Di Grazia Musso
La scultura raffigura una figura maschile inginocchiato con le mani posate sulle cosce
L’uomo porta una parrucca corta e riccia, resa con incisioni orizzontali intersecate da segmenti verticali, che gli incornicia il volto dai lineamenti marcati: grandi occhi, naso diritto, zigomi alti, guance piene, bocca dalle labbra sporgenti.
In contrasto con la cura del volto è la realizzazione del corpo che risulta piccolo e tozzo, appena sbozzato, cinto da un gonnellino corto riconoscibile solo sul retro della statua, dove l’indumento é evidenziato in rilievo all’altezza della vita.
Sulla base è iscritto in bassorilievo il nome dell’uomo “Hotepdjef”, probabilmente un sacerdote dedito al culto dei primi tre sovrani della II Dinastia, i cui nomi sono incisi sulla spalla destra: Hotepsekhemuy, Raneb e Nynetjer.

La statua va messa in relazione a un gruppo di circa venti sculture, cosiddette “arcaiche”, con le quali condivide alcune caratteristiche tipologie e stilistiche : realizzate tutte in pietra dura presentano i corpi appena abbozzati, collo corto e largo, testa grande e molto curata rispetto al busto.
È molto probabile che la maggior parte di esse provenga dalla tomba del titolare della statua, ma per questa di Hetepdief si potrebbe suggerire anche la collocazione in un luogo dedicato al culto dei sovrani nominati dalle iscrizioni incise sulla spalla.

Statua di Hotepdjef
Granito rosso
Altezza cm. 39
Menfi 1888
III Dinastia 2649-2575 a. C.
Museo Egizio del Cairo
JE 34557 = CG 1
IL CONTESTO STORICO
A cura di Francesco Alba
Il nome di Nebra (Raneb, secondo una precedente lettura erronea che non teneva conto della cosiddetta metatesi onorifica per la quale il disco solare, riferito a Ra, precede graficamente gli altri geroglifici e che taluni interpretano come “il mio Signore è Ra”, oppure “il Signore del Sole”) si riferisce a un sovrano che regnò sull’Egitto durante la Seconda Dinastia, nel periodo protodinastico (… – 2890 a.C.) – VEDI ANCHE https://laciviltaegizia.org/2022/03/05/il-faraone-raneb-o-nebra-kakau/.
Manetone gli attribuisce 39 anni di regno, un dato che sembra confermato dalla Pietra di Palermo, anche se parzialmente leggibile. Molti studiosi tuttavia, pensano che il regno di Nebra non sia durato più di dieci anni.
Se torniamo indietro nel tempo, possiamo affermare che egli fu il primo monarca a includere Ra, la divinità solare, nel suo nome e in effetti il suo regno impresse una svolta fondamentale verso il culto di quella che diventerà la figura divina più importante del pantheon egizio.
Si ipotizza che sia stato figlio o fratello del suo predecessore Hotepsekhemui, ma non esiste una assoluta evidenza che fra i due vi fosse una relazione di parentela. Non conosciamo il nome della sposa di Nebra, ma un individuo di nome Paneb viene indicato come “figlio del re” in una tomba che potrebbe appartenergli (ma potrebbe anche essere quella di Hotepsekhemui. . .).

Questa piccola statua in granito del sacerdote funerario Hotepdjef, riporta i nomi di Hotepsekhemui, Nebra e Ninetjer, suggerendo una regolare continuità nella successione al trono, all’inizio della Seconda Dinastia. Il suo nome compare anche su vasellame in pietra (scisto, alabastro, marmo), trovato ad Abido, Giza e Saqqara. Sigilli pertinenti al regno di Nebra sono stati ritrovati nei pressi della piramide di Unas e una stele in granito col suo nome racchiuso nel “serekh” fu scoperta ad Abido. Non si conosce con esattezza il suo luogo di sepoltura.
Fonte:
Tesori Egizi del Museo del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie di Arnaldo De Luca – Edizione White Star
Foto Museo Egizio del Cairo e dal web
