Donne di potere

IL CORREDO FUNERARIO DELLE SPOSE STRANIERE

IL DIADEMA IN ORO

A cura di Grazia Musso

Il diadema, in oro con intarsi in pietre semipreziose, è ornato dalle due teste di gazzella, simbolicamente analoghe al doppio cobra o alle due piume.

Questo diadema è composto da una fascia a “t” terminante con protomi feline, forse di leopardo.Un foro sulla punta dei musi permette ai nastri terminali di allacciarsi dietro al capo.Sei rosette divisorie applicate alla fascia sono decorate con corniole e pasta vitrea.

  • Nuovo Regno, XVIII Dinastia. Regno di Thutmosi III.
  • Oro, corniola, pasta vitrea turchese e blu
  • Lunghezza fascia cm. 48, larghezza testa di una gazzella c. 2,3
  • New York, The Metropolitan Museum of art., dono di George F. Baker e di Mr. e Mrs. Evrrit Macy. Inventario 26.8.99

Fonte:

  • I Faraoni a cura di Christiane Zeigler – Bompiani
  • Le Regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli – Edizioni W Hite Star

IL BRACCIALETTO DEI GATTI

A cura di Franca Loi

Questo largo bracciale, parzialmente ricostruito, in origine faceva di una coppia; è conosciuto come “braccialetto dei gatti ” in quanto è costituito da un rettangolo d’oro, sul quale sono incastonate le miniature di tre gatti (in origine erano cinque), due d’oro, uno di cornalina, con le zampe anteriori una sull’altra e quelle posteriori raccolte sotto la pancia.

Da ogni lato di questo rettangolo partono sette file di perline, non sempre complete di tutti i loro componenti originari: le file d’oro si alternano con altre di cornalina, lapislazzuli e vetro turchese e terminano con una barretta d’oro che funge da chiusura.

Sulla superficie interna ha incisi i cartigli e gli epiteti del Faraone Thutmose, segno che erano un suo regalo personale

Datate tra il 1479 e il 1425 A.C. – XVIII Dinastia – periodo Nuovo Regno –

Trovati a Wadi Gabbanat El – Qurud (Wadi D TOMBA 1) Tebe, Alto Egitto.

New York, The Metropolitan Museum of art.

LA COPPA LOTIFORME

A cura di Franca Loi

n

Lord Carnarvon aveva disposto, nel suo testamento, che, qualora la vedova avesse voluto cedere la sua collezione di antichità avrebbe dovuto offrire la prelazione al British Museum, e, in seconda battuta, al Metropolitan di New York, delegando Carter affinché si occupasse delle trattative.

Aveva inoltre disposto che un oggetto fosse donato al British Museum, un altro all’Ashmolean Museum e questo frammento di coppa blu con il cartiglio di Thoutmosis III che vedete nella foto al Metropolitan Museum de New York.

E così questa coppa lotiforme, alta 7,5 cm d del diametro di 8,6 cm, bordata d’oro, divenne di proprietà del MET nel 1923.

Il loto è legato alla rinascita e veniva considerato dagli Egizi come il fiore primordiale e il simbolo della nascita dell’astro divino, che, terminata la sua corsa, si rifugiava nel loto per rituffarsi nelle onde. E il ciclo ricomincia ogni giorno e ogni notte, dalla notte dei tempi. Il loto era anche utilizzato per rappresentare l’Alto Egitto, così come il Basso Egitto era rappresentato dal papiro. Le due piante sono state istituite come piante araldiche dell’Egitto e sono spesso presentate legate, per significare l’unione delle due terre. Davanti in mezzo al petalo centrale di questa pianta altamente simbolica, si trova il cartiglio di Thoutmosis III con questa formula incisa :”Le dieu accompli, Menkheperrê, doué de vie !”

Il gambo e il piede della coppa mancavano, ma il Museo li restaurò restituendole l’aspetto originario ; oggi il restauro è stato eliminato e l’oggetto è stato posto su di un plexiglass trasparente.

Questo lascito di Lord Carnarvon è infinitamente prezioso soprattutto per due motivi principali: per la sua fattura eccezionale ed innovatrice per quest’epoca (vers 1479-1425 avant J.-C.) (vetro che imita il turchese, fino a quel momento sconosciuto ovunque nel mondo) e per la sua provenienza: la tomba delle tre spose straniere di Thoutmosis III

IL VASETTO PER COSMETICI

A cura di Franca Loi

Questo delizioso vasetto per cosmetici ha un’altezza di 8,6 cm – 9 cm con il coperchio – e un diametro al massimo di 6,7 cm.

Con il suo ventre generoso e arrotondato, il collo abbastanza lungo e largo, il piede leggermente concavo, è particolarmente gradevole alla vista. È lavorato in una pietra, di un verde tenue che il tempo sembra aver patinato. Herbert Eustis Winlock lo ha analizzato come un “calcare verde smaltato” mentre, per il Metropolitan Museum of Art di New York, è “un materiale vetroso invecchiato, difficile da identificare con certezza”. Il collo è ricoperto, per tutta la sua altezza, da una foglia d’oro che ne riveste anche l’orlo e finirà all’interno del contenitore. La copertina piatta che lo ricopre, adattandosi perfettamente, gli fa eco con il suo sottile bordo in foglia d’oro.

L’insieme è di una delicatezza e di un “prezioso” estetismo. In “La tomba di tre mogli straniere di Thutmosi III”, Christine Lilyquist chiarisce la sua condizione. Riporta:

“Alcune crepe all’esterno del vaso, in particolare alla base; nonché una colorazione marrone chiaro, principalmente sotto la fessura orizzontale (non visibile all’interno). All’interno, la superficie è parzialmente caduta; e rimane, in fondo, un residuo di polvere azzurra”.

Questo vasetto conteneva una crema per addolcire? Un unguento per calmare? Una sostanza da profumare? Il prodotto doveva essere prezioso, raro e costoso… Fin dall’antichità l’uso di unguenti, balsami e oli profumati è stato diffuso tra le classi agiate della società. Queste sostanze profumate avevano anche una vocazione sacra e svolgevano ovviamente un ruolo primordiale nel rituale dell’imbalsamazione.

Christine Lilyquist specifica in particolare che: “Tutti i contenitori di questo tipo sono considerati vasi per la conservazione degli unguenti a causa dei resti che contengono” e aggiunge: “Sebbene l’unguento sia senza dubbio arrivato in Egitto e trasportato in Egitto in ceramica, i vasi di pietra erano preferiti per la tomba “.

Le iscrizioni sono incise sul corpo e sulla copertina. Ecco la traduzione di ciò che è sul ventre:

“Viva l’Horus, toro potente che appare a Tebe, il dio compiuto, padrone del Doppio Paese (cioè delle Due Terre), il re dell’Alto e del Basso Egitto, Menkheperrê, Figlio del Sole, Djehoutymès-Neferkheperou (cioè Thutmose III), dotato di vita, stabilità e vigore come Re, eternamente! ” mentre in copertina si legge: “Il dio compiuto, Menkheperrê, dotato di vita!”

Questo vaso proviene – così come un gran numero di altri modelli abbastanza simili – dalla tomba delle “mogli straniere” del faraone Thutmose III. Menhet, Mertet e Menouay furono, come spiega Christian Leblanc nel suo “Queens of the Nile”: “Date in sposa a Thutmose III, a tutte e tre fu concesso il titolo di ‘moglie reale’. Lungi dall’essere semplici favorite, la loro presenza a la Corte testimoniava soprattutto le nuove alleanze politiche instaurate dopo le spedizioni militari del Re”.

Fonti:

LO SPECCHIO

A cura di Grazia Musso

Nuovo Regno, XVIII Dinastia, regno di Thutmosi III. Argento con foglia d’oro. Lunghezza cm 30. New York, The Metropolitan Museum of Art, Fletcher Fund Inventario 26.8.97

Le sepolture reali del Medio Regno e dell’epoca Tarda hanno rilevato dischi in argento sicuramente più preziosi rispetto al rame o al bronzo che comunemente venivano impiegati dagli egizi come superficie riflettente.

Il manico in legno, originariamente rivestito di foglia d’oro, presenta la forma di un papiro sul quale sono applicate due teste di giovenca rappresentanti la dea Hathor, la bellezza e la sensualità erano legate alla dea e a tutto ciò che le sue prerogative significavano: fecondità e rinascita.

Sulla parte frontale si trova il cartiglio con il nome di intronizzazione di Thutmosi III (Men-kheper-Ra).

Fonti:

  • Testi tratti da: I Faraoni a cura di Christiane Zeigler – Bompiani. Pag. 462
  • Bibliografia: Winlock 1984, 49f, TAV. 29 sinistra C. L.
  • Le Regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli – Edizioni W Hite Star pag. 236.

COPRI PARRUCCA

A cura di Grazia Musso

Questo pregiato copri-parrucca, faceva parte di uno dei corredi, delle regine.

È costituito da oltre centocinquanta dischi d’oro, abilmente assemblati fra loro e snodati, impreziositi da pietre dure, diaspro, corniola e vetro, sono uniti alla sommità a un ovale in oro massiccio.

Metropolitan Museum, New York.

Fonte: Le regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli – Edizioni W Hite Star, pag. 235

VASETTO PORTA COSMETICI

A cura di Grazia Musso

Nuovo Regno, XVIII Dinastia, regno di Thutmosi III
Alabastro egiziano e oro
Altezza coperchio incluso cm 9, 8
New York, The Metropolitan Museum of Art, Fletcher Fund 26.8.31 a-b

Questo vasetto con coperchio, conteneva probabilmente un unguento. La forma è singolare: il lungo ed esile collo indica che il contenuto doveva essere liquido e facile all’evaporazione.

Un cartiglio reca il nome di intronizzazione di Thutmosi III.

Bibliografia: Winlock 1948,52g TAV 30.7 C. L.. Testo e fotografia tratte dal libro “I Faraoni” a cura di Christiane Zeigler – Bompiani – pag. 462

BRACCIALE IN ORO

A cura di Grazia Musso

Questo massiccio ornamento in oro è di raffinata fattura, ed è intarsiato con corniola e vetro, al suo interno sono incisi i nomi di Thutmosi III.

Spesso su un gioiello appariva il nome del sovrano, piuttosto che quello della donna a cui apparteneva; il nome, essendo inciso all’interno, non era visibile quando il bracciale veniva indossato.

Nuovo Regno, XVIII Dinastia Regno di Thutmosi III

Oro, corniola, pasta vitrea

Lunghezza cm. 7,2

New York, The Metropolitan Museum of Art, Roger Fund, inv. 26.8.130

Bibliografia: Winlock 1948,31 If, TAV 17 C. L.

Fonte :I Faraoni a cura di Christiane Zeigler – Bimpiani Pag. 461

VASO STRANIERO

A cura di Grazia Musso

Questo vaso è stato probabilmente importato dall’Asia occidentale e potrebbe essere stato portato in Egitto da una delle mogli straniere di Thutmose III come parte della sua dote.

La forma, che ha una base a bottone, ora mascherata da foglia d’oro su restauro in gesso.

Frammenti di vasi di maiolica vitrea, con un simile motivo variegato, sono stati trovati nel sito di Nuzi, l’odierna Yorgan Tepe, in Iraq, che fiorì nel regno di Mitanni durante il XV e XIV secolo a. C.

La lavorazione del vetro sembra abbia avuto origine in Mesopotamia e sia stata importata in Egitto all’inizio della XVIII Dinastia.

Gli artisti egizi producevano la maiolica, una sostanza legata al vetro, da più di mille anni e hanno rapidamente imparato anche l’arte della lavorazione del vetro.

Metropolitan Museum, XVIII Dinastia – Regno di Thutmosi III

Altezza 20,2 cm. Diametro 7 cm. Maiolica Vitrea, oro. Edward S. Harkness Gift 192626.7.1175

Fonte: https:/mmetmuseum.org

VASO PER LIBAGIONI DI MENUWAI

A cura di Grazia Musso

Nuovo Regno, XVIII Dinastia, regno di Thutmosi III
Argento, altezza cm 19,5 – New York, The Metropolitan Museum of Art Inventario 18.8.21a-b

Questo è uno dei tre vasi rituali trovati nella tomba, uno per ogni sposa straniera.

Quando queste donne non egizie morirono, furono mummificate e sepolte con lo stesso corredo funebre che si trova nelle tombe di regine egizie.

L’iscrizione su questo recipiente recita: “Dato come benedizione del re alla moglie del re, Manuwai, giustificato”

Il nome straniero può essere visto nella colonna di testo a sinistra, scritto foneticamente in geroglifici. Il materiale è la fattura testimoniano il rispetto che il sovrano nutriva per queste spose.

Bibliografia: Winlock 1948, 60f, TAV. 36 C. L.

Fonte:

VASO IN DIORITE

A cura di Grazia Musso

C’è una serie di barattoli porta cosmetici, decorati con una lamina d’oro, associati al corredi funerari delle tre mogli straniere di Thutmose III.

La maggior parte di questi vasi sono incisi con il cartiglio del re, contrassegnandoli come doni reali. L’iscrizione qui incisa recita: “Il buon Dio, Menkheperre (Thutmose III), ha dato la vita”.

Questo vasetto , contenitore per kohl, è alto 10,5 cm, è realizzato in diorite e foglia d’oro.

Metropolitan Museum of Art di New York

Fonte:

I SANDALI D’ORO

A cura di Grazia Musso

Tre magnifici paia di sandali, realizzati in foglia d’oro, esposti al Metropitan Museum of Art di New York con i riferimenti 26.8.147 a,b. – 26.8.147a,b – 26.8.148.a,b.

Si assomigliano molto e la loro bellezza, la loro eleganza, la loro femminilità affascinano!

Prendono principalmente la forma del modello più usato, in pelle o fibre vegetali intrecciate. Guardiamo i particolari: i bordi anteriore e posteriore delle suole sono leggermente arrotondati, sul davanti, al centro a circa 4 cm dall’estremità inizia il “filo”, abbastanza sottile, che serve a separare l’alluce dalle altre dita. È unito ad una larga fascia, che risulta essere composta da due parti uguali e larghe che ricoprono gran parte del collo del piede.

Queste fasce iniziano, rimpicciolendosi, a fissarsi verso la parte posteriore della suola all’altezza del tallone.

Il “tacco” della suola è ornata da una rosetta a trenta petali mentre su tutto il perimetro corrono linee parallele.

Questi sandali sono destinati esclusivamente ad un uso funerario, per accompagnare il defunto nel suo viaggio.

JeanYouotte cita:

“nei testi funerari è spesso espressa la preoccupazione di dare al defunto la possibilità di muoversi sui suoi piedi. Elemento di conforto, i sandali, il cui uso era prescritto per lo svolgimento di certi rituali ed erano una parte importante del corredo funerario”.

Il corredo funebre che accompagnava Menhet Meret è Menouay testimonia il loro rango è il rispetto che era loro dovuto.

Metropolitan Museum of Art, New York

https://www.metmusrum.org/art/collection /search/548796

GLI AMULETI DEL CUORE

A cura di Luisa Bovitutti

Il cuore non veniva rimosso nel corso della mummificazione perché gli egizi lo consideravano la sede della memoria, del pensiero e delle emozioni.

Affinché il defunto potesse raggiungere l’Aldilà, esso doveva pesare quanto la piuma di Maat, il che significava che era privo di colpe; per questo si poneva sul petto della mummia un amuleto a forma di scarabeo in pietra verde, sul quale era inciso l’incantesimo del libro dei morti 30B, che invitava il cuore a non testimoniare contro il defunto durante il giudizio di Osiride.

Nelle immagini gli amuleti preparati per le tre regine; invece di uno scarabeo, la regina Menhet ebbe un amuleto a forma di cuore (a destra in alto); l’amuleto a sinistra appartenne a Manuwai (questo scarabeo è scolpito in modo incredibile….), quello a destra in basso a Mertet.

FONTI:

https://www.google.com/search…

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/553290?searchField=All&sortBy=Relevance&ft=tuthmosis+III+wives+foreigners&offset=120&rpp=20&pos=131i

I VASI CANOPI

A cura di Luisa Bovitutti

Ciascuna delle tre mogli del sovrano è stata sepolta con quattro vasi canopi, all’interno dei quali venivano conservati gli organi interni rimossi nel corso della mummificazione (polmoni, fegato, stomaco ed intestino).

Non tutti si sono conservati. Il vaso sopra, che mi sembra quello realizzato con maggiore perizia, appartenne a Manuwai e reca un’invocazione alla dea Neith ed al dio minore Imsety.

A sinistra il canopo di Maruta; a destra quello di Manhata, che reca un testo che pone il suo contenuto sotto la protezione di Duamutef, uno dei quattro figli di Horus.

FONTI:

I COLLARI

A cura di Luisa Bovitutti

Nel Nuovo Regno l’élite ed i reali egizi amavano indossare larghi collari, chiamati Usekh o Wesekh, realizzati in oro con intarsi di pietre dure, oppure più semplicemente in maiolica o in vetro colorato per imitare le pietre semipreziose: blu chiaro per turchese, blu scuro per lapislazzuli, nero per ossidiana e rosso per corniola.

Anche le tre mogli straniere di Thutmose III seguivano la moda di corte: nella loro tomba furono rinvenuti questi due collari, oggi custoditi al MET di New York.

Il collare rappresentato qui sotto, realizzato in oro, corniola, ossidiana e vetro, era un dono del sovrano, come testimonia il suo nome inciso sul retro dei terminali a testa di falco.

L’altro, anch’esso in oro e pasta vetrosa, aveva una chiara valenza beneaugurale, in quanto è costituito da una serie di “nefer”, il segno geroglifico che significa “buono” o “bello”.

FONTI:

OGGETTI VARI

A cura di Luisa Bovitutti

Il pettorale a forma di avvoltoio con le ali spiegate raffigurante la dea Nekhbet e l’ampio collare con terminali a testa di falco adornavano probabilmente le mummie ed erano tradizionali emblemi funerari.

Nella tomba vennero rinvenuti anche diverse paia di orecchini molto pesanti, che mi ricordano quelli a rocchetto di Bulgari, che andavano di gran moda una decina di anni fa (diam. 3,5 × L. cm. 2 × L. 4,9 cm quelli più grandi; diam. 3,4 × L. 2 × L. 4,8 cm i più piccoli) ed il magnifico pendente costituito da tante piccolissime palline d’oro (diam. 1,6 cm).

Infine abbiamo la cintura composta da elementi in oro e lapislazzuli che rappresentano conchiglie stilizzate simbolo di fertilità. Purtroppo non ho trovato una fotografia migliore.

FONTI:

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