C'era una volta l'Egitto

KHASEKHEMWY – IL CREPUSCOLO DELLA II DINASTIA

Di Piero Cargnino

La II dinastia, così come la vide Manetone è ormai giunta al termine, con un Egitto più o meno diviso, passato nelle mani di sovrani dei quali non si riesce a capire su cosa abbiano governato, se sull’intero paese o solo su parte di esso, a volte contemporaneamente e spesso in disaccordo tra di loro anche se mai in guerra aperta.

Questa è la situazione che eredita il nuovo sovrano, Khasekhemwy all’alba della sua salita al trono.

Ultimo faraone della II dinastia, governò l’Egitto per quasi 18 anni, all’incirca tra il 2690 e il 2650 a.C., con lui si chiude il cosiddetto Periodo Protodinastico.

Benché di lui si conosca più dei suoi immediati predecessori anche nel suo caso vi sono dubbi sul fatto che il nome indichi un solo sovrano oppure due.

Nella necropoli di Abydos sono stati ritrovati alcuni serekht nei quali compare come Horo Khasekhem ed altri in cui il nome riportato è Horo-Seth Kashekhemwi.

Diverse sono la interpretazioni del suo nome Horus a seconda di come viene trovato scritto: “Ḫꜥj-sḫm.wj” che viene interpretato “Appaiono i due potenti”, quando è scritto come “Ḥr-Ḫꜥj-sḫm” viene letto “Horus, il cui potere appare”, lo si trova anche nella forma “ḫꜥj sḫm.wj ḫtp nṯrwj jm” che significa “i due poteri appaiono in quanto gli antenati riposano dentro di lui”.

Nella lista di Abydos, Khasekhemwy compare come successore di Sendi (Sened), in quella di Saqqara è posto dopo Hudjefa con il nome di Beby, nella sequenza dei sovrani riportata nel Canone di Torino il suo nome viene dopo quello di Aaka (Peribsen), Neferkaseker e Hudjefa col nome di Bebti.

Capite in che situazione si trovano coloro che devono interpretare la storia? L’opinione prevalente colloca Khasekhemwy come successore di Seth-Peribsen ma secondo altri il successore sarebbe Khasekhem anche se i più affermano che i due siano in realtà la stessa persona. Questo confermerebbe il fatto che prima di lui si sia verificato un periodo di divisione tra le Due Terre, Peribsen regna su una parte dell’Egitto mentre Khasekhem regna sull’altra.

Asceso al trono, Khasekhem avrebbe intrapreso un guerra civile tra i seguaci di Horus e quelli di Seth uscendone vittorioso e ponendo così fine alle lotte intestine della II dinastia riunificando l’intero Egitto. Forse non fu solo la vittoria nella guerra a permettergli di riunificare le Due Terre ma anche una buona capacità diplomatica.

Khasekhem, dopo aver nuovamente unificato il paese, volle dare un segno di pacificazione aggiungendo al suo nome originale quello di Seth.

L’insolito serekh del re mostra le divinità Horus e Seth insieme in cima al serekh. Horus indossa la corona bianca dell’Alto Egitto e Seth indossa la Corona rossa del Basso Egitto. I due dei raffigurati sul serekht stanno uno di fronte all’altro in una posizione che potrebbe sembrare che si bacino. Khasekhemwy è infatti l’unico sovrano nella storia egiziana ad essersi fregiato, nel suo serekht, di  entrambi i simboli di Horus e di Seth, con il proposito, forse, di incoraggiare l’unione delle due fazioni.

Un ulteriore segno della volontà di pacificazione si riscontrerebbe nel fatto che Peribsen non subì la “damnatio memoriae”, la sua tomba non venne distrutta ne il suo nome cancellato dalle iscrizioni.

Khasekhemwy è ricordato per le sue campagne militari soprattutto nell’Egitto del nord oltre al fatto che l’unione di nebwy Hotepimef, con il nome ufficiale, può essere reso come “L’Horo e Seth Khasekhemwy, i Due Signori sono in pace con lui”.

Durante il regno di Khasekhemwy si verifica un notevole sviluppo tecnologico. Dalla Pietra di Palermo si apprende che nel suo tredicesimo anno di regno, Khasekhemwy fece erigere un grande tempio ad Abydos recintato con mura in mattoni crudi, detto “La dea rimane”. Il tempio era però costruito interamente in pietra, cosa questa che dimostra  che la padronanza della costruzione in pietra venne acquisita già prima della III dinastia.

Dall’area templare proviene una serie di ritrovamenti, tra cui due raffigurazioni del re che utilizzano un’iconografia statuaria già definita secondo i canoni tradizionali, la cui elaborazione è molto più antica.

Sempre la Pietra di Palermo ci parla della realizzazione di una statua di rame nel quindicesimo anno di regno del faraone.

Khasekhemwy fece inoltre erigere due forti uno a Nekhen ed un altro ad Abydos, (ora noto come Shunet ez Zebib). Quest’ultimo consiste in un’ imponente struttura che si presenta come una corte circondata da un duplice muro in mattoni crudi. Il muro interno presenta una decorazione “a nicchie”, come nel palazzo di Hierakonpolis. In questo recinto si espletavano i riti connessi con la festa Sed per il rinnovamento del potere temporale del re.

Khasekemwy fu sepolto nella necropoli reale di Umm el-Qa’ab, presso Abydos, la sua tomba è unica nel suo genere, oltre che enorme, si tratta dell’ultima tomba reale di questo tipo costruita in quella necropoli (Tomba V).

Si presenta come una mastaba trapezoidale lunga 70 metri è larga 17 metri all’estremità settentrionale e 10 metri all’estremità meridionale. L’edificio si compone di 58 stanze. La camera sepolcrale centrale è forse la più antica struttura in muratura del mondo costruita con pietra calcarea. Al suo interno sono stati rinvenuti, oltre allo scettro d’oro del re, numerosi vasetti di pietra con coperchi in foglia d’oro, sicuramente persi dai tombaroli che violarono la tomba già nell’antichità.

Amélineau prima, Petrie poi, rinvennero ancora diversi strumenti di selce e altri vasi di rame, di pietra e di ceramica ancora pieni di grano e frutta. C’erano anche piccoli oggetti, perline di corniola, oggetti di vimini e molti sigilli.

Khasekhemwy sposò la regina Nimaathap, dalla loro unione nacquero Djoser e sua moglie (sorella) Hetephernebti e forse anche il successore di Djoser, Sekhemkhet.

Al Museo Egizio del Cairo è esposta una statua di Khasekhemwy, realizzata in scisto verde, uno degli esempi più antichi di statuaria regale che dimostra già una notevole maestria nella lavorazione della pietra dura.

La statua fu rinvenuta  nel 1898 da James Quibell nel tempio di Hierakonpolis. Riproduce il faraone assiso sul trono con il capo ornato dalla corona bianca dell’Alto Egitto ed il mantello bianco della festa giubilare Sed. Nella scultura, il faraone Khasekhemwy ha la mano destra chiusa e poggiata sulla coscia mentre la mano sinistra è poggiata nell’incavo del gomito destro; in origine, entrambe le mani impugnavano scettri andati perduti. La parte destra del capo e della corona mancano completamente, la parte restante lascia intravedere la maestria dello scultore nella resa degli occhi e della bocca. Intorno alla base, sono inscritti numeri e simboli ad indicare quanti nemici ha sottomesso il re. Il loro numero è di 47.209, cifra probabilmente eccessiva.

Ora l’Egitto è nuovamente e stabilmente riunificato, Quelle che seguiranno saranno le dinastie dei grandi faraoni dell’Antico Regno costruttori delle grandi piramidi. Se con il termine protodinastico abbiamo voluto intendere un periodo nel quale hanno regnato sovrani più o meno importanti da poter essere definiti dei re, ora quelli che seguono si possono definire a pieno titolo Faraoni.

Vista la sua grande opera di riunificazione, Khasekhemwy potremmo definirlo il primo faraone della III dinastia.

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano, 2003
  • I.E.S. Edwards, “Il dinastico antico in Egitto”, in “Storia antica del Medio Oriente”, Il Saggiatore, Milano, 1972
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Einaudi, Torino, 1997
  • John A. Wilson, “Egitto, in I Propilei – Grande storia universale Mondadori”, Milano, 1967
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Laterza, Bari, 1990
  • Aidan Dodson & Dyan Hilton, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”, Thames & Hudson (2004)

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