E' un male contro cui lotterò

ALLA LARGA DA INSETTI E SCORPIONI!

Di Andrea Petta e Franca Napoli

Allora come oggi, gli insetti erano visti come un disturbo – anche se spesso intollerabile – piuttosto che un pericolo per la salute. I papiri medici sono infatti ricchi di suggerimenti su come allontanarli senza sottolineare particolari pericoli.

Sappiamo quindi che il grasso d’oca era efficace per allontanare le mosche (particolarmente temute le mosche originate dalla putrefazione delle carni, gli insetti ᶜpšȜyt), mentre le uova di pesce evitavano il proliferare delle pulci. Ma la misura principale era la prevenzione: il Papiro Ebers suggerisce infatti di pulire le pareti di casa frequentemente con acqua e natron oppure con una sostanza chiamata bebit (bb-t), che sfortunatamente non sappiamo cosa fosse esattamente, mescolata a polvere di carbone.

Si raccomandava inoltre di fumigare la casa con il kyphy (kapet in egizio), una miscela di diversi ingredienti, tra cui la mirra, il ginepro e la trementina, bolliti e trasformati in palline da bruciare sul fuoco per allontanare gli insetti e profumare le stanze.

Tuttora si possono trovare in commercio le palline di kyphy, dalle formulazioni più disparate

LA LEGGENDA DI MENES

C’è però una notevolissima – e contestatissima – eccezione a questa mancanza di attenzione per i danni provocati dagli insetti: la morte proprio del primo, leggendario Faraone Menes a causa, secondo Waddell, dello shock anafilattico a seguito della puntura di una vespa.

Il Faraone Narmer/Menes, la cui morte è tuttora fonte di accese discussioni (Manetone la attribuì ad un ippopotamo)

Waddell, che scrisse le sue considerazioni nel 1930 ed è considerato inattendibile dai moderni egittologi, pescò questa idea bislacca da due iscrizioni su tavolette di ebano rinvenute presso le presunte tombe di Menes/Narmer, e dove identificò in un simbolo con una freccia il pungiglione di una vespa.

Il simbolo interpretato da Waddell come il pungiglione di una vespa

Non sappiamo quanto sia attendibile storicamente l’informazione (molto poco, probabilmente); gli studiosi hanno però cercato di identificare l’insetto ed il principale “sospettato” è la vespa del fico (Blastophaga psenes). Nel caso, sarebbe comunque il primo caso riportato di morte per puntura di un insetto.

I TERRIBILI SCORPIONI

I testi egizi ci rivelano che era noto come una sostanza tossica (metut) fosse iniettata dal pungiglione degli scorpioni, causando dolore, difficoltà di respirazione e tachicardia. Il trattamento era spesso legato agli incantesimi, anche se si fa riferimento all’uso del coltello alla ferita.

La Stele di Metternich, ora al Met Museum di new York, è una cosiddetta “Stele di Horus sui coccodrilli” (vedi anche l’articolo di Luisa Bovitutti https://laciviltaegizia.org/…/le-stele-di-horus-sui…/) appartenente al regno di Nectanebo II (Età Tarda)

Il caso più famoso di incantesimo contro la puntura di uno scorpione ci è pervenuta sulla cosiddetta stele di Metternich, una sorta di libro magico inciso su pietra che rivedremo anche per i morsi di serpente. In questa stele si invoca Ra per salvare una gatta:

“O Ra, vieni da tua figlia (Bastet), punta da uno scorpione su una strada solitaria: le sue grida di dolore arrivano al cielo; ascoltala sul tuo cammino” (la stessa formula è iscritta sulla statua di Djedhor del Periodo Tolemaico al Museo Egizio del Cairo, JE 46341)

La statua-cubo di Djedhor, medico dell’Età Tolemaica, al Museo Egizio del Cairo

ma, soprattutto, Iside per proteggere i bambini – nella stessa stele viene narrato il salvataggio di Horus dalla puntura di uno scorpione – indicando alcuni “ingredienti” da usare:

“Oh, possa il bambino vivere e il veleno morire! Poiché Horus è guarito a motivo di sua madre, allora ugualmente anche ogni malato guarirà. È il pane di spelta che scaccerà il veleno, così che esso si ritiri. È lo hemen, la parte pungente dell’aglio, che scaccerà la febbre dal corpo” (traduzione Alberto Elli).

La parte pungente dell’aglio, la cosiddetta “anima”, indicata come rimedio per le punture di scorpione

Ma non solo magia ed ingredienti: Iside afferra Horus e si agita “come i pesci sulla griglia”, forse una stimolazione per evitare il coma indotto dal veleno.

Il Papiro Brooklyn menziona che tratterà delle punture di scorpioni, ma sfortunatamente non ne fa cenno – o quella parte è andata persa.

Abbiamo infine visto come la Dea Serqet fosse deputata a proteggere dalle punture di scorpione: il suo determinativo (come il simbolo solitamente raffigurato sulla testa della Dea) non ha infatti il pungiglione: ciò indicherebbe la natura benevola della Dea (che toglie pericolosità all’animale) e il suo nome si potrebbe quindi tradurre come “Colei che impedisce al respiro di accelerare”.

Serqet ed il suo simbolo senza pungiglione (Foto: Merja Attia)

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