EVOLUZIONE DELL'ARCHITETTURA FUNERARIA, Luce tra le ombre, Piramidi

LE PIRAMIDI DELLE REGINE

La piramide settentrionale (G1-a)

Alla periferia est, presso l’angolo sud-orientale del recinto della Grande Piramide, sono presenti, allineate da nord a sud, tre piccole piramidi (denominate G1-a, G1-b e G1-c) generalmente attribuite alle regine di Cheope (Immagine n. 13). Sul lato orientale di ciascuna si rilevano tracce di una piccola cappella; sono inoltre presenti due fosse per barca: una situata a sud della costruzione settentrionale, l’altra a sud di quella centrale. In epoca moderna questi edifici furono esplorati prima da Vyse, nel 1837 e, successivamente, agli inizi del Novecento, da George Reisner che ne documentò la maggior parte degli elementi architettonici. Infine, nell’ambito del progetto di controllo del sito, sotto la direzione di Zahi Hawass, l’equipe egiziana ha eseguito lavori di sgombro nell’area che hanno fornito ulteriori elementi utili per una miglior comprensione di questi monumenti.

Immagine n. 13 Le piramidi satellite riprese dal lato orientale (da sinistra a destra G1-c, G1-b, G1-a). In secondo piano, a partire da destra, le piramidi di Cheope, Chefren e, sullo sfondo, quella di Micerino (© Zahi Hawass “I Tesori delle Piramidi”, pagg.140-141).

Le piramidi delle regine (Immagine n. 14) non fanno strettamente parte del complesso funerario in quanto posizionate esternamente rispetto al muro di cinta della Grande Piramide: sembrerebbero, piuttosto, far parte del settore orientale ove sono ubicate le mastabe dei parenti più prossimi del sovrano. L’accesso dalla parte settentrionale della piana fu realizzato grazie ad un tunnel scavato sotto la rampa ascensionale.

Immagine n. 14 In questa immagine aerea parziale dell’area circostante la piramide di Cheope si vedono chiaramente due delle fosse per le barche solari del sovrano, le piramidi delle regine e i resti della piramide satellite del sovrano (© Zahi Hawass “I Tesori delle Piramidi”, pag. 141).

Ogni tomba è dotata di appartamenti sotterranei dalla pianta piuttosto simile e di un ingresso posto nella facciata nord, non lontano dall’asse nord-sud (Immagine n. 15).

Immagine n. 15 Queste piante e sezioni delle piramidi delle regine di Cheope si riferiscono agli edifici G1-c, G1-b e G1-a (da sinistra a destra). Gli schemi superiori ricostruiscono le tre piramidi, mentre i disegni in basso mostrano la pianta di ciascun monumento, con i corridoi discendenti che conducono ad un vano dal quale un passaggio ad angolo retto permette di raggiungere la camera sepolcrale (© Zahi Hawass “I Tesori delle Piramidi”, pag. 141).

La piramide settentrionale G1-a sorge a 61 metri di distanza dalla piramide di Cheope e doveva essere la più grande delle tre, sebbene oggi sia la più deteriorata (Immagine n. 16). Edificata a partire da una base di 49,50 metri, avrebbe un’altezza di 30,25 metri se non fosse stata spogliata della maggior parte del suo rivestimento, perdendo quasi due terzi della quota originaria. L’ingresso si trova sulla facciata nord, lievemente spostato verso est rispetto al centro, e poco al di sopra del livello del terreno. La camera sepolcrale, rivestita con calcare, secondo Reisner un tempo aveva ospitato un sarcofago scolpito nello stesso materiale oppure in granito. Nella parete ovest fu rinvenuta una nicchia poco profonda contenente diversi frammenti di basalto; Vyse ritenne che si trattasse dei resti di un sarcofago, mentre gli studiosi italiani Maragioglio e Rinaldi hanno suggerito che, più verosimilmente, fossero elementi, attinenti alla pavimentazione del tempio alto di Cheope. L’ipotesi è condivisibile in quanto altri frammenti di questo lastricato sono stati ritrovati sparsi un po’ dovunque nell’area a est della Grande Piramide.

Immagine n. 16 In primo piano i ruderi della piramide settentrionale (G1-a) delle regine di Cheope sono dominati dalla Grande Piramide (© Zahi Hawass “I Tesori delle Piramidi”, pag. 142)

La zona poco ad est di G1-a è stata ripulita fino a raggiungere il livello della roccia viva dove si osservano alcuni tagli disposti a forma di rettangolo che si pensa alloggiassero una piattaforma sulla quale fu forse eretta una cappella di culto. Purtroppo, si tratta solo di ipotesi dal momento che queste scarse vestigia sono tutto ciò che resta dell’edificio.

La regina che fu sepolta in questo monumento ebbe il grande privilegio di disporre di una grande fossa a forma di barca simile a quelle del re. Fu ricavata direttamente nella roccia a sud della piramide e presso il bordo dello scavo è presente una sporgenza sulla quale, verosimilmente, furono posate le lastre di chiusura.

La vicinanza della piramide con la mastaba del principe ereditario di Cheope, Kawab, fece assegnare il monumento a sua madre Meretites che, probabilmente, fu la consorte principale del re. Un’iscrizione nella tomba di Kawab recita: “suo figlio, amato suo, Kawab, la figlia del suo dio, [lei che è incaricata] degli affari [del im3t], Meretites [sua madre] che lo generò per Cheope”.

Una stele scoperta da Mariette, di cui non si conosce l’esatta provenienza, ma probabilmente rinvenuta nel campo orientale, qualifica la dama come “grande officiante di Snefru e di Cheope, riverita da Chefren”.

Da questi elementi appare chiaro che Meretites fu un personaggio così rilevante da meritare una tomba a forma di piramide e, inoltre, la vicinanza del sepolcro del principe Kawab sembrerebbe confermare l’attribuzione del monumento a questa regina.

Di diverso avviso è invece Mark Lehner, secondo il quale la proprietaria del monumento era la regina Hetepheres I, madre di Cheope. A sostegno della sua ipotesi interpreta un particolare gruppo di segni nella roccia come la prova del fatto che la costruzione di G1-a fu iniziata leggermente più a est, rilevando che il pozzo contenente il suo corredo funerario (ma non la salma) fosse in asse rispetto a queste tracce. In seguito, una volta terminata la costruzione nella posizione modificata, il corpo fu presumibilmente spostato nella nuova camera sepolcrale con un ulteriore corredo funerario (Immagine n. 17).

Immagine n. 17 Camera funeraria della regina G1-a (© Franck Monnier “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag.77)

Oggi, l’opinione corrente propende leggermente a favore dell’ipotesi che la piramide fosse appartenuta alla regina Hetepheres I il cui nascondiglio funerario (G7000x) fu scavato nelle vicinanze. In questo pozzo profondo circa 27 metri, che conduce ad una piccola camera, George Reisner nel 1925 rinvenne, smontati, tutti gli elementi del mobilio appartenuto alla regina (letto, baldacchino, poltrona, portantina, gioielli). Vi era stato deposto, inoltre, un sarcofago in alabastro che però risultò essere vuoto.

Si tratta, comunque di un meraviglioso tesoro, testimone dello sfarzo quotidiano della corte durante l’Antico Regno.*

La piramide centrale (G1-b)

La piramide G1-b occupa la posizione centrale nella sequenza delle piramidi delle regine e le sue dimensioni sono del tutto simili a G1-a, la piramide settentrionale (Immagini n. 18-19). Anch’essa è in pessimo stato di conservazione avendo perduto quasi due terzi della porzione superiore. Sul suo lato meridionale, nei pressi dell’angolo sud-est, è presente una piccola fossa per barca.

Immagine n. 18 In primo piano i ruderi della piramide centrale G1-b delle regine di Cheope (© Zahi Hawass “I Tesori delle Piramidi”, pag. 143)

A proposito di questo monumento, Erodoto si fece portavoce di una diceria secondo la quale Cheope pretese che la figlia si prostituisse al fine di portare risorse economiche per il suo cantiere. Quest’ultima non solo accettò ma, volendo anche per sé, un monumento funerario pregò tutti i suoi avventori di regalarle una pietra per costruirsi la sua piramide*. Appare chiaro che tutto ciò presenti i tratti di una leggenda e abbia ben poco a che vedere con la realtà storica, tant’è che della proprietaria del monumento ignoriamo quasi tutto anche se come potenziale candidata viene talvolta ipotizzata Meretites I, peraltro senza che alcun documento attualmente possa confermarlo.

Immagine n. 19 Primo piano della piramide G1-b ( Olaf Tausch, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons)

La piramide centrale dista circa dieci metri da G1-a e giace sullo stesso asse nord-sud. La base misura 49 metri per lato e la sua altezza in origine doveva raggiungere circa 30 metri. L’ingresso è localizzato al centro del lato settentrionale appena sopra il livello del suolo. Analogamente alla piramide settentrionale i passaggi sotterranei furono scavati nella roccia viva e la camera funeraria è rivestita in calcare (Immagine n. 20). Sicuramente, addossata alla faccia orientale doveva esserci una semplice cappella di culto. La fossa per barca, posta sul lato sud e simile a quella adiacente a G1-a, fu scoperta nel 1953 dall’archeologo Kamal el-Mallakh, ma fu riempita con pietre e detriti in quanto sconfinava nell’area in cui sarebbe stata costruita la strada moderna, pertanto, oggi non è più visibile.

Immagine n. 20 Interno della piramide G1-b (© Jon Bodsworth — www.egyptarchive.co.uk)

Secondo Reisner questo monumento doveva essere appartenuto ad una regina ignota di origine libica, forse la madre di un gruppo secondario di figli di Cheope, tra cui lo stesso Djedefra. A sostegno dell’ipotesi, l’egittologo sottolineò come il successore di Cheope edificò la sua piramide ad Abu Rawash, invece che a Giza e come la tomba di Djedefhor, forse un altro figlio di questa regina (ma altri altri studiosi sostengono che fosse figlio di Meretites), sia stata volutamente distrutta, il che proverebbe un disaccordo tra i vari rami della famiglia dopo la morte di Cheope.

Scavi più recenti, effettuati a Giza e ad Abu Rawash tendono a confutare sia la teoria di un feudo familiare, sia l’ipotesi di Reisner circa l’origine libica della regina in questione. È però possibile che G1-b sia stata edificata per la sepoltura di una sconosciuta consorte regale che generò Djedefra.

Lehner, invece, sostiene che questa piramide fu costruita per Meretites, in accordo con Stadelmann.

La piramide meridionale (G1-c)

G1-c è la più piccola tra le piramidi delle regine di Cheope, ma senza alcun dubbio la meglio conservata (Immagine n. 21). Si trova a poco meno di quattro metri di distanza da G1-b, leggermente spostata verso est rispetto a questa, e la sua base quadrata misura 46,25 metri per lato contro un’altezza originaria di circa 30 metri. L’entrata, come nelle altre due pramidi, si trova all’incirca al centro del lato settentrionale, nell’ immediata prossimità del livello del suolo (Immagine n. 22). Qui, sono rimasti in situ molti blocchi del rivestimento esterno. Quelli presenti a ovest dell’ingresso, sempre in calcare e posti ad angolo retto contro la faccia della piramide, furono ritenuti un’aggiunta successiva da Maragioglio e Rinaldi. La disposizione dei vani sotterranei ricalca lo schema di G1-a e G1-b e la camera sepolcrale è anch’essa rivestita in calcare (Immagine n. 23). In questo ambiente, lungo la parete meridionale si apre una nicchia, profonda 4 cm. che secondo l’ipotesi dei due studiosi aveva una funzione rituale della quale si ignora lo scopo.

Immagine n. 21 Questa immagine ripresa da est ci mostra la piramide meridionale G1-c con le rovine del Tempio di Iside. Sullo sfondo sono riconoscibili da sinistra a destra le piramidi di Micerino, Chefren e Cheope (© Zahi Hawass “I Tesori delle Piramidi”, pag. 144)

Sul lato orientale della piramide sono presenti i resti di un tempio di epoca successiva (XVIII dinastia) dedicato a Iside, che incorpora i resti della cappella di culto della IV dinastia eretta su una piattaforma costituita da enormi blocchi di calcare (Immagine n. 24). L’ingresso di questa cappella si apriva nella parete orientale che, all’esterno, era decorata con un motivo di stuoie a bassorilievo. Della parete opposta della costruzione sopravvive unicamente un blocco di calcare la cui estremità meridionale è scolpita a rilievo con un disegno a nicchie.

Immagine n. 22 Passaggio di ingresso alla piramide G1-c (© By Diego Delso, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17817298

Poiché lungo il lato meridionale delle altre due piramidi era presente una fossa per barche, Zahi Hawass e il suo team intrapresero un’indagine per accertarsi che anche G1-c non ne avesse una simile. L’esito fu negativo, ma risultò che l’area a sud della costruzione era stata effettivamente predisposta per uno scavo che però non fu mai effettuato. Inoltre, emersero le prove che la sovrastruttura della piramide rimase incompiuta: due linee perpendicolari, tagliate nella roccia vergine, indicano infatti la posizione in cui si sarebbe dovuto collocare l’angolo.

Immagine n. 23 Camera funeraria della piramide meridionale (© by Diego Delso, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17817299

La proprietaria della piramide satellite G1-c è generalmente considerata Henutsen in conseguenza di ciò che viene riportato su una stele (detta “stele dell’inventario” o anche “stele della figlia di Cheope”) rinvenuta da Auguste Mariette nel tempio di Iside costruito su quella che fu la cappella orientale. Il passo riferibile a tale attribuzione è il seguente:

Questa stele è databile alla XVIII dinastia, ma potrebbe essere la copia, modificata, di un’iscrizione più antica. Se fosse una copia precisa bisognerebbe dedurne che la Sfinge sarebbe stata scolpita prima del regno di Cheope, il che sappiamo (a parte i sostenitori di fantasticherie archeologiche) che non è vero. In ogni caso Henutsen è un nome tipico dell’Antico Regno, pertanto in assenza di nuove ed ulteriori evidenze a favore o contro, è ragionevole mantenere questa attribuzione.

Immagine n. 24 Le rovine del tempio di Iside ubicate sul fianco orientale della piramide G1-c (© by Jon Bodsworth – www.egyptarchive.co.uk, Copyrighted free use, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2435171

In diverse aree sono stati rinvenuti diversi frammenti probabilmente provenienti dalle cappelle delle tre piramidi delle regine. Tali reperti sono sovrapponibili per qualità, stile e tematiche ad altri rilievi funerari tipici dell’Antico Regno. I soggetti delle decorazioni possono essere raggruppati in sei categorie: titoli delle regine, nomi dei figli reali, facciate di palazzo, barche con rematori al lavoro, portatori di offerte e liste di oboli oltre ad una miscellanea di frammenti iscritti.

Probabilmente, dopo la caduta dell’Antico Regno, le piramidi minori e le relative cappelle furono gravemente danneggiate. Come si è evidenziato in precedenza, tutte le piramidi delle regine hanno perduto la maggior parte del rivestimento, ma G1a e G1-b risultano spogliate perfino della maggior parte del nucleo e delle relative cappelle non ne restano che tenui tracce.

Come si riscontra generalmente a Giza, non esistono prove archeologiche o testuali che possano accertare la presenza di un’attività di culto protrattosi durante il Medio Regno. Solo durante la XVIII dinastia si assiste ad un certo ritorno di interesse verso questi monumenti: risale a quell’epoca, infatti, il riutilizzo della cappella della piramide meridionale come tempio di Iside da mettere forse in relazione con il culto della Sfinge. Il nome della proprietaria di G1-c, Henutsen, contiene il geroglifico “hnwt” che significa “signora” e suggerisce un collegamento con Iside quale Signora delle piramidi. La cappella aggiunta tra la XXI e la XXVI dinastia, finì per estendersi nell’area compresa tra il lato orientale di G1-c e quello occidentale delle mastabe di Khufukhaf e di sua moglie.

In un momento che ancora non si è riuscito a determinare, le fosse per barca di G1-a e G1-b furono suddivise in scompartimenti mediante la costruzione di tramezzi che si suppone siano stati utilizzati come sepolture in epoche più tarde oppure anche come magazzini durante la XXVI dinastia.

La piramide sussidiaria G1-d

Nel 1991, l’equipe di scavi diretta da Zahi Hawass rinvenne, a circa 25 metri dall’angolo sud-orientale della Grande Piramide, le vestigia di un’ulteriore piramide satellite che venne indicata come G1-d (Immagine n. 25). Le sue dimensioni sono decisamente inferiori a quelle delle piramidi delle regine, descritte in precedenza; la sua base quadrata, infatti, ha lati che misurano 21,75 metri. Di questo edificio non ne restano che pochi blocchi in calcare fine di Tura (appartenenti al rivestimento esterno), pietre di fondazione del perimetro, alcuni grossi blocchi di calcare più grezzo e frammenti usati per il riempimento. La sparizione di tutta la parte superiore ha messo a nudo gli ambienti scavati nella roccia a cielo aperto secondo una pianta disposta a “T”. Al momento della scoperta, ciò che restava della sovrastruttura si limitava a un blocco di muratura grezza sagomato a “U” riempito di frammenti e disposto in modo da circondare i vani sotterranei a ovest, a sud e a est. Le facce esterne, ricoperte da una patina marrone chiaro dovuta all’esposizione alle intemperie, mostrano un’inclinazione media di 51,40° (quasi la stessa che si riscontra nella Grande Piramide), il che lascia supporre che l’edificio dovesse essere alto circa 13, 80 metri.

Immagine n. 25 Questa fotografia ripresa dalla Grande Piramide mostra ciò che resta della facciata sud della piramide G1-d. (© Zahi Hawass “I Tesori delle Piramidi”, pagg. 150-151)

I lati sud ed est presentavano il maggior numero di lastre di fondazione e di blocchi superstiti in calcare di Tura. Sulla superficie settentrionale di un blocco rinvenuto sul lato sud della piramide si legge l’iscrizione “imy rsy gs”, vale a dire “che è sul lato sud (dietro)”, redatta con inchiostro rosso.

Laddove la struttura si restringe verso il vertice mancano il nucleo e il riempimento, così come pure Il blocco (o i blocchi) del secondo corso sottostante il vertice, ma è stato rinvenuto un singolo elemento in calcare di Tura che faceva parte dell’apice della piramide satellite: si tratta, in ordine di antichità, del secondo “pyramidion” fino ad oggi noto dopo quello ritrovato da Raisner Stadelmann a Dashur appartenente alla Piramide Rossa di Snefru. Sappiamo, grazie alla decorazione di alcuni blocchi recentemente scoperti ad Abusir, che il posizionamento della pietra sommitale era un evento importante e segnava il completamento ufficiale del complesso della piramide.

Al fine di offrire ai visitatori un’idea dell’aspetto originario di questo edificio e preservare dal deterioramento il materiale del nucleo, la squadra di Zahi Hawass ha sostituito alcuni blocchi caduti e restaurato parti del monumento con nuove murature. Si è, inoltre, provveduto alla ricostruzione del vertice della piramide integrando il pyramidion e il blocco trapezoidale proveniente dalla terza assisa con nuovi blocchi (Immagine n. 26)

Immagine n. 26 Pyramidion ricostruito sul lato sud-est della piramide di Cheope sul plateau di Giza (© Olaf Tausch, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons)

Le fondamenta di G1-d contengono un corridoio di ingresso inclinato, ampio circa un metro, e accessibile da nord, che scende per 5,35 metri fino a un vano rettangolare, orientato da est a ovest, ampio circa 8 x 3,5 metri. Questa struttura ipogea è stata ritrovata completamente scoperchiata e a cielo aperto. Nel pavimento della camera, immediatamente davanti all’entrata, è presente una cavità larga un metro. Le pareti sono tagliate a una profondità di 2,85 metri e la parte superiore dei muri nord e sud è lievemente inclinata verso l’interno.

Nell’estremità occidentale della camera sono visibili quattro fori rotondi appaiati rispettivamente nelle pareti nord e sud e distanziati di 1,45 metri. Queste cavità sembrerebbero alloggiamenti per travi in legno, destinate forse a coprire un oggetto in questa sezione del vano.

Poiché il soffitto non esiste e non ne sono stati reperiti blocchi superstiti, l’aspetto originario di questo ambiente resta un mistero. Sul pavimento sud della camera sono presenti tracce di malta rossa che potrebbero indicare che fosse lastricato con calcare.

Nell’Antico Regno, la piramide satellite era una caratteristica importante dell’intero complesso, per cui la scoperta di questo particolare edificio si è rivelata di grande importanza per la comprensione di tali strutture. Molti studiosi suppongono che sia lo sviluppo di un misterioso edificio individuabile nel primo complesso piramidale del re Djoser della III dinastia, denominato tomba sud *.

In ogni caso il dibattito tra gli egittologi sulla funzione di questi elementi architettonici è molto acceso. Alcuni sostengono che ospitassero il ka del re o i vasi canopi contenenti le viscere; altri suggeriscono che venissero utilizzati per riporvi le corone reali oppure che ospitassero provvisoriamente la salma reale mentre si procedeva all’imbalsamazione o anche che servissero come simboli solari per la conservazione delle offerte.

Zahi Hawass propende per l’ipotesi che fossero adoperati durante la festa-sed per consentire al sovrano di spogliarsi del mantello del giubileo per indossare il gonnellino e la coda di toro con cui effettuare la danza rituale**. È convinto, inoltre, che in origine Cheope avesse progettato di disporre la sua piramide satellite a nord delle tre piramidi delle regine e che il cosiddetto “saggio di prova” a nord della rampa sia stato effettuato come base per questa costruzione. Dopo il quinto anno di regno il sovrano avrebbe apportato variazioni al proprio culto inaugurando un ruolo con specifici riferimenti al dio sole Ra; ingrandì il tempio alto e abbandonò il progetto della piramide satellite originaria. La costruzione della nuova G1-d, secondo Hawass sarebbe stata avviata in tutta fretta verso la fine del suo regno, se non addirittura alcuni giorni dopo la sua morte.

Fonti:

  • Maurizio Damiano, Antico Egitto pag. 50
  • Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg.122÷137
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, pagg.75-76
  • Franck Monnier “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pagg. 70÷122
  • Edda Bresciani, Letteratura e poesia dell’antico Egitto (I racconti del papiro Westcar), pagg.188-189)
  • Zahi Hawass, le piramidi delle regine ne “I Tesori delle Piramidi”, pag. 140-144

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