Egyptoteca

AKHNATEN

Di Giuseppe Esposito

Ormai vi sarete abituati ai miei articoli che non sempre seguono la linea “classica”, ma spaziano in ambiti talvolta, almeno apparentemente, lontani dall’argomento principe di questo sito. È successo con “Acqua alle corde”, con le “Corna divine” o con “Mose l’egiziano”, ebbene, anche stavolta non vengo meno all’usanza e così, improvvisamente, vi proietto in un mondo fatto di musica e… antiche parole. Auguri di Buon Anno!

Tut wu-a yeri enti
Wa-a wa-u yeri wenenet
Perer en rem em yertif
Kheper netheru tep ref…

Così intonò il controtenore nel buio della sala del Württembergisches Staatstheater, Kleines Haus, di Stoccarda, e ben pochi compresero il significato di quelle parole…

Oh, creatore di tutte le cose
Oh, fattore di tutte le esistenze
Gli uomini procedono dai suoi due occhi
Gli dei scaturiscono nella loro esistenza dai limiti della sua bocca…

…al controtenore si aggiunse poi la voce del soprano…

Yeri semu se-ankh menmen
Khet en ankhu en henmemet
Yeri ankh-ti remu en yetru
Apdu genekh pet

Egli fa in modo che la verde erba permetta la vita del bestiame
e il sostegno della vita dell’uomo
Egli fa che i pesci vivano nei fiumi
e gli uccelli nel cielo

…e, dopo qualche istante, fu la volta del contralto che sostituì il soprano…

Redi nefu en enti em suhet
Se-ankh apnentu yeri ankhti khenus
Djedfet puyu mitet yeri
Yeri kherti penu em babasen

Egli dà il respiro della vita nell’uovo,
Fa vivere uccelli di varie specie
E ugualmente i rettili, che strisciano e volano,
e fa vivere i topi nelle loro tane

…il duetto si trasformò, quindi, in un terzetto del controtenore, del soprano e del contralto…

Se-ankh puyu em khet nebet
Hrak yeri
Enen er a-u

E gli uccelli, che stanno sopra ogni cosa verde,
Salutano te Creatore di tutte queste cose
Te il Solo

…il canto si affievolì e la musica si sostituì alle voci mentre, lentamente, Tye e Nefertiti lasciavano la Finestra delle Apparizioni.

E lì, al centro del palcoscenico, rimase solo lui, Akhenaton! Un corteo funebre si allontanava, intanto, e imbarcazioni d’oro, dalle vele variopinte, attraversavano il Grande Fiume per accompagnare verso il suo tempio del Milione di Anni il grande Amenhotep III.

Philip Glass

Era il 24 marzo 1984 e, per la prima volta, andava in scena l’opera lirica che andava a concludere la “Portrait Trilogy” che si era iniziata, nel 1976, con un personaggio a simboleggiare l’ideale dello scienziato, Albert Einstein, era proseguita, nel 1980, con colui che incarnava l’ideale del politico, Gandhi, e ora si concludeva con colui che l’autore aveva prescelto quale incarnazione del riformatore per eccellenza: Akhenaton. Ognuno di costoro, inoltre, guidato da una visione che travalicava l’epoca in cui visse, nelle intenzioni dell’autore, doveva inglobare aspetti degli altri due giacché scienza, politica e religione sono sempre parte di un tutt’uno.

Erano così nate: la minimalista “Enstein on the beach[1]”, del 1976; il simil-oratorio “Satyagraha[2]”, del 1980, ed era ora la volta di “Akhnaten”. L’autore era Philip Glass che oltre alle musiche aveva anche direttamente collaborato, con Shalom Goldman[3], Robert Israel[4] e Richard Riddell alla stesura del libretto di quest’ultima.

Capostipite del “minimalismo musicale[5]”, Philip Glass è nato a Baltimora nel 1937 ed è stato inserito, nel 2007, al nono posto nella classifica mondiale dei cento geni viventi stilata dal “Daily Telegraph”.

Akhnaten”, terza, come detto, di quella che egli battezzò come “Portrait Trilogy”, ovvero “Trilogia dei ritratti”, è una potente composizione vocale e orchestrale che prevede parti cantate in accadico, in ebraico e in antico egizio, che si intervallano con recitativi derivanti da antichi testi egizi, ma declamati da un attore/lettore, nella lingua del luogo in cui l’opera viene rappresentata.

L’opera si articola in tre atti che seguono Akhenaton dall’ascesa al trono (anno primo/Atto I), al regno (anni dal quinto al quindicesimo/Atto II), alla caduta (anno diciassettesimo/Atto III).

Una scena dell’ “Akhnaten” come rappresentata presso l’Opera di Nizza, il 1°/11/2020

PERSONAGGI

AkhnatenControtenore
NefertitiContralto
La Regina Tye (madre)Soprano
Hormhab (generale e futuro faraone)Baritono
Aye (padre di Nefertiti e consigliere del faraone)Basso
Sommo Sacerdote di AmmonTenore
Lo Scriba Amenhotep, figlio di HapuVoce recitante
Le sei figlie di Akhnaten e Nefertiti (Soprani e contralti); il banchetto funebre (tenori e bassi), Sacerdoti, popolo

ATTO I

[scena 1: Funerale di Amenhotep III; scena 2: Incoronazione di Akhenaton; scena 3: la Finestra delle Apparizioni]

Un gruppo di turisti visita rovine egiziane… sulla scena appare un funerale antico egiziano, sovrapponendosi ai turisti che, però, non ne hanno sentore e non entrano a farne parte. A un preludio orchestrale seguono le fasi dell’ascesa del faraone “eretico”, l’incoronazione e la scena “della finestra delle apparizioni” in cui Akhnaten, Nefertiti e la regina Tye, annunciano l’avvento di una nuova era (da cui ho tratto i brani con cui ho iniziato questo articolo).

ATTO II

[scena 1: il Tempio; scena 2: Akhenaton e Nefertiti; scena 3: la Città/la Danza (lettura dei testi di due stele confinarie di Akhetaton); scena 4: Inno ad Aton

Akhnaten dà l’assalto al tempio di Amon, emblema degli antichi Dei; segue un duetto amoroso tra Akhnaten e Nefertiti (“Sensenet neftu nedjem”):

Sesenet neftu nedjem
Per em rek
Peteri nefruk em menet
Ta-i nehet sedj emi
Kheruk nedjem en mehit
Renpu ha-i em ankh en mertuk.
Di-ek eni awik kher ka-ek
Shesepi su ankhi yemef
I ashek reni er heh
Ben hehif em rek

Io respiro il dolce respiro
che viene dalla tua bocca.
Io possiedo la tua bellezza ogni giorno.
È mio desiderio
Che io possa essere ringiovanito
con la vita attraverso l’amore di te.
Dammi le tue mani, per tenere il tuo spirito
che io possa riceverlo e possa vivere di esso
Chiama il mio nome per l’eternità
ed esso non fallirà mai

Segue la fondazione di Akhetaton e, al culmine drammatico-musicale dell’opera, il canto dell’Inno ad Aton (ed è proprio quello che conosciamo musicato… bellissimo) innalzato al dio dal faraone (questo il link: http://www.youtube.com/watch?v=MWdIzA1SuC0. Vi ricordo che è un controtenore e, come noterete, il timbro della voce è molto particolare). Sul finire del canto in egizio, si sovrappone un coro, fuori scena, che canta, in ebraico antico, il Salmo 104 della Bibbia, che così tante assonanze ha con l’inno ad Aton[6].

ATTO III

[scena 1: la Famiglia; scena 2: Attacco e Caduta; scena 3: le Rovine]

L’atto inizia con la lettura, da parte di uno scriba[7], di quattro lettere di Amarna (lo scopo di questa lettura è di aizzare il popolo verso il sovrano che non risponde alle richieste d’aiuto dei re vassalli).

Il popolo e i sacerdoti si ribellano al nuovo culto e danno l’assalto al palazzo di Akhnaten. Una voce narrante, sottolineata dall’orchestra, funge da transizione ad un epilogo in epoca moderna, che ci trasporta tra le rovine di Akhetaton ove sostano dei turisti.

Quando i turisti si allontanano restano soltanto le rovine della città desolata in cui compaiono i fantasmi di Akhnaten, Nefertiti e della regina Tye, che mestamente scorgono il corteo funebre di Amenhotep III ancora in viaggio verso il regno dell’aldilà.

Mentre cala il sipario i tre si uniscono al corteo funebre.

[questa scena, di fatto, è proprio il funerale di Amenhotep III con cui, precedentemente, l’opera è iniziata].

Se la prima rappresentazione ebbe luogo a Stoccarda, nel 1984, l’ultima (in senso cronologico), ha avuto luogo il 1° novembre 2020, in piena pandemia COVID, presso la Opéra Nice Côte d’Azur, di Nizza, con una scenografia essenziale (data anche le regole di distanziamento dettate dal particolare momento) composta da un enorme disco basculante, simboleggiante Aton, e cortine semitrasparenti su cui venivano proiettati personaggi e movimenti scenici.

Notevolmente più imponenti le scenografie della rappresentazione precedente, il 23 novembre 2019, presso il Metropolitan Opera House di New York.

Una scena del Metropolitan

Ancora una delle scenografie del Metropolitan Opera House di New York

…e in Italia? Anche in Italia l’opera di Glass è stata rappresentata, in forma di concerto (e perciò senza scene) all’Auditorium “Giovanni Agnelli” di Torino, il 13 settembre 2015.

Per chi fosse interessato ai testi in egiziano antico, e alla loro “provenienza”:

  • Atto I, Scena 1: E. A. Budge, “The Egyptian Book of the Dead” (3 vols.). Londra: K. Paul, 1909
  • Atto I, Scena 2: E. A. Budge, “An Egyptian Reading Book”. Londra: K. Paul, 1904
  • Atto I, Scena 3: E. A. Budge, “The Gods of the Egyptians”. Londra: K. Paul, 1904
  • Atto II, Scene 1 & 2: Sir Alan Gardiner, “The So-Called Tomb of Queen Tye.” In “Journal of Egyptian Archæology”, 1957/43. The Egypt Exploration Society, London
  • Atto II, Scena 3: J. H. Breasted, “A History of Egypt”. New York: Scribners, 1909
  • Atto II, Scena 4: D. Winton Thomas (traduttore), “Akhnaten’s Hymn to the Aten.” In “Documents from Old Testament Times”, ed. D. Winton Thomas, 1958 Thomas Nelson and Sons, Ltd., Londra
  • Atto III, Scene 1 & 2: S. A. Mercer, “The Tel-el-Amarna Tablets” (2 vols.), Torono: Macmillan Canada Ltd., 1939
  • Atto III, Scena 3: Eugene Fodor, “Fodor’s Egypt”, Fodor’s Travel, Inc. New York, 1975

Roma, 24/12/2022     


[1]    “Einstein on the beach”, opera decisamente minimalista, fu eseguita per la prima volta il 25 luglio 1976 in Francia (a Venezia nel settembre 1976). L’opera, su “libretto” di Robert Wilson (Waco 1941, regista e drammaturgo statunitense) e musiche di Philip Glass, dura circa cinque ore e non è prevista alcuna interruzione. Lo stesso Wilson, tuttavia, la concepì in modo che il pubblico fosse libero di muoversi in platea a suo piacimento. Non esiste trama, ma il libretto prevede brani e recitativi incentrati sulla relatività, sull’energia e sulle armi nucleari.  

[2]    Parola dal sanscrito che significa, letteralmente, “insistenza per la verità”, ma che è normalmente intesa come “resistenza passiva”, ovvero la teoria politica praticata da Gandhi e successivamente da altri movimenti non violenti come quello di Martin Luther King, o di Nelson Mandela.

[3]    Shalom Goldman, storico e linguista, laureato in lingue e letterature ebraiche bibliche, lingue e culture del medio oriente antico, specializzato in studi linguistici comparativi biblici ebraici e non-ebraici. Professore presso varie università negli Stati Uniti e in Israele.

[4]    Robert Israel (Los Angeles 1963) è un musicista, compositore, organista e pianista, specializzatosi, negli anni ’80 del secolo scorso nella produzione di musiche per film muti come “The Big Parade” (“La Grande Parata”) di King Vidor, del 1925, “Flesh and the Devil” (“La carne e il diavolo”) del 1927, diretto da Clarence Brown, e interpretato da Greta Garbo

[5]    Minimalismo musicale, corrente nata negli anni ’60 del secolo scorso, nacque dall’esigenza di rendere più accessibile la musica d’avanguardia astratta dei primi anni ’60 basandosi sulla costante ripetizione di schemi musicali semplici. Successivamente, agli inizi degli anni ’70, Glass se ne discosterà ispirando la sua musica all’opera lirica “classica”.

[6]             

Dall’Inno ad Aton

Come sono numerose le tue opere!
Sono nascoste alla vista (degli uomini),
o Dio unico, a cui nessuno è uguale.
Hai creato la terra secondo il tuo desiderio,
quando eri solo,
e gli uomini e il bestiame, e ogni animale selvatico,
tutto ciò che è sulla terra, e che cammina sui suoi piedi,
e tutto ciò che è nel cielo, e che vola con le sue ali,
i paesi stranieri, la Siria, laNubia, e il paese d’Egitto.
Tu hai messo ogni uomo al suo posto,
provvedendo ciò che gli è necessario.
Ognuno ha il suo cibo ed è stabilita la durata della sua esistenza.

Dal salmo 104

24 Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
25 Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
26 Lo solcano le navi,
il Leviatàn[1] che hai plasmato
perché in esso si diverta.
 
27 Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
28 Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
29 Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.

[7]    Amenhotep, figlio di Hapu, visir e architetto durante il regno di Amenhotep III, fu considerato, ancora vivente, un grande filosofo e sapiente.  Così viene descritto in una cappella del villaggio degli artigiani di Deir el-Medina: «Giudice supremo, colui che stabilisce le leggi; solido muro di bronzo che circonda l’Egitto; governatore dei templi che raccoglie doni da tutto il Paese, che parla con saggezza nell’eternità. Giusto di voce, che rinnova la vita con il cuore puro, glorifica Maat, perfetto nei suoi eccellenti consigli, calibra l’efficacia delle parole magiche e individua le malattie: davanti a lui indietreggiano i demoni che portano il male»

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