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AKHNATEN

Di Giuseppe Esposito

Ormai vi sarete abituati ai miei articoli che non sempre seguono la linea “classica”, ma spaziano in ambiti talvolta, almeno apparentemente, lontani dall’argomento principe di questo sito. È successo con “Acqua alle corde”, con le “Corna divine” o con “Mose l’egiziano”, ebbene, anche stavolta non vengo meno all’usanza e così, improvvisamente, vi proietto in un mondo fatto di musica e… antiche parole. Auguri di Buon Anno!

Tut wu-a yeri enti
Wa-a wa-u yeri wenenet
Perer en rem em yertif
Kheper netheru tep ref…

Così intonò il controtenore nel buio della sala del Württembergisches Staatstheater, Kleines Haus, di Stoccarda, e ben pochi compresero il significato di quelle parole…

Oh, creatore di tutte le cose
Oh, fattore di tutte le esistenze
Gli uomini procedono dai suoi due occhi
Gli dei scaturiscono nella loro esistenza dai limiti della sua bocca…

…al controtenore si aggiunse poi la voce del soprano…

Yeri semu se-ankh menmen
Khet en ankhu en henmemet
Yeri ankh-ti remu en yetru
Apdu genekh pet

Egli fa in modo che la verde erba permetta la vita del bestiame
e il sostegno della vita dell’uomo
Egli fa che i pesci vivano nei fiumi
e gli uccelli nel cielo

…e, dopo qualche istante, fu la volta del contralto che sostituì il soprano…

Redi nefu en enti em suhet
Se-ankh apnentu yeri ankhti khenus
Djedfet puyu mitet yeri
Yeri kherti penu em babasen

Egli dà il respiro della vita nell’uovo,
Fa vivere uccelli di varie specie
E ugualmente i rettili, che strisciano e volano,
e fa vivere i topi nelle loro tane

…il duetto si trasformò, quindi, in un terzetto del controtenore, del soprano e del contralto…

Se-ankh puyu em khet nebet
Hrak yeri
Enen er a-u

E gli uccelli, che stanno sopra ogni cosa verde,
Salutano te Creatore di tutte queste cose
Te il Solo

…il canto si affievolì e la musica si sostituì alle voci mentre, lentamente, Tye e Nefertiti lasciavano la Finestra delle Apparizioni.

E lì, al centro del palcoscenico, rimase solo lui, Akhenaton! Un corteo funebre si allontanava, intanto, e imbarcazioni d’oro, dalle vele variopinte, attraversavano il Grande Fiume per accompagnare verso il suo tempio del Milione di Anni il grande Amenhotep III.

Philip Glass

Era il 24 marzo 1984 e, per la prima volta, andava in scena l’opera lirica che andava a concludere la “Portrait Trilogy” che si era iniziata, nel 1976, con un personaggio a simboleggiare l’ideale dello scienziato, Albert Einstein, era proseguita, nel 1980, con colui che incarnava l’ideale del politico, Gandhi, e ora si concludeva con colui che l’autore aveva prescelto quale incarnazione del riformatore per eccellenza: Akhenaton. Ognuno di costoro, inoltre, guidato da una visione che travalicava l’epoca in cui visse, nelle intenzioni dell’autore, doveva inglobare aspetti degli altri due giacché scienza, politica e religione sono sempre parte di un tutt’uno.

Erano così nate: la minimalista “Enstein on the beach[1]”, del 1976; il simil-oratorio “Satyagraha[2]”, del 1980, ed era ora la volta di “Akhnaten”. L’autore era Philip Glass che oltre alle musiche aveva anche direttamente collaborato, con Shalom Goldman[3], Robert Israel[4] e Richard Riddell alla stesura del libretto di quest’ultima.

Capostipite del “minimalismo musicale[5]”, Philip Glass è nato a Baltimora nel 1937 ed è stato inserito, nel 2007, al nono posto nella classifica mondiale dei cento geni viventi stilata dal “Daily Telegraph”.

Akhnaten”, terza, come detto, di quella che egli battezzò come “Portrait Trilogy”, ovvero “Trilogia dei ritratti”, è una potente composizione vocale e orchestrale che prevede parti cantate in accadico, in ebraico e in antico egizio, che si intervallano con recitativi derivanti da antichi testi egizi, ma declamati da un attore/lettore, nella lingua del luogo in cui l’opera viene rappresentata.

L’opera si articola in tre atti che seguono Akhenaton dall’ascesa al trono (anno primo/Atto I), al regno (anni dal quinto al quindicesimo/Atto II), alla caduta (anno diciassettesimo/Atto III).

Una scena dell’ “Akhnaten” come rappresentata presso l’Opera di Nizza, il 1°/11/2020

PERSONAGGI

AkhnatenControtenore
NefertitiContralto
La Regina Tye (madre)Soprano
Hormhab (generale e futuro faraone)Baritono
Aye (padre di Nefertiti e consigliere del faraone)Basso
Sommo Sacerdote di AmmonTenore
Lo Scriba Amenhotep, figlio di HapuVoce recitante
Le sei figlie di Akhnaten e Nefertiti (Soprani e contralti); il banchetto funebre (tenori e bassi), Sacerdoti, popolo

ATTO I

[scena 1: Funerale di Amenhotep III; scena 2: Incoronazione di Akhenaton; scena 3: la Finestra delle Apparizioni]

Un gruppo di turisti visita rovine egiziane… sulla scena appare un funerale antico egiziano, sovrapponendosi ai turisti che, però, non ne hanno sentore e non entrano a farne parte. A un preludio orchestrale seguono le fasi dell’ascesa del faraone “eretico”, l’incoronazione e la scena “della finestra delle apparizioni” in cui Akhnaten, Nefertiti e la regina Tye, annunciano l’avvento di una nuova era (da cui ho tratto i brani con cui ho iniziato questo articolo).

ATTO II

[scena 1: il Tempio; scena 2: Akhenaton e Nefertiti; scena 3: la Città/la Danza (lettura dei testi di due stele confinarie di Akhetaton); scena 4: Inno ad Aton

Akhnaten dà l’assalto al tempio di Amon, emblema degli antichi Dei; segue un duetto amoroso tra Akhnaten e Nefertiti (“Sensenet neftu nedjem”):

Sesenet neftu nedjem
Per em rek
Peteri nefruk em menet
Ta-i nehet sedj emi
Kheruk nedjem en mehit
Renpu ha-i em ankh en mertuk.
Di-ek eni awik kher ka-ek
Shesepi su ankhi yemef
I ashek reni er heh
Ben hehif em rek

Io respiro il dolce respiro
che viene dalla tua bocca.
Io possiedo la tua bellezza ogni giorno.
È mio desiderio
Che io possa essere ringiovanito
con la vita attraverso l’amore di te.
Dammi le tue mani, per tenere il tuo spirito
che io possa riceverlo e possa vivere di esso
Chiama il mio nome per l’eternità
ed esso non fallirà mai

Segue la fondazione di Akhetaton e, al culmine drammatico-musicale dell’opera, il canto dell’Inno ad Aton (ed è proprio quello che conosciamo musicato… bellissimo) innalzato al dio dal faraone (questo il link: http://www.youtube.com/watch?v=MWdIzA1SuC0. Vi ricordo che è un controtenore e, come noterete, il timbro della voce è molto particolare). Sul finire del canto in egizio, si sovrappone un coro, fuori scena, che canta, in ebraico antico, il Salmo 104 della Bibbia, che così tante assonanze ha con l’inno ad Aton[6].

ATTO III

[scena 1: la Famiglia; scena 2: Attacco e Caduta; scena 3: le Rovine]

L’atto inizia con la lettura, da parte di uno scriba[7], di quattro lettere di Amarna (lo scopo di questa lettura è di aizzare il popolo verso il sovrano che non risponde alle richieste d’aiuto dei re vassalli).

Il popolo e i sacerdoti si ribellano al nuovo culto e danno l’assalto al palazzo di Akhnaten. Una voce narrante, sottolineata dall’orchestra, funge da transizione ad un epilogo in epoca moderna, che ci trasporta tra le rovine di Akhetaton ove sostano dei turisti.

Quando i turisti si allontanano restano soltanto le rovine della città desolata in cui compaiono i fantasmi di Akhnaten, Nefertiti e della regina Tye, che mestamente scorgono il corteo funebre di Amenhotep III ancora in viaggio verso il regno dell’aldilà.

Mentre cala il sipario i tre si uniscono al corteo funebre.

[questa scena, di fatto, è proprio il funerale di Amenhotep III con cui, precedentemente, l’opera è iniziata].

Se la prima rappresentazione ebbe luogo a Stoccarda, nel 1984, l’ultima (in senso cronologico), ha avuto luogo il 1° novembre 2020, in piena pandemia COVID, presso la Opéra Nice Côte d’Azur, di Nizza, con una scenografia essenziale (data anche le regole di distanziamento dettate dal particolare momento) composta da un enorme disco basculante, simboleggiante Aton, e cortine semitrasparenti su cui venivano proiettati personaggi e movimenti scenici.

Notevolmente più imponenti le scenografie della rappresentazione precedente, il 23 novembre 2019, presso il Metropolitan Opera House di New York.

Una scena del Metropolitan

Ancora una delle scenografie del Metropolitan Opera House di New York

…e in Italia? Anche in Italia l’opera di Glass è stata rappresentata, in forma di concerto (e perciò senza scene) all’Auditorium “Giovanni Agnelli” di Torino, il 13 settembre 2015.

Per chi fosse interessato ai testi in egiziano antico, e alla loro “provenienza”:

  • Atto I, Scena 1: E. A. Budge, “The Egyptian Book of the Dead” (3 vols.). Londra: K. Paul, 1909
  • Atto I, Scena 2: E. A. Budge, “An Egyptian Reading Book”. Londra: K. Paul, 1904
  • Atto I, Scena 3: E. A. Budge, “The Gods of the Egyptians”. Londra: K. Paul, 1904
  • Atto II, Scene 1 & 2: Sir Alan Gardiner, “The So-Called Tomb of Queen Tye.” In “Journal of Egyptian Archæology”, 1957/43. The Egypt Exploration Society, London
  • Atto II, Scena 3: J. H. Breasted, “A History of Egypt”. New York: Scribners, 1909
  • Atto II, Scena 4: D. Winton Thomas (traduttore), “Akhnaten’s Hymn to the Aten.” In “Documents from Old Testament Times”, ed. D. Winton Thomas, 1958 Thomas Nelson and Sons, Ltd., Londra
  • Atto III, Scene 1 & 2: S. A. Mercer, “The Tel-el-Amarna Tablets” (2 vols.), Torono: Macmillan Canada Ltd., 1939
  • Atto III, Scena 3: Eugene Fodor, “Fodor’s Egypt”, Fodor’s Travel, Inc. New York, 1975

Roma, 24/12/2022     


[1]    “Einstein on the beach”, opera decisamente minimalista, fu eseguita per la prima volta il 25 luglio 1976 in Francia (a Venezia nel settembre 1976). L’opera, su “libretto” di Robert Wilson (Waco 1941, regista e drammaturgo statunitense) e musiche di Philip Glass, dura circa cinque ore e non è prevista alcuna interruzione. Lo stesso Wilson, tuttavia, la concepì in modo che il pubblico fosse libero di muoversi in platea a suo piacimento. Non esiste trama, ma il libretto prevede brani e recitativi incentrati sulla relatività, sull’energia e sulle armi nucleari.  

[2]    Parola dal sanscrito che significa, letteralmente, “insistenza per la verità”, ma che è normalmente intesa come “resistenza passiva”, ovvero la teoria politica praticata da Gandhi e successivamente da altri movimenti non violenti come quello di Martin Luther King, o di Nelson Mandela.

[3]    Shalom Goldman, storico e linguista, laureato in lingue e letterature ebraiche bibliche, lingue e culture del medio oriente antico, specializzato in studi linguistici comparativi biblici ebraici e non-ebraici. Professore presso varie università negli Stati Uniti e in Israele.

[4]    Robert Israel (Los Angeles 1963) è un musicista, compositore, organista e pianista, specializzatosi, negli anni ’80 del secolo scorso nella produzione di musiche per film muti come “The Big Parade” (“La Grande Parata”) di King Vidor, del 1925, “Flesh and the Devil” (“La carne e il diavolo”) del 1927, diretto da Clarence Brown, e interpretato da Greta Garbo

[5]    Minimalismo musicale, corrente nata negli anni ’60 del secolo scorso, nacque dall’esigenza di rendere più accessibile la musica d’avanguardia astratta dei primi anni ’60 basandosi sulla costante ripetizione di schemi musicali semplici. Successivamente, agli inizi degli anni ’70, Glass se ne discosterà ispirando la sua musica all’opera lirica “classica”.

[6]             

Dall’Inno ad Aton

Come sono numerose le tue opere!
Sono nascoste alla vista (degli uomini),
o Dio unico, a cui nessuno è uguale.
Hai creato la terra secondo il tuo desiderio,
quando eri solo,
e gli uomini e il bestiame, e ogni animale selvatico,
tutto ciò che è sulla terra, e che cammina sui suoi piedi,
e tutto ciò che è nel cielo, e che vola con le sue ali,
i paesi stranieri, la Siria, laNubia, e il paese d’Egitto.
Tu hai messo ogni uomo al suo posto,
provvedendo ciò che gli è necessario.
Ognuno ha il suo cibo ed è stabilita la durata della sua esistenza.

Dal salmo 104

24 Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
25 Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
26 Lo solcano le navi,
il Leviatàn[1] che hai plasmato
perché in esso si diverta.
 
27 Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
28 Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
29 Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.

[7]    Amenhotep, figlio di Hapu, visir e architetto durante il regno di Amenhotep III, fu considerato, ancora vivente, un grande filosofo e sapiente.  Così viene descritto in una cappella del villaggio degli artigiani di Deir el-Medina: «Giudice supremo, colui che stabilisce le leggi; solido muro di bronzo che circonda l’Egitto; governatore dei templi che raccoglie doni da tutto il Paese, che parla con saggezza nell’eternità. Giusto di voce, che rinnova la vita con il cuore puro, glorifica Maat, perfetto nei suoi eccellenti consigli, calibra l’efficacia delle parole magiche e individua le malattie: davanti a lui indietreggiano i demoni che portano il male»

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COMPLOTTI A TEBE

Giuseppe Esposito

Presentato da Andrea Petta

Il nostro amico Giuseppe Esposito non è solo uno studioso che abbiamo imparato a conoscere su questo gruppo, ma è anche autore di romanzi storici. Questo ruota intorno alla morte di Tutankhamon e merita di essere riscoperto in occasione del centenario della scoperta della tomba.

“Di lui una sola cosa è certa: morì” con queste parole Carter si riferì al re la cui tomba, forse la più famosa di tutta la storia dell’archeologia, aveva scoperta nel 1922. Ma se la tomba è famosa, non così è per il suo occupante il cui nome, tanto spesso pronunciato, è tuttavia avvolto nel mistero più assoluto. Chi era Tutankhamon, chi i suoi genitori, quale il complesso mondo in cui visse, quali interessi potevano girare attorno alla sua persona, ed ancor più all’eresia amarniana del suo predecessore Akhenaton. Con questo romanzo, basato comunque su evidenze storico archeologiche esatte e riscontrabili, e dotato di un apparato di note storico e dei personaggi di tutto rispetto, l’autore cerca di far luce su uno dei più grandi misteri della storia e dell’archeologia: Tutankhamon fu assassinato? E se si da chi? Circondano il Faraone fanciullo le misteriose figure del precettore Ay, del Generale Horemhab (entrambi successori di Tutankhamon sul trono delle Due Terre), di Aanen, Primo Profeta di Amon, delle splendide regine Nefertiti ed Ankhesenamon e del Faraone eretico, Akhenaton, con il suo sogno spezzato di una religione d’amore universale. E se fosse successo davvero tutto quello che viene ipotizzato in questo libro?

Disponibile su IBS: https://www.ibs.it/complotti-a-tebe…/e/9788887509670

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LE CHIAVI DELL’EGITTO

Lesley & Roy Adkins

Edizioni Piemme Pocket – 2004

Presentato da Francesco Alba

“Settembre 1822: il giovane Champollion riesce a decifrare la scrittura geroglifica liberando la storia dell’antico Egitto da millenni di oscurità” (cit.)

Il 2022 è un anno particolare per gli egittologi e anche per i semplici appassionati della Civiltà Egizia: lo si potrebbe quasi definire “Annus Aegyptiacus Magnus”. Lo imporrebbero due eccezionali ricorrenze: il bicentenario della decifrazione della scrittura geroglifica da parte di Jean-François Champollion, nel settembre del 1822 e la scoperta della tomba di Tutankhamon da parte di Howard Carter, sostenuto dal mecenatismo dell’aristocratico inglese Lord Carnarvon, il quattro novembre del 1922.

Ma bando alle iperboli. Riporto la vostra attenzione sull’opera eccezionale del grande Champollion, per segnalare un’interessante pubblicazione di qualche anno fa: si tratta de “Le Chiavi dell’Egitto”, scritto dalla coppia Lesley e Roy Adkins, archeologi e membri della Society of Antiquaries di Londra e pubblicato in Italia nel 2004 dalle Edizioni Piemme Pocket.

É il 14 settembre 1822 quando Jean-François Champollion (1790-1832) irrompe senza fiato nello studio del fratello, Jacques-Joseph, con i suoi appunti e disegni stretti al petto. Getta ogni cosa sul tavolo, gridando: “Je tiens l’affaire (Ce l’ho in pugno)!”. Vorrebbe esporre la sua intuizione ma si accascia sul tappeto, privo di sensi. Il fratello, per qualche istante lo crede morto. È il risultato di quello che potremmo definire “lo studio matto e disperato” degli ultimi anni, il lavoro febbrile di una grande personalità dotata di una solida erudizione e di un eccellente intuito.

Alla riunione dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres del 27 settembre di quello stesso anno, Champollion fu chiamato a presentare quello che doveva essere la relazione più importante delle giornata, il suo lavoro sui geroglifici fonetici che poco dopo avrebbe ampliato in una vera e propria pubblicazione indirizzata a Bon-Joseph Dacier, Segretario Perpetuo dell’ Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Questo lavoro, che divenne una pietra miliare dell’egittologia, oggi è noto semplicemente come “Lettera a Monsieur Dacier”.

Benché questo documento sia generalmente giudicato come il punto di svolta negli studi di Champollion, occorre tuttavia ricordare che egli non giunse ad una soddisfacente comprensione dell’antica lingua egizia se non dopo il completamento della sua grammatica e del relativo dizionario che avvenne poco prima della sua scomparsa, per un colpo apoplettico, nel 1832.

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LA MUMMIA – THE MUMMY (1932)

Presentato da Andrea Petta

Il capostipite di tutti i film horror/thriller di argomento “egizio”.

Sfruttando l’onda lunga del ritrovamento della tomba di Tutankhamon e l’immaginifico effetto della sua “maledizione”, nel 1932 gli Universal Studios fanno uscire questo horror diretto da Karl Freund, che aveva curato la fotografia di Frankenstein poco prima.

Nella storia, la mummia di un sacerdote (Imhotep, figlio di Amenophis), sepolto vivo nell’antichità per aver tentato di resuscitare la donna amata (Ankhesenamon), viene inavvertitamente riportato in vita da un archeologo leggendo un papiro che accompagnava la mummia.

Il risorto Imhotep con la sua nuova identità di Ardeth Bay (anagramma di “Death by Ra”) tenterà quindi di riavere l’amata Ankhesenamon, reincarnatasi in Helen, la fidanzata di un archeologo, facendone la sua sposa in eterno. Solo l’intervento di Iside scongiurerà i piani di Imhotep.

Oggi il film fa forse sorridere, con l’uso di nomi “famosi” al grande pubblico, le inesattezze storiche e teologiche ed una trama scontata, ma l’interpretazione di Boris Karloff rimane fantastica – e chi da ragazzino non è rimasto con il fiato sospeso durante la scena della resurrezione della mummia mente spudoratamente…

In DVD e Blu-Ray: https://www.amazon.it/Mummia-Johann-Manners-Karloff/dp/B07SY57VYH/

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EGITTO, L’AVVENTURA DEI FARAONI FRA STORIA ED ARCHEOLOGIA

A cura di Maurizio Damiano

Presentato da Ivo Prezioso

Beh, quando circa 25 anni fa, se ricordo bene, in edicola apparve il primo fascicolo di quella che credo sia la prima enciclopedia italiana dedicata all’Antico Egitto, presi immediatamente accordi con il mio edicolante affinché mi mettesse da parte i fascicoli ove mai dovesse sfuggirmene qualcuno.

Avevo letto tanti libri, ma l’idea di venire in possesso di un’opera di così ampio respiro fu un vero “coup de foudre”. E l’attesa non andò delusa.

Gli argomenti si dipanano in modo chiaro (evidente il carattere prettamente divulgativo dell’opera, ma era quello che desideravo), ma rigoroso. Un percorso cronologico, ma integrato con la rubrica “L’avventura dell’archeologia” che offre una narrazione quanto mai suggestiva delle grandi scoperte.

Non manca una sezione dedicata ai geroglifici, che fornisce gli elementi primari per un approccio a questo tanto singolare quanto affascinante sistema di scrittura. In attesa che il prof. Maurizio Damiano dia alle stampe la sua nuova opera “Il velo di Iside” che si preannuncia aggiornatissima, ancora ricorro di frequente alla consultazione di questi quattro splendidi volumi.

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MAÂT L’ ÉGYPTE PHARAONIQUE ET L’IDÉE DE JUSTICE SOCIALE

Jan Assmann

Presentato da Ivo Prezioso

Questo libro mi è stato caldamente consigliato dal Prof. Maurizio Damiano ed è la riduzione francese di un ben più corposo volume in lingua tedesca, Ma`at: Gerechtigkeit und Unsterblichkeit im alten Ägypten (Ma`at: giustizia e immortalità nell’antico Egitto).

Non esiste purtroppo una versione italiana, pertanto è richiesta una discreta conoscenza della lingua francese. Acquistato su Amazon (€ 19,50) è dedicato a tutti coloro che desiderano approfondire uno degli aspetti fondanti del pensiero egizio (anzi, quello determinante).

Ma’at è un’ astrazione, prima ancora che una divinità: potremmo dire che è la personificazione incorporea di un immagine ideale di regola a cui dovevano sottostare uomini, faraone e persino gli stessi dei. A riprova è il fatto che in Egitto non è esistito un vero culto, né fu venerata in santuari, almeno fino al Nuovo Regno. Il culto e la venerazione venivano implicitamente praticati attraverso la sua applicazione. E dobbiamo pensare anche che ogni aspetto esteriore della Civiltà Egizia, quelli che più colpiscono il nostro immaginario, vale a dire monumenti, opere d’arte ecc., sono figli di questa concezione.

Tutti, ad esempio possono notare come anche una semplice iscrizione geroglifica, colpisce per simmetria, equilibrio, stabilità, armonia della composizione: tutti aspetti che sono compresi nel più vasto panorama dei significati attribuibili a Ma’at: in definitiva ordine cosmico. Come spiega molto bene Assmann,

<<Ma’at è la parola vivente, il discorso solidale e integrante…Lo Stato esiste affinchè sia realizzata Ma’at, affinché il mondo sia reso abitabile. Ne consegue che lo Stato Faraonico non deve essere inteso come un’istituzione di forza, violenza o assoggettamento, come è descritto nell’Esodo, ma di liberazione: liberazione dell’uomo attraverso le azioni dell’uomo. Ma’at stabilisce ciò che lega il mondo degli umani a quello degli dei ed assicura loro l’integrazione universale>>.

Attraverso l’analisi di vari testi, in cui emergono e se ne chiariscono i fondamenti, l’autore delinea una immagine complessiva di questo straordinario pensiero, sviluppandolo in cinque parti che affrontano un determinato aspetto di Ma’at: Ordine cosmico o giustizia sociale, La Ma’at sociale, Sopravvivenza e immortalità, La dimensione Cosmica: Ma’at e il corso solare, Ma’at e lo Stato faraonico.

Certamente non è di semplicissima lettura (fortunatamente la traduzione francese è molto scorrevole) e infatti mi accingo a ritornarci su per la seconda volta; ma se avete una certa conoscenza del francese, non lasciatevi scappare questo libro. Comincerete a comprendere l’aspetto più straordinario, commovente e unico della mentalità egizia.

Disponibile su Amazon: https://www.amazon.it/Maat-Assmann-Jan/dp/2355990395

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CIVILTA’ SEPOLTE e CIVILTA’ AL SOLE

C.W. Ceram

Presentati da Andrea Petta

La mia “storia” con l’Antico Egitto iniziò qui, nel 1975, quando avevo dieci anni.

Complice un fratellino di un anno che limitava i movimenti, una villeggiatura a Oulx che poco permetteva ad un ragazzino ribelle e libri per la scuola già letti, scovai “Civiltà al sole” appena comprato da mio padre in edizione economica. Avevamo già “Civiltà sepolte” dello stesso autore, ma io all’epoca non lo sapevo.

Entrambi i libri sono scritti da un giornalista tedesco, Kurt Marek, che li pubblicò con lo pseudonimo C.W. Ceram ribaltando il suo cognome. Divisi in argomenti archeologici (Libro delle Statue per l’antica Grecia, delle Piramidi per l’Egitto, delle Torri per assiro-babilonesi e delle Scale per le civiltà precolombiane), raccontano in maniera romanzata le grande scoperte archeologiche – Civiltà sepolte – ed in maniera anche illustrata (Civiltà al sole).

Erano tutti argomenti interessanti, ma le immagini legate all’Egitto erano troppo accattivanti per non rapire la fantasia di un ragazzino di fronte alla Sfinge, le mummie, i tesori di Tutankhamon.

E fu così che entrai – felice e garrulo – in cucina, dove mia mamma stava cucinando e mia zia stava spellando un coniglio, spiegando come gli antichi egizi estraessero con un uncino il cervello dal naso dei defunti per procedere alla mummificazione. L’immagine di mia zia che lotta per non vomitare e mia madre che ride a crepapelle mentre io filavo via a leggere il resto furono il prologo di una passione che mi lega ancora oggi al Nilo ed al suo antico popolo.

Inopinatamente, “Civiltà sepolte”, ristampato più e più volte, è ancora disponibile su Amazon ed è molto apprezzato: https://www.amazon.it/Civilt%C3%A0-sepolte…/dp/8806227572/

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KEMET – ALLE SORGENTI DEL TEMPO

A cura di Anna Maria Donadoni Roveri e Francesco Tiradritti

Presentato da Ivo Prezioso

KEMET, ALLE SORGENTI DEL TEMPO. A cura di Anna maria Donadoni Roveri e Francesco Tiradritti. Edizioni Electa, 1988

Questa pubblicazione è stata emessa in occasione di una mostra tenutasi presso il Museo Nazionale di Ravenna dal 1° Marzo al 29 giugno 1998. Offre un’interessantissima serie di articoli firmati da illustri egittologi che spaziano dalla preistoria, all’Antico Regno. E strutturato i due sezioni: la prima testuale e la seconda che presenta un catalogo di reperti.

La parte testuale è a sua volta suddivisa nelle seguenti sezioni monotematiche:

1) Il più antico Egitto. Cambiamenti ambientali e origine della società tra il 20.000 ed il 6.000 bp di Barbara E. Barich

2) Il predinastico: le attuali conoscenze (ricordo che la pubblicazione è del 1998, per cui vanno riferite a quella data) di Barbara Adams

3) Rapporti tra l’Egitto preistorico e le altre culture, di Isabella Caneva

4) L’Egitto dalla preistoria alla protostoria, di A.Jeffrey Spencer

5) L’Egitto come stato unitario, di Fekri A. Hassan

6) Lo Stato faraonico, di Patrizia Piacentini

7) La nascita della scrittura, di Alessandro Roccati

8) La storiografia, di Sergio Pernigotti

9) La religione e i Testi delle Piramidi, di Sergio Donadoni

10) L’arte dell’Antico Regno, di Dietrich Wildung

11) L’ architettura dell’Antico Regno, di Silvio Curto

12) La più antica letteratura egiziana, di Edda Bresciani

13) La grotta dello Uadi el-Obeiyid a Farafra, di Barbara E. Barich

14) Il Delta, di Rodolfo Fattovich

15) Sviluppi culturali nella depressione del Fayum, di Barbara E. Barich

16) Naqada, di Rosanna Pirelli

17) Il sito di el-Adaima (Alto Egitto), di Beatrix Midant Reynes, Nathalie Buchez. Eric Crubezy, Thierry Janin

18) Gebelein: dall’età preistorica alla fine dell’Antico Regno, di Anna Maria Donadoni Roveri

19) Ieraconpoli, di Barbara Adams

20) Menfi, di Stephan Seidlmayer

21) Eliopoli, di Enrichetta Leospo

Il catalogo presenta invece una serie di reperti conservati in vari musei e inerenti agli argomenti trattati. L’apparato iconografico è straordinario con immagini di reperti anche poco noti. Insomma un altro volume che nonostante il suo costo non proprio a buon mercato (ma lo si può trovare sui siti internet usato a prezzi abbordabilissimi) merita di arricchire le biblioteche degli egittofili. Io l’ho trovato interessantissimo e mi è stato di grande riferimento ed utilità per la mia rubrica “Khemet, l’alba dell’eternità”

Disponibile su Amazon: https://www.amazon.it/Kemet-sorgenti-preistoria-piramidi-Catalogo/dp/8843560425

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LETTERATURA E POESIA DELL’ANTICO EGITTO

Edda Bresciani

Presentato da Ivo Prezioso

La mia copia, in versione economica (£ 34.000, all’epoca e cioè 1999), con copertina flessibile è ridotta così. Un po’ me ne vergogno, ma questo è un libro che ho consultato in maniera veramente massiccia e comunque non essendo (purtroppo) un fanatico della conservazione “immacolata” dei libri, li utilizzo senza prestare troppa attenzione a non sciuparli.

Dopo aver presentato “La Saggezza dell’Antico Egitto” a cura di Joseph Kaster, il passo successivo per chi voglia approfondire la conoscenza dei testi egizi è questo “volumone” (circa 1000 pagine) di Edda Bresciani: l’antologia più completa, (che io sappia), per quanto riguarda le pubblicazioni sull’argomento in lingua italiana. L’ Egitto, grazie al suo clima particolare, ci ha tramandato moltissimi testi, (tantissimi sono ancora quelli sparsi nei vari Musei ancora da studiare e pubblicare), eppure essi costituiscono solo una piccolissima parte di quelli che dovevano essere conservati nelle scuole (le “Case di Vita” come molto opportunamente le chiamavano loro) o negli edifici che avevano la funzione di conservare i preziosi, papiri. Moltissimi testi vengono da iscrizioni incise sulle pareti dei templi, delle tombe, da stele, dai vari monumenti, statue, oggetti ecc. Il fascino e la bellezza di tante tra le più belle composizioni che sono arrivate a noi, si può ben dire che non può che farci rimpiangere quanto è andato perduto.

Il panorama letterario offerto dalla Bresciani è amplissimo e spazia dall’Antico Regno all’Epoca Tarda. Si passa dai Testi delle Piramidi a quelli dei Sarcofagi e al Libro dei Morti (ma gli egizi lo chiamavano, mostrando tutt’altro punto di vista, ru nu peret em heru, “formule per uscire al giorno” o “alla luce”); dai testi autobiografici a quelli politici, agli insegnamenti morali e alle opere di narrativa. Non manca un’ampia panoramica di testi lirici o sapienziali, ed una ricchissima sezione dedicata a quelli utilizzati in ambito scolastico. Insomma quanto di più ricco e completo si possa desiderare. Ovviamente non tutto è comprensibile, almeno per me, soprattutto in mancanza di un’adeguata preparazione, ma anche per la difficoltà ad addentrarsi in una mentalità che è quanto di più diverso dalla nostra, formatasi sulle basi del pensiero greco-romano e ancor più su quanto ereditato dai massicci condizionamenti religiosi. Però resta il fatto che si rimane letteralmente incantati nello scoprire scritti veramente incredibili. Come non commuoversi di fronte ad un capolavoro come “Il dialogo di un disperato e la sua anima” o al “Canto dell’arpista nella tomba di Antef”. Come non ammirare il profondissimo senso etico di questo popolo, così chiaramente espresso nei tantissimi “Insegnamenti morali”. E poi ci sono splendide opere narrative di altissimo valore letterario come “Le avventure di Sinuhe” “Il racconto del naufrago”. Deliziosa la sezione dedicata alle “Liriche d’amore”o agli Inni come quelli ad Aton o ad Amon. Ma questi sono solo sparuti esempi dell’enorme quantità di materiale proposto dalla grande egittologa. Una caratteristica che ho notato è che nella traduzione di alcuni scritti, come ad esempio “Le contese di Horo e Seth” Edda Bresciani utilizza un frasario, come dire, abbastanza delicato, laddove gli egizi si esprimevano con estrema libertà, essendo completamente estranei alle forme di censura che ancor oggi tanto condizionano la nostra mentalità. Del resto lei stessa, nelle note specifica che il testo egizio “è molto più esplicito”.

Allora se siete interessati ai testi e alla letteratura egizia, questo volume non può assolutamente mancare nella vostra biblioteca!

Disponibile su Amazon: https://www.amazon.it/Letteratura-dellantico-Egitto-Cultura-attraverso/dp/8806246674

Egyptoteca

SHIPS OF THE PHARAOHS

Björn Landström

Presentato da Francesco Alba

Le Navi dei Faraoni – 4000 anni di costruzioni navali egizie (1970) (Inglese)

Doubleday & Company, Inc. – Garden City, New York – 1970

Possiamo senz’altro definire la Civiltà Egizia come una civiltà di navigatori. La storia del Paese delle Due Terre si muove, anzi scivola, sulle acque del maestoso Nilo, dalle prime cateratte fino al lussureggiante Delta. La navigazione fluviale era facilitata dal flusso della corrente del fiume (assecondata, se necessario, da abili rematori) quando diretti a settentrione, e dalla costanza dei venti che spiravano dal nord per fare vela verso il meridione.

Questo libro è un libro meraviglioso, vorrei dire di quelli che ormai non si stampano più. Il suo autore, il finlandese Björn Landström (1917 – 2002), scrittore, grafico, illustratore e ricercatore, illustra con perizia lo sviluppo dell’arte nautica nell’Antico Egitto, dai primordi della sua storia fino al suo termine, nel Periodo Tardo.

Tutto è qui descritto con dovizia di particolari e superbe ricostruzioni pittoriche:

le prime imbarcazioni, raffigurate sulle ceramiche del Tardo Neolitico e del Predinastico; la suggestiva Barca Solare di Cheope e la nautica nell’Antico Regno; i modelli di barche ritrovati nelle tombe di importanti funzionari del Medio Regno; le navi della spedizione di Punt, voluta da Hatshepsut e le accurate ricostruzioni in scala di imbarcazioni reali ritrovate negli ipogei della Diciottesima Dinastia (Amenhotep III, Tutankhamon, per fare degli esempi).

La pubblicazione risale a poco più di cinquant’anni fa e i suoi testi non sono ovviamente aggiornati ma la sua lettura (non fosse altro per ammirare le ricostruzioni grafiche delle imbarcazioni e i dettagli tecnici) non delude ogni appassionato di nautica e di egittologia.

Disponibile su Amazon (https://www.amazon.it/SHIPS-PHARAOHS-YEARS-EGYPTIAN-SHIPBUILDING/dp/0385078307) e su eBay.