Di Grazia Musso

Proseguendo un’antichissima tradizione,. già millenaria quando nasce il villaggio di Deir el-Medina, le tombe uniscono due luoghi ben distinti tra loro: gli ambienti sotterranei, dove erano sepolti i defunti con il loro corredo, e la cappella funeraria, destinata al culto offerto dai viventi, vero e proprio punto di contatto tra l’Aldilà e il mondo terreno.

La cappella rappresenta la sovrastruttura visibile della tomba ed è formata da una piccola costruzione in mattoni crudi, che ospita al suo interno una camera voltata, solitamente decorata da scene dipinte sulle pareti e sul soffitto.
La cappella è inserita a sua volta all’interno di un cortile cintato al quale si accede a volte tramite un portale che riproduce in miniatura l’ingresso monumentale dei templi, il cosiddetto “pilone”.

Scavi Schiaparelli, 1906, Archivio Museo Egizio, C. 2953

In taluni casi la cappella si presenta all’esterno con una forma piramidale che manifesta il rinnovato accento posto sui culti solari soprattutto degli ultimi sovrani della XVIII Dinastia, Tutmosi IV, Amenhotep II e Amenhotep III.

Scavi Schiaparelli 1906 – Archivio Museo Egizio di Torino C. 1337
La cuspide della piramide, il pyramidion, può essere decorata con l’immagine del proprietario ritratto mentre venera il dio solare Ra-Harakhty ” quando sorge a oriente” e ” quando tramonta a occidente”, mentre all’interno di una nicchia ricavata sulla parete frontale della piramide si può trovare una piccola statuetta del defunto che reca una stele, per questo detta stelòfora, sulla quale e iscritto il medesimo inno del sole tratto dal capitolo 15 del Libro dei Morti..

In un punto del cortile antistante la cappella è realizzato un pozzo che conduce agli ambienti ipogei della tomba che raccolgono il defunto e il suo corredo, cosicché la cappella e la parte sotterranea risultano parte di una medesima unità architettonica.

Scavi Schiaparelli 1906 – Archivio Museo Egizio di Torino, C 1336, 2070.
Alternativamente, la cappella può essere ricavata nella roccia stessa della montagna tebana, lavorando all’esterno la facciata in modo da riprodurre la sagoma piramidale e utilizzando lo spazio esterno, antistante l’ingresso, come cortile.


Tomba di Kha S. 8316/3 -8438
Trattandosi di un luogo frequentato dai familiari del defunto, una stele o una statua possono essere collocate all’interno delle cappelle in apposite nicchie ricavate sul fondo così da offrire un punto di riferimento culturale per i familiari: l’apparato decorativo sulle pareti interne della cappella sviluppa un repertorio che, soprattutto durante la XVIII Dinastia, accanto alle più tradizionali scene di offerta, di lavoro e di ritualità, dedica una maggiore attenzione alle scene di convivialità tra i defunti e i familiari, facendo di queste cappelle un vero inno alla vita e alla bellezza.

Questo aspetto tenderà invece ad attenuarsi nel corso delle successive Dinastie ramessidi ( XIX-XX Dinastia), quando si affermano in modo crescente i temi legati al viaggio nell’Aldilà.
Per i dettagli della tomba di Kha e Meryt vedi anche: https://laciviltaegizia.org/2021/08/25/la-tomba-di-kha-e-merit/
Fonte:
Museo Egizio di Torino -Franco Cosimo Panini Editore
Fotografie:
- Franco Brussino
- Andrea Vitussi