiesta del proprio padre, il titolo di Grande Sposa Reale, che rappresentava un onore rarissimo per una straniera.

La Stele del Matrimonio, che commemora il matrimonio fra Ramses II e Maathorneferura, figlia del re ittita Hattusili II

A quell’epoca Nefertari era già morta e l’arrivo di questa principessa venne celebrato con la cosiddetta Stele del matrimonio, della quale si conservano varie copie sul muro meridionale esterno del tempio di Abi Simbel, a Karnak e ad Elefantina:

«La figlia del re ittita è stata presentata a Sua Maestà […] Sua Maestà ha contemplato la bellezza dei lineamenti di lei, prima tra le donne, e i grandi l’hanno onorata come se fosse una dea […] Le è stato assegnato il nome egizio di Sposa reale Maathorneferure, lunga vita alla figlia del grande re ittita e della grande regina ittita».

La regina visse principalmente a Pi-Ramses o nell’harem di Medinet el-Ghurab, situato all’ingresso dell’oasi del Fayyum, ed ebbe dal sovrano anche una figlia chiamata Neferure; il suo nome appare citato pochissime volte anche perché, probabilmente, morì poco dopo il parto.

Intorno al quarantesimo anno di regno, il faraone sposò la sorella Maathorneferure ed immortalò le loro nozze nel tempio di Abusir; negli ultimi anni del regno di Ramses II questa regina governò l’Egitto unitamente a Bintanath e Meritamon.

La stele C 284 del Louvre, scoperta a Karnak, fu redatta durante la XXI o la XXII Dinastia, è una lontana eco del matrimonio della principessa ittita e di Ramses II in quanto vi sono ricordati “i diciassette mesi di viaggio di una principessa venuta da un lontanissimo paese, il Bakhtan”; l’Hatti era molto più vicino, ma il narratore, forse, ha un po’ esagerato.

Da quel poco che si può ricostruire sulla base dei documenti a nostra disposizione, lo status di queste principesse, una volta giunte in Egitto, doveva essere agiato ma non sfarzosissimo. In un caso, il re babilonese Kadamashman Enlil inviò ad Amenhotep III una lettera dove chiedeva informazioni sulla propria sorella. È probabile che molte di loro venissero inserite nelle attività produttive dell’harem, soprattutto quelle tessili, mentre altre potevano essere assegnate alla gestione dei palazzi appartenenti al faraone.

FONTI:

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