Statue

IL KOUROS DI PALAIKASTRO

Di Giuseppe Esposito

Una recente scoperta (1987-1990), ha aperto nuove prospettive ai rapporti tra la Creta del TM IB[1] e l’Egitto del Nuovo Regno: il c.d. Kouros[2] di Palaikastro[3].

Fig. 1 L’abitato di Palaikastro

Si tratta di una statua maschile alta circa 50 cm. (la più grande[4] scultura minoica mai rinvenuta). All’atto del ritrovamento, in strati di detriti derivanti da un incendio risalente al TM IB, la statua risultava spezzata, fin dall’antichità, in più parti[5] verosimilmente da ladri per asportarne le parti in oro o comunque preziose. Benché danneggiata dall’incendio e dall’opera dei vandali, l’opera è quasi completa giacché è mancante solo di una fascia all’altezza della vita e del volto; la fattura è decisamente di eccellente livello là ove si consideri, ad esempio, la presenza dei rilievi delle vene su entrambe le mani ed i piedi. Alta, come sopra detto, circa 50 cm. presenta nella parte inferiore due prolungamenti che dovevano servire ad incastrarla su una base (persa) forse in legno.

Fig. 2 Il Kouros di Palaikastro

Fig. 3 Kouros di Palaikastro (particolare del piede su cui è possibile notare il rilevamento dei vasi sanguigni)

La figura è stata ricavata da quattro distinti pezzi di avorio d’ippopotamo usando i canini inferiori per il torso e i due larghi incisivi inferiori per le gambe; si tratta di una straordinaria scultura composita, con anima in legno, parti, come sopra visto, d’avorio d’ippopotamo, placcata in oro, con capelli in serpentina, occhi in cristallo di rocca, mentre sandali e perizoma (perduti) dovevano essere in oro.

Aldilà della preziosità artistica del reperto, tuttavia, quel che qui ci interessa è individuare eventuali rimandi all’Egitto: intanto un primo punto di contatto è certamente dato dalle zanne d’avorio d’ippopotamo usate per rivestire l’anima in legno, ma l’attenzione degli studiosi si è appuntata principalmente sulle proporzioni tra le varie parti.

Come noto, infatti, gli egizi lavoravano su griglie che costituivano, di fatto, il canone cui appoggiarsi per le giuste proporzioni statuarie e pittoriche: dalla V alla XXVI dinastia (salvo il periodo dell’eresia amarniana[6]), sappiamo che la griglia compositiva orizzontale era basata su 18 parti uguali[7], e che tale larghezza tra le linee della griglia non poteva, per ovvi motivi, derivare da misure metriche, bensì dalle misure standardizzate di alcune parti anatomiche[8]: le dita principali, le mani e le braccia da cui derivano, conseguentemente, il pollice, i palmi (= 4 dita), il cubito (= 6 palmi) ed il cubito reale (= 7 palmi). Studi in tal senso hanno consentito di indicare che la distanza tra le righe orizzontali della griglia egizia era pari (fatte le debite proporzioni a seconda delle dimensioni del dipinto) a 1 palmo + 1 pollice[9].

Fig. 4 Esempi di griglie compositive di dipinti egizi

Per quanto riguarda il Kouros di Palaikastro, ferma restando una valutazione di estetica sulla parte mancante a livello della vita (valutata in circa 9 mm sul totale di circa 50 cm. della statua), sono state sperimentalmente provate più griglie[10] giungendo ad appuntare l’attenzione sulla perfezione con cui sono state rese dall’antico artista le mani del personaggio ed individuare una griglia basata sulla distanza tra le nocche quasi identica a quella egizia.

In base a tale ipotesi, il Kouros di Palaikastro si basa su una griglia di 21 linee[11] tra la pianta dei piedi e l’attaccatura dei capelli[12]:

Fig. 5 Griglia compositiva da 21 righe sovrapposta al Kouros di Palaikastro

Si è cercato empiricamente di stabilire la posizione dell’ombelico (orientativamente all’altezza della linea orizzontale 13) e tale ipotesi, oltre che la riprova della correttezza della griglia prescelta, è stata suffragata dalla sovrapposizione della griglia da 21 linee all’affresco del pescatore di Thera.

Si è così appurato che le tre righe aggiuntive (da 18 a 21 totali), che danno alla statua minoica uno sviluppo verticale maggiore ed una maggiore eleganza, sono comprese nella fascia tra i capezzoli e la parte superiore delle ginocchia[13].

Fig. 6 Griglia compositiva da 21 righe sovrapposta al pescatore di Thera

Nonostante la differenza nel numero di righe della griglia compositiva, tuttavia, considerando peraltro che si tratta di un’opera tridimensionale in cui la griglia stessa non è visibile durante l’intera lavorazione (come avviene invece nel disegno bidimensionale), è possibile dedurre che i rapporti proporzionali sono gli stessi del canone egizio[14] e chi creò l’opera nel TM IB doveva essere bene a conoscenza dei metodi d’oltremare[15]; tale transfer culturale, specie là ove si consideri anche l’uso dell’avorio d’ippopotamo quasi certamente di importazione egizia, deve essere avvenuto non episodicamente, ma fu verosimilmente il risultato di un lavoro di bottega o di un addestramento tecnico artistico di scuola egizia.

Altre prove del transfer culturale cui si è sopra accennato, derivano da frammenti di dipinti dei palazzi “F” e “G” di Tell el-Dab’a, di ispirazione tipicamente minoica, nonché dall’analisi dei dipinti parietali delle Tombe dei Nobili di Luxor… ma questa è tutta un’altra storia!

Fig. 7 Ipotesi ricostruttiva del Kouros di Palaikastro


[1]     TM IB (Tardo Minoico), suddivisione del più vasto periodo Neo-Palaziale (1700-1425 a.C.), dal 1480 al 1425 a.C.

[2]     Kouros = ragazzo (pl. kouroi); tale termine in epoca recente ha sostituito quello di “apollino”, che veniva utilizzato con specifico riferimento a statue di culto, per indicare statue che non avevano, di fatto, valenza religiosa. 

[3]     Località orientale dell’Isola di Creta. Le prime tracce di un piccolo insediamento risalgono al 2900 a.C. Successivamente, intorno al 1900 a.C., l’insediamento divenne un centro abitato di considerevoli dimensioni, urbanisticamente ben strutturato (fig. 4.49), che intratteneva contatti anche con Paesi stranieri  tra cui l’Egitto e l’Asia Minore (J.A. Mac Gillivray e L.H. Sackett, 2010). Intorno al 1760 a.C. l’abitato venne distrutto da un terremoto (Mac Gillivray e Sackett, 2010) cui seguì la ricostruzione. Intorno al 1570 (Knappett e Cunningham, 2003) il territorio fu nuovamente colpito, e seriamente danneggiato, da un altro terremoto prima che, a  causa dell’eruzione di Thera/Santorini, l’intera regione fosse ricoperta da uno strato di cenere e la città fosse inondata da uno o più tsunami, di almeno 9 m., che ridusse gli edifici alle esclusive fondamenta (Bruins, 2008). Si hanno successivamente ancora evidenze di ulteriori distruzioni dovute ad incendi, forse di natura bellica (TM IB); proprio dagli strati di questa distruzione proviene il kouros che dal centro prende il nome. 

[4]     Weingarten, “Measure for measure: what the Palaikastro Kouros can tell us about Minoan Society, in Aegaeum n. 12, pp. 249-264”, 1995, Liegi.

[5]     Testa, torso, mani e piedi vennero rinvenuti in una strada prospiciente l’edificio B5, mentre le gambe si trovarono, tempo dopo, nella stanza 2 del medesimo edificio B5.

[6]     Durante il periodo dell’eresia Amarniana la griglia si basava su 20 unità (Robins 1985 e Robins e Fowler 1994).

[7]     Verso la fine del Medio regno e gli inizi della XVIII dinastia, le linee orizzontali della griglia intersecavano la figura maschile (Weingarten, 1995, citato) in:

  • linea 18: attaccatura dei capelli;
  • linea 17: base del naso;
  • linea 16: giunzione tra il collo e le spalle;
  • linea 14: capezzoli;
  • linea 11: ombelico;
  • linea 9: anca;     
  • linea 6: parte superiore del ginocchio;
  • linea 0: suolo.

Le linee verticali della griglia intersecavano le orizzontali, equidistanti tra loro, partendo da una linea base nella parte anteriore dell’orecchio.

[8]     Weingarten 1995, citato.

[9]     Iversen “Canon and Proportion in Egyptian Art”, 1995, Londra.

[10]   Weingarten 1995, citato.

[11]   Weingarten 1995, citato.

[12]   Punti di intersecazione della griglia da 21 linee orizzontali applicata al Kouros (Weingarten, 1995, citato):

  • linea 21: attaccatura dei capelli;
  • linea 18: parte superiore delle spalle;
  • linea 17: capezzoli ed ascelle (i capezzoli sono innaturalmente più in alto);
  • linea 11: due piccoli fori all’altezza delle anche (forse l’attaccatura di genitali applicati);
  • linea 10: attaccatura delle gambe;
  • linea 6: parte superiore del ginocchio;
  • linea 0: suolo.

[13]   Una all’altezza delle cosce (variando così il canone egizio di quest’area da tre a quattro righe); una tra i capezzoli e l’ombelico (da tre a quattro righe) e l’ultima tra l’ombelico e l’attaccatura delle gambe (da due a tre righe).

[14]   Weingarten 1995, citato.

[15]   Weingarten 1995, citato.

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