EVOLUZIONE DELL'ARCHITETTURA FUNERARIA, Luce tra le ombre

I CANTIERI DI SNEFRU

Immagine n. 4 Ricostruzione a cura di Franck Monnier della sequenza cronologica dei tre cantieri di Snofru (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 49)

Prima di occuparci della sequenza cronologica (Immagine n. 4) dei cantieri di Snefru e delle ragioni che lo spinsero a dotarsi di tre tombe, si rendono necessarie alcune considerazioni riguardanti il proprietario della piramide di Meidum (Immagine n. 5). Da alcuni decenni questa località è spesso associata a Huni, ultimo sovrano della terza dinastia, la cui sepoltura non è stata ancora localizzata. Per il momento, come unica motivazione, si argomenta che sia irragionevole concedere al suo successore Snefru la costruzione di un terzo edificio di tali dimensioni, presumendo che sarebbe stato impossibile portare avanti tre cantieri in un lasso di tempo relativamente così breve quale fu il suo regno (24 o 29 anni a seconda delle fonti). Di conseguenza sembrerebbe del tutto naturale pretendere che la costruzione della piramide a gradoni di Meidum sia stata opera del re Huni e che in seguito sia stata modificata due volte dal suo successore al fine di farle assumere la classica forma a pareti lisce.

Immagine n. 5 La piramide di Meidum (© ph.Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 52)

Tuttavia, finora nessuna menzione al sovrano della III Dinastia è stata ritrovata “in situ”, né alcun documento antico lo associa a questa sepoltura. Viceversa, gli egizi di tutte le epoche, mai hanno smesso di considerare Snefru, come intestatario del monumento: lo testimoniano i numerosi graffiti lasciati durante il Nuovo Regno sulle pareti del piccolo tempio funerario. Alcuni di questi lo evocano come “Il tempio di Snefru” e altri come la “grande piramide di Snefru”. Inoltre, i suoi figli Nefermaat, Rahotep e Ranefer, si fecero inumare in grandi mastabe situate proprio a Meidum.

È vero che fino ad oggi non è stata riportata alla luce alcuna iscrizione contemporanea dell’edificio recante il nome di Snefru, ma ciò non è sufficiente a escludere che sia stato egli stesso ad aver iniziato il cantiere e ad esigere per ben due volte la modifica del progetto. Per di più, nulla esiste che possa attestare l’usanza, durante l’Antico Regno, di un sovrano che si appropriasse della sepoltura del suo predecessore. Pertanto, l’ipotesi che possa essere stato Huni il committente del monumento resta solo un’idea vaga e senza alcuna evidenza che possa comprovarla; viceversa, gli indizi di cui siamo in possesso puntano tutti e decisamente in direzione del suo successore. Basta considerare la struttura interna a gradini, le dimensioni ridotte degli elementi costruttivi e delle camere funerarie, perché il confronto con la piramide di Dashur dimostri l’innegabile anteriorità della piramide primitiva di Meidum. Non c’è quindi dubbio che i primi due stati relativi alla piramide a gradoni iniziale siano stati realizzati all’inizio del regno e solo successivamente il sovrano decise di modificare le sue scelte sia riguardo alla forma che al luogo della sua sepoltura. Una volta completata la piramide di Meidum, infatti, ordinò la costruzione di una piramide di maggiori dimensioni e dal profilo triangolare presso la località di Dashur-Sud (Immagine n. 6).

Immagine n. 6 La piramide romboidale di Dashur-Sud (© ph.Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 56)

Un tale fervore innovativo dovette, con ogni probabilità, costringere gli architetti ad avviare un nuovo cantiere e a cercare, a tal fine, un giacimento ricco di materie prime. A tal proposito i geologi Dietrich et Rosemarie Klemm* hanno recentemente posto in evidenza che il rivestimento esterno della piramide di Meidum dovette essere completato utilizzando un calcare locale ed un altro estratto dalla più lontana cava di Maasara, situata nei pressi di Dashur, sulla riva opposta del Nilo. (Questa cava fu, in seguito l’unica fonte di approvvigionamento, relativamente alle pietre da rivestimento, per i cantieri di Dashur). É probabile che proprio durante questa fase si presentassero problemi di portata tale da spingere i costruttori a modificare l’edificio una seconda volta, conferendogli, sembrerebbe, le proporzioni e le dimensioni della futura Piramide Rossa (Immagine n. 7).

Immagine n. 7 La piramide rossa di Dashur-Nord (© ph.Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 65)

Sono emerse alcune iscrizioni, datate al 15° anno di regno sui tre siti piramidali, rispettivamente su un blocco di fondazione della Piramide Rossa, su un altro facente parte del tempio di accoglienza della Piramide Romboidale ed infine su alcuni blocchi della piramide di Meidum. Di conseguenza deve essere stato in quel momento che il cantiere fu nuovamente trasferito ed è fuor di dubbio che, nei dintorni di quella data, i problemi strutturali occorsi alla piramide di Dashur-Sud finirono per convincere gli architetti a cercare, una volta ancora, alternative al progetto in corso. Se ne dispose, perciò, un altro che finì per fare assumere alla piramide la caratteristica forma definitiva “piegata o a doppia pendenza”. Si procedette, a questo punto, con l’apertura cantiere della Piramide Rossa e, allo stesso tempo, si riaprì quello di Meidum con lo scopo di trasformare la struttura a gradoni in una piramide rispondente alle nuove concezioni (Immagine n.8).

Probabilmente, si voleva prevenire l’eventualità dell’improvvisa scomparsa del sovrano che, consapevole della propria vecchiaia, temeva che la sua tomba non sarebbe stata completata in tempo.

Alla morte di Snefru, comunque, la Piramide Rossa era stata certamente completata (così come pure la piramide sussidiaria di Dashur-sud e forse anche quella di Meidum), ma sicuramente non i suoi edifici annessi, come dimostra l’impiego di mattoni crudi per portare a termine il suo tempio funerario. Analogamente, anche quello di Meidum si presenta con facce parzialmente sgretolate e totalmente prive di decorazioni.

Alcuni ricercatori rifiutano di prendere in considerazione l’ipotesi che gli architetti egizi avessero avuto dubbi sulla bontà dei loro progetti e, conseguentemente, cambiarli più volte. La tesi sostenuta è che nulla sarebbe dovuto al caso e l’insieme sarebbe stato accuratamente pianificato e pensato al fine di ottenere un risultato complessivo del tutto coerente. La dualità che si osserva a Dashur (due piramidi sul sito e doppia pendenza per quella romboidale) sarebbe, pertanto, di natura strettamente simbolica. Ma quella che a prima vista sembrerebbe una riflessione interessante è contraddetta innanzitutto dall’analisi architettonica delle due piramidi. Durante la costruzione della romboidale, infatti, si presentarono diversi problemi di natura statica che imposero numerose modifiche. Come metro di paragone, basta considerare le caratteristiche della Piramide Rossa che mostrano una netta e decisiva evoluzione delle tecniche di costruzione. Inoltre, la sequenza cronologica dei due monumenti è fuori discussione, dal che ne consegue che se l’idea iniziale fosse stata quella di erigere a Dashur un complesso architettonico bipartito, sarebbe stato del tutto logico procedere ad una edificazione simultanea e non successiva. Infine, non esiste alcun documento che possa in qualche modo avvalorare questo punto di vista.

Tutto ciò, comunque, non implica che una volta completato l’insieme, questo non apparisse perfettamente coerente e armonico agli occhi degli egizi dell’epoca. L’attenzione dedicata ad un secondo sito non comportò, infatti, l’abbandono del primo che era stato consacrato per i rituali di fondazione e continuò ad essere sempre considerato come parte integrante di un dominio funerario che si era progressivamente ingrandito.

Al momento non siamo ancora in possesso di dati che possano permettere di determinare con certezza il tempo che occorse per portare a termine il grandioso progetto di Snefru. Il Canone Reale di Torino gli attribuisce 24 anni di regno, ma è noto che questo documento non è esente da errori. Segni datati, venuti alla luce presso i siti di Dashur e Meidum, indicano che, quanto meno, questa cifra deve essere elevata a 29 anni.

Si può tentare di fare un paragone con la Grande Piramide di Khufu, sulla quale siamo meglio informati circa i tempi di edificazione. Con il suo volume di circa 2.600.000 mc., è presumibile che l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora esistente, sia stata realizzata in meno di 27 anni (la durata massima attribuita al regno di questo sovrano). Adottando un criterio di proporzionalità e assumendo che i lavori si siano protratti in maniera continua per tutta la durata del regno, se ne deduce che per portare a compimento la Piramide Rossa furono necessari 18 anni; 15 anni per la Piramide Romboidale e 6 anni e mezzo per quella di Meidum, per un totale di circa 40 anni (una cifra evidentemente in disaccordo con i pochi riferimenti attualmente a nostra disposizione).

In ogni caso, che il regno di Snefru abbia avuto una durata di una trentina o una quarantina di anni, è certo che per realizzare i suoi tre complessi funerari fece estrarre, tagliare e mettere in opera qualcosa come circa 3.900.000 mc. di pietra calcarea, ossia ben 1.300.000 mc. in più di quanti ne furono necessari al suo successore.

* Rosemarie Klemm e Dietrich D. Klemm, sono stati protagonisti di un importantissimo lavoro relativo allo studio dei materiali di costruzione utilizzati per l’edificazione delle tre piramidi di Giza. I risultati delle loro ricerche, pubblicati nel 1993 nel volume “Steine ​​und Steinbrüche im Alten Ägypten”, aggiungono tasselli veramente preziosi alla comprensione dei metodi e delle scelte costruttive adottati dagli Antichi Egizi. Chi fosse interessato all’argomento può trovarne un’ampia descrizione a questo link: https://laciviltaegizia.org/2022/07/01/lo-studio-di-dietrich-e-rosemarie-klemm/

Fonti:

  • Franck Monnier ne “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pagg. 46÷67
  • Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg.112÷119

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