Donne di potere

NEBET

La prima donna visir

Biografia

Inseriamo tra le grandi della storia egizia anche Nebet, una nobildonna vissuta durante la VI dinastia della quale non si sa quasi nulla, se non che era molto vicina al trono, che era definita Figlia di Geb, di Merhu, di Thoth, di Horus, amica unica del Re del Basso Egitto, Ornamento del re, Venerabile del re, Principessa ereditaria, e soprattutto che fu la prima ed unica egizia a rivestire l’incarico di Visir del sud.

Nel 187 a. C. anche Cleopatra Tea Epifane (Cleopatra I, detta Sira) ricevette il visirato dal marito Tolomeo V, ma ella era macedone, in quanto discendente di Seleuco I Nicatore, diadoco di Alessandro Magno, che si battè contro gli altri generali per succedergli e conquistò un impero che si estendeva dall’Anatolia centrale all’Indo. 

Testa raffigurante forse Cleopatra I (o Cleopatra II or Berenice III) come Iside, II secolo a. C., da El Ashmunein (antica Hermopolis), Egypt, ora al Louvre (7462962150)

Nebet era la moglie del nobile di Abydos chiamato Huy o Khuy, il cui padre aveva già rivestito un ruolo di rilievo sotto Teti, ed entrambi compaiono insieme sulla stele ivi rinvenuta detta “di Huy e Nebet”, che risale ai primi anni di regno di Pepi II ed il cui disegno trovate nelle immagini (oggi al museo del Cairo cat. CG 1578).

La stele di Nebet e Khuy, disegno tratto da FISCHER H. G., Egyptian women of the Old Kingdom and of the Heracleopolitan Period, Second Edition, The Metropolitan Museum of Art, New York, 2000.

Nonostante dal tenore dell’iscrizione sulla stele e dalla sua posizione sul lato sinistro della stessa, di solito riservata al personaggio più eminente, si desuma che i suoi titoli sono più elevati rispetto a quelli di Khuy, è rappresentata in scala minore rispetto a lui; da altre fonti peraltro sappiamo che quest’ultimo fu altresì nominato Padre del dio ed Amato dal dio (avendo le sue due figlie Ankhesenpepi I e Ankhesenpepi II sposato Pepi I) ed altresì Sovrintendente della Città Piramidale, un titolo normalmente detenuto dal Visir.

Il visir Mereruka, rilievo dalla sua mastaba a Sakkara. VI dinastia – regno di Teti. Egli era il genero del re e gli fu fedele, ma le immagini di uno dei suoi figli nella mastaba risultano erase, segno che fu coinvolto nella congiura.
Foto del prof. Mortel, via Wikimedia commons

Anche Nebet ricevette dal regale genero il prestigioso titolo di Visir dopo essere divenuta sua suocera (alcuni studiosi sostengono che fosse la madre solo della più giovane delle due ragazze, mentre Ankhesenpepi I sarebbe nata da un’altra moglie di Khuy) ed in seguito anche suo figlio Djau ricevette analogo prestigioso incarico.

Alcuni ritengono che ella ricevette questo onore e gli ulteriori molteplici titoli perché non era di stirpe reale e necessitava di un lignaggio adeguato, essendo destinata a dare continuità alla dinastia tramite le figlie, madri dei futuri sovrani Merenra Nemtyemsaf I e Pepi II.

Statua in grovacca di Pepi I – Brooklyn Museum,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=168242149

Altri pensano che fu Ankhesenpepi II ad esercitare pressioni sul re affinchè elevasse il rango di sua madre o addirittura che quest’ultima vi provvide personalmente quando divenne reggente in nome del figlio; potrebbe anche essere che Nebet stessa avesse conquistato tale ruolo facendosi apprezzare dal sovrano per le sue qualità e le sue competenze o grazie ad una relazione intima che aveva con lui.

E’ chiaro tuttavia che in assenza di prove si rimane nel campo delle ipotesi.

Gli studiosi inoltre si sono chiesti se ella esercitasse concretamente i poteri derivanti dai suoi titoli, oppure se essi avessero un significato puramente onorifico, mentre le responsabilità gravavano sul solo Khui, il quale, come già evidenziato, sulla citata stele è rappresentato di dimensioni maggiori rispetto a Nebet e da altre fonti risulta parimenti titolato.     

Peraltro non risulta che siano esistiti Visir non operativi: l’amministrazione dello stato era molto complessa e il sovrano doveva necessariamente applicare una politica di decentramento, assegnando la supervisione degli affari locali a suoi fidati rappresentanti stanziati al nord ed al sud, che ricevevano i rapporti dagli ispettori loro sottoposti per poi relazionare direttamente a lui. 

Sebbene sembri anomalo che Nebet sia stata scelta come visir, occorre notare che gli studi moderni non hanno mai adeguatamente valorizzato il ruolo della donna nell’antico Egitto: nelle Due Terre, infatti, a differenza di quanto avveniva nella maggior parte delle altre civiltà del mondo antico, era titolare di diritti e poteva disporne autonomamente, al pari di un uomo.

Ella era libera di stipulare atti legali, di gestire la propria dote, di ereditare, di rivestire importanti cariche amministrative; molte regine regnarono sull’Egitto in qualità di reggenti per il figlio, ed altre addirittura in proprio, come ad esempio Sobeknofrura, Hatshepsut e Tausert.

Pepi I, la nuova linea dinastica e l’accresciuto potere femminile

Il successo di Nebet va interpretato nel particolare contesto politico che caratterizzò il regno di Pepi I, che salì al trono in un momento storico molto delicato: Unas, ultimo sovrano della V dinastia, non aveva eredi maschi ed era iniziata la corsa al trono, nella quale rivestivano una posizione privilegiata i suoi Visir ed i governatori locali che avevano acquisito grandi poteri e gestivano i loro nomoi in modo indipendente dal potere centrale.

Dalla documentazione archeologica ed epigrafica emerge un clima di forte instabilità: Teti, primo sovrano della VI dinastia, fu assassinato dalle sue stesse guardie del corpo per iniziativa dei suoi generi – visir (le cui immagini furono erase dalle rispettive tombe) e sostituito da Userkara, fratello o fratellastro dell’erede designato; l’usurpatore morì dopo solo un anno e gli successe legittimamente Pepi I che era ancora molto piccolo, per cui la reggenza venne affidata a sua madre Iput.

Questa situazione imponeva al sovrano di circondarsi di alleati forti, ed egli, una volta cresciuto, scelse la politica matrimoniale: per legare a sé i suoi collaboratori ed emulando quanto aveva fatto suo padre Teti, diede loro in moglie le proprie sorelle; le sue figlie Neith ed Iput II sposarono suo figlio Pepi II ed egli stesso impalmò le figlie dei governatori dei nomoi.

Allo stato sono documentate sette mogli, sei delle quali furono seppellite accanto a lui a Saqqara mentre dell’ultima non è rimasta traccia perché fu coinvolta in una fallita congiura in suo danno e venne cancellata dalla storia.

Tale cospirazione ebbe origine all’interno del suo harem, e verosimilmente era finalizzata a porre sul trono il figlio della settima sposa; questa circostanza indusse il sovrano ad iniziare una nuova linea dinastica attraverso il matrimonio con le citate Ankhesenpepi I e Ankhesenpepi II, due giovani di Abydos estranee alla famiglia reale, e ad una drastica epurazione che si concluse con la punizione e la damnatio memoriae dei congiurati, le cui immagini ed i cui nomi furono erasi dalle pareti delle mastabe che si erano fatti costruire a Sakkara, in molti casi espropriate ed assegnate ad altri.

Statua in alabastro raffigurante Ankhesenpepi II seduta su di un trono arcaico che tiene sulle braccia Pepi II, già sovrano.
Dimensioni: 39,2 x 24,9 cm
Museo di Brooklyn – N. di acquisizione 39.119
Immagine a questo link:
https://www.reddit.com/…/statue_of_queen_ankhnesmeryre…/

Le scoperte archeologiche nella necropoli di Pepi I a Sakkara dimostrano che egli, infrangendo la tradizione, non volle che i suoi dignitari venissero sepolti accanto alla sua piramide (in effetti le loro tombe si trovano nella necropoli di Teti) e privilegiò il nuovo ramo familiare, in particolare la suocera Nebet e le sue due figlie, mostrando grande rispetto anche verso le altre donne della corte, che continuò ad utilizzare per creare alleanze matrimoniali ma che acquisirono una notevole influenza politica, anche attraverso il proprio entourage (nell’harem, insieme alle regine, viveva la loro corte personale, composta da numerose persone di vario rango).

E così Pepi I onorò la madre Iput I facendole costruire un complesso funerario degno di un sovrano; tenne presso di sè le sorelle che avevano sposato i responsabili delle cospirazioni a carico di suo padre e di se stesso, mantenendo il più assoluto riserbo sul coinvolgimento e sull’identità della moglie traditrice; attribuì ad Ankhesenpepi II, madre ed in seguito reggente del figlio Pepi II un potere superiore a quello delle altre spose.

Rilievo raffigurante il profilo di Ankhesenpepy II, dal tempio funerario del suo complesso piramidale sito a Sakkara. Oggi al Museo Imhotep.
Foto di Juan R. Lazaro via Wikimedia commons

L’eliminazione dei congiurati impose un rinnovamento dell’amministrazione statale attraverso l’inserimento in organico di personaggi di comprovata lealtà, che furono scelti a prescindere dal ruolo fino ad allora rivestito nella gerarchia sociale: uno di questi nuovi dignitari fu, ad esempio, il già citato Weni il vecchio (o Uni), entrato al servizio della corona con Teti e che raggiunse l’apice della carriera proprio con Pepi I (a proposito di Weni e del suo complesso funerario si veda l’articolo di @Ivo Prezioso sul nostro sito, a questo link: https://laciviltaegizia.org/2022/06/08/sulle-tracce-di-uni/).

Egli era il Responsabile dell’Harem del sovrano ed è verosimile che abbia contribuito a scoprire la congiura in quanto il re lo nominò immediatamente Amico unico, Custode superiore dei domini del faraone e Giudice di Nekhen e, come già detto, lo incaricò di celebrare in gran segreto e con l’assistenza di un solo cancelliere il processo a carico della regina per il tentato regicidio, preferendolo ai più titolati Visir ed ai giudici di alto rango della cui fedeltà evidentemente non si sentiva sicuro.

Rilievo raffigurante Weni, il cui nome è scritto sopra di lui sulla sinistra, attualmente al museo di Sohag.
Immagine a questo link https://ancienegypte.fr/musee_sohag4/page5.htm

Nella sua autobiografia scolpita su di una grande stele di calcare oggi al Cairo e proveniente dalla sua mastaba ad Abydos, Weni dichiara, compiaciuto, che “il cuore di Sua Maestà di me si fidava più che di ogni suo funzionario, più di ogni suo dignitario, più di ogni suo servo”

Alcuni ipotizzano che anche Nebet avesse rivestito un incarico nell’harem (in effetti è possibile anche che vi abbia vissuto da ragazza in quanto “Ornamento del re”, epiteto dato alle favorite che venivano poi date in sposa a funzionari di alto grado, oppure come componente della corte delle figlie) e che il visirato conferitole fosse un segno della riconoscenza del re per l’aiuto dato nello sventare la cospirazione; anche questa ipotesi è sfornita di prove, ma è verosimile che la donna fosse del tutto leale al sovrano perché in qualità di nonna dell’erede al trono aveva il massimo interesse a tutelare i diritti successori del nipote.

Nelle didascalie delle foto troverete i relativi crediti.

FONTI:

Immagine di copertina realizzata con l’IA.

Ringraziamo Andrea Petta e Nico Pollone per il materiale e l’immagine fornitaci.

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