Di Ivo Prezioso
A circa 45 km. a sud di Menfi, ad est del Fayyum, simile ad un possente torrione, si erge l’imponente profilo della piramide di Meidum (Immagine n. 9) la cui forma, così particolare, trae origine da danni e distruzioni che le fecero perdere gran parte del suo rivestimento esterno.

La struttura del complesso funerario è caratterizzata da una netta cesura con quella della dinastia precedente, nel senso che la piramide acquisisce, da questo momento, un’importanza assolutamente predominante all’interno del quadro d’assieme. Gli edifici cultuali presenti nel complesso di Djoser, così vari e molteplici, appaiono qui sotto una forma molto semplice (oggi diremmo “minimalista”) riducendosi, in pratica, ad una cappella addossata alla facciata orientale. Questo edificio, di circa 9 metri di lato, comprende un piccolo corridoio a zig-zag che conduce a un cortile interno, al centro del quale si ergono, accanto a un tavolo sacrificale, due alte stele monolitiche con la sommità arrotondata (Immagine n. 10). Tutto, in questo luogo, mostra segni di incompiutezza: rifacimento delle pareti interrotto, iscrizioni contemporanee assenti e stele vergini.

Un recinto in pietra, alto circa 2 metri, delimitava uno spazio sacro intorno alla piramide. Una piccola piramide satellite, la prima del suo genere, fu edificata in posizione decentrata a sud così come una mastaba sul versante settentrionale. Di fronte al tempio funerario, una via processionale collegava l’unico ingresso a un piccolo tempio situato ai margini della valle. Lunga circa 210 metri, questa strada si presentava come una semplice via di comunicazione a cielo aperto delimitata da due muri paralleli: niente che possa, anche lontanamente, essere paragonabile alle gigantesche strade ascensionali che sarebbero state realizzate sotto il regno di Khufu.
É stato localizzato anche il tempio in valle ma, purtroppo, le coltivazioni che lo ricoprono hanno impedito lo svolgimento di scavi su larga scala. Ciò nonostante, nel sito, così come in quello della Piramide romboidale, si sono potuti rintracciare con evidenza i primi elementi costitutivi di un complesso funerario reale classico dell’Antico Regno: piramide, piramide satellite, tempio superiore e tempio inferiore (o tempio della valle) collegati da una lunga strada rialzata (Immagine n. 11).

Snefru costruì le sue prime piramidi a Meidum ancora nella forma a gradoni. Una di queste, piccola e solida, fungeva da torreggiante punto di riferimento sopra il palazzo reale di Seila, presso il margine orientale del Fayyum.
Il primo vero e proprio complesso piramidale, invece, domina la valle del Nilo, una decina di chilometri più ad est e include la grande piramide a gradoni, che fu ampliata e modificata in successive fasi costruttive fino a raggiungere, nel suo stadio finale, la vertiginosa altezza di circa 92 metri e ad acquisire la forma classica a pareti lisce.
La tipologia della piramide a gradoni è senz’altro da far risalire alla dinastia precedente, la terza, ma sotto il regno di Snefru, si diede inizio ad una serie di fondamentali modificazioni riguardanti sia l’orientamento del complesso sia la disposizione delle camere interne.
Rispetto alle arcaiche costruzioni cultuali della III Dinastia, sopravvissero, in pratica, solo il tempio funerario e la tomba sud che fu adattata a sepolcro del re sotto forma di una piccola piramide a gradoni situata direttamente a sud del monumento principale. Come già accennato precedentemente, a Meidum, il tempio funerario era un piccolo e semplice santuario a est della piramide, affiancato da due grandi stele che sostituivano e rappresentavano il re sepolto altrove.
La disposizione dei vani interni alla piramide fu anch’essa oggetto di ripensamenti rispetto al modello tipico della III Dinastia; la camera sepolcrale, infatti, non era più situata sul fondo di un pozzo scavato nella roccia del sottosuolo, ma fu allestita ben al di sopra del livello del terreno, in prossimità del centro del monumento.
Durante l’Antico Regno, l’entrata (o uscita) della piramide era sempre situata sulla facciata nord. Il re, attraverso il corridoio che sale dalla camera sepolcrale, poteva così ascendere alle stelle circumpolari (quelle che “non tramontano mai”) per congiungersi al dio sole Ra, nella sua barca. A ben vedere, questo assetto interno tripartito può essere rintracciato già nelle tombe risalenti alla I Dinastia, caratterizzate dalla presenza di una camera del sarcofago vera e propria alla quale si aggiungevano due vani supplementari utilizzati per immagazzinare le offerte più rilevanti da destinare al re defunto. Successivamente, a partire dall’epoca di Dioser, l’anticamera e le camere laterali furono già concepite con finalità e funzioni strettamente religiose, introducendo una concezione secondo la quale l’ascesa verso gli astri cominciasse dall’anticamera che, per questo motivo, aveva saracinesche in pietra decorate con stelle. I corridoi orientali e le cosiddette “camere blu” erano, invece, la rappresentazione di un modello di palazzo in cui il re avrebbe soggiornato nell’Aldilà.
Con la IV Dinastia, cambiò pure la collocazione spaziale delle camere; si passò da una disposizione orizzontale ad una verticale che trovò la sua massima espressione nella Grande Piramide di Khufu.
A Meidum, inoltre, prese avvio una tendenza riguardante il cimitero reale, che prevedeva l’allineamento in file regolari, a nord-est delle piramidi, delle mastabe dei figli di Snefru e delle loro mogli. Solo una di queste (la mastaba n. 17), però, sorge presso l’angolo nord-orientale della piramide e dunque in posizione particolarmente privilegiata: imponente e costruita apparentemente in gran fretta, conteneva la sepoltura di un principe, probabilmente l’erede al trono defunto in giovane età nei primi anni di regno del sovrano (Immagine n. 12).

Il prestigioso sito di Meidum, essendo stato in gran parte smantellato, ci offre la rara opportunità di ricavare informazioni sulla struttura interna di una grande piramide. Il monumento si caratterizza per il fatto di essere stato rimaneggiato durante tre successivi interventi, designati tradizionalmente come E1, E2, E3 (Immagine n. 13).

Il primo stadio (E1) fu edificato, attenendosi rigorosamente allo schema costruttivo della III Dinastia, realizzando otto fasce concentriche di muratura inclinata, appoggiate l’una contro l’altra fino a formare un tronco centrale. Si pervenne così a una piramide a sette gradoni avente un’altezza di circa 65 metri, le cui facciate furono poi accuratamente rivestite. Successivamente, si decise di aumentarne le dimensioni aggiungendo una sezione supplementare di muratura e rialzando ogni gradone fino a raggiungere un totale di otto livelli (stato E2). Anche in questo caso l’edificio fu completato, come dimostra il perfetto rivestimento della parte torreggiante attualmente esposta (Immagine n. 14).

Infine, fu deciso di modificare radicalmente il monumento (stato E3) sovrapponendovi un ulteriore involucro in muratura, ma questa volta disposto in strati orizzontali, in modo da fargli assumere la forma completamente nuova di una piramide dal profilo triangolare. A causa della struttura esistente, le facce risultanti assunsero una pendenza dell’ordine di 52°, un’inclinazione che più tardi fu ripresa per la piramide di Khufu.
Nel suo stadio finale l’edificio si presentava con una base quadrata di 144,32 metri di lato ed un’altezza di ben 91,90 metri. L’orientamento delle facce est e ovest deviano, rispetto all’asse nord-sud, di meno di mezzo grado; Il quadrato di base, pressoché perfetto, presenta una tolleranza di 15,50 centimetri e il livellamento della prima base su cui poggia il rivestimento è davvero notevole, con un errore massimo di soli 8,30 centimetri da un’estremità all’altra!

Allo stato attuale, l’aggiunta dell’ultima stadio (E3) è rintracciabile solo nella parte inferiore del monumento, ancora ricoperta da una parte dei suoi splendidi blocchi di rivestimento in calcare fine. Le pareti del “torrione centrale” costituiscono una sorta di veduta tridimensionale ed in sezione dell’edificio nativo dal momento che, ormai, è possibile osservare lo stato originario del monumento attraverso i vari strati della muratura alternativamente smantellati e solo abbozzati.
Questa piramide fu la prima, in assoluto, ad essere dotata di appartamenti funerari allestiti nel corpo dell’edificio, invece che nel sottosuolo. L’ingresso, leggermente spostato verso est rispetto all’asse nord-sud, si apre nella facciata nord ad un’altezza di 18,50 metri da dove prende avvio una discesa che si inoltra all’interno per una distanza di circa 57 metri. Nonostante il materiale utilizzato per la realizzazione dell’opera muraria sia un calcare molto fine, lo stato generale di questo ambiente è altamente degradato, ove si eccettui la prima sezione. La roccia, infatti, ha subito un deterioramento tale che il passaggio, attualmente, presenta il brutto aspetto di un condotto cavernoso (Immagine n. 16).

Quest’ultimo conduce a due anticamere, anch’esse in pessime condizioni, disposte una di seguito all’altra. Si tratta di ambienti di dimensioni molto modeste (2,60 metri di lunghezza per 2,20 metri di larghezza) e con un’altezza appena sufficiente a permettere di tenersi in posizione eretta. Nel 2000, i ricercatori francesi Gilles Dormion e Jean-Yves Verd’hurt hanno scoperto l’esistenza di due volte a sbalzo che scaricano i soffitti di queste due stanze (Immagine n. 17).

All’estremità meridionale del corridoio, un passaggio verticale piuttosto irregolare conduce alla camera sepolcrale. Rispetto a quelle presenti nelle piramidi di Dashur, questa sala ha dimensioni modeste (2,65 metri di larghezza per 5,90 metri di lunghezza); una volta di scarico ne eleva il soffitto a 5,05 metri (Immagine n. 18).

All’ingresso del pozzo verticale, Flinders Petrie scoprì alcuni frammenti di sarcofago in legno che riteneva risalissero all’epoca dell’Antico Regno. Purtroppo, a causa delle occupazioni tardive del sito e dei rapporti di scavo molto sommari, solo delle analisi potrebbero confermare o smentire le ipotesi dell’archeologo britannico.
Nelle immediate vicinanze del monumento principale, a sud, fu elevata una piccola piramide di circa 28 metri di lato di base; non ne resta altro che qualche blocco e alcune vestigia di appartamenti scavati sotto il livello del terreno circostante.
Fonti:
- Franck Monnier ne “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pagg. 46÷67
- Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg.112÷119
