Piccola Guida Turistica

MENFI, LA PRIMA CAPITALE DELL’EGITTO UNITO

Menfi fu forse la più grande e splendida metropoli del suo tempo, caratterizzata da grandiosi templi, magnifici palazzi, estesi edifici amministrativi e sontuose residenze private; nel periodo della sua massima estensione essa raggiunse probabilmente i centomila abitanti ed oltre ad essere stata per lungo tempo la capitale del regno fu fino al II secolo d. C. un importante centro commerciale e religioso che attirava moltissimi mercanti e pellegrini.

Il Nilo, la città di Menfi nella pianura alluvionale e la necropoli di Sakkara nel deserto: ricostruzione di Jean-Claude Golvin, a questo link: https://jeanclaudegolvin.com/en/memphis/

Oggi della gloria passata non rimangono che modeste tracce per lo più risalenti al Nuovo Regno, al Periodo Tardo ed al Periodo Romano, site nei pressi del villaggio di Mit Rahina, dove alcune statue e frammenti calcarei scolpiti sono esposti in un piccolo museo e nel parchetto limitrofo.

Di ritorno al Cairo ci fermiamo brevemente, più che altro per rendere omaggio a quella che fu la prima capitale delle Due terre unite.

Menfi venne edificata alla fine del quarto millennio a. C. all’ingresso del Delta del Nilo, in una zona insolitamente stretta della valle già abitata fin dal neolitico, dalla quale il Sovrano poteva controllare gli accessi fluviali al Delta ed al Mediterraneo e le numerose rotte commerciali che attraversavano il deserto collegando le oasi del Sahara al Mar Rosso.

Menfi: sulla sinistra il recinto che racchiude il grande tempio di Ptah e tutte le costruzioni ad esso annesse; sulla destra il recinto del tempio di Hathor. Il perimetro della città è segnato da un canale che consente ai natanti provenienti dal Nilo di circumnavigarla e di raggiungere i templi a valle delle piramidi di Sakkara.
Ricostruzione di Jean Claude Golvin, a questo link: https://jeanclaudegolvin.com/en/memphis/

Il fondatore della città fu probabilmente Narmer (chiamato anche Menes), primo sovrano dell’Egitto unificato, tant’è che nella regione si sono ritrovate molte tombe di alti dignitari vissuti durante la I dinastia; il nucleo originario dell’insediamento fu una cittadella fortificata protodinastica simile al complesso funerario di Djoser, costruita in mattoni di fango e circondata da un’imponente cerchia di mura e forseda un canale collegato al Nilo edospitante templi, cortili cerimoniali, palazzi e caserme.

Fantasiosa ricostruzione del tempio di Ptah e del muro bianco, a questo link: https://www.journeytoegypt.com/en/blog/memphis-egypt

Manetone riferisce che il nome più antico dell’insediamento fu “inb-HD” ossia “muri bianchi”, dal nome della cinta muraria in mattoni crudi intonacati di bianco o rivestita di calcare scintillante al sole, che racchiudeva anche il complesso del Tempio di Ptah, ossia la “Casa del Ka di Ptah” (Hut-KA-ptH) che divenne in seguito sinonimo dell’intero paese (Hutkaptah = Aegypto – Egitto).

Alla fine della VI dinastia la città mutò nuovamente il nome in Mn-nfr (“Il duraturo e bello” o “La perfezione è stabile”, tradotto in Memphis dai greci) dal nome del vicino complesso piramidale del sovrano Pepi I che finì per designare tutta la zona.

La città dell’Antico Regno si espanse intorno al nucleo protodinastico a nord di Mit Rahina, vicino alle tombe della I dinastia; in seguito si spostò verso il villaggio in conseguenza dei cambiamenti del corso del Nilo.

Probabilmente fin da allora nella città si trovavano le principali officine reali, con certezza esistite nel Nuovo Regno in quanto documentate da una serie di iscrizioni e fiorenti in epoca tolemaica e romana così come emerge dal ritrovamento di laboratori artigiani e dalla datazione delle ceramiche e degli utensili da cucina in essi rinvenuti in loco dal 2001 ad oggi dalla prof. Galina Belova e dal team del Centro per gli Studi Egittologici dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca.

Menfi divenne subito il centro amministrativo del regno ed acquisì il ruolo di capitale probabilmente con Djoser, che scelse la vicina Sakkara come sede del suo complesso funerario e della sua rivoluzionaria piramide a gradoni; con Userkaf, primo re della V dinastia, la città ebbe uno sviluppo notevole grazie all’edificazione del grandioso tempio in onore del dio Ptah, protettore della città, nonostante il sovrano avesse spostato la necropoli reale ad Abusir ed avesse privilegiato il culto di Ra edificando il primo di una serie di templi solari.

Verso la fine della VI dinastia, in conseguenza del lunghissimo regno di Pepi II, per troppi anni incapace di governare con autorevolezza, il potere centrale cominciò a sgretolarsi ed i nomarchi locali iniziarono a governare in modo indipendente, segnando il tramonto dell’Antico Regno e l’inizio del Primo periodo intermedio.

Nonostante l’incerta situazione politica interna ed il trasferimento della capitale ad Eracleopoli intervenuto tra l’VIII e la IX dinastia, Menfi mantenne il suo prestigio come luogo di culto e lo protrasse anche nel corso del Medio Regno sebbene Mentuhotep II, tebano vincitore della guerra promossa dai suoi predecessori contro i re di Eracleopoli l’avesse spogliata delle sue ricchezze portandole a Tebe, divenuta nuova capitale delle Due Terre.

La Casa di imbalsamazione del Toro Apis, che veniva venerato a Menfi in quanto sacro a Ptah; alla sua morte le sue spoglie mummificate venivano deposte nei grandi sarcofagi del Serapeum. In primo piano la grande lastra di alabastro sulla quale veniva deposto il cadavere del toro per la mummificazione.
FOTO DA INTERNET. SE L’AUTORE LA RICONOSCESSE COME PROPRIA, SARA’ MIA PREMURA RIMUOVERLA O ATTRIBUIRNE LA PATERNITA’

Nel Secondo Periodo Intermedio il Basso Egitto venne conquistato dagli Hyksos che depredarono nuovamente Menfi per abbellire Avaris, scelta come loro capitale.

Con la cacciata degli invasori e la riunificazione dell’Egitto ad opera di Ahmose I ebbe inizio il Nuovo Regno: Tebe divenne il cuore politico delle Due Terre regno mentre Menfi rifiorì come centro religioso e commerciale, mantenendo il suo prestigio anche sotto la dominazione assira, persiana, macedone e romana, pur essendo stata offuscata dallo splendore di Alessandria, trasformata da Tolomeo II in un centro culturale di primaria importanza attraverso la realizzazione della grande biblioteca e dell’università.

Menfi sopravvisse fino al II secolo d.C. quando con l’ascesa del cristianesimo il suo astro tramontò definitivamente in quanto i templi e i santuari cessarono di essere frequentati ed andò in rovina; nel VII secolo d.C., epoca dell’invasione araba i suoi edifici vennero smantellati per riutilizzare i pregiati materiali per la costruzione di Fustat, prima capitale dell’Egitto islamico, assorbita poi dal moderno Cairo.

Cappella di Seti I – foto di Mohamed Badry

Oggi il sito è stato incluso dall’UNESCO nella lista del patrimonio mondiale nel 1979 d.C. come luogo di speciale significato culturale; nonostante ciò Menfi è una città ancora oggi poco investigata, perchè la pianura alluvionale tra il Nilo e Sakkara dove essa sorgeva è oggi sede di campi coltivati, di palmeti, di moderni agglomerati abitativi (il villaggio di Mit Rahina ed i suoi sobborghi) e di strutture turistiche che rendono difficoltosi o addirittura precludono gli scavi.
Solo nel 1985 è stato possibile stabilire con esattezza la posizione del tempio di Ptah e dell’originario insediamento umano, e fino a pochi anni orsono erano stati riportati alla luce solo modesti resti di un tempio del Nuovo Regno forse dedicato al culto di Ramesse II, le vestigia dei palazzi di Merenptah e di Apries (Haaibra Wahibra, sovrano della XXVI dinastia), il famoso colosso di Ramesse II in calcare siliceo ed una grande sfinge in alabastro che in origine doveva trovarsi all’ingresso del tempio di Ptah insieme a numerose altre.

Il nucleo protodinastico dell’insediamento sembrava perduto in quanto in zona non era mai stata trovata alcuna struttura di data anteriore al Medio Regno, sia per l’importante innalzamento della pianura dovuto al limo depositato nei millenni dalla piena del Nilo, sia per il cambiamento del corso del fiume.

Nel 2015 il Centro per gli Studi Egittologici dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca che sotto la guida della Prof. Galina Belova dal 2001 sta scavando a Menfi ha tuttavia effettuato una notevole scoperta nell’area chiamata Kom Tuman, portando alla luce oltre le fondamenta di un massiccio muro difensivo, largo ben otto metri e rivestito su entrambi i lati con un intonaco a base di calcare dallo spessore medio di 5 cm che alla luce del sole appare bianco.
Dopo avere analizzato i riferimenti testuali alla città più antica ed averli confrontati con le testimonianze archeologiche, la prof. Belova è giunta alla conclusione (confermata e condivisa dal ministero delle Antichità egiziano) che si tratti del leggendario “muro bianco” e che Kom Tuman potrebbe essere l’ubicazione dell’antica fortezza egizia, ancora esistente nel 130 d. C. in occasione della visita in Egitto dell’imperatore Adriano e di Antinoo.

Un frammento del muro bianco.
FOTO A QUESTO LINK: https://www.researchgate.net/…/319618302_Kom_Tuman… di G. Belova e di S. V. Ivanov.

In effetti nel rapporto di scavo relativo al 2021 si legge che il muro, tutto intonacato di bianco faceva parte di un massiccio bastione posto a difesa di un grande edificio ad uso militare in uso ancora quantomeno all’epoca persiana; i numerosi strati rinvenuti nell’area hanno testimoniato che l’edificio originario era molto risalente nel tempo e che quello più esterno venne edificato probabilmente nel Nuovo Regno.
La prosecuzione degli scavi non è stata semplice, in quanto si è reso necessario demolire degli edifici moderni ed affrontare l’ostilità della popolazione, al punto che la polizia turistica e il dipartimento di sicurezza di Giza hanno dovuto intensificare la protezione del sito e degli egittologi.

Le varie campagne di scavo hanno inoltre permesso di rinvenire laboratori per la lavorazione del vetro, della maiolica e del rame contenenti fornaci in buone condizioni, crogioli con resti di pigmento blu sulle superfici interne e grumi di pigmento utilizzati per la realizzazione del “blu egizio”, frammenti di vasi in maiolica, amuleti, figurine e stampi in terracotta per la loro produzione, mole, martelli e pietre per lucidare, pesi di varie misure, resti di forni fusori per il rame, oggetti difettosi in leghe di rame e scorie derivanti dalla fusione del rame.

Lo scarico di uno dei laboratori, costituito da due giare poste una dentro l’altra, che conducevano l’acqua fuori dalla stanza.
FOTO A QUESTO LINK: https://www.researchgate.net/…/319618302_Kom_Tuman… di G. Belova e di S. V. Ivanov.

Insieme alle ceramiche di produzione locale ne sono state rinvenute anche altre provenienti dalla Grecia ed anfore cnidie del IV e III secolo a.C..

Nel corso delle campagne successive al 2015 sono continuati a Kom Tuman gli scavi delle rovine del Palazzo di Apries, già noti nel 1909 ed identificati come tali da F. Petrie, e sono venuti alla luce molteplici ambienti; sono stati inoltre iniziati i lavori in un’area denominata “Zona del Tempio” in quanto caratterizzata da numerosi blocchi isolati di granito e pietra calcarea che di solito sono associati ai templi.
Inoltre gli anziani del luogo ricordavano che quando erano giovani si potevano ancora notare enormi colonne affondate nel terreno; nel 2021 inoltre sono stati ritrovati nello strato più recente del terreno frammenti di blocchi con iscrizioni geroglifiche che segnalano l’antica esistenza di un grande edificio, forse il tempio di Mitra citato nelle fonti scritte che lo collocano proprio in questa zona.

Rovine del tempio di Hathor
Foto di pubblico dominio

FONTI:

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LA MASTABA DELLA PRINCIPESSA SESHSESHET IDUT

Prima di lasciare Sakkara ci tratteniamo per una velocissima visita alla mastaba di Seshseshet Idut, che sorge nei pressi della piramide di Unas e poco ad est della mastaba di Mehu; dobbiamo però rinunciare a quella di Wathye, anch’essa vicina, perchè chiusa al pubblico.

L’ESTERNO DELLA MASTABA
Foto di Berthold Werner a questo link
https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Saqqara_BW_16.jpg
Questo file è licenziato in base ai termini delle licenze Creative Commons 3.0

Troverete alcune informazioni su questa principessa in un articolo pubblicato sul nostro sito a questo link: https://laciviltaegizia.org/…/la-mastaba-di-seshseshet…/

Io vi proporrò alcune belle immagini dei rilievi parietali della sua mastaba (leggete le didascalie delle foto!) ed alcuni dettagli che serviranno a contestualizzare il personaggio.

LA PRINCIPESSA IDUT. Ella ha un’insolita acconciatura ed indossa un elegante abito bianco con spalline larghe; sta annusando un fiore di ninfea, simbolo di rinascita e di eterna giovinezza.
FOTO A QUESTO LINK: https://www.meretsegerbooks.com/gallery/522/mastaba-of-idut

Idut era probabilmente una delle figlie di Unas, che fu l’ultimo sovrano della V dinastia, in quanto l’unico figlio maschio che egli ebbe dalla Grande Sposa Reale Nebt, il principe Unas-Ankh, morì prima di lui; la principessa venne sepolta a Sakkara nella mastaba che Ihy, visir di Unas, aveva fatto costruire per se stesso vicino alla piramide del suo re.

FAUNA NELLE PALUDI.
Le paludi sulle rive del Nilo erano ricche di fauna: qui sono stati rappresentati uccelli di varie specie che hanno nidificato sugli ombrelli di papiro; alcuni stanno ancora covando le uova (si vedano i nidi posti nella metà inferiore del rilievo), mentre in altri si è già verificata la schiusa e i genitori sono alla ricerca di cibo per i piccoli. Nel nido in alto a sinistra un uccello dal lungo becco sta portando il nutrimento per tre vivaci pulcini che l’attendono, mentre nel nido sulla destra si è appena verificata una tragedia.
Un piccolo carnivoro, forse una mangusta, è riuscito ad afferrare tra i denti un piccolo strappandolo dal nido, mentre i genitori, disperati, svolazzano agitatissimi per metterlo in fuga e salvare il resto della nidiata. In basso sulla destra un altro predatore si sta avvicinando pericolosamente ai nidi.
Al centro, in basso, una bella farfalla tra due eleganti uccellini.
FOTO DI KAIROINFO4U A QUESTO LINK: https://www.flickr.com/…/man…/5298933906/in/photostream/

Si è ipotizzato che Teti, primo re della VI dinastia, lo avesse privato della sua ricca tomba ed addirittura del suo sarcofago perchè si era opposto alla sua successione al trono; nessuno può spiegare con certezza i motivi di questa usurpazione, ma è certo che Ihy asubì un scrupolosa damnatio memoriae, tant’è che nella tomba il suo nome si trova solo una volta.

LA CACCIA ALL’IPPOPOTAMO.
La scena mostra due ippopotami contro i quali i cacciatori hanno scagliato i propri arpioni legati con delle funi, alcuni dei quali sono andati a segno. I pachidermi, inferociti per il dolore, si rivolgono verso gli occupanti delle barche e ruggiscono, spalancando le fauci e mostrando le zanne affilate per incutere timore agli avversari.
FOTO DI SAILKO A QUESTO LINK: https/commons.wikimedia.org/wiki/File:V_dinastia,_tomba_di_idut,_2360_ac_ca._ippopotami.JPG

La mastaba, alla quale si accede dal lato sud, comprende una cappella e dieci ambienti, cinque dei quali decorati e gli altri usati come magazzino.

La prima camera mostra le raffigurazioni convenzionali dell’Antico Regno: uomini sulle barche che pescano, scribi che riscuotono i tributi dai capi villaggio e gli evasori fiscali puniti a bastonate.

IL GUADO DELLA MANDRIA.
Gli uomini sulla barca per indurre la mandria ad affrontare l’attraversamento pericoloso delle acque (il coccodrillo è già in agguato sul fondale) trascinano un vitellino che, spaventato, muggisce e si gira verso la madre che lo segue, e così tutti gli altri bovini.
FOTO DI SEILKO A QUESTO LINK https://commons.wikimedia.org/…/File:V_dinastia,_tomba…

Sulla porta della camera successiva si trova il rilievo di una statua della principessa trainata alla tomba mediante una slitta; nel registro in alto vi è una sfilata di portatori di offerte.

I registri superiori mostrano poi scene di allevamento, di raccolta del papiro e di costruzione di barche, mentre in basso vi sono le raffigurazioni della caccia all’ippopotamo, della pesca con le reti e del guado di un canale da parte di una mandria di bovini condotta da servi a bordo di una barca di papiro.

LA PESCA CON LA RETE E CON LA LENZA.
Due uomini su di una barchetta di papiro che segue quella ben più lussuosa di Idut stanno pescando, uno con una rete e l’altro, seduto davanti, con una lenza dotata di molti ami; quest’ultimo ha un coltello in mano (o un bastone) per uccidere la preda che ha abboccato. La sua pesca è stata fruttuosa, perchè ha di fianco un cesto pieno di pesci. FOTO DI SAILKO A QUESTO LINK: https://commons.wikimedia.org/…/File:V_dinastia,_tomba… 

Le sponde paludose del Nilo sono raffigurate in modo molto naturalistico: nell’acqua nuotano numerosi pesci di diverse specie e vivono uccelli, piccoli animali carnivori, pericolosi coccodrilli ed ippopotami aggressivi.

La parete opposta di questa stanza è dedicata a scene funerarie e i restanti registri mostrano il sarcofago della principessa trainato fino alla tomba, accompagnata da un sacerdote lettore e da ballerini “mww”; sulla parete nord sono ancora raffigurati degli scribi al lavoro.

I MACELLAI
La scena raffigura i servi che macellano un bovino e gli tagliano la zampa, destinata ad essere offerta ad Idut. Essi portano legata alla vita una cote con la quale il primo affila il proprio coltello. Sulla destra altri due si sono caricati sulle spalle una zampa e forse, le costole di un animale e si avviano per deporla sul tavolo delle offerte.
FOTO DI KAIROINFO4U A QUESTO LINK: https://www.flickr.com/…/in/album-72157625687719462/

Un breve passaggio conduce a destra in altre due camere sulle cui pareti sono raffigurati alcuni uomini che portano vitelli da sacrificare mentre altri ingaggiano una battaglia giocosa su barche di papiro.

Le due ultime stanze, la cappella e il vano che la precede erano destinati alla preparazione e alla presentazione delle offerte: Idut compare sulla porta della prima camera, mentre annusa il profumo di un fiore di ninfea; anche qui sono rappresentate offerte e le classiche scene dei macellai che con i loro coltelli affilati uccidono i bovini per preparare le cosce destinate al sacrificio.

LA FALSA PORTA
FOTO DI WMPEARL A QUESTO LINK: https://commons.wikimedia.org/…/Category:Mastaba_of…

Idut è raffigurata anche sulla parete sinistra, seduta ad un tavolo per le offerte con un vasetto di unguento profumato; verso l’estremità del muro si trova una nicchia contenente la falsa porta, fiancheggiata da cinque registri di portatori di offerte.

Lungo la parete di fondo sorge un altare destinato alle offerte per il ka della principessa defunta, sopra il quale è appena visibile una rappresentazione della medesima che le riceve. Una scena simile è raffigurata sulla parete di destra.

IL TRASPORTO DELLA STATUA DI IDUT
Tre servi mediante una corda ed a forza di braccia stanno trainando al serdab la statua della principessa collocata sopra una slitta.
Uno di loro rovescia dell’acqua sul terreno per purificarlo e per renderlo scivoloso in modo da facilitare l’operazione; un quarto personaggio sta compiendo riti davanti alla statua.
FOTO DI KAIROINFO4U, a questo link: https://www.flickr.com/…/in/album-72157625687719462/

La mastaba presenta un serdab sul lato settentrionale, isolata dal resto della cappella; la camera funeraria si trova sul fondo del pozzo sul lato orientale della costruzione e le sue pareti erano decorate con liste di offerte ed offerte.

FONTI:

Kemet Djedu

IL CONTENITORE DEGLI USHABTY DI DJED-MAAT-IUESANKH

Il contenitore degli ushabty di Djed-Maat-Iuesankh è un manufatto ancora ottimamente conservato perciò siamo in grado di farne l’analisi filologica.
Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici a coloro che non li avessero (ancora) studiati.
Cosa aspettate? È una stupenda ginnastica intellettuale.

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

Kemet Djedu

IL PROTOCOLLO REALE COMPLETO DI AMENEMHAT III

Amenmhat III. Foto: Sailko


Viene qui esaminato il Protocollo Reale completo di Amenemhat III, sovrano della XII dinastia.

Le immagini sono prese dal lavoro che sto scrivendo. Si tratta del DIZIONARIO ANTROPONIMICO REGALE, cioè la raccolta in geroglifico, traslitterato e tradotto dei Protocolli Reali di più di 450 sovrani dell’antico Egitto.

Per chi fosse interessato all’argomento non posso che consigliare il Qde 22 IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

PTAH-HOTEP E LA MODESTIA INTELLETTUALE

Una celeberrima massima presa dai testi sapienziali di Ptah-Hotep viene spesso riportata come:

Io mi permetto di rifarmi al testo originale che ho svolto con i miei allievi in un ormai lontanissimo V Laboratorio di Filologia Egizia nel 2009-2010.

Durante le lezioni mi rifaccio spesso a questo brano e predico agli studenti di avere sempre una sviluppata modestia intellettuale. Evidentemente già nell’antico Egitto, se la si doveva esortare, non era e non è una virtù molto diffusa.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno ancora studiati.


Qui di seguito avete uno strumentario pressoché completo per imparare.

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

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LA MASTABA DI MEHU

Sempre procedendo verso nord transitiamo davanti alla mastaba del visir Mehu, aperta al pubblico per la prima volta nel settembre 2018 dopo la sua scoperta, avvenuta nel 1940 ad opera di una missione archeologica egiziana, e non possiamo esimerci da una rapida visita.

L’ingresso della mastaba: è ancora visibile il muro di mattoni di fango che era stato eretto nell’antichità, secondo gli studiosi durante il breve regno di Userkara, per nascondere la sepoltura di Mehu, genero del Faraone Teti, che probabilmente era stato fatto assassinare proprio dal suo successore, il quale aveva usurpato il trono al legittimo erede Pepi I.
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

QUI TROVATE IL LINK PER LA VISITA VIRTUALE DELLA TOMBA: ENTRATE E MERAVIGLIATEVI.

https://my.matterport.com/show/?m=xmDbt2rfa82

La sua fama è assolutamente meritata; a mio parere è una delle più belle e meglio conservate di Sakkara; restaurata in modo magistrale, mantiene intatti i vividissimi colori applicati 4500 anni orsono ed offre una panoramica completa dei protocolli decorativi delle tombe della sua epoca.

Mehu fu un altissimo dignitario di Teti e visse anche il breve regno di Userkara ed il primo periodo di quello di Pepi I (VI dinastia – 2300 a. C. circa); i suoi numerosissimi titoli onorifici (ben 48) sono incisi sulle pareti della sua camera funeraria e sul suo sarcofago: tra di essi figurano quello di sovrintendente dell’Alto Egitto, scriba dei documenti reali, visir, capo dei giudici, direttore del palazzo e sovrintendente di tutte le opere reali.

Mery Ra Ankh (il nome è scritto a sinistra in alto, in parte racchiuso in un cartiglio – Mery Ra – in segno di omaggio, trattandosi di uno dei nomi del re) davanti al quale sono state accumulate moltissime offerte, elencate nei registri superiori a sfondo bianco; sopra di esse i sacerdoti celebrano riti

La sua posizione di privilegio derivava, probabilmente, dall’essere genero del Faraone, avendo sposato la principessa Iku, “figlia del re del suo corpo”, ossia una delle nove figlie di Teti.

Mehu è raffigurato su entrambi i lati del portale d’ingresso della tomba, che immette in una piccola camera decorata con le tipiche scene di caccia e pesca nelle paludi; sulla parete meridionale di sinistra si trovano raffigurazioni che mostrano l’uccellagione, la riparazione delle reti e la preparazione del cibo per gli uccelli; sulla parete orientale si trovano rilievi che raffigurano volatili nei loro nidi.

Offerenti
FOTO MIA

Da questa sala inizia un corridoio lungo e strettissimo decorato con scene di vita quotidiana, tra le quali la raccolta della frutta e del grano, la preparazione del pane e della birra, la cottura di uccelli per un pranzo, la pesca con le reti, le navi da carico, i velieri e la lavorazione dei metalli; sui lati sono raffigurate file di servi che portano offerte al titolare della tomba.

Nel primo registro colorato in alto si notano dei sacerdoti che celebrano dei riti ed effettuano lustrazioni; segue una lunga processione di offerenti di beni di ogni genere, il cui elenco è trascritto nella parte superiore sinistra dell’immagine, non colorata.
FOTO MIA

Sul lato nord del corridoio una porta conduce ad un ampia stanza con due colonne a sezione quadrata con immagini di Mehu sui lati; le pareti dell’ambiente sono ornate da scene di offerte e di coltivazione, mentre sulla parete di fondo, dietro i pilastri, si trova una falsa porta dedicata a Kahotep, figlio di Mehu.

Scorcio di una cappella
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

All’estremità occidentale del corridoio si apre una sala nella quale sono raffigurati sacerdoti con offerte e scene di musicisti e danzatori; una porta sulla destra conduce ad altre due cappelle; quella centrale apparteneva a Mehu, mentre le altre erano destinate a Mery Ra Ankh (sorvegliante della regione di Buttu ed ispettore dei profeti della piramide di Pepi oltre che detentore di altri 21 titoli, secondo alcuni suo figlio, secondo altri l’originario titolare della tomba al quale Mehu l’avrebbe usurpata) ed a suo nipote Kahotep II.

Ballerine ad una festa
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

La cappella di Mehu, nella quale è stato trovato il suo sarcofago, presenta sulla parete occidentale la famosa falsa porta in calcare dipinto di rosso per simulare il pregiato granito, ed i testi e le scene sono stati tracciati in giallo oro.

La falsa porta. FOTO MIA
Parte superiore della falsa porta

A questo link sul nostro sito troverete un notevole lavoro di @Nico Pollone che ci ha offerto la trascrizione, la traslitterazione e la traduzione del testo geroglifico tracciato sulla falsa porta. https://laciviltaegizia.org/wp-content/uploads/…/falsaport….

Nella stele superiore della falsa porta è raffigurato il defunto seduto davanti ad un tavolo ricco di offerte e sulle pareti laterali numerosi servi che gli portano le offerte e il catalogo delle medesime.

Offerente
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

Alla camera funeraria sotterranea si giunge attraverso un passaggio inclinato, il cui accesso si apre sul pavimento della corte.

Questi rilievi, emersi in tutto il loro splendore dopo un accurato restauro, furono creati sicuramente dagli artigiani che lavoravano al servizio del Faraone e venivano retribuiti dallo Stato; nel corso della V e della VI dinastia, infatti, il sovrano concedeva ai cortigiani più importanti il privilegio di avvalersi della loro opera per farsi costruire le proprie mastabe; si trattava di personale altamente specializzato e selezionato, che aveva acquisito grande esperienza ed abilità nell’utilizzo dei modesti strumenti all’epoca disponibili.

Sulla sinistra una delle colonne a base quadrata sui cui lati è raffigurato Mehu; sulla destra la falsa porta di Kahotep, raffigurato seduto davanti ad un tavolo di offerte che ne riceve altre da una serie di portatori
FOTO DA INTERNET: Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

Le loro opere erano assolutamente anonime in quanto non venivano realizzate per ragioni estetiche quanto per un fine utilitaristico, consistente nel procurare al defunto le risorse per la vita nell’aldilà (raffigurare sulle pareti della tomba le offerte equivaleva a metterle concretamente a sua disposizione) e per magnificarne il potere.

La realizzazione del rilievo presupponeva la preventiva preparazione della parete, che doveva essere pulita, lisciata e poi intonacata con uno strato di gesso; quindi con pittura rossa o nera venivano disegnati i contorni delle figure che dovevano poi essere lavorate con uno scalpello di rame, lisciate con una pietra levigata e poi dipinte.

Vita nei campi; l’oggetto a forma di scudo è un enorme covone di grano che verrà caricato sull’asino per essere poi trebbiato ed immagazzinato. Foto di Richard Mortel da Flickr

La pittura veniva realizzata con la tecnica definita “a tempera”, che prevedeva l’utilizzo di pigmenti diluiti in acqua ai quali veniva aggiunto collante vegetale o animale; il colore veniva steso con pennelli ottenuti da legnetti fibrosi sfilacciati alle estremità, e i pigmenti ed i collanti venivano conservati in ciotoline di terracotta, nella valva di una conchiglia o in un coccio concavo.

Vita nei campi; l’oggetto a forma di scudo è un enorme covone di grano che verrà caricato sull’asino per essere poi trebbiato ed immagazzinato. Foto di Richard Mortel da Flickr

La decorazione prevedeva sempre numerosi registri orizzontali, talvolta anche dei sub-registri, all’inizio o alla fine dei quali di solito veniva rappresentato il titolare della tomba di dimensioni molto grandi davanti ad un tavolo di offerta.

FONTI:

Piccola Guida Turistica

LA STRADA PROCESSIONALE DI UNIS

ED I RILIEVI DEI BEDUINI AFFAMATI

Tornando sui nostri passi per raggiungere il parcheggio facciamo una piccola deviazione sulla destra per vedere la strada rialzata del complesso piramidale di Unis, ultimo sovrano della V dinastia.

L’ultimo tratto della rampa processionale, che sbuca nella grande stanza antistante la piramide di Unis. Foto di Jon Bodsworth a questo link: http://www.egyptarchive.co.uk/html/saqqara_pyramids_02.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Rampa_processionale…

Essa aveva origine sulle rive di un antico lago, sul retro del tempio della valle dove venivano preparate le offerte per il culto del sovrano, seguiva il percorso di un wadi naturale e terminava al tempio funerario adiacente al lato orientale della piramide che era circondato da un muro di cinta che definiva lo spazio sacro.

Essa è lunga circa 750 metri, e l’egittologo inglese Iorwerth Edwards stima che avesse pareti costituite di blocchi di calcare alte 4 metri e spesse 2,04 metri e che fosse larga circa 2,65 m.; in origine era una specie di galleria con una stretta fessura lungo l’asse del soffitto che permetteva alla luce del sole di illuminare le scene sulle pareti, delle quali sono rimaste solo poche tracce su blocchi isolati.

Un tratto della rampa processionale https://it.wikipedia.org/wiki/Rampa_processionale…

Secondo la ricostruzione di Hassan esse raffiguravano nella parte più ad est scene di vita quotidiana degli egizi: selvaggina del deserto, raccolta di fichi e miele, del grano (probabilmente parti del ciclo delle “stagioni”), artigiani al lavoro (orefici, vasai, vetrai), scene di mercato, portatori di offerte, battaglie tra Egizi ed Asiatici ed il trasporto via nave da Assuan delle colonne di granito per la costruzione dei templi piramidali.

Man mano che la strada procedeva verso occidente e quindi verso l’Aldilà, le scene diventavano solenni e concentrate sulla figura del re: il rito Heb-Sed, il monarca in trono di fronte alle processioni di dèi e personificazioni dei nòmi che gli portavano le offerte. A sud della parte superiore della strada rialzata furono collocate due navi realizzate in blocchi di calcare.

La parte di rampa ricostruita, sulle cui pareti interne sono state collocate le copie dei rilievi della carestia. https://it.wikipedia.org/wiki/Rampa_processionale…

Alla fine della strada rialzata c’era una grande sala che si affacciava su di un cortile aperto circondato da stanze e da un portico delimitato da pilastri sul quale si affacciava il tempio funerario che ospitava le statue del re e dove avvenivano le offerte; all’angolo sud-est del recinto c’era una piccola piramide satellite per il Ka del sovrano.

Oggi la strada è stata in parte restaurata, e della decorazione originaria sono sopravvissuti intatti solo due rilievi (in loco di sono delle copie, mentre gli originali sono custoditi uno al Museo del Cairo e l’altro al Louvre), che raffigurano uomini magrissimi, stremati dalla fame, probabilmente beduini che abitavano nel deserto orientale.

Il rilievo custodito al museo Imhotep
https://madainproject.com/famine_relief_from_unas_causeway
Il rilievo custodito al Louvre.
Calcare con deboli resti di pittura.
Misure: 38 x 20 x 1,4 cm.
Numero di inventario: E 17381
https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010005798

Gli studiosi si chiedono se le immagini fotografino una vera carestia verificatasi durante il regno di Unis per il cambiamento climatico che segnò il terzo millennio a. C. e la conseguente siccità dovuta all’intermittenza delle piene del Nilo, oppure se rappresentasse la generosità del sovrano nell’aiutare le popolazioni affamate.

FONTI:

https://madainproject.com/famine_relief_from_unas_causeway

ESPINEL A. D., “Blocks from the Unas causeway recorded in Černý’s notebooks at the Griffith institute, Oxford”, in Old Kingdom, new Perspectives. Egyptian Art and Archaeology 2750–2150 b. C., Oxford, 2011

ESPINEL D. A., “Around the columns. Analisys of a relief from the causeway of Unis mortuary temple”, in Bulletin de l’Institut Francais d’archeologie oriéntale, Cairo 2007.

CWIEK A., “Relief decoration in the royal funerary complexes of the Old Kingdom studies in the development, scene content and iconography”, Warsaw University, 2003

Necropoli tebane

TT254 – TOMBA DI MOSE (AMENMOSE)

Planimetria schematica della tomba TT254 (numerazione in azzurro)[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Mose (Amenmose)Scriba del tesoro; custode dei possedimenti della tenuta della regina Tye nel dominio di Amon
El-Khokha
Tarda XVIII dinastia  (Amenhotep III)

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dalla TT253 è il nome della moglie: Tamert[5].

La tomba

Alla TT254 si accede da un cortile in cui si aprono gli accessi anche alle tombe TT253, di Khnummose, e TT294, di Amenhotep (usurpata da Roma)[5]. Un breve corridoio, nell’angolo sud-ovest del cortile, immette in una sala trasversale.

Sulle pareti: su quattro registri sovrapposti (1 azzurro in planimetria[6]) il defunto e la moglie in piedi ed il defunto e la moglie seduti; dinanzi a loro un prete che reca offerte e tre uomini che offrono libagioni, scene di mietitura del grano e di carico di asini per il trasporto; poco oltre (2), su tre registri, scene di banchetto con offertorio a tre cobra e ospiti con accompagnatori, scene di processione funebre con prefiche e uomini che recano cibo e modelli di barche. Seguono (3) scene del defunto e della famiglia dinanzi ad Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger; poco oltre (7) una stele con il defunto dinanzi a Osiride e Maat, e testi di offertorio.

Portatori di offerte, dettaglio del II registro. Rilievo di N. de Garis Davies

Sulla stessa parete (6) su due registri, il defunto e due donne dinanzi ai quali un uomo reca offerte; due file di musiciste (arpiste, suonatrici di lira, liutiste e flautiste) accompagnano danzatori mentre il defunto riceve mazzi di fiori dalla moglie in un’abitazione.

Ospiti del banchetto funebre. Rilievo di N. de Garis Davies

Sul lato corto a nord (5), una stele con il defunto che adora Osiride, Anubi e la Dea dell’Occidente, in alto; ai lati, su tre registri, genti che offrono libagioni ad una coppia (il defunto e la moglie?), un prete che offre offerte e prefiche. Poco oltre (4), su due registri, un uomo dinanzi a un granaio intento a pesare il grano mentre tre uomini offrono libagioni a Osiride e a una divinità femminile; un magazzino con uomini che pesano e spostano carichi in ceste mentre altri bruciano incensi dinanzi al defunto e alla moglie[7].

 

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 337.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Le tre tombe sono riportate in unica planimetria e differenziate per colore; la TT254 è in azzurro.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 337-338.

Necropoli tebane

TT253 – TOMBA DI KHNUMMOSE

Planimetria schematica della tomba TT253 (numerazione in rosso)[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
KhnummoseScriba contabile del granaio delle divine offerte di Amon
El-Khokha
XVIII dinastia  (Amenhotep III)[4]

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dalla TT253 è il nome della moglie: Tanufer[5].

La tomba

Alla TT253 si accede da un cortile in cui si aprono gli accessi anche alle tombe TT254, di Mose (Amenmose), e TT294, di Amenhotep (usurpata da Roma)[6].

Un breve corridoio, nell’angolo sud-est del cortile, immette in una sala trasversale secondo lo schema tipico, a “T” capovolta” delle sepolture del periodo. Sulle pareti: il defunto, la moglie (1 rosso in planimetria[7]) e un uomo in offertorio; poco oltre (2), su cinque registri sovrapposti, la contabilità del grano e una cerimonia cui partecipa il re, con l’arrivo di navi da carico.

Sulla parete corta a est (3) i resti di una stele con, ai lati, tracce di coppie; seguono (4) il defunto con la moglie e una figlia; un uomo reca loro mazzi di fiori mentre un altro è seguito da un aiutante. Sulla stessa parete (7) i resti di una lista di offerte con il defunto, la famiglia e alcuni ospiti; sul lato corto a ovest (6) resti di una stele (?) pesantemente danneggiata con portatori di offerte, il defunto con la moglie e preti che offrono libagioni.

Poco oltre (5) il defunto e la moglie in offertorio e a loro volta destinatari di offerte da parte di familiari e portatori; scene agricole con aratura e trasporto del lino.

Al centro del lato lungo opposto all’ingresso una nicchia sulle cui pareti (8) il defunto e altri tre uomini che recitano inni a Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger) con due sciacalli-Anubi. Sulla parete opposta (9) portatori e liste di offerte dinanzi ad una divinità non identificabile[8].

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  3. ^ Porter e Moss 1927,  p. 337.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 337.

[6]      Le tre tombe sono riportate in unica planimetria e differenziate per colore; la TT253 è in rosso.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 337-338.

Necropoli tebane

TT252 – TOMBA DI SENIMEN

Schematizzazione della necropoli di Sheikh Ab del-Qurna (area nord) [1] [2] [3]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
SenimenAmministratore; Curatore della Sposa DivinaSheikh Abd al-QurnaXVIII dinastia  (Hatshepsut)versante nord-est della collina; in alto nell’area superiore del margine[6]

Biografia

Tutti i dati biografici sul titolare di TT252 sono ricavabili dalla tomba del fratello Senmut (TT71). Ramosi fu il padre di Senimen, Hatnefer (detta anche Titutyu) la madre[7].

Neferether, e Iahotep furono le sue sorelle, e Senmut (TT71), Minhotep, prete “wab”[8] di Amon, Amenemhat, portatore della barca sacra di Amon e Pairi, guardiano del bestiame nel dominio del dio, i suoi fratelli. Analogamente dalla TT71 di Senmut si ricava il nome della moglie Senemiho[9].

La tomba

Unica vestigia visibile della TT252 è una statua scolpita nella roccia della facciata rappresentante il defunto che accudisce una giovane principessa, forse Neferura figlia di Hatshepsut. Alle sue spalle, in piedi, la moglie (?).

Provengono da questa tomba alcuni frammenti di architrave, nonché di vasi canopi intestati al defunto e frammenti di iscrizione recanti il cartiglio di Hatshepsut.[10]

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Porter e Moss 1927,  p. 337.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Con la TT252 termina la catalogazione delle Tombe dei Nobili dovuta a Gardiner e Weigall nel loro “Topographical Catalogue” del 1913.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 139.

[8]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 337.

[10]     Porter e Moss 1927,  p. 337.