Necropoli tebane

TT276 – TOMBA DI AMENEMOPET

Planimetria schematica della tomba TT276[1] [2]

Epoca:                       XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Amenemopet[5]Supervisore del tesoro in oro e argento; Giudice; Supervisore del gabinetto realeQurnet MuraiXVIII dinastia (Thutmosi IV ?) 

 

Biografia

Nekhu e Ahhotep furono, rispettivamente il padre e la madre del titolare; Henutyunu fu, invece, sua moglie[6].

La tomba

L’accesso a TT276 è possibile da un cortile; la tomba si sviluppa planimetricamente con la forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo che prevede una sala trasversale cui ne segue una perpendicolare alla precedente. Uno stretto corridoio immette nella sala trasversale; sulle pareti: (1 in planimetria[7]) in due scene, due donne dinanzi al defunto e alla madre (?); poco oltre (2) su due registri sovrapposti scene di offertorio dinanzi al defunto e alla moglie, due uomini seduti dinanzi a tavole imbandite di cibi e un prete che offre libagioni alla coppia. Su altra parete (3), alla sommità, resti di nubiani che recano tributi in ceste, anelli d’oro e rotoli di vestiario, e tre uomini che recano cassette e abiti distesi su vassoi; poco oltre (4) un prete con una lista di offerte dinanzi al defunto e alla moglie, con una scimmia che mangia frutta sotto una sedia e, su quattro registri, scene di banchetto con liutisti, arpisti e suonatrici di nacchere; cinque siriani (uno dei quali distrutto) con lingotti di metallo, portatori di offerte e un toro inghirlandato; un prete offre mazzi di fiori alla coppia sotto le cui sedie si nasconde un cane. Su altre pareti (5) sei giare di olio e scene di offertorio; seguono (6) scene di lavoratori di pelli, gioiellieri e vasai. Sul lato corto (7) resti di una stele con scene di purificazione e, poco oltre (8), su due registri scene di vendemmia e portatori di pesce; resti di scene di preparazione di uccellagione. Seguono (9) offerenti dinanzi al defunto e alla madre, sotto la cui sedia si nasconde una scimmia; una figlia (?) e un prete, con portatori di offerte, offrono libagioni al defunto e ai suoi genitori. Sul soffitto, scene di offertorio e testi.

Un corridoio immette nella sala perpendicolare alla precedente. Ancora leggibili, sulle pareti: (10) su quattro registri scene di processione funebre diretta verso la Dea dell’Occidente (Mertseger), compresa una barca che reca, a bordo, Anubi e la mummia, nonché suppellettili funerarie, danzatori e scene di bendaggio della mummia. Sulla parete opposta (11) il defunto a bordo di un carro (?) a caccia di gazzelle, orici e iene nel deserto; in una scena minore, lepri, gazzelle con cuccioli e iene all’abbeverata. In una nicchia di fondo (12) Osiride e, in due registri sovrapposti, il defunto in offertorio. Proveniente da questa tomba, ma non nota la posizione, il defunto purificato da Anubi e da Haroeris[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 352

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 352

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 348.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 352-353.

Necropoli tebane

TT275 – TOMBA DI SOBEKMOSE

Planimetria schematica della tomba TT275[1] [2]

Epoca:                      Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Sobekmose[5]Capo dei preti wab[6], Padre divino nel tempio di Amenhotep III e di SokarQurnet MuraiPeriodo Ramesside 

Biografia

Nessuna notizia ricavabile[7].

La tomba

L’accesso a TT275 è possibile da un cortile; la tomba si sviluppa con una sala trasversale cui ne segue una perpendicolare secondo lo schema planimetrico a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo. Al fondo si apre un appartamento funerario non ultimato. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[8]) sono riportati i titoli del defunto, dà accesso alla sala trasversale; sulle pareti: sul lato corto a sud (2) i resti di una stele con tracce di testo. Su altra parete (3) resti di scena di offertorio da parte di un uomo ad una divinità femminile; poco oltre (4) resti di scene della processione funeraria (?) con barche e riti sacri.

Un altro breve corridoio, sulle cui pareti sono riportati (5) due uomini, immette in una sala perpendicolare alla precedente. Sulle pareti (6) su cinque registri sovrapposti, brani tratti dal Libro delle Porte (?) con scene della confessione negativa (?), scrigni e remi (?) dinanzi a divinità maschili e femminili. Sulla parete opposta (7) scene dal Libro delle Porte e (8) il defunto e la moglie (della quale non viene indicato il nome) in adorazione di Anubi e della Dea dell’Occidente (Mertseger). A questa altezza, su entrambi i lati, si aprono scale e locali non esplorati.

Un terzo brevissimo corridoio, sulle cui pareti (9) sono visibili tracce di testo, adduce ad un appartamento più interno. in parte non ultimato. Sulle pareti: (10-11-12) portatori di offerte e personaggi vari; su altre pareti (13) una fanciulla in offertorio al defunto e alla moglie; (14) il defunto e la moglie adorano una mummia. Una piccola camera più interna presenta (15-16), su due registri per ogni parete, il defunto e la moglie con libagioni mentre sul fondo si apre una nicchia (17) in cui, in una doppia scena, il defunto adora la dea Hathor[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 352

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 352.

[6]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un capo o “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 352.

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 348.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 352.

“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”

FLINDERS IL CATALOGATORE

Un uomo nudo danza nella Grande Piramide (Flinders Petrie)

Nel 1880 un bizzarro europeo fa la sua comparsa nella zona delle piramidi di Giza. Dopo una breve esplorazione trova una tomba abbandonata, che qualcuno prima di lui aveva provvisto di una porta, forse per utilizzarla come deposito. Comunica al suo portabagagli che si propone di vivere in quel sepolcro; il giorno dopo vi si è già installato. Un letto, qualche mobile di quarta mano. Un lume brilla su di una cassa, e nell’angolo si accende un fuoco.

Flinders Petrie è arrivato a casa.

Il suo nome completo è William Matthew Flinders, ma per tutti era Flinders. Per noi, semplicemente il papà dell’archeologia moderna.

Figlio di un ingegnere elettrico e nipote di un grande viaggiatore (il nonno materno era a bordo del “Bounty”, nientemeno!), Flinders non ha mai visto una scuola. Nato nel 1853, educato dal padre, impara francese, latino e greco ma soprattutto il rigore e l’ordine della Marina inglese. Si narra che ad otto anni sia rimasto sconvolto dal disordine degli scavi in una villa romana sull’Isola di Wight, costruendo le basi del rigore archeologico. Gli regalano un volume sui primi scavi effettuati in Egitto, e lui inizia a sognare le piramidi, con cui ossessiona amici e vicini. Flinders si fa le ossa a Stonehenge, poi visita finalmente la piana di Giza (come abbiamo visto, vivendo in una tomba abbandonata) per verificare le teorie di John Taylor e Charles Piazzi Smith sulle piramidi (costruite dal biblico Noè secondo Taylor e da Melchisedec secondo Piazzi Smith) smontandole entrambe a realizzando un lavoro sistematico sulla Piana di Giza.

La sistemazione di Petrie a Giza in una vecchia tomba svuotata
Una foto del Nilo scattata dallo stesso Petrie dalla sua nuova “casa” nel 1880

Flinders non è del tutto in bolla, diremmo oggi; di notte si aggira senza vestiti sulla piana e spesso entra nella camera sepolcrale della Grande Piramide, danzandovi nudo. Molto spesso partecipa anche agli scavi completamente nudo, poi per cena si veste di tutto punto in pieno stile vittoriano. Sulla sua mente si raccontano moltissimi aneddoti. SI dice che conoscesse la distanza esatta tra il suo occhio e la punta del dito e quindi potesse misurare le distanze con grande precisione senza l’uso di un metro. Visualizzava nella sua testa un regolo calcolatore per eseguire i calcoli a mente. Disegnava schizzi dei reperti trovati con entrambe le mani contemporaneamente per non perdere tempo. Eccentrico, strambo, sicuramente un grande “ordinatore”.

Mentre è sulla Piana di Giza, Flinders si accorge che intorno a lui si muove un piccolo universo di ladri, predoni, saccheggiatori più o meno legalizzati.

Diventa ossessionato dalla catalogazione, dal salvataggio dei reperti. Per primo, impone una tecnica di scavo sistematica dall’alto verso il basso (oggi sembra ovvio, ma al tempo si andava dritto al “bersaglio” con tanti saluti a cosa c’era intorno) dando la dovuta importanza alla stratificazione di rocce e reperti.

Però c’è un problema, anzi due: i soldi sono finiti e finora Filnders ha agito da “privato”. Senza una qualifica importante, il suo lavoro rischia di essere snobbato o addirittura cancellato. Nel 1880 si imbarca quindi per il viaggio di ritorno a Londra, a caccia di sovvenzioni e di un titolo accademico.

Rientrato una prima volta in Inghilterra, Petrie conosce Amelia Edwards, la figlia di un banchiere con la passione dei viaggi e dell’archeologia che dopo due anni di permanenza in Egitto ha creato l’Egypt Exploration Fund. Amelia lo sovvenziona per i suoi futuri scavi, nominandolo anche docente di egittologia presso l’University College di Londra.

Tornato in Egitto nel 1884, Flinders impone un rigido metodo scientifico alle sue scoperte, e diventa il padre dell’egittologia moderna. Costruisce cronologie basate sulla “evoluzione” delle singole tecniche, ed è un passo avanti da gigante per l’archeologia in generale. Scrive 90 volumi sulle sue spedizioni, tutti dettagliatissimi. I suoi “Dieci Anni di Scavi in Egitto” rappresentano una sorta di manuale; la sua “Storia d’Egitto” è la prima cronologia organica moderna. Si appassiona ad ogni argomento: sono ancora suoi i trattati sulla conservazione e il restauro delle ceramiche.

È il primo a scavare ad Amarna, la Akhetaton del passato breve ed intenso di Akhenaton. Assistito da un giovane Howard Carter trova le cosiddette “Tavolette di Amarna”, 382 tavolette in argilla recuperate fino ad ora scritte in cuneiforme e con cui siamo riusciti a scoprire i rapporti dell’Egitto di Akhenaton con babilonia, gli Assiri, i Mitanni, gli Ittiti, la Palestina e Cipro.Trova la cosiddetta “Stele di Merenptah”, dove per la prima volta viene nominato “Israele”. Trova Tanis, nel Delta del Nilo, e pone le basi per il lavoro di Montet che molto tempo dopo riuscì a portare alla luce il tesoro di Psusannes I. Esplora la Piramide di Amenhemet III e scopre il Labirinto di Meride poco lontano.

La Stele di Merenptah
Alcune delle tavolette di Amarna
Un esempio del lavoro di catalogazione e datazione di Petrie basandosi sul vasellame del periodo predinastico

Ed ammira il “talento”: quando entra nella piramide di Amenhemet III e trova traccia di antichi predoni rimane ammirato dalla loro tenacia e dal loro ingegno. Perché i ladri erano entrati dal passaggio principale, inopinatamente sul lato sud – e non nord come nelle altre piramidi – e lui aveva dovuto invece scavare attraverso i mattoni per violare la tomba.

Hilda Urlin Petrie, sposata nel 1896, ad Abydos
Hilda alla scoperta del Labirinto di Meride
I coniugi Petrie a Karnak negli anni ‘90
Hilda e Flinders nel 1903
Flinders Petrie ad Abydos, 1922
Il lavoro di catalogazione del vasellame

Petrie terminerà il suo viaggio in Palestina, dove scaverà per 16 anni prima di morire a Gerusalemme nel 1942.

Nel 1935, in Palestina

Curiosamente, decide di donare la sua testa alla facoltà di chirurgia del Royal College di Londra. In realtà Petrie sostenne il concetto di razza e di evoluzione sottolineando le differenze antropomorfiche tra le diverse popolazioni, un concetto di eugenetica troppo pericolosamente vicino a certe idee naziste dell’epoca, e il suo dono del cranio alla scienza era per dimostrare tali differenze. Per un ironico e macabro scherzo del destino per chi aveva sviluppato la catalogazione dei reperti in maniera maniacale, il contenitore con la sua testa conservata in formalina perde l’etichetta e per anni rimarrà una testa sconosciuta nelle cantine della facoltà. Verrà riconosciuto solo nel 1989 grazie ad una cicatrice sopra l’occhio destro ed ai suoi occhi, rimasti di un blu brillante.

La testa conservata di Petrie, con la cicatrice sopra l’occhio destro. Da notare il colore dei capelli, misteriosamente tornati neri (effetto del liquido conservante?)

A Flinders Petrie manca forse il “botto”, il grande ritrovamento che finisce su tutti i giornali e che appassiona il grande pubblico, ma il suo talento di descrittore e conservatore influenzò tutti i suoi “discepoli”, primo fra tutti quell’Howard Carter che non si sarebbe dato per vinto così facilmente nella Valle dei Re.

Necropoli tebane

TT274 – TOMBA DI AMENWHASU

Planimetria schematica dell’area di Qurnet Murai[1] [2] [3]

Epoca:                                   Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
Amenwhasu[6]Primo Profeta del Monthu di Tod e di Tebe; Prete Sem[7] del Ramesseum nel dominio di AmonQurnet MuraiPeriodo Ramesside 

 

Biografia

Nessuna notizia ricavabile; pur esistendo l’indicazione del nome della moglie, questa è ridotta alla sola lettera “y” finale[8]

La tomba

TT274 è oggi inaccessibile; su un architrave (?) è rappresentata una doppia scena, in parte distrutta, con una dea e il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Hathor[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Porter e Moss 1927, p. 349

[7]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 341.

[9]      Porter e Moss 1927,  pp. 351-352.

Necropoli tebane

TT273 – TOMBA DI SAYEMIOTEF

Planimetria schematica della tomba TT273[1] [2]

Epoca:                       Periodo ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Sayemiotef[5]Scriba nei possedimenti del suo Signore (Amon)Qurnet MuraiXIX dinastia-XX dinastia 

 

Biografia

Nessuna notizia ricavabile; pur esistendo la rappresentazione della moglie e almeno di un figlio, di questi non vengono indicati i nomi, oppure sono andati persi[6].

La tomba

Si accede alla TT273 da un cortile in cui si apre anche l’accesso alla TT272[7]; TT273 si sviluppa planimetricamente in un’unica sala trasversale. Un breve corridoio (1 rosso in planimetria[8]) sulle cui pareti, danneggiate, sono riportati il defunto, tre prefiche e tre portatori di offerte la cui processione tuttavia continua sulle pareti interne della sala trasversale in cui (2-3 rossi), su quattro registri sovrapposti, sono rappresentate scene dal Libro delle Porte con il Ba dinanzi a Harsiesi e Iside; il defunto, inginocchiato dinanzi a aOsiride e a un altro dio (non identificabile); il defunto dinanzi a tre divinità femminili; scene della processione funeraria che comprende un montone , dolenti e parenti, nonché Anubi-sciacallo e un uomo con giare. Poco oltre (4), su tre registri, il defunto, la moglie e tre uomini adorano Osiride e una dea (?); l’adorazione di una statua (?) con il defunto, la moglie e alcuni Badinanzi a tre divinità femminili con alberi e palme; scene di psicostasia con il defunto e la moglie in presenza di Thermutis. Su altra parete (5), su tre registri, il defunto con un figlio piccolo (non ne è indicato il nome) dinanzi a Monthu, Rattaui e un’altra dea; parenti del defunto, maschi e femmine, comprese alcune donne con tamburelli e flauti doppi. Poco oltre (6) il defunto dinanzi a Osiride sulla destra e, fortemente danneggiata, scena in cui forse la moglie con sistro è dinanzi alla dea leonessa Sekhmet; seguono (7), su tre registri, il defunto, la moglie e una sorella in adorazione di Ra-Horakhti, Hathor, Atum e Iside. In una nicchia, sul fondo (8) la rappresentazione della barca di Ra[9].

Fonti

  1.  Gardiner e Weigall 1913
  2.  Donadoni 1999,  p. 115.
  3.  Porter e Moss 1927, p. 351
  4.  Porter e Moss 1927,  p. 351.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 349

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 351

[7]      Per differenziare le due tombe in planimetria, le numerazioni relative alle due sepolture sono rioprtate in differente colore: blu per la TT272, rosso per la TT273.

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 348.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 351.

Necropoli tebane

TT272 – TOMBA DI KHAEMOPET

Planimetria schematica della tomba TT272[1] [2]

Epoca:                       Periodo ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Khaemopet[5]Padre divino di Amon nell’Occidente[6]; Prete lettore[7] del tempio di SokarQurnet MuraiXIX dinastia-XX dinastia 

 

Biografia

Nessuna notizia ricavabile; pur esistendo la rappresentazione della moglie, di questa non viene indicato il nome, oppure è andato perso[8].

La tomba

Si accede alla TT272 da un cortile in cui si apre anche l’accesso alla TT273[9]; TT272 si sviluppa planimetricamente in una sala trasversale ed una perpendicolare alla precedente secondo la struttura a “T” rovesciata tipica del periodo. Un breve corridoio (1 blu in planimetria[10]) sulle cui pareti, danneggiate, sono riportati il defunto e la moglie (?), immette nella sala trasversale. Sulle pareti (2 blu) il defunto e la moglie dinanzi a quattro demoni; sul lato corto (3) resti di quattro personaggi dinanzi a due mummie; sullo sfondo una montagna. Poco oltre (4) il defunto e la moglie in offertorio a Osiride (?). Su altra parete (5), su due registri sovrapposti il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Hathor, un prete in offertorio dinanzi al defunto (?); segue (6), su due registri, un uomo, un prete e una donna dinanzi al defunto. Poco oltre (7), molto danneggiato, il defunto (?) adora alcune divinità, forse Osiride, Iside e Nephtys. Un altro breve corridoio, sulle cui pareti (8) sono riportati il defunto e la moglie in adorazione (scene parzialmente distrutta), immette in una sala più interna perpendicolare alla precedente in cui (9-10) sono riportati brani tratti dal Libro delle Porte. In una nicchia di fondo (11) Ra-Horakhti e una dea sulla sinistra, e Osiride a un’altra dea sulla destra; al centro, il defunto adora una divinità (?). Sul soffitto decorazioni rappresentanti una vigna e testi dedicatori[11].

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  3. ^ Porter e Moss 1927,  p. 350.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 349

[6]      Incarico non chiaro e non recensito in altre sepolture.

[7]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 350.

[9]      Per differenziare le due tombe in planimetria, le numerazioni relative alle due sepolture sono rioprtate in differente colore: blu per la TT272, rosso per la TT273.

[10]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 348.

[11]     Porter e Moss 1927,  p. 350.

Necropoli tebane

TT271 – TOMBA DI NAY

Planimetria schematica della tomba TT271[1] [2]

Epoca:                      XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Nay[5]Scriba RealeQurnet MuraiXVIII dinastia (Ay) 

 

Biografia

Nessuna notizia ricavabile; pur esistendo la rappresentazione della moglie, di questa non viene indicato il nome, oppure è andato perso[6].

La tomba

TT271 costituisce la cappella della tomba vera e propria che si trova poco più a nord; è costituita da un’unica sala rettangolare. SUlle pareti: (1 in planimetria[7]) portatori di offerte e un prete che innesca il fuoco a offerte di incenso e resine dinanzi al defunto e alla moglie (di cui non è indicato il nome); su altra parete (2) portatori di offerte e un prete dinanzi al defunto e alla moglie, nonché testi contenenti il cartiglio di Ay. Poco oltre (3), scene di offertorio con il defunto, rappresentato come prete a sua volta. Sulla parete di fondo una nicchia (4) con il defunto inginocchiato su entrambi i lati[8]

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 349

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 350.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 348.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 350.

Necropoli tebane

TT270 – TOMBA DI AMENEMWIA

Planimetria schematica dell’area di Qurnet Murai[1] [2] [3]

Epoca:                XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
AmenemwiaPrete wab[6] e prete lettore[7] di Ptah-SokharQurnet MuraiXIX dinastia 

Biografia

Nessuna notizia[8].

La tomba

TT270 è oggi distrutta[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 349

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[7]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 350.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 350.

Necropoli tebane

TT269 – TOMBA DI SCONOSCIUTO (nome perduto)

Planimetria schematica dell’area di Sheikh Abd el-Qurna (nord) [1] [2] [3]

Epoca:                       Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
sconosciuto (nome perduto)]Non notoSheikh Ab del-QurnaPeriodo Ramesside 

 


Biografia

Nessuna notizia[6].

La tomba

TT269 è ridotta alla sola presenza di un’architrave e di una camera inaccessibile[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 349

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]              Porter e Moss 1927,  p. 349.

[7]              Porter e Moss 1927,  p. 349.

LE CONCHIGLIE NELL'ANTICO EGITTO

LE CONCHIGLIE DEL NUOVO REGNO ED OLTRE

Le perline a portafoglio

I gioielli con le conchiglie rimasero in auge anche nel Nuovo Regno e per tutta la restante storia della civiltà egizia, anche se, forse per renderli accessibili ad un maggior numero di persone, si realizzarono modelli in oro delle cauri molto più piccoli e semplificati: queste perline particolari venivano definite “a portafogli” e si diffusero soprattutto nel corso della XVIII dinastia.

In questa fotografia ne vedete un esemplare che appartiene al museo di Cleveland (0,9 cm – n. 1914.783) https://www.clevelandart.org/art/collection/search?search=1914.783&filter-include-parts=1

Anche le preziose ed elaborate perline distanziatrici in uso nel Medio Regno furono sostituite da perline in maiolica, più piccole e di forma tondeggiante.

Questa cintura rappresenta l’evoluzione stilistica del modello in voga da secoli.

Essa è lunga 76 cm. ed è composta da perline d’oro a portafogli e da perline distanziatrici in maiolica blu; nulla si sa in merito alla sua provenienza. Essa è esposta a Toronto, al Museo Reale dell’Ontario, con il numero di inventario 987.258.1

https://www.reddit.com/…/Outoft…/comments/v9dvn7/girdle/

La funzione apotropaica di questi oggetti emerge da questa immagine: si tratta della TAC della mummia di Merit, giovane moglie dell’architetto Kha, che fu inumata con indosso proprio una cintura con le cipree. La coppia visse a Deir el Medinah durante il regno di Amenhotep III e la loro tomba fu trovata intatta da Schiaparelli; ora si trova al Museo Egizio di Torino, così come le loro mummie, che sono state lasciate bendate e sono state investigate con metodi non invasivi. Leggete questo articolo, è interessantissimo:

BIANUCCI R. ed altri, Gettare nuova luce sulle mummie dell’architetto reale Kha e della sua sposa Merit della XVIII dinastia, a questo link: https://doi.org/10.1371/journal.pone.0131916

Il frammento di collana qui sopra si trova al Getty Villa museum di Los Angeles e risale al periodo tolemaico; le conchiglie appaiono molto più grossolane nella fattura: sebbene realizzate come quelle più antiche mediante saldatura di due metà realizzate a sbalzo con lamina d’oro, i caratteristici bordi zigrinati sono stati approssimativamente incisi sulla superficie.

https://www.getty.edu/art/collection/object/103Z06

Quest’ultima collana è lunga 37 cm., si trova al Penn museum di Filadelfia (n. 29-70-19), proviene da Mit Rahina e risale al periodo tardo (XXVI dinastia); è composta da trenta perline minuscole in oro a forma di ciprea, da una perlina in oro granulata a forma di melograno, da una grande perlina biconica d’oro, da una identica in calcedonio e da un pendente con la forma della dea Sekhmet in piedi, con le mani lungo i fianchi.

https://www.penn.museum/collections/object/21539