Mai cosa simile fu fatta, Statue, XIX Dinastia

STATUA DI RAMSES III

Di Grazia Musso

Statua di Ramses III, come portastendardo di Amon-Ra.
Granito grigio, altezza cm 140
Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette
Scavi di George’s Legrain 1905
Museo Egizio del Cairo – JE 38682 = CG 42150

Il sovrano era il sacerdote per eccellenza e a lui aspettava virtualmente lo svolgimento di ogni rito.

Non potendo per ovvi motivi essere presente in tutti i templi e assistere a tutte le cerimonie religiose allo stesso momento, il monarca demandava questa sua funzione a persone che amministra ano il culto in sua vece.

La sua presenza era comunque magicamente assicurata attraverso la sua immagine, eternata sulle mura dei templi, nell’atto di compiere differenti cerimonie, oppure fissata nella pietra delle statue che, secondo le credenze degli egizi, sostituivano l’individuo in sua assenza.

Le sculture che ritraevano il sovrano con uno stendardo erano poste all’entrata dei Templi e supplivano alla mancanza del monarca nel corso delle processioni, quando appunto si usava seguire il corteo portando gli emblemi della divinità.

In queste occasioni il simulacro del dio veniva posto su un’imbarcazione portata a spalle dai notabili del regno, in modo he tutto il popolo potesse contemplare la maestà.

In questa statua, Ramses III appare incedente con le braccia lungo il corpo.

Il suo aspetto è giovanile e i tratti idealizzati del viso mostrano una grande somiglianza con quelli di Ramses II, che egli scelse come modello.

Il volto è incorniciato da una parrucca tagliata obliquamente sulle spalle e adornata , sulla fronte, da un ureo di grandi dimensioni.

Il torace è completamente nudo e le masse muscolari sono realizzate in modo stilizzato.

Il sovrano Indossa un elaborato gonnellino che ricorre di frequente nella statuaria ramesside, le sottili pieghe di stoffa convergono sul davanti, dove sono coperte da una sorta di piccolo grembiule dalla decorazione complessa.

Al centro, poco sotto la cintura, si trova una testa di leopardo da cui scendono quattro fasce, che ricordano la forma di una piuma, a cui sono appesi cinque urei con disco solare al di sopra della testa.

Il braccio sinistro sostiene uno stendardo sulla cui sommità si trova un’egida a testa di ariete.

È l’emblema del dio Amon-Ra, come conferma la colonna di geroglifici che si sviluppa lungo l’asta, dove sono riportati anche quattro dei cinque nomi del sovrano.

Cartiglio con i nomi di Ramses III sono incisi sulle spalle e sulla fibbia della cintura.

L’analisi filologica completa a cura di Livio Secco QUI

Sul lato sinistro della statua, nello spazio tra la gamba sinistra e la destra, è incisa l’immagine del principe ereditario, abbigliato con un vestito da cerimonia e con in mano un ventaglio.

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – Edizioni White Star

Fotografie: Arnaldo De Luca – Merja Attia

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XIX Dinastia

STATUA DI MERENPTAH

Di Grazia Musso

Parte superiore di statua di Merenptah.
Granito dipinto, aAltezza cm 91
Tebe Ovest, Tempio funerario di Merenptah
Scavi di William Matthew Flinders Petrie 1896
Museo Egizio del Cairo; JE 31414 = CG 607

Questo frammento di statua fu trovato nel secondo cortile del tempio funerario del sovrano, non lontano dalla base e da uno zoccolo di una seconda scultura molto simile.

Le due effigi del sovrano dovevano trovarsi disposte simmetricamente lungo l’asse di sviluppo dell’edificio sacro.

Merenptah era il tredicesimo figlio di Ramses II, il più anziano tra quelli ancora in vita al termine del regno sessantasettenne del longevo padre.

Quando era asceso al trono, doveva avere circa cinquant’anni.

In questa statua è rappresentato invece sotto le sembianze di un giovane nel pieno del vigore.

Si tratta infatti di un ritratto idealizzato attraverso cui, più che restituire la fisionomia del sovrano, si desidera porre in risalto la sua capacità di governare il paese.

L’espressione è serena, ma austera, e riprende una certa ritrattistica di Ramses II che desiderava promuovere l’immagine del sovrano benevolo e severo.

Si tratta di un tipo ideale di monarca che esaudisce le aspettative dei suoi sudditi e che si prende cura di loro prottegendoli da eventuali nemici.

Merenptah indossa il nemes con l’ureo sulla fronte, i suoi occhi sono sottili e inquadrati da palpebre pesanti, retaggio dello stile amarniano.

La linea di bistro e le sopracciglia sottolineano la sottigliezza dell’orbita.

La bocca è diritta, larga, le orecchie sono abbastanza grandi e rimandano alla statuaria della XII Dinastia, in cui questa caratteristica metteva in risalto proprio la disponibilità del sovrano ad ascoltare le suppliche dei sudditi.

I lobi sono forati e la barba posticcia, oggi perduta, era sostenuta da un sottogola.

Sotto le strisce del nemes, che ricadono sulle spalle, si intravede un’ampia collana il cui giro più esterno prevede perline a forma di petali.

Alcune parti della scultura mostrano traccia di policromia: gli occhi erano bianchi e neri, l’ureo, le labbra e il torace erano rossi; il nemes era giallo e la collana era dipinta di giallo, verde e blu.

IL COMMENTO FILOLOGICO DI LIVIO SECCO

Le immagini sono state “lavorate” con un piccolo applicativo grafico allo scopo di ottenerne il “negativo”. In questo modo a volte succede di riconoscere meglio i segni o, addirittura, di vederne altri che possono essere sfuggiti ad una prima analisi.

Come al solito ho aggiunto anche la codifica IPA per permettere la lettura in italiano di coloro che non conoscono la grammatica egizia.

Fonte:

Tesori egizi nella collezione del museo del Cairo – F. Tiradritti – fotografie di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XIX Dinastia

STATUA DI MERITAMON

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza cm 75
Ramesseo, Tempio della Regina a Nord del Santuario principale
Scavi di William Matthew Flinders Petrie 1896
Museo Egizio del Cairo – JE 31413 = CG 600

Frammento superiore di una statua di Meritamon, ora al Museo di Hurgada, il primo museo del Mar Rosso dedicato all’antico Egitto

Nonostante sul pilastro superiore siano conservati soltanto i titoli e nonil nome di questa regina, la statua è identificata come Meritamon, una delle figlie di Ramses II che, alla morte di Nefertari, avvenuta dopo il ventunesimo anno di regno del sovrano, assunse il ruolo di grande sposa reale.

Una tale identificazione è stata resa possibile grazie al ritrovamento ad Akhmim, in anni recenti, di una statua colossale di Meritamon, del tutto identica all’esemplare del Museo Egizio del Cairo, che proviene invece dalle rovine del Ramesseo.

La statua conserva quasi completamente la decorazione pittorica.

Al giallo di alcuni tratti del viso e degli ornamenti, si associa l’azzurro della parrucca, illuminati entrambi dalla lucentezza che si sprigiona dal calcare finissimo utilizzato per la scultura.

L’espressione del volto è serena, gli occhi, a mandorla, prolungati da una linea di bistro ( resa attraverso due sottili incisioni).

La bocca è carnosa e leggermente atteggiata a un lieve sorriso.

Sul collo sono incise due linee sottili; i lobi delle orecchie sono nascosti da orecchini semisferici.

Il volto è incorniciato da una parrucca ripartita, dalla quale fuoriescono i capelli, trattenuta da un diadema con due urei che portano la corona bianca e rossa.

Sulla testa poggia una base circolare decoratada un fregio di urei con disco solare, su di essa si innalzavano il diadema, composto da una doppia piuma con al centro un disco solare, che era prerogativa delle Grandi Spose Reali.

Meritamon Indossa una tunica aderente, su cui si trova una larga collana composta da sei giri di perline, cinque dei quali sono formati da piccoli amuleti con il segno geroglifico nefer, “bello”.

Una rosetta decora in seno sinistro, mentre quello destro è coperto dal contrappeso della collana menat , che la regina stringe nella mano destra.

La colla menat era utilizzata come strumento musicale e veniva agitata, provocando un rumore assordante, in occasione delle feste in onore di Hathor, era composta da numerosi giri di perline il cui peso elevato veniva bilanciato con un contrappeso, che in questo caso è conformato a testa femminile e termina in un elemento circolate con rosetta.

Nel l’iscrizione geroglifica frammentaria che si trova sul pilastro dorsale della statua si legge:

“… Suonatrici di sistro di Mut e della collana menat ( di Hathor)…danzatrice di Hathor…”

Fonte

Tesoro egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star e Heidi Kontkanen

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta, Statue

RAMSES II FANCIULLO CON IL DIO HORUN

Di Grazia Musso

Statua di Ramses II fanciullo e il dio Horun
Granito grigio e calcare (il muso del falco) – Altezza cm 241
Da: Tanis (Scavi di Pierre Montet , 1934)
Museo Egizio del Cairo – JE 64735 (Foto Merja Attia)

La statua di granito fu trovata in uno degli ambienti in mattoni crudi , non distanti dal muro di cinta del Grande Tempio di Tanis.

Il muso del falcone, in calcare , fu ritrovato in una stanza adiacente.

La statua al momento del ritrovamento, foto Pierre Montet

Questo rende assai probabile che L’edificio in cui si trovava la statua fosse la bottega di un artigiano e che la scultura vi fosse stata portata per essere riparata.

La statua rappresenta Ramses II, con le sembianze infantili: il dito della mano destra alla bocca e dalla tempia destra gli scende sulla spalla la treccia, elementi questi che si denotano tutte le raffigurazioni di bambini e adolescenti nell’Egitto.

Particolare del viso di Ramses sormontato da Horun

Il sovrano Indossa soltanto una “cuffia” ornata sulla fronte dall’euro, sulla testa ha un disco solare e nella mano sinistra stringe una pianta di giunco.

Quest’ultimo particolare è anomalo rispetto alle rappresentazioni canoniche del re e indica che, in molte altre figure, proprio di Ramses II, nell’immagine del sovrano sia da individuare un gioco grafico che permette di leggere la figura come un rebus.

In scrittura geroglifica il disco solare sulla testa ha la lettura rs, il fanciullo mes è il giunco su.

Leggendo i tre segni dall’alto verso il basso si ottiene così la parola Ramessu, che corrisponderebbe al nome dello stesso faraone.

Alle sue spalle si staglia la figura del dio Horun con le sembianze di falco che, in questo modo, ha il significato di porsi a protezione del sovrano.

Il rapace è raffigurato in forma assai stilizzata con i particolari del piumaggio e delle zampe realizzati attraverso linee incise che mirano più ad un ordinato effetto decorativo che a una fedele rappresentazione della realtà.

Particolari del piumaggio del falcone

La statua si iscrive tra gli esempi più belli delle opere di scultura propagandistica caratteristica di tutto il regno di Ramses II.

Scegliendo di porsi sotto la protezione di Horun, Ramses II, compiace le genti siriane di cui Horun era Dio, e, allo stesso tempo, riafferma il carattere di legittimità della propria sovranità.

Fonte

Tesori egizi nella collezione del Museo del Cairo – F. Tiradritti – fotografie di Araldo De Luca – Edizioni White Star

Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta, Statue

STATUA DI SETHI I

Di Grazia Musso

Alabastro, altezza cm 238
Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette
Scavi di George Legrain
Museo Egizio del Cairo – JE 36692=CG42139

La statua è stata ritrovata a pezzi nella Cachette di Karnak, dove era stata depositata smontata.

Infatti si tratta di un’opera composita, un tipo di scultura assai caratteristico nell’arte egizia, che prevede l’utilizzo di diversi materiali.

Le parti principali sono state prodotte separatamente, scegliendo con cura la qualità della pietra, in modo che le venature seguissero lo sviluppo anatomico.

La testa e il torso sono ricavati da un tipo di alabastro assai compatto, mentre le gambe e mani sono ottenute usando un materiale con maggiori venature

Gli indumenti, gli attributi e alcuni tratti fisionomici, che furono asportati prima dell’interramento della statua, dovevano essere stati realizzati usando altri materiali, sicuramente preziosi.

La stilistica induce a attribuire la statua alla fine della XVIII Dinastia.

La bocca, ben modellata e sensuale, la cavità che ospitava gli occhi, a mandorla e assai allungata, le sopracciglia, sottili e arcuate, sono elementi che riconducono la scultura alla fine del periodo amarniano o all’epoca immediatamente successiva.

Il nome, Sethi I, inciso sul pilastro dorsale e sulla base, potrebbe essere stato aggiunto, come lascia supporre l’ortografia un poco approssimativa dei segni, in un secondo tempo, quando il re decise di appropriarsi dell’ opera di un immediato predecessore.

Il sovrano Indossa probabilmente il khrpesh, la così detta ” corona azzurra”, un copricapo regale che ricorre con frequenza nelle opere scultoree nei rilievi proprio tra la fine della XVIII e l’inizio della XIX Dinastia.

Gli occhi e le sopracciglia erano intarsiati: i primi dovevano essere in ossidiana con contorni in rame, mentre le seconde erano, forse, in lapislazzuli.

Un foro sotto il mento indica che la statua era provvista di barba posticcia, mentre il punto di giuntura tra collo e torso doveva essere coperto da un’ampio collare.

Anche i fori di collegamento tra braccia e mani, in ognuna delle quali era inserito un oggetto (scettro o cilindro), dovevano essere nascosti da due bracciali.

Il gonnellino, verosimilmente plisettato, doveva avere un elemento decorativo frontale, probabilmente realizzato in foglia d’oro.

Il sovrano indossa i sandali, ed è rappresentato nell’atto di calpestare i Nove Archi, i tradizionali nemici dell’Egitto, le figure di due di questi sono ancora conservate sulla superficie superiore della base.

Fonte

Tesori egizi nella collezione del Museo del Cairo – F. Tiradritti – foto Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Antico Regno, IV Dinastia, Statue

STATUA COLOSSALE DI MENKAURA (MICERINO)

Di Patrizia Burlini

Forse non ve ne siete mai accorti, ma Micerino aveva i baffi (come Djoser e Rahotep, tra gli altri). La foto mostra la testa della statua attualmente al MFA, prima della ricostruzione.

Ecco l‘ottima descrizione di questa statua gigantesca da parte del MFA di Boston.

“Statua colossale del re Menkaura (Micerino)

Antico Regno, dinastia 4, regno di Menkaura – 2490-2472 A.C.

Luogo di ritrovamento: Egitto, Giza, Tempio della piramide di Menkaura

MATERIALE: travertino (alabastro egiziano)

DIMENSIONI: In totale: 243,8 x 115,6 x 83,8 cm (96 x 45 1/2 x 33 in.)

Altro (testa): 37,5 x 47 cm (14 3/4 x 18 1/2in.)

Peso: Circa 5000 libbre come restaurato.

LINEA DI CREDITO Spedizione Università di Harvard-Museo di Belle Arti di Boston

NUMERO DI INVENTARIO 09.204

IN ESPOSIZIONE – Egitto: Galleria dell’Antico Regno (Galleria 108)

COLLEZIONI: Antico Egitto, Nubia e Vicino Oriente

CLASSIFICAZIONE: Scultura

DESCRIZIONE

Questa statua colossale è una delle più grandi sculture dell’età delle piramidi. Con un’altezza di quasi 2,35 metri (8 piedi), una volta restaurata, raffigura il re Menkaura, che costruì la più piccola delle tre piramidi di Giza. L’abbigliamento e il copricapo lo identificano chiaramente come sovrano. Indossa un kilt avvolgente con una sporgenza centrale, un indumento indossato solo dai re fino alla fine dell’Antico Regno. Sulla testa ha un copricapo di tessuto reale, chiamato nemes. Un cobra, noto come uraeus, si trova sulla sua fronte. Questo serpente era considerato una divinità e aveva il compito di proteggere il re avvolgendosi intorno alla fronte reale e sputando il suo veleno sui nemici del re. La lunga barba dritta di Menkaura, altro simbolo di regalità, era fissata con una cinghia un tempo dipinta sulla testa della statua. La sua mano destra è stretta attorno a un panno ripiegato, le cui estremità si estendono sulla coscia.

L’espressione del re è di regale compostezza e supremo controllo. Con i suoi occhi leggermente sporgenti, il naso bulboso, i baffi dipinti (ora appena visibili), la bocca impostata con il labbro inferiore imbronciato e il mento deciso, il volto è caratteristico, ma non si può sapere se rappresenti o meno un vero ritratto di Menkaura. È il volto di un adulto maturo, anche se né il viso né il corpo mostrano segni di invecchiamento. È stato spesso osservato che la testa è insolitamente piccola per il corpo del re. Qualunque sia il motivo che ha spinto l’artista a fare ciò, di certo enfatizza l’ampiezza del busto della figura e ne esalta l’immagine di re onnipotente.

Questa statua si trovava nella profonda nicchia sul retro del Tempio della Piramide di Menkaura, alla base della parete orientale della sua piramide, fino a quando, per ragioni sconosciute, fu deliberatamente distrutta. Nel gennaio 1907, George Reisner trovò i frammenti della spalla e del torso in una fossa di quella stanza e il grande frammento che comprendeva le mani, le gambe e la base del trono in un corridoio adiacente. Due mesi dopo, mentre scavava in quella che si rivelò essere una fossa dei ladri nelle vicinanze, Reisner trovò la testa in condizioni quasi perfette.

Le diverse installazioni di Menkaura all’MFA riflettono i cambiamenti estetici del pubblico del Museo. Quando i frammenti sono arrivati per la prima volta al Museo, sono stati esposti solo la testa e la gamba. Due anni dopo, furono aggiunti altri pezzi del torso e fu tentato un restauro astratto degli elementi mancanti del torso.

Nel 1925, su richiesta di Reisner, il noto acquerellista e artista della spedizione, Joseph Lindon Smith, scolpì il busto e le natiche in modo più naturalistico. Il restauro che i visitatori vedono oggi è stato realizzato nel 1935 da Smith, assistito dallo studente della Scuola del Museo Charles Muskavitch.

PROVENIENZA: Da Giza, Tempio della piramide di Menkaura. 1909: scavato dalla Harvard University-Museum of Fine Arts Expedition; 1909: assegnato al MFA dal governo egiziano.

Data di acquisizione: 17 maggio 1909

Fonte:

https://collections.mfa.org/objects/138532

Mai cosa simile fu fatta, Statue, Tutankhamon, XVIII Dinastia

TESTA DI TUTANKHAMON COME AMON

RIVENDICATA DALL’EGITTO E VENDUTA DA CHRISTIE’S

Di Luisa Bovitutti

La testa di Christie’s

Questa testa di quarzite scura alta circa 29 centimetri raffigurante Tutankhamon come Amon è stata venduta all’asta il 4 luglio 2019 da Christie’s nonostante le proteste dell’Egitto che ne chiedeva a gran voce la restituzione.

Il dott. Zahi Hawass, infatti, sosteneva che essa fosse stata trafugata negli anni Settanta dal Tempio di Karnak, ed il dott. Mustafa Waziri, Segretario Generale del Supreme Counseil of Antiquities, l’ente governativo responsabile della conservazione e della valorizzazione dei reperti e degli scavi archeologici in Egitto si era battuto per fermare la vendita fino a che non fosse stata controllata l’origine legittima della statua.

La Casa d’aste londinese evidentemente l’ha dimostrata.

Essa in origine era stata eretta in un non meglio identificato complesso templare dedicato ad Amon ed al momento della vendita apparteneva alla Resandro Collection, una delle collezioni private di arte egizia più famose al mondo; fu acquistata nel 1985 da Heinz Herzer, un antiquario di Monaco di Baviera, ed in precedenza apparteneva a Joseph Messina, un gallerista austriaco che l’aveva comprata nel 1974 dal principe Wilhelm von Thurn und Taxis che la custodiva nella sua collezione dal 1960.

I tratti del viso della scultura sono quelli tipici di Tutankhamon e della tarda arte amarniana: il viso tondo e preadolescenziale, gli occhi a mandorla, la depressione ricurva della cresta sopracciliare arrotondata, le labbra carnose e delicatamente scolpite.

Essi sono analoghi a quelli rappresentati nelle statue del giovane faraone che furono scolpite per il tempio di Karnak, probabilmente per ricordare la restaurazione degli antichi culti dopo la riforma di Akhenaton.

La statua di Karnak prima e dopo il restauro del CFEETK (Foto ©CFEETK/E. Saubestre). Essa è scolpita in arenaria rossastra e sorge all’altezza del sesto pilone, nella Sala degli Annali di Tuthmosis III e nei pressi dei due pilastri araldici di granito che un tempo sostenevano il tetto. Accanto ad essa sorge un’altra statua della dea Amaunet, commissionata da Tutankhamon, il cui nome fu poi scalpellato e sostituito da quello del suo successore Horemheb.

Si vedano a questo proposito la testa di Tutankhamon come Amon oggi custodita al MET di New York e le due statue del giovane sovrano come Amon: una di esse si trova ancora oggi al tempio di Karnak ed è stata restaurata nel 2021 dal Centre Franco – Egiptien d’Etude des Temples de Karnak (CFEETK), l’altra, scoperta nella cachette del tempio di Karnak nel 1904, è esposta al museo di Luxor.

La testa del MET di New York, in granodiorite
La statua in calcare del Museo di Luxor

FONTI del testo e delle immagini:

https://www.ilmattino.it/…/tukankhamon_asta_statua…

https://news.sky.com/…/tutankhamun-sculpture-sold-for-4…

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/544691

https://www.ancient-egypt.co.uk/…/tutankhamun%20as…

https://www.thenotsoinnocentsabroad.com/blog/tag/seti+i

http://www.cfeetk.cnrs.fr/…/restauration-statue-amon…/ee

Kemet Djedu, Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

UN DIO, UN RE

GRUPPO STATUARIO DI TUTANKHAMON E AMON

Di Grazia Musso

Calcare, altezza 211 cm
Museo Egizio di Torino – Collezione Drovetti C. 768

Il gruppo statuario rappresenta il dio tebano Amon, seduto in trono, e il faraone Tutankhamon stante al suo fianco.

Il sovrano è raffigurato secondo una delle iconografia più ricorrenti nell’arte egizia: a torso nudo, con gonnellino plissetato ornato di cartiglio , la barba posticcia e il copricapo nemes impreziosito da un ureo sulla fronte.

Le sue dimensioni sono ridotte rispetto alla vicina vicina statua del dio, cosicché i volti della figura risultano alla stessa altezza, sebbene una sia seduta e l’altra in piedi.

Questa mancanza di proporzione tra Amon e Tutankhamon serve a dimostrare la maggiore importanza divina ed è un evidente segno di rispetto da parte del faraone che, dopo la venerazione del disco solare, ritornò al culto del dio tebano.

Il volto del dio, dall’espressione sorridente e serena, è impreziosito dalla barba posticcia ed è sormontato dal suo copricapo consueto. Si tratta di una bassa corona leggermente svasata verso l’alto sulla quale svetta o due alte piume accostate, di cui sono messe in evidenza le singole parti..

Il ritrovato legame di fede tra la dinastia monarchia e il dio Amon è sottolineato anche dal gesto affettuoso con cui il sovrano abbraccia la divinità.

Con questa composizione Tutankhamon ha voluto quindi sancire la rottura con la riforma religiosa di Amenofi IV – Akhenaton, rientrando il più possibile entro i canoni religiosi e artistici tradizionali.

Il sovrano Indossa un elaborato gonnellino plissettato, con risvolto frontale, che fa risaltare la forma del corpo. Proprio questa parte della composizione risente maggiormente degli influssi della precedente esperienza artistica amarniana, quando le figure erano caratterizzate da fianchi larghi, ventre cadente e cintura abbassata, aspetti che qui però risultano meno accentuati.

Il gruppo scultoreo fu poi usurpato , come spesso accadeva , da un altro faraone: Horemheb, che sostituì i cartigli del suo predecessore con i propri.

Il gruppo scultoreo è ornato, secondo la tradizione, di iscrizioni che riportano la titolatura e i nomi del faraone. Tra le teste delle due figure, ai lati delle gambe del dio e sulla cintura del faraone sono scritti i due nomi principali dell’usurpatore Horemheb, preceduti dalla definizione ” re dell’Alto e del Basso Egitto” e ” figlio di Ra”.

Fonte: I grandi musei – il Museo Egizio di Torino – Electra

ANALISI FILOLOGICA

Di Livio Secco

Questo gruppo statuario, uno dei più conosciuti del Museo Egizio di Torino, era già stato oggetto di un mio interessamento qualche mese fa. Ripropongo il lavoro perché sono convinto che vedere una statua egizia è bellissimo, ma leggerla è ancora meglio.

(ri)Provateci.

Amarna, Mai cosa simile fu fatta, Statue

TESTA DI NEFERTITI

Di Grazia Musso

Calcare, altezza 30 cm
Da Amarna – Berlino, Agyptisches Museum N. 21 220

Qui, la regina, è raffigurata nel fiore degli anni.

Il suo viso trasmette dolcezza e nobiltà.

Lo scultore di corte Djehutymose ha infuso in questa testa la giovinezza, la morbidezza dei tratti, anche se si tratta di un lavoro incompiuto.

Fonte

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Amarna, Mai cosa simile fu fatta, Statue

TESTA DI AKHENATON

Di Grazia Musso

Calcare, altezza cm 24,5
Tell el-Amarna
Museo Egizio del Cairo – JE 67921 a

Questa bella testa di Akhenaton, ritrovata ad Amarna durante i lavori per la costruzione di una strada in vista della visita di re Farud, appartiene allo stile più classico dell’arte amarniana, lontano da quell’espressionismo che caratterizza gran parte gran parte della produzione tebana nei primi anni del suo regno.

Il volto è sereno, ma fermo, attraversato da una evidente tensione spirituale.

La predilezione del sovrano per la corona azzurra, ideale completamento del suo profilo, si conferma anche in questa opera.

La testa, che fu donata al re Fuad, fini’ poi al Museo del Cairo poco prima della morte di questi.

La composta eleganza e fierezza dello sguardo tradiscono la ferma volontà del sovrano.

Fonte

  • I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star.
  • Foto B/N: Hans Ollermann