Iconografia

IL DISCO SOLARE ALATO

(py wer: “il grande volatore”)

Di Francesco Alba

Immagini del disco solare con ali di falco, identificato esclusivamente con Horus di Behdet (Edfu, nel Delta orientale), si trovano quasi ovunque in Egitto. Esso richiamava la volta celeste che il sole attraversa nel suo quotidiano tragitto apparente.

Un antesignano di questa raffigurazione simbolica si riscontra su di un pettine in avorio databile al regno di Djet, sovrano della Prima Dinastia (2980 a.C. circa), sul quale l’ignoto artigiano aveva inciso l’immagine della barca solare, dotata di una coppia di ali, mentre solca il cielo.

Ma il più antico e chiaro esempio proviene dalla tomba di Giza della regina Hetepheres (2600 a.C. circa), moglie di Snefru e madre di Khufu/Cheope, e si trova al disopra del nome di Snefru, all’estremità di una cassa che conteneva una tenda. Un altro esempio relativo all’Antico Regno è visibile su di un blocco con caratteri geroglifici proveniente dal tempio funerario di Sahura (Quinta Dinastia, 2487 – 2475 a.C.): anche qui il disco alato, propriamente identificato come “Horus di Behdet”, sovrasta nomi e titoli del sovrano.

Horus di Behdet, tempio di Edfu

Alan Gardiner sosteneva che il disco rappresentasse la “persona reale” del sovrano in sincretismo con la divinità solare, vale a dire l’unione di Horus con Ra, che protegge e sostiene il sovrano in carica.

In altre parole, l’associazione di Horus col faraone attribuiva al disco alato il doppio simbolismo di regalità e di protezione. A causa di queste associazioni con la figura del monarca e in aggiunta alle connessioni fra Horus di Behdet e Wadjyt di Buto, la dea-cobra del basso Egitto, già nel corso dell’Antico Regno (2686 – 2181 a.C.) gli urei (i cobra sacri) furono accostati ai due lati del disco nelle sue raffigurazioni.

Horus il Behdetita in caratteri geroglifici

A partire dal Nuovo Regno (1550 – 1069 a. C.) esso divenne un simbolo di protezione che può essere ancora osservato sui soffitti dei templi e sopra i piloni ed altri portali cerimoniali.

L’esempio ricco di colori qui mostrato, proviene dal tempio di Ramses III a Medinet Habu. Esso decora il lato inferiore di un massiccio architrave in calcare che sovrasta l’ingresso ad un porticato rialzato tra la Seconda Corte e la Sala Ipostila del tempio (fotografia: Jeffrey Ross Burzacott).

Riferimenti

  • L. Jackson. The Divine Falcon. Nile Magazine (13). April-May 2018
  • I. Shaw, P. Nicholson The British Museum Dictionary of Ancient Egypt.The American University in Cairo Press – 1995

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