Bubastis, Luoghi

BUBASTIS ED IL GRANDE TEMPIO DI BASTET


Mappa del sito di Bubastis, Tell-Basta.

“Bubastis” così chiamata dai greci, era una città del antico Egitto che ai tempi di Chefren era conosciuta come “Per-Bast” che tradotto significa “Casa di Bastet”, la divinità principale della città.

Per onorare questa dea le fu costruito un tempio al centro della città, non si conosce il sovrano che ordinò la sua costruzione, e nemmeno quando precisamente. Tuttavia, i templi “Ka” di Teti e di Pepi I, entrambi costruiti vicino al tempio di questa dea, sono un chiaro indizio che il culto di Bastet aveva già un grande numero di fedeli a suo seguito. Tanto da spingere questi sovrani a voler costruire i propri edifici nei pressi del luogo di adorazione di questa dea.

Degli scavi fatti nei pressi del tempo Ka di Pepi I, hanno riportato alla luce un frammento in calcare di una porta, dove si vede questo sovrano accompagnato dal suo cartiglio reale insieme alla dea Bastet.

Bubastis non era solo un importante centro di culto, ma era anche un importante snodo commerciale e difensivo, infatti si trova all’incrocio delle rotte commerciali tra Menfi e il Sinai.

Durante la 22° Dinastia, Bubastis divenne la capitale d’Egitto insieme a Tanis. Il tempio di Bastet subì diversi ampliamenti, che iniziarono dal faraone libico Osorkon I durante il suo regno. Egli fece costruire i piloni d’ingresso, il recinto esterno del tempio ed la prima corte colonnata.

Non è chiaro se i canali artificiali che correvano intorno al tempio siano opera di Osorkon I o se erano già presenti prima delle modifiche da esso apportate.

Successivamente il faraone Osorkon II continuò ad ampliare il tempio, fece costruire altri piloni che conducono in un piccolo cortile dove celebrò la sua festa “Heb-Seb”. Da questo cortile si prosegue verso la porta monumentale di Osorkon II, raffiguante il sovrano durante tutte le fasi della sua festa “Sed”, venne descritta da Edward Naville nel 1887.

Superata la porta monumentale del faraone, si arriva all’Interno di una sala con colonne Hathoriche, sui lati di questa stanza ci sono delle porte per raggiungere il cortile, proseguendo dritto invece arriviamo santuario.

Il santuario e composto da una fila di colonne Hathoriche che sorreggono un soffitto più alto, mentre le colonne papiriformi sorreggono il soffitto più basso del santuario, procedendo dritto si arriva al Pre-Naos.

Numero Identificativo: E 10590.
Oggetto: Capitello Hathorico.
Materiali: Granito Rosa.
Dimensioni: Altezza: 200 cm; Grandezza: 150 cm; Profondità: 115 cm; Peso: 7300 kg.
Datazione: Ousermaâtrê Osorkon II (contesto di fouilles) (-865 – -830).
Descrizione: Capitello Egizio raffigurante il volto della dea Hathor (con Ureo) su tutte le facciate del capitello, lavorato con la tecnica altorilievo.
Mittente: Naville, Henri Édouard.
Tenuto da: Museo del Louvre, Dipartimento delle Antichità Egizie.
Posizione attuale: Sully, [AE] Salle 324 – Le Temple, Hors vitrine.
Fonte: Museo Louvre archivio Online. 

Il Pre-Naos è una stanza non avente il soffitto, hai lati ci sono colonne papiriformi che sorreggono una tettoia, al centro della stanza vi erano grandi colonne Hathoriche dove da una colonna all’altra erano appesi veli, tessuti di vario colore. Dal Pre-Naos era possibile raggiungere altre aree del tempio, ed esempio il piccolo tempio di Mahes posto nel cortile esterno.

Numero Identificativo: E 10589.
Oggetto: Colonna Papiriforme.
Dimensioni: Altezza: 200 cm; Grandezza: 150 cm; Profondità: 115 cm; Peso: 7300 kg.
Materiale: granito rosa.
Datazione: Ousermaâtrê Osorkon II (contesto di fouilles) (-865 – -830).
Data di acquisizione: 15/11/1889.
Mittente: Naville, Henri Édouard.
Tenuto da: Museo del Louvre, Dipartimento delle Antichità Egizia.
Posizione attuale: Sully, [AE] Salle 324 – Le Temple, Hors vitrine.
Fonte: Museo Louvre archivio Online

Durante la XXX Dinastia, Nectanebo II ultimò i lavori al tempio, portò a termine il Naos, la zona più importante di un tempio. Qui vi era la statua della dea Bastet posta in una stanza centrale. Nel naos potevano entrare soltanto i sacerdoti o il faraone in carica, venivano offerti cibo, bevande di vario tipo alla statua della divinità per assicurarsi la sua protezione divina.

In varie occasioni, la statua di Bastet veniva portata su una barca sacra, che navigava attraverso i canali sacri artificiali creati attorno al tempio.

Nel Febbraio-Marzo 2002, il team di archeologici di Tell-Basta durante la 13° spedizione Egiziana-Tedesca, ha rinvenuto un frammento di architrave (G/6.2 = Naville 1891: pl. 54) decorata su due lati. Un lato mostra un disco solare alato accompagnato da un fregio, un falco con doppia corona e un cobra con una corona bianca del’ Alto Egitto sotto l’ala sinistra. Un Altro falco con una corona composita e un cobra che indossa la corona rossa del Basso Egitto sono raffigurati sull’altro lato, accompagnati da geroglifici.

Numero Identificativo: E 10592.
Oggetto: Blocco murario.
Materiale: Granito Rosa.
Dimensioni:Altezza: 125 cm; Larghezza: 163 cm; Spessore: 55 cm; Peso: 2460 kg.
Descrizione:scena della festa di Sed; re (2, corona bianca, mantello cerimoniale, con flagello, scettro heka); serie di divinità; Ra (dio con testa di falco); Atum; Shu; Tefnut; Geb; Nut; Osiride; Horus (dio con testa di falco); Seth; Iside; Nefti; Bastet (dea con testa di leone); personificazione del ka reale; uomo (in piedi, pelle di pantera, con vessillo divino) (8 uomini in piedi in cima).
Nomi e Titoli: Osorkon II; Atum; Tefnut; Geb; Set; Osiride; Horus; Iside; Nefti; Bastet.
Data: Usermaâtrê Osorkon II (anno 22) (menzione del regno) (-865 – -830).
Ritrovamento: Egitto, Zagazig, Tell-Basta, Grande Tempio di Bastet.
Mittente: Naville, Henri Édouard.
Data di Donazione: 15/11/1889.
Tenuto da: Museo del Louvre, Dipartimento delle Antichità Egizia.
Posizione attuale: Sully, [AE] Salle 324 – Le Temple, Hors vitrine.
Fonte: Museo Louvre archivio Online. 

Bastet era una divinità della religione egiziana spesso rappresentata con la testa di gatto ed il corpo da donna.

Originariamente veniva chiamata Bast ed era la dea della guerra nel Basso Egitto, prima dell’unificazione delle due terre. Nei testi delle piramidi (V o VI Dinastia) Bast era immaginata sia come madre protettiva che come terribile vendicatrice e protettrice delle due terre d’Egitto. Bast è spesso rappresentata mentre sconfigge Apopi, il dio delle tenebre e il caos.

Nell’Alto Egitto, la dea-leonessa Sekhmet ne fu la corrispettiva divinità leonina della guerra. Diversamente da molte divinità fuse in un’unica entità con l’unione delle Due Terre, Bast non fu mai fusa con Sekhmet perché era una delle più importanti e venerate divinità dell’Antico Egitto, che nei secoli diventò dea della casa, dei gatti, delle donne, della fertilità e delle nascite.

Nel Nuovo Regno gli scribi cominciarono ad aggiungere il suffisso femminile al suo nome, passando dalla grafia Bast a Bastet. Probabilmente apportarono questa modifica per evidenziare la t finale, propria appunto dei nomi femminili, che spesso non veniva pronunciata.

L’emergere di divinità simili portò a una certa confusione teologica: alcuni documenti conferiscono a Bastet l’epiteto di Signora del sistro (più pertinente con la dea Hathor), altri la presentano come un aspetto di Iside (anche Mut fu assimilata a Iside), spesso associata alla dea Uadjet, la principale patrona del Basso Egitto. Assunse il nome di Uadjet-Bast, in parallelo con l’accostamento fra Sekhmet e Nekhbet, patrona principale dell’Alto Egitto (la dea Sekhmet-Nekhbet).

Nel panteon egizio, Bastet è figlia di Ra ed Iside (questo fa di Bastet una dea solare), ed e sposata con Phta, il dio creatore, che insieme ebbero come figlio Mahes.

Fonte Immagini: Museo del Louvre archivio Online.

Fonte Ricostruzione & Mappa digitale: Francesco Volpe

Fonte testo:

  • Old Kingdom Temple And Cemetery at Bubastis (PDF) di Eva Lange.
  • The Nekhtorheb Temple (PDF) di Daniela Rosenow.
  • Bubastis 1887-1889 (PDF) di Edward Neville.
  • The Sacred Landscape of Bubastis (PDF) di Eva Lange & Tobias Ulmann.

Fonte testo (Bastet):

Nella parte occidentale dei tumuli di Tell-Basta si trovava un cimitero di soli animali, per lo più gatti, che come persone avevano diritto ad una sepoltura dignitosa poiché potessero raggiungere i loro padroni nell’aldilà.

Questo cimitero era composto da piccole fosse l’una vicino all’altra e si estendeva per diversi acri quando Edward Neville condusse la sua spedizione sul campo iniziata nel 1887. Egli descrive queste fosse come le celle degli alveari, e che all’interno si vedessero cumuli di ossa di gatto. I fellah svuotarono in parte alcune fosse trovando numerosi gatti di bronzo e statuette di divinità incoronate con fiori di loto, da cui spuntano due piume, il dio Nefertum, figlio di Bastet.

Edward Neville svuotò alcune di queste fosse con la supervisione del Dott. Goddard, che prese parte agli scavi durante l’inverno del 1889.

Insieme riuscirono a scavare più in profondità alcune fosse, cosa che i fellah non fecero, scoprirono alcuni: gatti seduti, teste, la cui parte interna è vuota; un buon esemplare rappresenta Bast in piedi sotto forma di una donna dal corpo snello e dalla testa di gatto, che indossa un lungo abito e tiene tra le mani un sistro e un cesto, e ha ai suoi piedi quattro gattini accovacciati.

L’acqua di vecchie inondazioni raggiunse I livelli più bassi, i bronzi trovati erano in pessimo stato di conservazione, le ossa che erano ammucchiate ricoprivano le fosse sotterrane, le cui pareti e il fondo sono fatti di mattoni o argilla indurita. Vicino a ciascuna, nella fossa si vede la fornace in cui venivano bruciati i corpi degli animali; i suoi mattoni rossi o anneriti indicano chiaramente l’azione del fuoco, il che è confermato dal fatto che le ossa spesso formano un conglomerato, con cenere e carbone. Questo spiega la difficoltà che abbiamo avuto nel trovare ossa integre o teschi completi, ne svuotarono una contenente oltre 200 metri cubi di ossa. Questo dà un’idea della quantità di gatti necessaria per riempirla.

Su richiesta del professor Virchow, alcuni teschi in grado di resistere ad un trasporto vennero inviati all’illustre naturalista di Berlino. Rimase colpito nel notare che diversi crani fossero troppo grandi per essere di gatto, secondo le ricerche del professor Virchow, questi crani appartenevano a icneumoni, che venivano sepolti con i gatti perché anch’essi erano animali sacri. Per quanto riguarda i gatti, furono interessanti le discussioni che ebbero avuto luogo presso la Società Antropologica di Berlino.

Edward Neville nel suo libro racconta che furono in grado di risalire a quale razza specifica appartenessero i resti di gatto ritrovati a Bubastis. Le ossa non erano di gatto domestico, che probabilmente gli egiziani non avevano, ma appartengono al tipo africano chiamato Felis Maniculata, il Dott. Hartmann affermò che è il ceppo originario del nostro gatto domestico e che abbonda in Etiopia e nell’Alto Nilo.

Gli Antichi Egizi sono riusciti in parte ad addomesticare questa razza del gatto perché si erano accorti che fosse un predatore in grado di scacciare i roditori, di cui le città erano piene, insetti e addirittura serpenti. L’addomesticazione completa del gatto risale solo in tempi più moderni e non al tempo in cui venivano raffigurati nei templi o nelle tombe.

Oltre alle ossa di animali e sculture di gatti e qualche frammento ligneo di qualche sarcofago? però non vi fu trovato altro all’interno delle fosse.

Edward Neville ipotizzo che se ci fossero state delle mummie di gatto avrebbero preso sicuramente fuoco e diventate cenere misto carbone, questo spiegherebbe l’assenza di mummie nelle fosse.

Moltissimi gatti mummificati in tutto l’Egitto sono stati rinvenuti fino ad oggi, il più antico mai trovato risale al 500 a.C. e il motivo è legato soprattutto alla religione Egizia. I gatti secondo il National Geographic, erano la reincarnazione terrena di Bastet, e molti di essi venivano dati in offerta alla dea perché egli si ricongiungessero con essa, oppure per far si che potessero raggiungere i padroni a cui appartenevano nell’aldilà.

Questi cimiteri risalgono inizialmente dall’antico regno, fino in epoca romana.

Fonte: Dal libro: Bubastis 1887-1889, e il sito National Geographic: https://share.google/0bnouJb2tGOGMz9lm

British Museum, inv. EA25565

Figura in bronzo di Bastet: questa solida figura fusa della dea Bastet la rappresenta come una donna con la testa di gatto che indossa una lunga veste riccamente decorata. I suoi occhi hanno intarsi d’oro e le sue orecchie sono forate per gli orecchini. Di tutte le dee leone con criniera venerate per la loro ferocia, Bastet è l’unica a essere in seguito trasformata nella meno terribile gatta. La gatta era particolarmente nota per la sua fecondità, e quindi Bastet era adorata come dea della fertilità e, con una logica meno ovvia, della festa e dell’ebbrezza.

A testimonianza della sua fecondità, non meno di quattro gattini siedono ai suoi piedi. Un altro è appollaiato all’interno del sistro, o sonaglio egizio, che porta in mano a simboleggiare l’altro aspetto della sua personalità, poiché è uno strumento musicale legato all’allegria. In origine, all’interno del cerchio c’erano due aste orizzontali con dischi metallici che producevano un suono stridente quando lo strumento veniva scosso. Il volto della dea Hathor, anch’essa legata alla musica, appare sull’impugnatura del sistro.

Sul petto Bastet porta un’egida o un ampio collare, sormontato da una testa di dea leonessa con un disco solare, forse a rappresentare Bastet stessa nella sua originaria manifestazione feroce. L’”egida” è probabilmente da interpretare come la parte superiore del contrappeso di un collare di perline “menyet”, un altro strumento musicale legato alla festa; quando venivano scosse, le perline sbattevano tra loro. Lungo i bordi del plinto è presente un testo geroglifico, in gran parte eroso o cancellato.

  • Periodo: Periodo tardo.
  • Data di produzione: 900 a.C.-600 a.C. (circa) (circa).
  • Scoperto da: Egypt Exploration Fund.
  • Punto di ritrovamento: Tell Basta (Bubastis) – Governatorato di el-Sharqiya
  • Materiali: bronzo, oro.
  • Tecnica: Inciso, intarsiato.
  • Dimensioni: altezza 27 centimetri, larghezza: 8,26 centimetri, profondità: 10,80 centimetri.
  • Donato da: Egypt Exploration Fund.
  • Data di acquisizione: 1894.
  • Numero di registrazione: 1894,1208.3

Fonte immagini: British Museum, Collezione Online.

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