Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI ISET

Di Grazia Musso

Statua di Iset, madre di Thutmosi III
Granito nero, lamina d’oro. Altezza cm 98,5
Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette
Scavi di George Legrain, 1904
JE 37417 = CG 42072

La regina Iset, madre de faraone Thutmosi III, è seduta su un seggio che forma un unico blocco con la base.

Il volto, di forma ovale, mostra occhi ravvicinati e ampie sopracciglia, il naso è leggermente arcuato, la bocca piccola.

Sulla pesante parrucca tripartita , con trecce rese da sottili incisioni, poggia un diadema cilindrico, ricoperto da una lamina d’oro.

Sulla fronte due urei, uno con la corona rossa del Basso Egitto, l’altro con la corona bianca dell’Alto Egitto.

Iset porta al collo la collana usekh e ai polsi due larghi bracciali.

Indossa una tunica aderente con ampie fasce che le coprono il seno.

Le braccia discendono lungo il corpo e poggiano sulle cosce, la mano sinistra stringe uno scettro a forma di loto.

I piedi sono paralleli, lievemente discosti l’uno dall’altro.

La madre di Thutmosi III non apparteneva al ramo principale della famiglia reale, essendo una delle spose secondarie di Thutmosi III, infatti nella breve formula dedicatoria incisa ai lati delle gambe, non compaiono i titoli riservati alle regine nel Nuovo Regno, quali “Grande sposa regale”, “Sposa divina”, o “Figlia del re”, vi si legge :”Il dio perfetto, signore delle due terre, Menkheperra, amato da Amon, il Signore dei Troni delle Due Terre, ha fatto questo come suo monumento per sua madre Iset”.

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – foto di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AMENOFI I

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza 65 cm
Collezione Drovetti S. 1372

La statua divina, portata a spalla dai “sacerdoti puri”, dava il suo responso spostandosi verso uno dei due ostraka o scorrendo fisicamente la lista.

La maggior parte delle sentenze oracolari testimoniate nella documentazione scritta di Deir el-Medina risale alla XIX o alla XX Dinastia ed è stata rilasciata dall’oracolo di Amenhotep I.

La statua di calcare dipinto è databile, per lo stile, appunto alla XIX o alla XX Dinastia ma potrebbe essere la copia di una statua più antica, coeva del re Amenhotep I, risalente quindi alla XVIII Dinastia.

Molto probabilmente era portata in processione durante le cerimonie religiose e potrebbe essere stata rivenuta all’inizio del XIX secolo dagli agenti del console francese Drovetti nel piccolo tempio dedicato a questo re che fu scavato poi nel 1929, da Bernard Bruyère.

Pur trattandosi di un’opera di artigianato locale, essa rispecchia tutti i canoni della contemporanea e monumentale statuaria regale.

Il faraone è infatti seduto su un trono con le mani appoggiate sul gonnellino, secondo l’iconografia tradizionale.

Gli attributi della regalità, quali il copricapo nemes, l’ureo sulla fronte, di cui si conserva solamente la coda, è la barba posticcia sono dipinti per risaltare sul fondo bianco della figura.

Analogamente, il pallore del volto è animato dai grandi occhi neri e dalle labbra carnose sottolineate dal contorno appena inciso.

I nomi entro i cartigli e la titolatura del sovrano sono scolpiti e dipinti ai lato e sulla base del trono.

Fonte :

I grandi musei: Torino il museo Egizio – Electra

Foto: Museo Egizio di Torino

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUE DI PTAH

Di Grazia Musso

Granolite, dimensioni 207 x 62 x 76 cm
XVII Dinastia, Tebe, Karnak
Drovetti Cat. 86

Il viso delle statue divine è modellato su quello delle statue del sovrano regnante.

Qui si riconosce il ritratto di Amenhotep III: il viso rotondo è giovanile con guance piene, labbra carnose.

Particolarmente caratteristici sono i grandi occhi a mandorla molto accentuati dal trucco, e il contorno delle labbra delineato a rilievo.

Fonte

https://collezioni.museoegizio.it


Calcare, altezza 102 cm
Collezione Drovetti C. 87

Ptah era, secondo una delle diverse teorie relative alla creazione, il demiurgo che aveva dato vita all’universo usando semplicemente il pensiero e la parola.

Il suo culto, che aveva come centro principale la città di Menfi si era diffuso in tutto L’Egitto dove il dio era considerato il patrono delle arti e degli artigiani.

È qui raffigurato secondo l’iconografia tradizionale, con il capo cinto da una stretta calotta e il corpo avvolto da un abito aderente dal quale fuoriescono le mani all’altezza del ventre.

La testa è di epoca ottocentesca, frutto di un periodo nel quale il restauro e la conservazione dei reperti antichi erano abbastanza opinabili

Il dio è raffigurato seduto su un trono, ma altre sculture analoghe lo mostrano in piedi, nell’atto di impugnare alcune insegne divine: lo scettro uas e il pilastro djed.

Il primo è il noto simbolo di potere, spesso associato anche al faraone, mentre il secondo è l’emblema della stabilità.

Le due insegne, che nella realtà avevano la forma di rigide aste modellate, qui seguono in modo innaturale il profilo del corpo seduto..

Sulla parte anteriore del trono, ai lati delle gambe di Ptah, furono incisi i cartiglio contenenti i due nomi di Amenofi III, il faraone che commissionò la realizzazione di questa scultura.

Sulla parete anteriore del basamento a sostegno della statua si trova una decorazione che riproduce due uccelli con braccia umane posti sopra un segno geroglifico.

I due uccelli detti rekhyt simboleggiano la totalità del popolo egizio, qui metaforicamente in atto di adorare l’emblema della vita affiancato da due stelle.

La testa costituisce però una riproduzione ottocentesca, secondo la consuetudine dell’epoca di completare opere d’arte frammentarie con integrazioni artistiche.

Fonte

I Grandi Musei: Torino Museo egizio – Electa

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STATUA DI ANEN

Di Grazia Musso

Granodiorite, Altezza 146 cm
XVIII Dinastia – Regno di Amenhotep II (c. 1377 a.C.)

Questa scultura in pietra dura nera (granodiorite), dal viso pur rovinato, di dimensioni leggermente inferiori, com’è consuetudine per le statue di privati metri I formati maggiori sono riservati a sovrani e dei, ci mostra un dignitario, Anen secondo sacerdote di Amon, vestito con parrucca, lunga gonna e la pelle di leopardo che contraddistingue certi sacerdoti.

Le macchie della pelle del leopardo sono rese come stelle, una trasfigurazione che allude alla particolare specializzazione del personaggio, un sacerdote astronomo, come dice l’iscrizione : ” uno che conosce la processione del cielo”, cioè i percorsi degli astri.

Oltre a sacerdote di Amon, Anen era sacerdote Sem nell’Eliopoli del Sud.

L’iscrizione sulla statua evoca esplicitamente gesti propri del ruolo sacerdotale, in particolare la deposizione delle offerte agli dei e la recitazione di preghiere : Anen è ” uno che mette le cose a posto”, cioè le offerte nel luogo designato, e ” propizia gli dei con la voce”.

Queste affermazioni sono conformi all’ideologia meritocratica dell’epoca : il personaggio deve il suo successo alle sue capacità

Le iscrizioni sul retro della statua – Foto Anna Ferrari

Anen è cognato del faraone Amenhotep III, il quale aveva sposato Teye, figlia di una importante famiglia di Akhmim nell’Egitto Meridionale, nomi di questo sovrano sono iscritti sull’ornamento che Anen porta alla cintura, a sottolineare questo stretto legame.

Da un punto di vista storico-artistico, é caratteristica dell’epoca la particolare parrucca a riccioli, mentre la resa degli occhi grandi e oblunghi con contorno, linee del trucco e sopracciglia a rilievo e leggermente inclinati verso il basso è tipica proprio del regno di Amenhotep III.

A livello stilistico la statua di Anen costituisce, con i suoi volumi morbidi e l’attenta cura per i dettagli un eccellente esempio della raffinata produzione scultore a della XVIII Dinastia, che raggiunse proprio in quel periodo uno dei momenti di maggiore perfezione artistica.

Fonti

Museo Egizio di Torino – Printer Trento Srl – Trento – Franco Cosimo Panini

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LA STATUARIA DELLA XVIII DINASTIA

Di Grazia Musso

Il Nuovo Regno ha fornito un enorme contributo alla storia dell’arte egizia.

Gli artisti toccarono il loro apice qualitativo con le statue di genere ritrattistico, nelle quali conferivano fisionomia realistiche sia ai sovrani, sia ai privati, raggiunsero una perfezione unica per quanto riguarda i rilievi dei Templi, le pitture tombali e le iscrizioni.

L’immagine del re non rappresentava un determinato sovrano, bensì l’istituzione faraonica stessa che guidava L’Egitto.

All’inizio del Nuovo Regno nulla della carica magico-religioso e simbolica viene meno, ma vengono esplorate nuove soluzioni per il senso estetico che si stava sviluppando nella nuova società.

In alcune statue appaiono degli spazi, per esempio, fra parrucca e collo, la figura si alleggerisce, e sparisce lo schienale dei troni lasciando libero il tronco.

Non viene dimenticato il passato, il Medio Regno, a cui guarderanno gli artisti, lo si può vedere nelle monumentali statue di Tutmosis I, o nelle grandi statue di Hatshepsut che mantengono le stesse funzioni celebrativo e architettoniche che ebbero i loro analoghi del Medio Regno.

Si ritrovano le statue a cubo che vengono arricchite di nuovi elementi, come si può vedere nella statua di Senenmut che protegge la principessa Neferura, ed è la prima volta in cui compare la figura dell’artista.

L’individualismo espresso nell’ambito sia dell’arte regale, sia di quella privata crebbe nell’epoca successiva.

Amenofi I compare nelle statue e nei rilievi che lo raffigurano come un giovane sovrano, Thutmosi IV, che morì giovane appare nei suoi ritratti con sembianze adolescenziali.

Fu però sotto Amenofi III che la tendenza idealizzante dell’arte, tipica dell’inizio della XVIII Dinastia, perse definitivamente il proprio valore.

Il faraone veniva raffigurato con i tratti del volto piuttosto morbidi e corporatura massiccia, le caratteristiche personali del sovrano vennero trasposte nei ritratti statuari, tale tendenza artistica poneva l’avvento sui tratti individuali ed era indice dell’atteggiamento più aperto e liberale.

Con Amenofi III e l’apertura verso il mondo esterno caratterizzò anche l’arte con nuove conoscenze e prospettive

Con Tutmosis IV fioriscono nuove forme e la ricerca del bello troverà il suo apice durante il regno di Amenhotep IIIl

Fonti

  • Tesori egizi nella collezione del museo del Cairo – Edizioni White Star – Dietrich Wildung
  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Foto tratte dai testi citati

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

STATUA DEL MAGGIORDOMO SAKAHERKA

Di Grazia Musso

Quarzite
Altezza 62 cm
Karnak, Tempio di Amon-Ra
Fine della XII – inizio Dell XIII Dinastia
Museo Egizio del Cairo

Questa statua raffigura Sakaherka, un maggiordomo vissuto verso la fine della XII Dinastia, fu depositata a scopo votivo nel grande tempio di Karnak.

Il proprietario è seduto su un trono massiccio, con le mani appoggiate sulle gambe e lo sguardo fisso davanti a sé.

I volumi della scultura, dai toni caldi emanati dalla Quarzite gialla, sono sobri ed armoniosi.

Il copricapo, modellato secondo la consuetudine dell’epoca presenta una superficie arrotondata che si armonizza con il volto, dove sono sottolineati i lineamenti di Sakaherka.

Il corpo è avvolto in una gonna fissata sull’addome, sulla quale è stata tracciata una colonna di geroglifici recante il nome del maggiordomo.

Fonte

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo Egizio del Cairo – National Geographic. – Edizioni White Star

Nuovo Regno, Statue, XVIII Dinastia

LA STATUETTA DI KHA

Di Patrizia Burlini

Nr. inv.: S. 8335 (statuetta) – 8336 (ghirlanda)
Materiale: Legno (statuetta) – vegetali (ghirlanda)
Dimensioni: 48 x 12 x 27,5 cm
Datazione: 1425–1353 a.C.
Periodo: Nuovo Regno
Dinastia: XVIII dinastia
Regno: Amenhotep II / Tutmosi IV / Amenhotep III
Provenienza: Deir el-Medina / tomba di Kha (TT8)
Acquisizione: Ernesto Schiaparelli
Collocazione: Sala 07 Vetrina 05 – Museo Egizio Torino

Tra le scoperte più importanti di sempre a Deir El Medina va annoverata la tomba intatta di Kha e Merit, gioiello del Museo Egizio di Torino. Tra i tanti meravigliosi oggetti trovati, uno dei miei preferiti è la statuetta di Kha, con ghirlande di fiori freschi.

Per l’iscrizione, si veda: https://laciviltaegizia.org/2023/01/03/la-statuetta-di-kha-liscrizione/

Qui sotto la didascalia del Museo:

“Statuetta di Kha”

Osservando la disposizione del corredo nella tomba si nota una peculiare composizione di oggetti che ha probabilmente il fine di restituire l’immagine di Kha seduto sul suo seggio mentre riceve le offerte. Proprio davanti al suo sarcofago esterno, in una posizione di rilievo al centro della camera funeraria, era infatti collocata una splendida sedia con spalliera, decorata con immagini floreali e con iscrizioni volte ad assicurare all’anima del defunto “ogni cosa buona e pura”. Sopra un telo decorato, adagiato sulla sedia, erano posizionati vari oggetti: al centro si trova una statuetta in legno del defunto, ornata da due ghirlande miniaturistiche poste intorno alle sue spalle e ai suoi piedi; un ushebty era appoggiato alla spalliera, mentre un sarcofago in miniatura, del tutto simile ai sarcofagi esterni quadrangolari di Kha e Merit, conteneva un altro ushebty e i modelli di alcuni strumenti di lavoro per ushebty (una zappa e un bilanciere).

Mia foto 2022

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

STATUA-CUBO DI SESOSTRI – SENEBEFNI

Di Grazia Musso

Menfi (provenienza incerta). XII Dinastia, periodo di Amenemhat III
Pietra Arenaria silicificata, Altezza 68,5 cm
New York, The Brooklyn Museum – Clare’s Edwin Wilbur Fund, 39.602.

Le figure a cubo con le ginocchia raccolte contro il petto e le braccia incrociate fecero la loro comparsa durante il Medio Regno.

Venivano poste davanti alle tombe in corrispondenza di una via sacra o all’interno dei Templi.

La postura indica, per il soggetto, il privilegio di potere assistere allo svolgimento del culto regale o divino nonché alle offerte che questi implicano.

Sesostri – Senebefni coinvolge nel privilegio anche la moglie.

Il dio venerato nella formula di offerta è Ptah-Sokar, signore della necropoli di Menfi.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Kpnemann

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LA STATUARIA REALE E PRIVATA DEL MEDIO REGNO

Di Grazia Musso

Pilastro osiriaco di Sesostri I

Le statue dei sovrani erano una componente imprescindibile di qualsiasi tempio ed erano considerate come ritratti viventi.

La funzione svolta da queste statue si può dedurre dal loro aspetto esteriore, perché solo raramente è dato sapere quale fosse la loro collocazione originaria.

Nella statuaria i sovrani sono rappresentati sia nell’atto di compiere un’azione che in quello di subirla, sia in ruoli attivi e passivi.

Quando le statue raffigurano il re nelle vesti di offerente nell’atto di procedere con un piede in avanti o di orante inginocchiato, il sovrano appare nella sua veste di massimo detentore del potere culturale, mentre agisce al cospetto degli dei.

Quando è raffigurato sotto forma di sfinge, in qualità di garante del creato, le statue sono invece espressione del potere regale e divino.

Sfinge di Amenemhat II

Quando è rappresentato come singola figura stante o assisa su un trono, assume la funzione di oggetto di culto, adorato e destinatario di offerte.

Quando, invece, i gruppi statuari rappresentano il sovrano e gli dei a stretto contatto, egli gode della protezione e del riconoscimento delle divinità che lo hanno designato.

Anche l’analisi di alcuni elementi iconografici consente di riconoscere la persona rappresentata e ne sottolinea la funzione: è il caso dell’insolita veste indossata dalla così detta figura – sacerdote di Amenemhat III o dei segni della vita che Sesostri I regge nel pilastro osiriaco di Karnak.

L’analisi stilistica del modellato dei corpi e volti è un elemento significativo per determinare la potenza espressiva dei ritratti regali.

Amenemhat II

Ogni sovrano stabiliva infatti precisi criteri formali, anche veniva lasciato spazio alle differenze funzionali e stilistiche.

Si possono rilevare notevoli differenze della ritrattista reale durante la XI e la XII Dinastia :

Mentuhotep II mostra tratti massicci e pesanti.

Sesostri I lineamenti regolari

Amenemhat II una tesa intensità

Sesostri III concentrazione e forza di volontà

Amenemhat III una severità energica.

Mentre la statuaria reale è divina e parte integrante della magica protezione assicurata dal culto, le statue di committenza privata avevano tutt’altro valore.

Statua del Ka di Auibra Hor

Già nell’ Antico Regno le statue di privati, che non erano né regali né divine, potevano essere collocate lungo le vie culturali e processionali.

Più tardi, durante il Medio Regno, tali figure furono collocate anche all’interno dei Templi.

Rappresentavano persone che non partecipavano attivamente al culto, ma che acquisivano così, il privilegio di essere presenti allo svolgimento del culto è di poterlo, per così dire “contemplare”.

In questo modo venivano rese partecipi del sistema di sostentamento del tempio.

Anche le iscrizioni su queste sculture fanno riferimento alla loro partecipazione ai riti, dal momento che nella maggior parte dei casi comprendono proprio una formula di preghiera che invoca la possibilità di partecipare alle offerte destinate agli dei.

Molte di queste statue hanno posizione accovacciata, con le gambe incrociate o le ginocchia raccolte contro il petto, una postura che indica passività.

Statua di Sobekemsaf, governatore tebano

Per assicurare in eterno, non solo durante la vita terrena ma anche nell’aldilà, il perdurare della partecipazione al culto è la garanzia di vita che ne consegue, viene introdotto un nuovo elemento iconografico : un mantello aderente che avvolge il corpo della persona che, con le braccia incrociate e le mani in parte nascoste, richiama la figura di Osiride.

Alla fine del Medio Regno compaiono figure stanti, esse hanno le braccia distese lungo il corpo e le mani posate di piatto sui lati.

Le persone così raffigurate sono sacerdoti o funzionari di alto rango che anche nella vita partecipavano direttamente al culto..

Nel corso del Medio Regno, in due fasi successive, il tempio egizio si era aperto ai privati : in un primo momento era loro consentito l’accesso al tempio in qualità di “osservatori”, successivamente poterono partecipare al culto in prima persona, come oranti.

Fonte

Egitto terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA STATUA DI SOBEKEMSAF

Di Grazia Musso

Armant (provenienza incerta)
XIII Dinastia
Granidiorite, Altezza 150 cm
Vienna, Kunst-historisches Museum
AS 5051/5801
Base con piedi Dublino, National Museum of Ireland, 1889.503.

Si pensa che la figura stante avanzate del governatore tebano Sobekemsaf fosse originariamente collocata nel tempio di Montu ad Armant, dato che la formula di offerta si rivolge a ” Montu di Tebe abitante ad Armant”.

La pinguedine dell’uomo, la grandezza insolita per la statutaria privata del Medio Regno e l’abito in rilievo che arriva sotto il petto sottolineando il peso sociale di questo alto funzionario.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konrmann

LE ISCRIZIONI

A cura di Nico Pollone

La statua proviene dalla collezione Miramar. Secondo il suo numero, la testa faceva parte della collezione acquisita nel 1855, che fu in gran parte donata dal viceré. Il corpo fu acquistato per il museo nel 1865 da Reinisch. Non dovremmo però stupirci troppo di questa sorprendente coincidenza, perché si è scoperto che le due collezioni di Miramar non sono state sempre tenute rigorosamente separate.

Oggi la statua è composta da due numeri di inventario: 5801 (corpo) e 5051 (testa). Il piedistallo è un calco dell’originale di proprietà del Museo Nazionale di Dublino.

Il testo è così distribuito.

Sul davanti del lungo grembiule sono incisi il nome e il titolo dell’uomo e il nome della madre che così recita: “(The speaker) L’oratore/araldo Sebek-em-sauf vero/giusto di voce , nato da Dat-nofret vera/giusta di voce”, mentre l’iscrizione sul pilastro posteriore riporta il nome e il titolo del padre seguito da una formula d’offerta.

Sulla base altra formula d’offerta con titoli e nome.

Per note bibliografiche consultare il sito del museo qui: https://www.khm.at/objektdb/detail/555778/