EVOLUZIONE DELL'ARCHITETTURA FUNERARIA, Luce tra le ombre

LA PIRAMIDE ROMBOIDALE (DASHUR SUD)

A un certo punto del suo regno, Snefru decise di lasciare il cantiere di Meidum per puntare sulla località di Dashur, più vicina alla capitale, ad una trentina di chilometri a sud dell’odierna Il Cairo.

Le ragioni che lo spinsero ad abbandonare un palazzo e una piramide ormai quasi completata per dare inizio all’edificazione di una nuova residenza una cinquantina di chilometri più a nord, non sono note per cui, in proposito, è solo possibile avanzare delle ipotesi.

È possibile che la località di Meidum, per la sua posizione, ponesse problemi di controllo delle vie commerciali e di colonizzazione del Medio Egitto. Il nuovo sito di Dashur, viceversa, offriva un bacino naturale per il porto assicurando lo sviluppo economico dell’intera regione. Ad est si poteva utilizzare una via commerciale che conduceva al Sinai, mentre la presenza di un wadi permetteva di raggiungere le oasi occidentali e il Fayyum. Infine, il sito offriva cave di pietra calcarea da costruzione di facile accesso e sfruttamento. Dashur, quindi, rappresentava un’opportunità straordinaria per impegnare operai e specialisti in un’impresa ardita quale poteva essere la costruzione di una grande piramide dall’inclinazione simile a quella di una a gradoni (ma priva di questi) che avrebbe raggiunto la vertiginosa altezza di circa 140 metri, se non fossero intervenuti problemi in fase di realizzazione.

A proposito del passaggio da una piramide a gradoni ad una dalla forma geometrica pura, è fondamentale considerare che una simile evoluzione non è affatto consequenziale, come verrebbe naturale da pensare; lo dimostra il fatto che nessuna delle civiltà che costruirono piramidi a gradoni pose in atto la trasformazione verso quelle a pareti lisce. Il progresso tecnologico che portò alla conformazione tipica è il risultato di un’avventura unica e straordinaria che avvenne proprio ai tempi di Snefru. Per la nuova piramide di Dashur sud (Immagine n. 19), che a causa del suo aspetto finale è oggi nota, secondo le varie denominazioni, come “Piramide romboidale”, “a doppia pendenza” oppure “piegata”, si previdero anche audaci miglioramenti alle camere. Gli ambienti interni, infatti, avrebbero dovuto avere volte a mensoloni, come quelle già concepite a Meidum, ma qui ampiamente perfezionate e alte fino a 15 metri. Purtroppo, a causa dei cedimenti del terreno e dei conseguenti danni occorsi alla struttura in fase di edificazione, si resero necessarie modifiche di tale portata da produrre un sistema interno di vani incredibilmente complicato e difficile da ricostruire.

Immagine n. 19 In questa veduta aerea, la Piramide Romboidale di Dashur Sud compare con i propri edifici di culto: a est sorge il piccolo tempio delle offerte con due stele e a sud la piramide di culto con i resti di altre due steli di Snefru (© Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg. 116-117).

Secondo le tradizioni religiose più antiche riguardanti la vita ultraterrena del sovrano, la dimora mistica era situata nelle viscere del mondo sotterraneo, per cui la più bassa delle tre camere doveva essere collocata in profondità nella roccia come nel caso del sepolcro di Djoser. L’inclinazione del corridoio della tomba, coerentemente, fu determinata dall’esigenza di disporre di un passaggio senza deviazioni puntato direttamente verso le stelle circumpolari. Si iniziò dunque a scavare in profondità, sotto il livello del suolo, per giungere all’uscita posta sulla facciata settentrionale poco più in alto della base della piramide. La camera centrale è simbolicamente connessa all’ascesa del re al cielo, rappresentato dalla camera superiore, per quanto questa (intendo l’ascesa), sia strettamente legata anche alla direzione seguita dal corridoio della tomba (Immagine n. 20).

Immagine n. 20 Pianta e sezione trasversale della Piramide Romboidale secondo Rainer Stadelmann (© Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg. 116-117).

Per facilitare lo scavo di un pozzo di circa 7×7 metri e profondo 22,5 metri fu scelto, come a Saqqara, un suolo costituito da strati compositi di marna e ardesia. Questo espediente, però si rivelò insufficiente a sostenere il peso della massa di pietre. Via via che la costruzione della piramide procedeva, si presentarono importanti lesioni nelle tre camere e nel corridoio che, in un primo momento, si ritenne di poter riparare con riempimenti. Purtroppo, l’intervento non portò ai benefici sperati e presto ci si dovette arrendere all’evidenza che sia le camere sia il corridoio d’entrata erano ormai così danneggiati da non poter essere salvati e a nulla valsero la rinuncia alla camera inferiore e la riduzione dell’angolo di pendenza dell’edificio.

Ciò nonostante, la Piramide romboidale rimane un monumento straordinario sotto ogni punto di vista. Grazie al suo rivestimento di calcare fine (Immagine n. 21), in gran parte intatto, offre l’impressione di essere la meglio preservata e la sua forma atipica, dovuta al brusco cambiamento di pendenza delle facce, che comincia un po’ più in basso della metà della sua altezza, costituisce un “unicum” per questo tipo di edifici.

Immagine n. 21 In questa immagine si può notare come gran parte del rivestimento in calcare sia sia conservato (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 56).

Il monumento troneggia a sud di Dashur, al centro di un’area delimitata anticamente da un recinto quadrato di 298,60 metri per lato e 2 metri di spessore. Proprio sotto l’entrata nord della piramide fu realizzata una cappella in mattoni contenente una tavola per le offerte in calcare. Ai piedi della facciata orientale fu eretto un tempietto costituito inizialmente solo da due alte stele monolitiche e da una tavola d’offerte, ma che fu progressivamente arricchito con l’aggiunta di una cappella e di un muro di cinta. Le stele, con sommità arrotondate ed alte in origine una decina di metri, erano decorate con le titolature del re: oggi sono completamente distrutte. Questo piccolo edificio venne rimesso in servizio e ampliato più volte nel corso del Medio Regno, allorquando fu ripristinato il culto in onore di Snefru.

La via ascensionale era affiancata da due muri paralleli per una lunghezza di 704 metri ed offriva ai sacerdoti la possibilità di raggiungere l’area sacra, senza mostrarsi al mondo esterno, risalendo da un tempio di accoglienza (o tempio basso).

Quest’ultimo, largo 26,20 metri di base e lungo 4,76 metri, doveva rappresentare una vera novità nell’architettura funeraria grazie alla ricchezza del suo programma decorativo. Una data rinvenuta sotto uno dei suoi blocchi di fondazione confermerebbe che la sua realizzazione fu contemporanea sia alla fondazione della Piramide Rossa, sia agli ultimi stadi di costruzione della Piramide Romboidale e di quella di Meidum.

Questo tempio, forse collegato alle cerimonie relative alla festa-sed, era dotato di magazzini, un cortile e di sei cappelle contenenti una grande statua con l’effigie di Snefru. Le pareti erano decorate in leggero rilievo con scene diversificate: riti di fondazione, festa-sed, visite del re nei vari santuari, rappresentazione dei domini reali (Immagine n. 22).

Immagine n. 22 Illustrazione prospettica della cappella e del tempio di accoglienza della Piramide Romboidale (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 57).

Scavi recenti hanno rivelato che in questo luogo era stato già costruito un edifico in mattoni, poi demolito e sostituito dal tempio di accoglienza in pietra. La costruzione primitiva annoverava anche un giardino piantumato con diverse essenze arboree la cui funzione resta ancora enigmatica. Secondo l’egittologo Felix Arnold, avrebbe fatto da cornice allo svolgimento di qualche cerimonia rituale durante la vita del re.

Una seconda strada, ma realizzata con in mattoni e lunga 148 metri, collegava questo complesso cultuale a un bacino rettangolare di 145×95 metri che rappresenta il primo porto d’approdo ad oggi conosciuto in un contesto funerario (Immagine n. 23). Questi siti di culto furono rioccupati e ripristinati sotto il Medio e Nuovo Regno, fino alla XIX Dinastia, epoca durante la quale furono smontati per riutilizzarne i materiali.

Immagine n. 23 pianta del complesso funerario della piramide Romboidale (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 56).

La piramide “a doppia pendenza” di Dashur sud si innalza per 104,71 metri e poggia su una base quadrata di 189, 43 metri in media per lato. Le facce sono orientate ai quattro punti cardinali con un errore massimo di un solo quarto di grado e mostrano una brusca variazione di pendenza (da circa 55° a circa 44°), che inizia a circa 47 metri di altezza. Questa piramide, eccezionalmente, ha al suo interno due distribuzioni diverse: una ha l’ingresso sulla facciata nord a 11,33 metri dal livello del suolo, l’altra con accesso sulla parete ovest a 32,76 metri di altezza (immagine n. 24).

Immagine n. 24 Vista prospettica degli appartamenti funerari della Piramide Romboidale (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 57).

Il corridoio discendente che parte da nord si compone di un primo troncone lungo 12, 60 metri, inclinato di 28° e 38’, al termine del quale sono visibili consistenti fratture sulle pareti laterali; prosegue per altri 66 metri all’interno della piramide, con una pendenza leggermente più dolce, fino a confluire in un vestibolo molto alto ricoperto da una volta a sbalzo. Sul muro meridionale di quest’ultimo, a circa 6,75 metri di altezza, una grande apertura funge da accesso alla cosiddetta “camera inferiore” che misura 4,96 metri lungo l’asse est-ovest e 6,30 su quello nord-sud. Questo maestoso locale è coperto da una magnifica volta ad aggetto che gli permette di raggiungere l’incredibile altezza di 17,30 metri. Considerevoli tracce di malta riconoscibili sulle pareti dimostrano che la parte inferiore era stata riempita con una muratura (oggi scomparsa), lasciando completamente libero solo lo spazio sotto la volta (Immagine n. 25).

Immagine n. 25 Camera inferiore della Piramide Romboidale con la sua volta a sbalzo (© ph Valeriy Ivanovic Androsov in Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 58)

Dal muro meridionale un piccolo passaggio conduce ad un condotto verticale, generalmente definito “camino”, che si innalza fino ad un’altezza di oltre 15 metri ed è privo di aperture. Negli alloggiamenti laterali, la presenza di due blocchi disposti di taglio e collocati in posizione di attesa sembra avvalorare l’ipotesi che fossero destinati a sigillare questo ambiente (Immagine n. 26).

Immagine n. 26 Ricostruzione del dispositivo di chiusura per mezzo di blocchi scorrevoli (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 59)

Per diversi aspetti una simile distribuzione ricorda chiaramente quella della piramide di Meidum, in particolare per il corridoio ed il camino, che forse erano stati progettati inizialmente per condurre ad una camera funeraria. Ma gli architetti dovettero modificare ben presto i loro piani, come dimostrano la presenza del camino senza sbocco, dei due blocchi di chiusura che non hanno mai svolto la loro funzione e la presenza di una distribuzione superiore .

Ad un’altezza di 12,50 metri dal livello del suolo, nella parete meridionale della camera inferiore, si apre l’accesso ad un tunnel scavato nella muratura al fine di collegare questi ambienti al corridoio orizzontale della distribuzione superiore (Immagine n. 27).

Immagine n. 27 Ricostruzione degli appartamenti funerari prima dell’abbandono della Piramide Romboidale. In azzurro sono evidenziati i sistemi di chiusura, mentre in arancione le strutture provvisorie (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 58).

La discesa che parte dall’ingresso occidentale si contraddistingue per la doppia pendenza: una parte iniziale (poco meno di 22 metri) inclinata di 30°09′, seguita da una parte più lunga (circa 46 metri) inclinata di 24°17′. Essa fu ostruita utilizzando decine di grossi blocchi di calcare del peso di svariate tonnellate e, quando negli anni ’50 del secolo scorso fu totalmente sgomberata, si scoprì l’entrata sulla parete ovest, fino ad allora assolutamente invisibile dall’esterno.

Questo lungo tunnel discendente conduce ad un corridoio orizzontale situato qualche metro sopra il livello del suolo e interrotto da due sistemi di chiusura a blocchi scorrevoli di cui solo il più occidentale fu utilizzato (Immagine n. 28). Un antico foro permette oggi di attraversarlo. L’intonacatura dei giunti su entrambi i lati del blocco di chiusura indica che fu abbassato prima dello sbarramento completo della galleria di discesa e che si rese necessario costruire un condotto che collegasse la camera inferiore al corridoio orizzontale per poter continuare ad accedere alla distribuzione superiore.

Immagine n. 28 Veduta del corridoio orizzontale verso il primo dispositivo di chiusura (© ph Valeriy Ivanovic Androsov in Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 59)

Ciascuno dei sistemi di chiusura si compone di una sezione trasversale nella quale è alloggiato un blocco di calcare pesante circa 7 tonnellate. Quest’ultimo poggiava su un piano inclinato di 35° ed era trattenuto in posizione di attesa da una grossa trave, un cuneo o una corda che, una volta ritirati, lo facevano scivolare, grazie alla sola forza di gravità, nella parte bassa dell’alloggiamento ostruendo definitivamente il passaggio.

Il sistema di chiusura orientale, invece, non fu mai utilizzato ed il relativo blocco giace ancora in loco trattenuto da una trave.

La camera superiore, situata all’estremità del condotto orizzontale, ha una pianta rettangolare; misura 5,26×7,97 metri ed è orientata da nord a sud. Questo ambiente è ricoperto da una volta a sbalzo su quattro lati che gli consente di raggiungere un’altezza di circa 14 metri. Il suo stato generale è molto deteriorato e la copertura è talmente danneggiata che non è più possibile distinguerne il profilo. Nelle pareti, inoltre, sono presenti numerose mancanze ed il rivestimento non fu mai completato.

Negli anni ’40, durante lo smantellamento di un massiccio blocco di pietra che riempiva interamente la camera funeraria fino ad un’altezza di 6 metri, fu rinvenuto un possente puntellamento in legno di cedro del Libano inserito nello spazio delimitato dalle pareti. Qui, fu scoperto il nome di Snefru scritto con inchiostro rosso. Di questa struttura ne rimane oggi solo circa un terzo (Immagine n. 29).

Immagine n. 29 La camera superiore con la sua carpenteria di costruzione in cedro del Libano (© ph Valeriy Ivanovic Androsov in Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 60)

La camera fu realizzata per mezzo di una carpenteria, che probabilmente serviva facilitare il posizionamento e la stabilizzazione dei blocchi di rivestimento delle pareti durante l’innalzamento dei vari corsi. L’alta volta a sbalzo avrebbe dovuto proteggere l’ambiente dal carico sovrastante esercitato dalla piramide. Prima dello smantellamento del sistema di puntellamento provvisorio, si decise di rialzare il pavimento della camera aggiungendo un massiccio strato di muratura accuratamente pavimentato. Si passò successivamente a ritagliare e ridurre gli sbalzi della volta al fine di ottenere delle pareti relativamente lisce ed uniformi. Tuttavia, ancor prima di completare queste operazioni, si volle procedere ad un nuovo innalzamento del suolo della camera il che comportò un ulteriore intervento di appianamento dei costoloni della volta, tanto che ne rimasero intatti solo i cinque superiori (Immagine n. 30). Tutto ciò fu realizzato in modo molto accurato, affinché l’ambiente risultante presentasse le caratteristiche indispensabili per svolgere la particolare funzione cui era destinato.

Immagine n. 30 Schematizzazione dello stato attuale degli appartamenti superiori della Piramide Romboidale (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 60).

Fino a non molto tempo fa, si riteneva che la camera, una volta consolidata, fosse stata immediatamente abbandonata a causa della comparsa di fessure e criticità statiche; ma, in realtà, alla luce dei recenti dati emersi da ulteriori rilievi sullo stato dei luoghi, questa ipotesi è da ritenersi errata. È vero che l’ambiente si presenta in condizioni di estremo degrado, ma ciò è conseguenza di un successivo intervento operato sulla volta che, a causa della cattiva qualità del calcare ha causato la frammentazione delle pietre che si sbriciolarono e crollarono nel corso dei secoli facendo si che oggi il luogo assomigli più a una grotta piuttosto che a una camera funeraria.

Le ragioni di queste numerose modifiche operate sulla struttura restano ancora da comprendere e se la camera fu concepita per accogliere le spoglie del sovrano, sembra evidente che non abbia mai assolto a questa funzione. Di certo, durante le ultime fasi della costruzione, alcuni movimenti strutturali ebbero un impatto sull’edificio. La piramide fu sottoposta a un ampliamento che ebbe ripercussioni inaspettate, innescando fratture e cedimenti che costrinsero gli architetti a dare al monumento questa forma a dir poco atipica.

Alcuni indizi sembrano indicare che il disegno iniziale degli architetti fosse quello di costruire una piramide con facce inclinate di 60° poggiante su una base di 157 metri per lato. Le distribuzioni interne erano state completate e se il programma fosse proseguito secondo i piani il monumento avrebbe raggiunto un’altezza di 136 metri.

Quale sia il motivo per cui gli architetti decisero di ricoprire con uno spesso strato di muratura quanto era già stato edificato resta ancora un mistero. Quasi sicuramente non fu dovuto, come alcuni hanno ipotizzato, al sopraggiungere di criticità interne visto che lo stato degli appartamenti funerari (corridoi e camere) non mostra indizi tali da poter suggerire una simile spiegazione.

È del tutto evidente, piuttosto, che questo periodo della storia egizia sia contraddistinto da una costante evoluzione e sperimentazione nel campo dell’architettura: la piramide di Meidum fu rimaneggiata per ben tre volte e quella Romboidale ha subito, inequivocabilmente, una serie di modificazioni delle quali, forse, non saremo mai in grado di spiegarne le cause.

Tuttavia, ciò che si può rilevare con chiarezza è che, in ogni caso, furono adottate tutte le misure per assicurarne una posa in opera corretta. Ad esempio, l’aggiunta di muratura fu realizzata con basamenti inclinati, utilizzando la tecnica già adottata per le piramidi a gradoni, ma ricorrendo ad una pendenza più lieve di circa 7° in media. A questo punto, la base della piramide aumentò le sue misure, passando da 157 metri par lato a 189,43.

Durante la costruzione dell’involucro, sembra che le fondamenta mostrassero segni di instabilità cedendo leggermente sotto il peso crescente dell’edificio. Ciò è testimoniato dalle fratture e da un abbassamento di 30 centimetri rilevabili nella giunzione dei due tronconi del corridoio discendente settentrionale (Immagine n. 31). Ciononostante, i costruttori non ritennero che questi danni potessero in qualche modo minare la stabilità dell’edificio o preludere ad un eventuale crollo, tant’è che continuarono ad elevare le assise fino ad un’altezza di 47 metri, prendendosi cura, nel frattempo, di prolungare il corridoio che parte dall’ingresso occidentale. I segni di cedimento, particolarmente localizzati nei due corridoi discendenti, sembrano indicare che il suolo su cui posano le fondamenta sia fortemente eterogeneo.

Immagine n. 31 Evidenti fratture nel corridoio discendente nord della Piramide Romboidale (© ph Valeriy Ivanovic Androsov in Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag.61)

Siccome il complesso sembrava non stabilizzarsi, fu presa la decisione di non aumentare la massa esterna e, pertanto, fu modificata bruscamente la pendenza delle facce dell’edificio. In questo modo, la piramide poté essere completata concretizzando una struttura gravante essenzialmente sul massiccio interno del progetto primario che, fino a quel momento aveva mostrato segni di piena affidabilità. Fu scelta, per le facce della parte superiore, una pendenza di circa 44°, il che sembra indicare che l’idea fosse quella di realizzare un edificio avente le forme di una vera e propria piramide, con caratteristiche che si sarebbero poi ritrovate presso la Piramide Rossa di Dashur-Nord: se, infatti immaginiamo un prolungamento del profilo virtuale delle pareti superiori, vi ritroviamo dimensioni e proporzioni praticamente identiche. La parte sommitale fu dunque portata a termine, riservandosi di smontare la (o le) rampe una volta riallineata la pendenza dei corsi inferiori.

Durante la costruzione della sezione superiore si verificarono leggeri assestamenti che riguardarono l’ingresso settentrionale e fu forse proprio in questa fase che gli architetti, temendo che ulteriori movimenti lo rendessero del tutto impraticabile, decisero di abbandonare questo accesso. Fecero allora scavare un condotto di collegamento tra le distribuzioni inferiori e quelle superiori ostruendo completamente il corridoio discendente occidentale (per una lunghezza di 67 metri!) e decidendo di avvalersi unicamente degli appartamenti inferiori per accedere all’unica camera funeraria della piramide che, malgrado alcune modifiche, fu sempre stimata pienamente funzionale.

Anche la camera inferiore fu riempita con muratura fino alla base della copertura, pur senza intaccarne la volta, poiché era necessario evacuare i detriti provenienti dallo scavo del cunicolo di collegamento in modo da rendere più agevole questa via di comunicazione improvvisata.

Alla fine, il deterioramento della volta della camera funeraria e i continui assestamenti, sembrano averla avuta vinta sulle motivazioni dei responsabili dei lavori che completarono frettolosamente la piramide rinunciando ad aggiungere i corsi che avrebbero portato anche la parte inferiore ad avere una pendenza di 44°. La rampa di costruzione fu demolita, i rivestimenti rifiniti e l’edificio rimase nella forma atipica che ancor oggi possiamo ammirare. Il cantiere fu, a questo punto, trasferito a Dashur-Nord per un ulteriore ed ultimo tentativo.

Il complesso annovera anche una piramide satellite (Immagine n. 32) che è una della più grandi di questo tipo, mai eretta nei pressi di una piramide reale e, inoltre, assieme alla Piramide Rossa è la prima ad aver adottato un profilo perfettamente triangolare. È disposta lungo l’asse nord-sud a una distanza di 52 metri dall’edificio principale. Presenta una base quadrata di 52,80 metri per lato e l’inclinazione delle sue facce, di circa 44°30’, ci fornisce l’indicazione che in origine dovesse essere alta intorno ai 26 metri.

Immagine n. 32 Piramide satellite di Dashur-Sud (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 63).

Questo monumento fu edificato con assise disposte orizzontalmente, utilizzando un calcare locale successivamente rivestito e rifinito con calcare fine di Tura. L’ingresso alla distribuzione interna si trova sull’asse mediano della facciata nord, appena al di sopra del livello del suolo. Da quel punto prende avvio un corridoio discendente che s’inoltra nella struttura con una pendenza di 34° per 11 metri, dopodiché percorre un breve tratto orizzontale per poi cambiare di nuovo e bruscamente la sua inclinazione, ma questa volta verso l’alto, seguendo un angolo di 32°30’. Percorsi altri 6,15 metri, il soffitto si innalza improvvisamente. In questa galleria sono ancora presenti dei blocchi ostruttivi in calcare che furono, evidentemente, lasciati nella loro posizione in attesa di essere utilizzati per sigillare il passaggio ascensionale. Scalando questi blocchi si raggiunge l’imboccatura del corridoio di fronte all’unica camera della piramide; di piccole dimensioni, misurando solo 2,62 metri da nord a sud e 2,40 metri da est a ovest è palesemente troppo piccola per ospitare una sepoltura umana. Una copertura di scarico a sbalzo eleva il tetto a 6,90 metri (Immagine n. 33). Questa volta è del tutto simile sia qualitativamente sia tecnicamente a quelle della Piramide Rossa.

Immagine n. 33 Pianta e sezione della piramide satellite di Dashur-Sud (©Franck Monnier, “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag. 62).

Due alte stele incise con il protocollo reale di Snefru, analoghe a quelle della piramide principale, si ergevano ai piedi della facciata orientale nei pressi di una tavola d’offerte (Immagine n. 34). Una di queste è conservata presso il Museo del Cairo con numero di inventario JE 8929c.

Si ignorano le ragioni per cui fu edificata questa piccola piramide.

MINOImmagine n. 34 Il piccolo tempio situato ai piedi della facciata orientale della piramide satellite è costituito da una tavola delle offerte in alabastro. In origine comprendeva anche due stele in calcare alte almeno 9 metri e incise con la titolatura di Snefru racchiusa nel serekh. Oggi ne restano solo dei monconi alti circa 1,80 metri. (fonte Wikipedia, foto di pubblico dominio, autore non citato)

Fonti:

  • Franck Monnier ne “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pagg. 46÷67
  • Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg.112÷119

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