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GINGER: UN EGIZIANO PREDINASTICO

Di Ivo Prezioso

Fino al tardo periodo predinastico, gli egiziani seppellirono il loro defunti in tombe poco profonde deponendoli a stretto contatto con la sabbia, forse ricoprendoli con un tumulo di terra. L’aridità della sabbia ha spesso agito come disidratante impedendo la decomposizione, sicché si è conservato un certo numero di sepolture di questi primi periodi i cui i corpi sono ancora in ottime condizioni. Due di questi, un uomo ed una donna si trovano presso il British Museum (un altro famosissimo, affettuosamente noto con il nome di “Fred”, è conservato presso il Museo Egizio di Torino.

“Ginger” Tardo periodo predinastico. Probabile provenienza: Gebelein. Acquisita nel 1900. Lunghezza del corpo: cm. 163 (©The British Museum, Londra: EA 32751)

Il corpo maschile è sicuramente il più conosciuto grazie al suo rimarchevole stato di preservazione ed, in particolare, i suoi capelli tinti con un colore giallastro gli hanno valso il nome di “Ginger” (zenzero). Si tratta di un adulto pienamente sviluppato, anche se la sua età non è stata determinata. Fu sepolto in posizione contratta, quasi fetale; una posizione che continuò ad essere preferita sino all’Antico Regno, allorquando divenne preminente l’uso di deporre i defunti completamente distesi. Nonostante quest’uomo non fosse stato adagiato in un sarcofago, sappiamo che i primi oggetti di questo tipo venivano realizzati in modo da contenere un corpo rannicchiato.

Oggi si sa che una sorta di mummificazione fu praticata già durante le ultime fasi del periodo preistorico e si conoscono parti di corpi, risalenti al 3500 a.C. circa, scoperti a Hierakonpolis, che mostrano l’uso di resina e involucri di lino.

Il corpo di “Ginger” fu acquisito senza alcun oggetto ad esso associato, ma è ora esposto con una selezione di oggetti tipici del periodo Naqada II (3400 a.C. circa), provenienti dalla collezione stessa del museo, e disposti in modo da riflettere le pratiche del tempo. Gli oggetti includono ceramiche con la parte superiore nera utilizzate dal primo periodo predinastico fino a circa Naqada II, e quelle lisce e dipinte che le sostituirono gradualmente. E’ del tutto verosimile che questi vasi contenessero offerte di sostentamento per il defunto. Altri oggetti tipici del corredo funerario potevano essere le tavolozze di ardesia, vasi di pietra dura e coltelli di selce, probabilmente indicatori di status e ricchezza, e che ,in genere, si rinvengono in sepolture più elaborate. Questi ultimi manufatti di lusso diventarono più numerosi verso l’ inizio del periodo storico, per poi diminuire progressivamente di numero.

Fonte: The British Museum, Masterpieces Ancient Egypt, pp. 26-27

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