Necropoli tebane

TT260 – TOMBA DI USER

Planimetria schematica della tomba TT260[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
UserPesatore di Amon (?); Supervisore delle terre arate di Amon (?)Dra Abu el-Naga

XVIII dinastia  (Thutmosi III ?)

Biografia

Unica notizia biografica, ricavabile da un cono funerario, il nome della moglie: Nubemweset[5].

La tomba

Costituita da un’unica sala rettangolare, presenta sulle pareti: (1 in planimetria[6]) su due registri, una fanciulla che prepara un letto e una fanciulla, con due aiutanti, che sistema cuscini su un sedile; su altra parete (2) un prete in offertorio al defunto, alla moglie e ad una piccola fanciulla (forse la figlia, ma non ne è indicata l’identità); su tre registri sovrapposti, scene del corteo funebre verso la Dea dell’Occidente Mertseger) e del Pellegrinaggio ad Abydos.

Il sarcofago trainato con scrigni e alcuni mimi; in una scena minore, buoi che arano un campo, un liutista e una suonatrice di nacchere, alcune fanciulle in atto di offertorio e i resti di scene di preparazione dei cibi. Sulla parete opposta (3) scene di banchetto in presenza del defunto e della moglie, inclusa una fanciulla con un’arpa da spalla e i resti del testo di una canzone.

Sul lato corto a ovest, una nicchia (4) contenente una stele con scena di offertorio e testi sacri. Sui lati Anubi-sciacallo e, su quattro registri, riti sulla mummia[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 343.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 343.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

Necropoli tebane

TT259 – TOMBA DI HORI

Planimetria schematica della tomba TT259 (numerazione in rosso)[1] [2]

Epoca:                                   Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
HoriScriba di tutti i monumenti del dominio di Amon; Capo dei disegnatori nella casa dell’oro del dominio di AmonSheikh Ab del-Qurna

Periodo Ramesside

Biografia

Huy, prete wab[5] di Amon, fu il padre di Hori; Bekhetptah fu sua madre e Mutemwia sua moglie[6].

La tomba

L’accesso alla tomba si apre in un cortile in cui si trova anche quello alla TT138. Si sviluppa, dopo un breve corridoio di accesso, in una sala trasversale asimmetrica.

Sulle pareti (1 rosso in planimetria[7]) i resti della processione funeraria comprese mucche e vitelli, prefiche, il sarcofago trainato da uomini con stendardi e dolenti.

Sul lato corto (2), su due registri sovrapposti, un prete lettore[8] dinanzi al defunto assiso con una tavola dinanzi a se che reca un falco al centro; processione funeraria verso la piramide con una stele che rappresenta la Dea dell’Occidente (Mertseger).

SU altra parete (3) i resti di scene di banchetto funebre (?), un uomo con vaso per libagioni e il defunto con la famiglia (?); poco oltre (5) il defunto adora Osiride, Iside e Nephtys. Sulla stessa parete (4), aldilà di una nicchia, il defunto adora Ra-Horakhti, Maat e Hathor. Nella nicchia (6) sulel pareti laterali un uomo dinanzi al defunto e alla moglie; sulla parete di fondo il defunto seduto dinanzi a suo padre. Il soffitto reca decorazioni rappresentanti uva[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 342.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 342.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 248.

[8]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

Kemet Djedu

IL SEMA-TAUI DI SESOSTRI I

In data odierna Giorgio De Nunzio ha pubblicato un post con il quale ci parla della simbologia del SEMA-TAUI. Il post lo potete trovare qui: https://www.facebook.com/…/permalink/1758335088303188/

Vediamo insieme la sua analisi filologica.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati.

Per chi volesse approfondire il tema dei nomi dei sovrani egizi non posso che consigliare la lettura del Quaderno di Egittologia numero 22 IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

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SARCOFAGO DI BAKENMUT

Sarcofago di Bakenmut, padre (sacerdote) di Amon

Legno dipinto

Altezza cm 208

Tebe Ovest (località esatta sconosciuta)

Cleveland Museum of Art

I sarcofagi egizi erano decorati sia all’esterno che all’interno, essi erano la rappresentazione delle tombe e la decorazione è compatibile ai dipinti dei sepolcri.

I più bei sarcofagi risalgono ai primi anni del I millennio a. C., quando la tradizione delle tombe decorate scomparve quasi del tutto

Bakenmut era un sacerdote di rango nel tempio di Amon – Ra a Karnak.

La decorazione sul fondo del sarcofago è divisa in quattro registri.

La figura più grande nel secondo registro raffigura Thutmosi III,. faraone della XVIII Dinastia, che in cominciò a essere venerato nella zona di Tebe a partire dalla fine del Nuovo Regno.

La figura che rappresenta le offerte davanti al sovrano probabilmente è Bakenmut stesso.

Le tre divinità nel registro sottostante rappresentano diverse forme del dio sole.

Nel terzo registro è visibile un altro sovrano della XVIII Dinastia Amenofi I, rappresentato seduto, con di fronte due figure mummiformi, Bakenmut e la sua sposa.

I due uccelli dalla testa antropomorfa, nel registro inferiore, sono le raffigurazione del Ba del defunto.

Fonte: Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon

Fotografie: The Cleveland Museum of Art

Piccola Guida Turistica

LA MONTAGNA DI CRISTALLO

Abbandonato il Deserto nero ci dirigiamo verso sud e ci fermiamo nei pressi di una collina chiamata Montagna di Cristallo, costituita da agglomerati di grandi cristalli di barite e di calcite (non di quarzo come si legge quasi ovunque) sui quali si riflettono i raggi del sole. Essi sono il risultato di un processo di cristallizzazione unico, che ha avuto luogo milioni di anni fa, a quanto pare quando un grande meteorite colpì la Terra causando temperature molto elevate.

Queste straordinarie formazioni rocciose vennero scoperte per caso alcuni decenni orsono, quando la collina venne scavata ed il materiale ottenuto fu utilizzato per la realizzazione della strada da Bahariya a Farafra; per salvaguardare il luogo lo Stato l’ha incluso nel White Desert National Park ed ha introdotto il divieto assoluto di asportare frammenti di cristalli, anche se essi si trovano nella sabbia, staccati dall’agglomerato principale.

Per ulteriori interessanti informazioni di carattere geologico, vi suggerisco di leggere l’articolo a questo sito:
https://www.b14643.de/Sahara/Crystal-Mountain/index.htm


Per visualizzare meglio la straordinaria composizione di queste rocce, vi suggerisco di aprire le fotografie.

FOTO MIE E DI SILVIA VITRO’

Piccola Guida Turistica

IL DESERTO NERO

Le alture più importanti del Deserto nero evidenziano sulla sommità la struttura colonnare delle rocce basaltiche che le compongono.

L’ultima tappa del nostro viaggio è dedicata alla porzione del Deserto Occidentale compresa tra l’oasi di Bahariya e quella di Farafra, che presenta una straordinaria varietà di paesaggi.

Il bravissimo amico Ahmed Galal ci ha organizzato un mini tour di due giorni con una jeep super accessoriata e sicura per escursioni di questo genere; pur potendo trascorrere la notte in uno degli alberghi siti lungo il tragitto, non abbiamo avuto alcuna esitazione ed abbiamo scelto di dormire sotto le stelle, rinunciando anche alla tenda per immergerci completamente nella magia del luogo.

Avvicinandosi al Deserto nero

Il percorso dal Cairo verso l’Oasi di Bahariya è piuttosto lungo (circa cinque ore in auto) e senza particolari attrattive, ma lo affrontiamo con entusiasmo nell’attesa dei magnifici scenari che si apriranno ai nostri occhi.

Giunti all’Oasi ci viene offerto un pranzo tipico in una caratteristica abitazione locale, quindi si riparte verso l’infinito con una guida del posto molto efficiente, che pur parlando pochissimo inglese ci ha reso un servizio ineccepibile.

L’interno dell’abitazione beduina.
Nel deserto non può mancare un buon bicchierino di thè nero e dolcissimo.

Dopo circa un’ora di strada il paesaggio, fino a quel momento pianeggiante, comincia a mostrare le prime modeste alture, fino a quando si giunge nel Deserto Nero, una zona caratterizzata da numerose colline coniche, alcune delle quali sono piccoli vulcani dormienti

Un’altra panoramica del Deserto nero, lontano dalla pista.

Questi rilievi che si susseguono uno dopo l’altro si sono formati in seguito ad eruzioni risalenti ad epoche remotissime (si parla di milioni di anni orsono) e sono costituite da rocce basaltiche che sgretolandosi nel corso del tempo hanno ricoperto il terreno sabbioso di polvere, di minuscoli sassolini e di grandi pietre nere, conferendo al luogo il suo colore particolare e creando un’atmosfera da film di fantascienza.

Le caratteristiche del terreno viste da vicino

In effetti sembra di essere atterrati su di un altro pianeta, brullo, arido, silenzioso, dove l’attività vulcanica ha cancellato ogni forma di vita.

Parcheggiata l’auto, ci avventuriamo a piedi ad esplorare la zona, ognuno per conto proprio; in uno spiazzo pianeggiante ai piedi della collina più maestosa notiamo una particolare struttura di pietre collocate in cerchi concentrici che si trova anche nel deserto algerino e che è nota con il nome di “tomba preislamica”.

La tomba preislamica
Un’altra veduta della tomba preislamica.

A quanto ne so, non si hanno notizie se non che furono realizzate prima della dominazione araba.

FONTI DI QUESTO E DI TUTTI I POST SEGUENTI SUL DESERTO

  1. https://www.lonelyplanetitalia.it/articoli/itinerari-di-viaggio/egitto-deserto-bianco-deserto-nero
  1. https://www.evaneos.it/egitto/viaggio/destinazioni/1138-deserto-nero/
  1. https://www.cairotoptours.com/it/Guida-turistica-Egitto/Oasi-d-Egitto/La-montagna-di-cristallo#

https://www.quotidiano.net/itinerari/viaggi/tutti-i-colori-del-deserto-egiziano-n8ey8jy6

FOTO DI Silvia Vitrò

Piccola Guida Turistica

IL MUSEO ALL’APERTO

Il museo di Menfi, anch’esso con sede a Mit Rahina, è un’esposizione all’aperto di reperti monumentali del Nuovo Regno ritrovati in zona e riferibili all’antica città; il parco che lo ospita è limitrofo all’edificio coperto costruito attorno alla grande statua distesa di Ramses II, nel quale sono esposti frammenti delle antiche costruzioni ed alcune statue.
Vi sottopongo i più significativi manufatti che si possono ivi ammirare: troverete informazioni dettagliate ed i crediti nella didascalia delle immagini

Necropoli tebane

TT258 – TOMBA DI MENKHEPER

Planimetria schematica della tomba TT258[1] [2] (numerazione in nero[3])

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
MenkheperScriba reale della casa dei figli del reEl-KhokhaXVIII dinastia  (Thutmosi IV ?)

 

 Biografia

Unica notizia biografica ricavabile è il nome della madre: Nay.

La tomba

Alla tomba si accede da un cortile in cui si aprono anche le tombe TT246, TT247 e TT248[6]. Si tratta di un’unica sala rettangolare sulle cui pareti (1 nero in planimetria), su due registri sovrapposti, il defunto e la madre appaiono seduti, seguono (2) quattro persone che recano fiori e frutti e (3) un uomo con fiori. Sulla parete di fondo (4) una nicchia con il defunto e la madre e inno a Osiride[7] mentre un uomo e una donna recano offerte.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 341.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 342.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La numerazione dei locali e delle pareti (in nero) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Le quattro tombe costituivano l’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248). Fino a tempi molto recenti, infatti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, com’è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[7]      Inno a Osiride (trad. da J. Assmann, “Egypt Solar Religion in the New Kingdom…” New York 1995, p. 112):

Necropoli tebane

TT257 – TOMBA DI NEFERHOTEP

USURPATA DA MAHU

Planimetria schematica della tomba TT257 (numerazione in nero)[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Neferhotep (usurpata da Mahu)Neferhotep: Scriba contabile del grano di Amon; Mahu: Delegato nella dimora di Usermaat-Ra-Setpenra (ovvero il Ramesseum) nei possedimenti di Amon.El-Khokha

Neferhotep: XVIII dinastia  (da Thutmosi IV ad Amenhotep III); Mahu: XIX dinastia  (Ramses II)

 

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili sono relative a Mahu il cui padre, forse, si chiamava Piay, mentre la moglie era Tawert[5].

La tomba

TT257 presenta forma irregolare con una sala rettangolare, non ultimata, in cui si innalzavano due colonne che, senza soluzione di continuità, si prolunga in analoga struttura appartenente alla TT256 talché la sala stessa appare molto più larga di quanto in realtà sia[6]. Data la forma irregolare non si esclude che intenzione fosse quella di ampliare la struttura a discapito della adiacente tomba TT256 da cui, attualmente, peraltro si accede.

Sulle pareti (1 nero in planimetria[7]) su tre registri sovrapposti, Mahu in offertorio ad alcune divinità; Horus-Inmutef e Thot in colloquio con Osiride accompagnato da da Horus, Shu, Tefnut, Geb e Nut, Ptah-Sokaris e Hathor; scene della processione funeraria verso la piramide con la mummia nel sarcofago trainato da buoi (?). Sulla parete laterale (2) una stele incompiuta con il defunto e la moglie in adorazione della Dea dell’Occidente (Mertseger), resti di testi sacri; ai lati Mahu in offertorio e la moglie in adorazione di Hathor; poco oltre (3) il defunto Mahu.

Sulla parete a destra dell’ingresso, su tre registri, (4) Mahu adora i quattro Figli di Horus; Mahu adora Osiride e Iside; Mahu e la moglie adorano Osiride, Anubi e Thot, rappresentato come babbuino, e la barca di Ra-Horakhti. Poco oltre (5) stele con il testo originale intitolato a Neferhotep; ai lati Mahu e la moglie.

Poco oltre (6), su un pilastro, Mahu in adorazione con testi dedicati a Osiride; seguono (7) Mahu e la moglie in adorazione di Osiride e Iside (?); in tre registri (9) Mahu e la moglie dinanzi ad una divinità non identificabile; Mahu e altri (?) dinanzi a Osiride Iside e Nephtys. Su altra parete (8) in cinque scene, preti dinanzi alla statua del defunto e, su tre registri, Mahu e la moglie adorano Thot e Hathor, e un prete dinanzi a Piay (forse padre di Mahu) e alla di lui moglie. Un corridoio, sulla cui architrave sono visibili ancora testi forse della XVIII dinastia (10) immette in una sala perpendicolare alla precedente, il cui soffitto reca frammenti testuali della XVIII dinastia[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 341.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 341.

[6]      Considerato lo stretto legame architettonico tra le tombe, le numerazioni in planimetria sono state riporta in differente colore: rosso per la TT256; nero per la TT257.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti (in nero) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 341-342.

Piccola Guida Turistica

LA STATUA COLOSSALE DI RAMSES II

Il colosso ancora semisepolto nella sabbia, in una fotografia del 1897.
FOTO A QUESTO LINK: egyptmuseum.com/colossus-of-ramesses-ii-at-Menphis-1897

Questa statua, originariamente alta circa 14 metri, è scolpita in un unico blocco di pietra calcarea e mantiene tracce dei colori originari; fu scoperta nel 1820 dall’esploratore Giovanni Battista Caviglia ed è molto ben conservata anche se nel corso dei millenni le gambe e la mano sinistra sono andate perse, rendendo impossibile ricollocarla in posizione eretta.

Il colosso appena liberato dalla sabbia, in una fotografia del 1897.
FOTO A QUESTO LINK: egyptmuseum.com/colossus-of-ramesses-ii-at-Menphis-1897

In origine, insieme ad un’altra identica, mai ritrovata, decorava l’ingresso meridionale del tempio di Ptah; essa venne proposta sia al granduca Leopoldo II di Toscana che al British Museum, ma alla fine rimase in Egitto perchè il trasporto sarebbe stato molto dispendioso e sarebbe stato necessario tagliarla in vari pezzi.
La particolare struttura dell’edificio che la ospita permette di guardarla dall’alto e di apprezzarne I particolari.

Il colosso oggi.
Foto mia

Queste statue colossali finemente dipinte avevano il fine di stupire i sudditi e gli stranieri di passaggio nonchè di magnificare il ruolo ed il potere divino del sovrano.

Egli era spesso rappresentato con indosso i simboli del proprio potere sul paese e sui suoi abitanti: la corona doppia dell’Alto e del Basso Egitto nonchè lo scettro uncinato ed il flagello, simboli di Osiride, primo re d’Egitto.

Il viso della statua, che ho posizionato in verticale per poterne meglio apprezzare la delicatezza.
FOTO A QUESTO LINK: https://www.egypttoursplus.com/memphis-egypt/

In questo caso Ramesse stringe in pugno un rotolo di papiro: per scoprire di cosa si tratta, andate a leggere l’articolo di Patrizia Burlini sul nostro sito, a questo link: https://laciviltaegizia.org/…/02/08/dimmi-coshai-in-pugno/

Il sovrano veniva altresì rappresentato in modo idealizzato, perennemente giovane, bello e prestante perchè i sudditi dovevano avere la certezza che sarebbe stato in grado di assolvere ai suoi doveri nei confronti del popolo e di salvare l’Egitto dal caos.

Particolare della parte centrale della statua: il gonnellino finemente pieghettato, trattenuto in vita da una cintura recante i cartigli del re, nella quale è infilato un pugnale con la classica impugnatura che termina con due teste di falco contrapposte.
FOTO MIA

Compito del Faraone infatti era quello di mantenere la Maat, difendendo le Due Terre dai nemici, garantendo ordine e giustizia, facendo in modo che il sole sorgesse ogni giorno dopo aver compiuto il suo pericoloso viaggio notturno e propiziando ogni anno la piena del Nilo che rendeva fertile la terra.

Accanto alla gamba destra di Ramesse, in dimensione ridotta, è scolpita l’immagine di uno dei suoi figli, probabilmente Khaemwaese figlio di Isisnofret, che fu Sommo sacerdote del Tempio di Ptah a Menfi e dai 50 anni fino alla sua morte fu principe ereditario, essendo deceduti prima di lui i suoi fratelli maggiori.
FOTO MIA

Per ottenere il favore degli dei il re costruiva templi in loro onore, sulle cui pareti faceva scolpire scene che li rappresentavano mentre ricevevano offerte dal re e gli mostravano la loro approvazione.

http://teachinghistory100.org/objects/about_the_object/