Mai cosa simile fu fatta

KEMAL EL DIN, IL PRINCIPE ESPLORATORE

Di Luisa Bovitutti

Il primo ad individuare il Gilf Kebir e ad avventurarsi alla sua esplorazione fu il principe Kemal El Din, figlio primogenito del Sultano Hussein Kamel che gli inglesi avevano posto alla guida dell’Egitto, all’epoca protettorato britannico, dopo aver deposto il kedivè.

Egli nacque nel 1875, e fu educato in Austria, all’Accademia Militare Teresiana; tornato in patria divenne comandante in capo dell’esercito egiziano; era il primo in ordine di successione ma rinunciò ai suoi diritti dinastici probabilmente perché non intendeva sottomettersi al controllo degli inglesi, ed alla morte di suo padre, verificatasi improvvisamente nel 1917, salì al trono suo zio Ahmed Fuad che acquisì il titolo di Re quando l’Egitto ottenne l’indipendenza.

Il principe Kamal El Din preferì restare lontano dalla vita politica del suo paese e divenne un pioniere nell’esplorazione del deserto, scoprendo molti siti ai quali diede il nome con il quale sono conosciuti ancora oggi e registrò nei suoi appunti i graffiti e le pitture rupestri che ivi si trovavano.

Organizzò tre spedizioni: la prima dal 1923 al 1924, la seconda dal 1925 al 1926 e l’ultima iniziata nel 1930 ed interrotta nel 1932, anno della sua morte.

Il convoglio organizzato dal Principe doveva essere incredibile: egli utilizzava tre semicingolati che si era fatto costruire appositamente dalla Citroen (fu il primo ad avventurarsi nel deserto con veicoli a motore), affiancati da una carovana di oltre 500 cammelli che trasportavano i viveri ed il carburante (quei mezzi futuristici ne consumavano un litro al chilometro!) del quale aveva organizzato una serie di depositi lungo la rotta del ritorno.

Il semicingolato Citroen

Il suo team comprendeva anche scienziati, fotografi e cartografi, tra cui il Conte ungherese Laszlo Almasy che organizzò anche altre spedizioni nel deserto libico finanziate dal Principe.

Nel corso delle sue spedizioni Kemal El Din, che partiva dal Cairo, si spinse fino a Bahariya e Farafra raggiungendo la collina che chiamò Abu Ballas, sita a 240 Km ad ovest-sud-ovest dall’oasi di Dakhla, un sito utilizzato anticamente come luogo di stoccaggio dell’acqua ed ancora oggi coperto da un’infinità di cocci di giare di terracotta; esplorò il Grande Mare di Sabbia; scoprì l’altopiano che denominò Gilf Kebir, ossia “la grande barriera”; mappò l’area del Gebel Uweynat; individuò l’Oasi di Merga e le sue pitture rupestri.

Un anno dopo la sua morte il conte Lazlo Almasy collocò in suo onore a Wadi Fourag, una località posta all’estremità meridionale dell’altopiano del Gilf Kebir, una targa in marmo sulla quale c’è questa scritta:

Il monumento come appare oggi

“In memoria di Sua Altezza Reale il principe Kemal el Din Hussein, il grande esploratore del deserto libico. Questo monumento è stato eretto da chi apprezza i suoi grandi sforzi”.

Il 28 marzo 1934 Almasy tornò sul posto con un inviato del giornale El-Ahram ed un rappresentante del Royal Automobile Club d’Egypte che avevano patrocinato l’impresa e lasciò in loco, all’interno di un barattolo, un documento scritto che testimoniava il loro passaggio ed un gagliardetto della Royal Automobile club d’Egypte, ancora presenti nel 1998 ma ora scomparsi.

Il documento ed il gagliardetto lasciati in loco nel 1934

I primi a raggiungere il luogo nel secondo dopoguerra furono degli austriaci, che nel settembre 1982 trovarono la targa rotta in vari pezzi perché era caduta a terra dalla roccia sulla quale era stata posata; la ricomposero e costruirono accanto ad essa una piramide di pietre in modo che fosse agevolmente individuabile dai futuri visitatori.

La targa ricomposta

Dal 16 al 24 marzo 2014, a 82 anni dalla morte del principe, l’Egyptian Automobile & Touring Club del Cairo con il patrocinio del Ministero del Turismo egiziano ha organizzato la Kamal Expedition, una missione impegnativa che ha richiesto tre anni di preparazione e che si proponeva di ripercorrere le tracce del Principe per promuovere l’ecoturismo e la conservazione della regione desertica da lui esplorata, che presenta grande interesse storico, naturalistico ed antropologico.

Il team ha percorso in fuoristrada circa 2.800 chilometri, dall’oasi di El Kharga fino al confine con il Sudan e la Libia attraverso il Parco Naturale del Gilf Kebir ed il massiccio del Gebel Uweinat, risalendo poi al Grande Mare di Sabbia ed infine al Deserto bianco.

La spedizione era capeggiata da Tarek el-Mahdy, esperto nell’organizzazione di simili imprese, ed annoverava tra i componenti nove scienziati tra archeologi, egittologi, geologi e botanici che nel corso del viaggio hanno tenuto lezioni sul tema, ventidue giornalisti provenienti da dodici paesi ed altresì il personale della logistica e della cucina, quattro meccanici ed un medico.

FONTI:

a des

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