Kemet Djedu

IL PROTOCOLLO REALE COMPLETO DI AMENEMHAT III

Amenmhat III. Foto: Sailko


Viene qui esaminato il Protocollo Reale completo di Amenemhat III, sovrano della XII dinastia.

Le immagini sono prese dal lavoro che sto scrivendo. Si tratta del DIZIONARIO ANTROPONIMICO REGALE, cioè la raccolta in geroglifico, traslitterato e tradotto dei Protocolli Reali di più di 450 sovrani dell’antico Egitto.

Per chi fosse interessato all’argomento non posso che consigliare il Qde 22 IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

PTAH-HOTEP E LA MODESTIA INTELLETTUALE

Una celeberrima massima presa dai testi sapienziali di Ptah-Hotep viene spesso riportata come:

Io mi permetto di rifarmi al testo originale che ho svolto con i miei allievi in un ormai lontanissimo V Laboratorio di Filologia Egizia nel 2009-2010.

Durante le lezioni mi rifaccio spesso a questo brano e predico agli studenti di avere sempre una sviluppata modestia intellettuale. Evidentemente già nell’antico Egitto, se la si doveva esortare, non era e non è una virtù molto diffusa.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno ancora studiati.


Qui di seguito avete uno strumentario pressoché completo per imparare.

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

Piccola Guida Turistica

LA MASTABA DI MEHU

Sempre procedendo verso nord transitiamo davanti alla mastaba del visir Mehu, aperta al pubblico per la prima volta nel settembre 2018 dopo la sua scoperta, avvenuta nel 1940 ad opera di una missione archeologica egiziana, e non possiamo esimerci da una rapida visita.

L’ingresso della mastaba: è ancora visibile il muro di mattoni di fango che era stato eretto nell’antichità, secondo gli studiosi durante il breve regno di Userkara, per nascondere la sepoltura di Mehu, genero del Faraone Teti, che probabilmente era stato fatto assassinare proprio dal suo successore, il quale aveva usurpato il trono al legittimo erede Pepi I.
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

QUI TROVATE IL LINK PER LA VISITA VIRTUALE DELLA TOMBA: ENTRATE E MERAVIGLIATEVI.

https://my.matterport.com/show/?m=xmDbt2rfa82

La sua fama è assolutamente meritata; a mio parere è una delle più belle e meglio conservate di Sakkara; restaurata in modo magistrale, mantiene intatti i vividissimi colori applicati 4500 anni orsono ed offre una panoramica completa dei protocolli decorativi delle tombe della sua epoca.

Mehu fu un altissimo dignitario di Teti e visse anche il breve regno di Userkara ed il primo periodo di quello di Pepi I (VI dinastia – 2300 a. C. circa); i suoi numerosissimi titoli onorifici (ben 48) sono incisi sulle pareti della sua camera funeraria e sul suo sarcofago: tra di essi figurano quello di sovrintendente dell’Alto Egitto, scriba dei documenti reali, visir, capo dei giudici, direttore del palazzo e sovrintendente di tutte le opere reali.

Mery Ra Ankh (il nome è scritto a sinistra in alto, in parte racchiuso in un cartiglio – Mery Ra – in segno di omaggio, trattandosi di uno dei nomi del re) davanti al quale sono state accumulate moltissime offerte, elencate nei registri superiori a sfondo bianco; sopra di esse i sacerdoti celebrano riti

La sua posizione di privilegio derivava, probabilmente, dall’essere genero del Faraone, avendo sposato la principessa Iku, “figlia del re del suo corpo”, ossia una delle nove figlie di Teti.

Mehu è raffigurato su entrambi i lati del portale d’ingresso della tomba, che immette in una piccola camera decorata con le tipiche scene di caccia e pesca nelle paludi; sulla parete meridionale di sinistra si trovano raffigurazioni che mostrano l’uccellagione, la riparazione delle reti e la preparazione del cibo per gli uccelli; sulla parete orientale si trovano rilievi che raffigurano volatili nei loro nidi.

Offerenti
FOTO MIA

Da questa sala inizia un corridoio lungo e strettissimo decorato con scene di vita quotidiana, tra le quali la raccolta della frutta e del grano, la preparazione del pane e della birra, la cottura di uccelli per un pranzo, la pesca con le reti, le navi da carico, i velieri e la lavorazione dei metalli; sui lati sono raffigurate file di servi che portano offerte al titolare della tomba.

Nel primo registro colorato in alto si notano dei sacerdoti che celebrano dei riti ed effettuano lustrazioni; segue una lunga processione di offerenti di beni di ogni genere, il cui elenco è trascritto nella parte superiore sinistra dell’immagine, non colorata.
FOTO MIA

Sul lato nord del corridoio una porta conduce ad un ampia stanza con due colonne a sezione quadrata con immagini di Mehu sui lati; le pareti dell’ambiente sono ornate da scene di offerte e di coltivazione, mentre sulla parete di fondo, dietro i pilastri, si trova una falsa porta dedicata a Kahotep, figlio di Mehu.

Scorcio di una cappella
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

All’estremità occidentale del corridoio si apre una sala nella quale sono raffigurati sacerdoti con offerte e scene di musicisti e danzatori; una porta sulla destra conduce ad altre due cappelle; quella centrale apparteneva a Mehu, mentre le altre erano destinate a Mery Ra Ankh (sorvegliante della regione di Buttu ed ispettore dei profeti della piramide di Pepi oltre che detentore di altri 21 titoli, secondo alcuni suo figlio, secondo altri l’originario titolare della tomba al quale Mehu l’avrebbe usurpata) ed a suo nipote Kahotep II.

Ballerine ad una festa
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

La cappella di Mehu, nella quale è stato trovato il suo sarcofago, presenta sulla parete occidentale la famosa falsa porta in calcare dipinto di rosso per simulare il pregiato granito, ed i testi e le scene sono stati tracciati in giallo oro.

La falsa porta. FOTO MIA
Parte superiore della falsa porta

A questo link sul nostro sito troverete un notevole lavoro di @Nico Pollone che ci ha offerto la trascrizione, la traslitterazione e la traduzione del testo geroglifico tracciato sulla falsa porta. https://laciviltaegizia.org/wp-content/uploads/…/falsaport….

Nella stele superiore della falsa porta è raffigurato il defunto seduto davanti ad un tavolo ricco di offerte e sulle pareti laterali numerosi servi che gli portano le offerte e il catalogo delle medesime.

Offerente
FOTO DA INTERNET. Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

Alla camera funeraria sotterranea si giunge attraverso un passaggio inclinato, il cui accesso si apre sul pavimento della corte.

Questi rilievi, emersi in tutto il loro splendore dopo un accurato restauro, furono creati sicuramente dagli artigiani che lavoravano al servizio del Faraone e venivano retribuiti dallo Stato; nel corso della V e della VI dinastia, infatti, il sovrano concedeva ai cortigiani più importanti il privilegio di avvalersi della loro opera per farsi costruire le proprie mastabe; si trattava di personale altamente specializzato e selezionato, che aveva acquisito grande esperienza ed abilità nell’utilizzo dei modesti strumenti all’epoca disponibili.

Sulla sinistra una delle colonne a base quadrata sui cui lati è raffigurato Mehu; sulla destra la falsa porta di Kahotep, raffigurato seduto davanti ad un tavolo di offerte che ne riceve altre da una serie di portatori
FOTO DA INTERNET: Se l’autore la riconoscesse come propria, sarà mia premura sostituirla o attribuire i dovuti crediti.

Le loro opere erano assolutamente anonime in quanto non venivano realizzate per ragioni estetiche quanto per un fine utilitaristico, consistente nel procurare al defunto le risorse per la vita nell’aldilà (raffigurare sulle pareti della tomba le offerte equivaleva a metterle concretamente a sua disposizione) e per magnificarne il potere.

La realizzazione del rilievo presupponeva la preventiva preparazione della parete, che doveva essere pulita, lisciata e poi intonacata con uno strato di gesso; quindi con pittura rossa o nera venivano disegnati i contorni delle figure che dovevano poi essere lavorate con uno scalpello di rame, lisciate con una pietra levigata e poi dipinte.

Vita nei campi; l’oggetto a forma di scudo è un enorme covone di grano che verrà caricato sull’asino per essere poi trebbiato ed immagazzinato. Foto di Richard Mortel da Flickr

La pittura veniva realizzata con la tecnica definita “a tempera”, che prevedeva l’utilizzo di pigmenti diluiti in acqua ai quali veniva aggiunto collante vegetale o animale; il colore veniva steso con pennelli ottenuti da legnetti fibrosi sfilacciati alle estremità, e i pigmenti ed i collanti venivano conservati in ciotoline di terracotta, nella valva di una conchiglia o in un coccio concavo.

Vita nei campi; l’oggetto a forma di scudo è un enorme covone di grano che verrà caricato sull’asino per essere poi trebbiato ed immagazzinato. Foto di Richard Mortel da Flickr

La decorazione prevedeva sempre numerosi registri orizzontali, talvolta anche dei sub-registri, all’inizio o alla fine dei quali di solito veniva rappresentato il titolare della tomba di dimensioni molto grandi davanti ad un tavolo di offerta.

FONTI:

Piccola Guida Turistica

LA STRADA PROCESSIONALE DI UNIS

ED I RILIEVI DEI BEDUINI AFFAMATI

Tornando sui nostri passi per raggiungere il parcheggio facciamo una piccola deviazione sulla destra per vedere la strada rialzata del complesso piramidale di Unis, ultimo sovrano della V dinastia.

L’ultimo tratto della rampa processionale, che sbuca nella grande stanza antistante la piramide di Unis. Foto di Jon Bodsworth a questo link: http://www.egyptarchive.co.uk/html/saqqara_pyramids_02.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Rampa_processionale…

Essa aveva origine sulle rive di un antico lago, sul retro del tempio della valle dove venivano preparate le offerte per il culto del sovrano, seguiva il percorso di un wadi naturale e terminava al tempio funerario adiacente al lato orientale della piramide che era circondato da un muro di cinta che definiva lo spazio sacro.

Essa è lunga circa 750 metri, e l’egittologo inglese Iorwerth Edwards stima che avesse pareti costituite di blocchi di calcare alte 4 metri e spesse 2,04 metri e che fosse larga circa 2,65 m.; in origine era una specie di galleria con una stretta fessura lungo l’asse del soffitto che permetteva alla luce del sole di illuminare le scene sulle pareti, delle quali sono rimaste solo poche tracce su blocchi isolati.

Un tratto della rampa processionale https://it.wikipedia.org/wiki/Rampa_processionale…

Secondo la ricostruzione di Hassan esse raffiguravano nella parte più ad est scene di vita quotidiana degli egizi: selvaggina del deserto, raccolta di fichi e miele, del grano (probabilmente parti del ciclo delle “stagioni”), artigiani al lavoro (orefici, vasai, vetrai), scene di mercato, portatori di offerte, battaglie tra Egizi ed Asiatici ed il trasporto via nave da Assuan delle colonne di granito per la costruzione dei templi piramidali.

Man mano che la strada procedeva verso occidente e quindi verso l’Aldilà, le scene diventavano solenni e concentrate sulla figura del re: il rito Heb-Sed, il monarca in trono di fronte alle processioni di dèi e personificazioni dei nòmi che gli portavano le offerte. A sud della parte superiore della strada rialzata furono collocate due navi realizzate in blocchi di calcare.

La parte di rampa ricostruita, sulle cui pareti interne sono state collocate le copie dei rilievi della carestia. https://it.wikipedia.org/wiki/Rampa_processionale…

Alla fine della strada rialzata c’era una grande sala che si affacciava su di un cortile aperto circondato da stanze e da un portico delimitato da pilastri sul quale si affacciava il tempio funerario che ospitava le statue del re e dove avvenivano le offerte; all’angolo sud-est del recinto c’era una piccola piramide satellite per il Ka del sovrano.

Oggi la strada è stata in parte restaurata, e della decorazione originaria sono sopravvissuti intatti solo due rilievi (in loco di sono delle copie, mentre gli originali sono custoditi uno al Museo del Cairo e l’altro al Louvre), che raffigurano uomini magrissimi, stremati dalla fame, probabilmente beduini che abitavano nel deserto orientale.

Il rilievo custodito al museo Imhotep
https://madainproject.com/famine_relief_from_unas_causeway
Il rilievo custodito al Louvre.
Calcare con deboli resti di pittura.
Misure: 38 x 20 x 1,4 cm.
Numero di inventario: E 17381
https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010005798

Gli studiosi si chiedono se le immagini fotografino una vera carestia verificatasi durante il regno di Unis per il cambiamento climatico che segnò il terzo millennio a. C. e la conseguente siccità dovuta all’intermittenza delle piene del Nilo, oppure se rappresentasse la generosità del sovrano nell’aiutare le popolazioni affamate.

FONTI:

https://madainproject.com/famine_relief_from_unas_causeway

ESPINEL A. D., “Blocks from the Unas causeway recorded in Černý’s notebooks at the Griffith institute, Oxford”, in Old Kingdom, new Perspectives. Egyptian Art and Archaeology 2750–2150 b. C., Oxford, 2011

ESPINEL D. A., “Around the columns. Analisys of a relief from the causeway of Unis mortuary temple”, in Bulletin de l’Institut Francais d’archeologie oriéntale, Cairo 2007.

CWIEK A., “Relief decoration in the royal funerary complexes of the Old Kingdom studies in the development, scene content and iconography”, Warsaw University, 2003

Necropoli tebane

TT254 – TOMBA DI MOSE (AMENMOSE)

Planimetria schematica della tomba TT254 (numerazione in azzurro)[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Mose (Amenmose)Scriba del tesoro; custode dei possedimenti della tenuta della regina Tye nel dominio di Amon
El-Khokha
Tarda XVIII dinastia  (Amenhotep III)

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dalla TT253 è il nome della moglie: Tamert[5].

La tomba

Alla TT254 si accede da un cortile in cui si aprono gli accessi anche alle tombe TT253, di Khnummose, e TT294, di Amenhotep (usurpata da Roma)[5]. Un breve corridoio, nell’angolo sud-ovest del cortile, immette in una sala trasversale.

Sulle pareti: su quattro registri sovrapposti (1 azzurro in planimetria[6]) il defunto e la moglie in piedi ed il defunto e la moglie seduti; dinanzi a loro un prete che reca offerte e tre uomini che offrono libagioni, scene di mietitura del grano e di carico di asini per il trasporto; poco oltre (2), su tre registri, scene di banchetto con offertorio a tre cobra e ospiti con accompagnatori, scene di processione funebre con prefiche e uomini che recano cibo e modelli di barche. Seguono (3) scene del defunto e della famiglia dinanzi ad Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger; poco oltre (7) una stele con il defunto dinanzi a Osiride e Maat, e testi di offertorio.

Portatori di offerte, dettaglio del II registro. Rilievo di N. de Garis Davies

Sulla stessa parete (6) su due registri, il defunto e due donne dinanzi ai quali un uomo reca offerte; due file di musiciste (arpiste, suonatrici di lira, liutiste e flautiste) accompagnano danzatori mentre il defunto riceve mazzi di fiori dalla moglie in un’abitazione.

Ospiti del banchetto funebre. Rilievo di N. de Garis Davies

Sul lato corto a nord (5), una stele con il defunto che adora Osiride, Anubi e la Dea dell’Occidente, in alto; ai lati, su tre registri, genti che offrono libagioni ad una coppia (il defunto e la moglie?), un prete che offre offerte e prefiche. Poco oltre (4), su due registri, un uomo dinanzi a un granaio intento a pesare il grano mentre tre uomini offrono libagioni a Osiride e a una divinità femminile; un magazzino con uomini che pesano e spostano carichi in ceste mentre altri bruciano incensi dinanzi al defunto e alla moglie[7].

 

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 337.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Le tre tombe sono riportate in unica planimetria e differenziate per colore; la TT254 è in azzurro.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 337-338.

Necropoli tebane

TT253 – TOMBA DI KHNUMMOSE

Planimetria schematica della tomba TT253 (numerazione in rosso)[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
KhnummoseScriba contabile del granaio delle divine offerte di Amon
El-Khokha
XVIII dinastia  (Amenhotep III)[4]

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dalla TT253 è il nome della moglie: Tanufer[5].

La tomba

Alla TT253 si accede da un cortile in cui si aprono gli accessi anche alle tombe TT254, di Mose (Amenmose), e TT294, di Amenhotep (usurpata da Roma)[6].

Un breve corridoio, nell’angolo sud-est del cortile, immette in una sala trasversale secondo lo schema tipico, a “T” capovolta” delle sepolture del periodo. Sulle pareti: il defunto, la moglie (1 rosso in planimetria[7]) e un uomo in offertorio; poco oltre (2), su cinque registri sovrapposti, la contabilità del grano e una cerimonia cui partecipa il re, con l’arrivo di navi da carico.

Sulla parete corta a est (3) i resti di una stele con, ai lati, tracce di coppie; seguono (4) il defunto con la moglie e una figlia; un uomo reca loro mazzi di fiori mentre un altro è seguito da un aiutante. Sulla stessa parete (7) i resti di una lista di offerte con il defunto, la famiglia e alcuni ospiti; sul lato corto a ovest (6) resti di una stele (?) pesantemente danneggiata con portatori di offerte, il defunto con la moglie e preti che offrono libagioni.

Poco oltre (5) il defunto e la moglie in offertorio e a loro volta destinatari di offerte da parte di familiari e portatori; scene agricole con aratura e trasporto del lino.

Al centro del lato lungo opposto all’ingresso una nicchia sulle cui pareti (8) il defunto e altri tre uomini che recitano inni a Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger) con due sciacalli-Anubi. Sulla parete opposta (9) portatori e liste di offerte dinanzi ad una divinità non identificabile[8].

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  3. ^ Porter e Moss 1927,  p. 337.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 337.

[6]      Le tre tombe sono riportate in unica planimetria e differenziate per colore; la TT253 è in rosso.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 337-338.

Necropoli tebane

TT252 – TOMBA DI SENIMEN

Schematizzazione della necropoli di Sheikh Ab del-Qurna (area nord) [1] [2] [3]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
SenimenAmministratore; Curatore della Sposa DivinaSheikh Abd al-QurnaXVIII dinastia  (Hatshepsut)versante nord-est della collina; in alto nell’area superiore del margine[6]

Biografia

Tutti i dati biografici sul titolare di TT252 sono ricavabili dalla tomba del fratello Senmut (TT71). Ramosi fu il padre di Senimen, Hatnefer (detta anche Titutyu) la madre[7].

Neferether, e Iahotep furono le sue sorelle, e Senmut (TT71), Minhotep, prete “wab”[8] di Amon, Amenemhat, portatore della barca sacra di Amon e Pairi, guardiano del bestiame nel dominio del dio, i suoi fratelli. Analogamente dalla TT71 di Senmut si ricava il nome della moglie Senemiho[9].

La tomba

Unica vestigia visibile della TT252 è una statua scolpita nella roccia della facciata rappresentante il defunto che accudisce una giovane principessa, forse Neferura figlia di Hatshepsut. Alle sue spalle, in piedi, la moglie (?).

Provengono da questa tomba alcuni frammenti di architrave, nonché di vasi canopi intestati al defunto e frammenti di iscrizione recanti il cartiglio di Hatshepsut.[10]

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Porter e Moss 1927,  p. 337.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Con la TT252 termina la catalogazione delle Tombe dei Nobili dovuta a Gardiner e Weigall nel loro “Topographical Catalogue” del 1913.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 139.

[8]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 337.

[10]     Porter e Moss 1927,  p. 337.

Necropoli tebane

TOMBE DEI NOBILI – DA TT251 A TT300

Elenco delle tombe, da TT251 a TT300.

TOMBATITOLAREPERIODO
TT251AMENMOSE [IV]XVIII dinastia
TT252SENIMENXVIII dinastia (Hatshepsut)
TT253KHNUMMOSEXVIII dinastia (Amenhotep III)
TT254MOSE (AMENMOSE)XVIII dinastia/fine
TT255ROY [II]XVIII dinastia/fine
TT256NEBENKEMETXVIII dinastia (Amenhotep II)
TT257NEFERHOTEP (USURPATA DA MAHU)XVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep III)/(usurpata durante XIX dinastia Ramses II)
TT258MENKHEPERXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT259HORI [II]Periodo ramesside
TT260USER [I]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT261KHAEMWASET [I]XVIII dinastia (Amenhotep I)
TT262SCONOSCIUTOXVIII dinastia
TT263PIAY [I]XIX dinastia (Ramses II)
TT264IPIYXIX dinastia (Ramses II – Merneptah)
TT265AMENEMOPETXIX dinastia (Ramses II)
TT266AMENNAKHTXIX dinastia
TT267HAY [I]XX dinastia
TT268TOMBA DI FAMIGLIA DI NEBNAKHTXIX dinastia
TT269SCONOSCIUTOPeriodo ramesside
TT270AMENEMWIAXIX dinastia
TT271NAYXVIII dinastia (Ay)
TT272KHAEMOPET [II]XX dinastia
TT273SAYEMIOTEFXIX dinastia
TT274AMENWHASU [II]XIX dinastia (Merneptah)
TT275SOBEKMOSEPeriodo ramesside
TT276AMENEMOPET [IV]XVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT277AMENEMINET [I]XIX dinastia
TT278AMENEMHABXX dinastia
TT279PABASA (o PBES)XXVI dinastia (Psammetico I)
TT280MEKETREMedio Regno/inizio
TT281Monthuhotep Sankhkare
TT282NAKHT o ANHEMAKHTXIX dinastia
TT283ROMA detto anche ROYXIX dinastia (Ramses II – Merneptah)
TT284PAHEMNETJERPeriodo ramesside
TT285INYPeriodo ramesside
TT286NIAYPeriodo ramesside
TT287PENDUAPeriodo ramesside
TT288BAKHEKHONS [III]Periodo ramesside
TT289SETAUXIX dinastia (Ramses II)
TT290IRINUFERXIX dinastia (Ramses II)
TT291NAKHTMIN e NUXVIII dinastia (Horemheb)
TT292PASHEDU [I]XIX dinastia (Sethy I – Ramses II)
TT293RAMESSENAKHTEXX dinastia (Ramses IV)
TT294AMENHOTEP, usurpata da ROMAXVIII dinastia (Amenhotep III)
TT295DJEHUTYMES, detto PAROYXVIII dinastia (Thutmosi IV – Amenhotep III?)
TT296NEFERSEKHENU [II]XIX dinastia (Ramses II)
TT297AMENEMOPET detto anche DJEHUTYNEGER o THONEFERXVIII dinastia
TT298BAKI e WENNEFERXIX dinastia (Ramses II)
TT299INHERKAU [I]Periodo ramesside (Ramses III-Ramses IV)
TT300AHOTEPXIX dinastia (Ramses II)
Necropoli tebane

TT251 – TOMBA DI AMENMOSE

Planimetria schematica della tomba TT251[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenmoseScriba reale; Supervisore del bestiame di Amon; Supervisore del magazzino di AmonSheikh Abd al-QurnaXVIII dinastia  (inizi del regno di Thutmosi III ?)alla sommità del versante est della collina; fuori dal muro superiore, sotto le TT65 e TT66

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile, il nome del padre: Nesu, a sua volta Capo del magazzino di Amon[5]

La tomba

TT251 si sviluppa, planimetricamente, con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; un breve corridoio di accesso, sulle cui pareti (1 in planimetria[6]) sono riportati testi dedicatori e sacri, segue una sala trasversale con soffitto sorretto da quattro pilastri.

Sulle pareti, (2) due gruppi di macellai; su due registri sovrapposti (3), resti di scene di banchetto, un uomo in offertorio, una suonatrice di lira e una danzatrice, nonché due suonatrici di nacchere e un suonatore di arpa. Su altra parete (4) un uomo riempie una giara e, sul alto corto (5), i resti di una stele con scene agricole tra cui uomini che zappano e che potano alberi; poco oltre (6) resti di scene non leggibili.

Analogamente non leggibili alcune scene sui pilastri tra cui una di purificazione. Un breve corridoio immette in una sala perpendicolare alla precedente; sulle pareti (7) una scimmia con una cesta piena di datteri sotto la sedia di una donna e, sulla parete opposta (8), una scena incompiuta di uomo con due tavole di offerte dinanzi al defunto e alla moglie (?)[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Porter e Moss 1927,  p. 336.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 335.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 336-337.

Piccola Guida Turistica

LA TOMBA DI HOREMHEB

Dopo una bella scarpinata raggiungiamo la zona a sud della piramide di Djoser dove sorge un gruppo di tombe del Nuovo regno, le più importanti delle quali sono quella di Maya e Merit e quella che Horemheb si fece costruire prima di salire al trono, durante il regno di Tutankhamon.

La ricostruzione delle tombe di Maya e Merit (a destra), della sorella di Ramses II Tia (al centro) e di Horemheb (a sinistra) opera di JEAN-CLAUDE GOLVIN – IMMAGINE DA INTERNET

Pur essendo splendide esse sono poco gettonate, non solo perché piuttosto lontane dal circuito tradizionale, ma anche perché per visitare quella di Horemheb occorre pagare un salato biglietto a parte (e comunque un bel bakhshish ai custodi….).

La nostra guida Monalisa ci ha avvertiti del rischio di non riuscire ad entrare, perchè è ormai il primo pomeriggio, il sole è a picco e può essere che il guardiano che dovrebbe aprirci le tombe se ne sia già andato a casa; peraltro siamo fortunati, perchè dopo averlo chiamato a gran voce compare e si mette a nostra disposizione con estrema gentilezza.

Ho già descritto la tomba nella quale si fecero seppellire Maya, il potente tesoriere di Tutankhamon, e sua moglie Merit: potrete trovare l’articolo sul nostro sito, a questo link: https://laciviltaegizia.org/2023/08/04/maya-tesoriere-di-tutankhamon/

Illustrerò quindi la Tomba di Horemheb, la più sontuosa di quelle dell’area, la cui costruzione venne iniziata quando egli era già un influente personaggio e fu progressivamente ampliata quando venne nominato capo delle forze armate e responsabile degli affari esteri del regno e si distinse per le sue vittoriose campagne militari nell’area Siro Palestinese ed in Nubia.

All’epoca Menfi era tornata ad essere la capitale amministrativa del regno, ed è per questo che egli aveva inizialmente scelto di farsi inumare a Sakkara, la Necropoli della città; lì, infatti, furono seppellite la prima moglie Amenia, morta prima che diventasse Faraone, e poi la sua Grande Sposa Reale Mutnodjmet, mentre egli trovò l’ultimo riposo in una nuova magnifica sepoltura nella Valle dei Re (la KV57).

Horemheb era figlio di un oscuro funzionario di Eracleopoli, e nulla si sa sulla sua carriera prima del regno di Tutankhamon; alcuni studiosi hanno ipotizzato che potesse essere il militare di nome Pa-Aten-em-Heb (“Aton è in festa”) che era stato un fedelissimo di Akhenaton e che in seguito mutò il suo nome in Hor-em-Heb (“Horus è in festa”).

Quello che è certo è che con tenacia e abilità scalò i vari gradi del potere fino a diventare Generalissimo dell’esercito e Primo di tutte le opere del re ed insieme a Maya e ad Ay, del quale aveva sposato la figlia Mutnodjmet, compose il consiglio di reggenza durante il regno di Tutankhamon, che lo nominò Iry-pat (principe ereditario) e Idnw (rappresentante del re per l’intero Paese), così come si apprende dalle iscrizioni sulle pareti della sua tomba di Sakkara.

Sul pilastro posteriore di una sua statua conservata al Museo Egizio di Torino, inoltre, si legge: «Il cuore del re fu soddisfatto del Suo lavoro, condividendo le Sue decisioni. Egli lo fece Signore della terra perché mantenesse la legge della terra come Principe ereditario. Egli era unico, senza eguali. Tutti i piani per le Due Terre vennero dalle Sue mani. Tutti concordavano con quanto diceva quando veniva convocato dal re….»

La pianta della tomba.
Da Pinterest a questo link: https://i.pinimg.com/…/afc165ffe33d987981db3b13c9a84f19…

La tomba di Horemheb venne scoperta attorno al 1820, probabilmente da Amalia Nizzoli, della quale ho già parlato, che ancora giovanissima diresse per conto del marito uno dei primi scavi a Sakkara; gli oggetti raccolti in quella campagna vennero poi venduti al pittore bolognese Pelagio Palagi, il quale, alla sua morte, li donò alla sua città natale.

Ecco perché alcuni bellissimi rilievi provenienti dalla tomba si trovano a Bologna; molti altri pregevoli frammenti furono prelevati nel XIX secolo da studiosi e tombaroli e sono esposti nei musei di tutto il mondo, mentre nell’edificio originario sono oggi collocate delle copie.

In seguito la tomba scomparve nuovamente sotto la sabbia e fu riscoperta nel 1975 insieme a quella di Maya da Geoffrey Almeric Thorndike Martin e dalla sua squadra che la ripulirono in quattro stagioni di scavi; i frammenti ritrovati nel corso di tale attività sono oggi esposti al museo Imhotep.

Anche la tomba di Horemheb, così come le altre dell’epoca di Tutankhamon a Sakkara, riproduce nelle forme un «Tempio dei Milioni di anni», ispirato ai templi amarniani ed a quelli solari della V dinastia: per questo aveva un orientamento est – ovest, camere sepolcrali sotterranee, una sovrastruttura “a cannocchiale” ed una piramide in miniatura posta sul tetto o dietro la cappella centrale.

L’ingresso della tomba: la spianata davanti alla costruzione era in origine lastricata, ma è stata ora lasciata in terra battuta; il pilone d’ingresso, alto 7 metri e diviso in due, era realizzato in mattoni di fango e rivestito di pietra calcarea, alcune lastre della quale sono rimaste in loco.
Da Osirisnet.net

La sovrastruttura della tomba è lunga circa m. 65 e larga m. 20 ed è costituita da un pilone seguito da un cortile in origine porticato, da una sala delle statue fiancheggiata da due magazzini, da un secondo cortile porticato e da tre cappelle per le offerte (quella centrale originariamente con una piccola piramide sul tetto).

Ogni colonna del primo cortile reca una formella rettangolare sulla quale è raffigurato Horemheb in adorazione perpetua davanti al sole: a quanto consta, è l’unico sito egizio nel quale si trovano formelle decorative applicate alle colonne.
FOTO MIA

L’articolatissima parte sotterranea, non visitabile, risale alla V dinastia: Horemheb non si fece alcun problema a radere al suolo le mastabe più antiche che sorgevano dove egli intendeva costruire la sua tomba, e a riutilizzarne per sè le sottostrutture ed i materiali.

L’articolatissima sottostruttura.
PIANTA DI JON HIRST TRATTA DA OSIRISNET, a questo link: https://www.osirisnet.net/popupImage.php?img=/tombes/saqqara_nouvel_empire/horemheb_saqqara/photo/3D-plan.jpg&lang=en&sw=1280&sh=720

LA STELE DEL PRIMO CORTILE

Sul lato di fondo del primo cortile, di fianco all’apertura che conduce alla sala delle statue, in origine erano collocate due stele; una è frantumata in diversi pezzi, distribuiti presso vari musei, l’altra è solo un poco danneggiata sul bordo superiore e si trova ora al British Museum di Londra.

Essa è in pietra calcarea (H. cm. 195 – L. cm. 100) ed ha un profondo significato storico: segna il definitivo tramonto dell’atonismo, in quanto raffigura in rilievo sulla lunetta un disco solare alato con uraei pendente, sotto il quale Horemheb è rappresentato in piedi con le braccia alzate in adorazione davanti a Ra-Horakhty, Thot e Maat, facenti parte del pantheon da lui restaurato; vi sono altresì i resti di quindici colonne di geroglifici.

Il registro inferiore comprende un’iscrizione di venticinque righe orizzontali.

I corpi maschili, il disco di Horakhty, la veste e il nastro sulla fronte di Maat recano notevoli tracce di vernice rossa; il giallo è visibile in molti geroglifici e rimane del blu brillante sui bordi.

Riporto qui parte del testo, secondo la traduzione trovata in Osirisnet:

L’immagine è una foto della copia della stele scattata da me. E’ molto più chiara di quella dell’originale pubblicata sul sito del British museum dove essa è custodita.

https://www.britishmuseum.org/collection/object/Y_EA551

IL PORTICO DEL PRIMO CORTILE – L’ACCAMPAMENTO

I rilievi del primo cortile sono molto danneggiati; sopravvivono la rappresentazione di un accampamento militare e delle attività che vi si stanno svolgendo, mentre quelle che mostrano Horemheb nell’espletamento dei suoi doveri pubblici sono praticamente scomparse.

L’ACCAMPAMENTO.
Rilievo ORIGINALE custodito a Berlino, al Neues Museum.
Questa tenda, forse il quartier generale, si trovava al centro dell’accampamento, era la più grande e la meglio arredata: si notano diversi sgabelli pieghevoli con i loro poggiapiedi, giare sui propri supporti, un tavolino sul quale ci sono viveri e addirittura un vaso con mazzi di fiori. Attorno ad essa la vita si svolge serenamente: un auriga con ancora la frusta in mano è seduto sul pianale del suo carro, a terra, uno stalliere tiene due cavalli per una corda, un mulo bruca da un cesto, un ragazzino riconoscibile dalla treccia della fanciullezza porta un vassoio con del cibo.
Berlino, Neues Museum ÄM 20363
FOTO di Archai Optix – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Fragment_of_a_relief_from_the_tomb_of_Horemheb.jpg

Qui vi propongo le scene migliori sotto il profilo della conservazione ed anche a livello storico.

L’ACCAMPAMENTO: Rilievo ORIGINALE ora custodito al Museo Archeologico di Bologna. Al centro della scena si trova un padiglione da campo destinato al comandante; al piano superiore sono stoccati gli arredi e le provviste alimentari, a quello inferiore, sotto l’occhio vigile di Horemheb in persona, un soldato versa acqua per compattare il pavimento in terra battuta, mentre un altro lo spazza tenendo spalancata la porta.
Un terzo soldato, fuori dall’edificio a sinistra, appoggia la mano destra alla spalla in segno di deferenza nei confronti di un superiore che si sta allontanando oppure si sta massaggiando perchè è stato colpito dallo stesso per punizione. Dall’altra parte del padiglione, un uomo impartisce ordini a gran voce ad un portatore d’acqua che avanza verso di lui. Le stature diverse dei personaggi raffigurati suggeriscono il senso di profondità del campo nel quale si svolge l’azione, ma anche l’appartenenza dei militari a ranghi differenziati, ulteriormente ribaditi dalla presenza o meno della parrucca e dei bastoni del comando. L’estrema dinamicità della scena, fedele alla frenetica attività di un accampamento militare, costituisce l’elemento di maggior pregio del rilievo.
Materiale: calcare con tracce di colore
Dimensione: cm 62 x 106
Numero di inventario: KS 1888
FONTE DEL TESTO E DELL’IMMAGINE:
http://www.museibologna.it/…/48653/id/48720/oggetto/48724/ 
L’ACCAMPAMENTO
I due rilievi formavano un’unica scena; eccoli idealmente riuniti.
IMMAGINE A QUESTO LINK: https://nefershapiland.de/HaremhabGrabMemphis.htm
Horemheb in nome di Tutankhamon conferisce l’oro del valore ad un funzionario.
Di questa scena, molto deteriorata e rimasta in loco sulla parete nord, ho trovato solo in disegno. Essa ha un notevole valore storico perchè mostra il Generalissimo in scala molto grande che in sostituzione di Tutankhamon premia con l’”oro del valore” un personaggio con le braccia alzate in segno di ringraziamento.
Molti studiosi ritengono che quest’ultimo possa essere Pa-Ramessu, il futuro Ramses I: la parte di rilievo che riportava il nome del gran dignitario già più volte decorato con l’oro del valore ed ancora premiato da Horemheb è scomparsa, per cui non è possibile avere certezza assoluta della sua identità. Peraltro il futuro Ramses I fu compagno d’armi di Horemheb, e il nostro personaggio sfoggia un deciso naso aquilino, che caratterizza il profilo dei primi ramessidi, così come si desume dalle loro mummie.
IMMAGINE DA OSIRISNET
L’ACCAMPAMENTO.
Il rilievo, costituito da due parti perfettamente combacianti e suddiviso in due registri decorativi, mostra altre scene di vita militare, che troverete meglio dettagliate nelle prossime immagini.
Materiale: calcare con tracce di colore
Dimensione: cm 64 x 174
Numero di inventario: KS 1886
http://www.museibologna.it/…/47680/id/48720/oggetto/48724/
L’ACCAMPAMENTO.
Nel registro superiore, a sinistra, un ufficiale accompagnato da uno scriba e da un altro egizio armato di bastone sorveglia l’allenamento alla corsa di due uomini che si dirigono verso di lui.
FOTOGRAFIA By Sailko – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29274171
L’ACCAMPAMENTO.
Nella parte destra del registro e nella fascia sottostante (vedi foto), alcuni magazzinieri sistemano grandi quantità di derrate alimentari sotto l’attento controllo di un secondo scriba, raffigurato nella prossima immagine. Si notano pani di forma circolare, giare da vino, i frutti della palma dum racchiusi in voluminosi sacchi a rete e alcuni mazzetti di porri destinati ad essere distribuiti ai soldati, che venivano retribuiti in natura.
FOTOBy Sailko – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29274170
L’ACCAMPAMENTO.
A destra della precedente immagine gli scribi controllano l’approvvigionamento dei magazzini, ed i servi sistemano le provviste da distribuire alla truppa.
FOTO By Sailko – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29274172
L’ACCAMPAMENTO.
Gli inservienti preparano le razioni da distribuire ai soldati.
FOTO By Sailko – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29274177

L’ACCAMPAMENTO – I RILIEVI AI MUSEI DI BOLOGNA

Sono rimasta affascinata dai rilievi custoditi a Bologna, tant’è che sono andata al museo proprio per vederli dal vivo. Sono di una vivacità e di una ricchezza di particolari notevole. Ho scattato moltissime fotografie, e vi sottopongo quelle più dettagliate. Questo rilievo proviene dal primo cortile della tomba e fa parte della grande scena dell’accampamento militare.

Ecco una vivacissima scena che si svolge nell’accampamento di Horemheb; nel registro inferiore un messaggero arriva al galoppo perobabilmente per portare un dispaccio urgente al Generalissimo, e davanti a lui un ufficiale fa segno ad un portatore d’acqua di avvicinarsi per dissetarlo; dietro al cavaliere un gruppo di soldati sta trasportando un oggetto pesante, forse una tenda arrotolata; nel registro superiore due aurighi si stanno riposando accanto ai loro carri, mentre uno scriba (riconoscibile dall’astuccio scrittorio che tiene in mano) si sta dirigendo altrove ad ampie falcate.
MUSEO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA
FOTO MIA

Esso conserva ancora tracce di colore e misura cm. 62 x 126,5; troverete una descrizione particolareggiata nelle didascalie delle immagini.

Questa rappresentazione è insolita, in quanto gli Egizi non avevano l’abitudine di montare a cavallo e preferivano servirsene per trainare i carri; inoltre non erano particolarmente abili nel disegnare il nobile animale, che qui, invece,è stato reso in modo mirabile, anche nei più minuti particolari. Piuttosto è la posizione del cavaliere ad essere alquanto innaturale: in assenza di sella e staffe, che ancora non venivano adoperate – al massimo si usava porre una coperta sul dorso dell’animale -) una posizione così arretrata sulla groppa dell’animale sarebbe stata troppo precaria. E’ probabile che questo cavaliere non fosse un egizio, ma uno straniero al servizio del faraone.

Ulteriori informazioni sull’uso del cavallo da parte degli Egizi, a cura di Livio Secco

I cavalli furono importati in Egitto dagli Hyksos attorno al 1.600 a. C., erano piccoli (l’altezza al garrese, cioè alla spalla, non superava i 150 cm.) e poco resistenti anche dal punto di vista scheletrico; essi venivano utilizzati in coppia per il traino di bighe da guerra, cioè di carri leggeri ad un solo asse, al quale venivano aggiogati “a strozzo”, in quanto il traino a spalla venne introdotto solo nel Medioevo.

Gli Ittiti usavano inizialmente carri a due assi (il primo dei quali non era sterzante) ma erano pesantissimi ed avevano notevoli problemi di manovrabilità.

In ogni caso, dalla documentazione dell’epoca si evince che per il traino venivano preferiti emioni oppure onagri, cioè asini selvatici più mansueti e meno costosi dei cavalli.

I cavallini dell’epoca venivano cavalcati solo in situazioni di eccezionale urgenza, a pelo e senza staffe nè sella, comparse solo in epoca tardo romana; il cavaliere veniva scelto giovanissimo perchè era più leggero di un adulto, e montava a cavalcioni del posteriore e non del dorso dell’animale per distribuire il proprio peso sulla sua parte più robusta e muscolare e non gravare sulla spina dorsale indubbiamente fragile.

La mia critica all’antico scultore, che a mio avviso aveva posizionato il cavaliere in posizione anomala in groppa al destriero, è quindi del tutto fuori luogo.

Poste queste premesse di carattere generale, è chiaro che il cavaliere che arriva al galoppo nell’accampamento del Generalissimo è molto probabilmente un messaggero che porta un dispaccio urgente e di fondamentale importanza.

Il messaggero nel rilievo bolognese proveniente dalla tomba di Horemheb a Sakkara. FOTO MIA

La rappresentazione di un uomo a cavallo appare solo un’altra volta sui rilievi parietali egizi, più precisamente sulla parete destra della sala ipostila del tempio maggiore di Abu Simbel che illustra la battaglia di Qadesh.

Si tratta di un giovane armato che cavalca verso la terza divisione Ptah, probabilmente per invitare i comandanti ad accelerare il passo o ad inviare subito l’aliquota carri per soccorrere Ramesse, che si trovava in difficoltà in quanto la seconda divisione Ra era stata sbaragliata e la prima divisione Amon rischiava di essere travolta dall’attacco dei carri Ittiti.

La battaglia di Kadesh: rilievo nel tempio maggiore di Abu Simbel – disegno di Ippolito Rosellini.
Nel riquadro in rosso un messaggero armato galoppa verso la divisione Ptah per portare i nuovi ordini e farla intervenire a soccorrere il resto dell’esercito che stava avendo la peggio.
Ingrandimento del particolare riquadrato in rosso nella precedente immagine che evidenzia il messaggero e il suo particolare modo di cavalcare.

Per informazioni piu’ approfondite sulla battaglia di Kadesh si vedano gli articoli di Andrea PettaGiuseppe EspositoLivio Secco ed Ivo Prezioso sul nostro sito laciviltaegizia.org nella sezione dedicata alle grandi battaglie.


Un ufficiale, riconoscibile dal bastone a forma di cuneo simbolo del suo grado e dall’elegante divisa, richiama l’attenzione del portatore d’acqua, forse per dissetare il messaggero dopo il lungo viaggio.
MUSEO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA
FOTO MIA
Sette soldati trasportano a spalla un pesante oggetto, forse una tenda arrotolata; tre di essi portano un elmo, o forse un copricapo, del tutto inusuale presso gli Egizi.
Divertente è il contributo offerto dall’ufficiale, l’ultimo personaggio sulla destra: mentre gli altri sudano sotto il peso si limita a dare indicazioni, fingendo in modo poco convincente di dare loro aiuto.
Un altro particolare interessante è l’abbigliamento dei soldati, che portano un perizoma di pelle sul quale venivano praticati moltissimi piccoli tagli verticali per renderlo più leggero e traspirante. Solo un rettangolo nella parte posteriore centrale era compatto, forse per motivi di decenza?
Alcuni perizomi simili a questi sono giunti fino a noi; ne parlerò prossimamente. 
Due aurighi sostano accanto ai rispettivi carri, tenendo in mano le briglie dei cavalli.
MUSEO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA
FOTO MIE

A proposito di questo rilievo osserva la nostra amica Marina Celegon (che ringrazio), nel suo interessante articolo il cui link trovate a fondo pagina: 

FONTI:

http://www.museibologna.it/…/47680/id/48720/oggetto/48723/

https://www.archeofriuli.it/lesotico-messaggero-del…/

LA SALA DELLE STATUE

RILIEVO IN LOCO: lo stipite sinistro della sala delle statue. Si tratta dell’unica tra le molteplici rappresentazioni di Horemheb in questa zona della tomba alla quale, dopo la sua ascesa al trono, è stato aggiunto l’ureo sulla fronte, appena visibile.
Sopra Horemheb seduto, si nota ripetuto per quattro volte il suo nome: ḥr-m-ḥb, ossia il falco ḥr sopra il quale troviamo la costola m e sotto il quale c’è il bacino d’alabastro ḥb (Horus è in festa).
Sotto, il determinativo del dignitario assiso ammantellato che indicava che si trattava di un alto funzionario defunto e la definizione tipica per il defunto che ha superato il giudizio di Osiride “mAa-xrw”, ossia “giusto di voce”.
FOTO MIA

Da un’apertura sulla parete di fondo del primo cortile si accede alla “sala delle statue”, cosiddetta perchè al suo interno sono state trovate statue di Horemheb ed i basamenti di statue di Anubi; essa ha forma rettangolare, misura m. 8,00 x 5,34 ed è fiancheggiata da due ambienti utilizzati come cappelle o come magazzino e più di recente, forse, come celle per i monaci del vicino monastero di San Geremia; essa un tempo era coperta da una volta a botte che crollando ha distrutto le pitture parietali dalle quale era decorata.

Su entrambi gli stipiti dell’ingresso si trova un’immagine di Horemheb (o di una statua che lo raffigura) davanti a una tavola di offerte; solo in una di esse porta l’ureo, aggiunto dopo la sua ascesa al trono; un sacerdote Iunmutef gli sta di fronte ed esegue fumigazioni con incenso ed il rito dell’apertura della bocca.

RILIEVO IN LOCO: La copia dello stipite destro della sala delle statue. Si noti l’ureo sulla fronte di Horemheb, aggiunto dopo il sua ascesa al trono. Il ventaglio che egli porta con sè, infatti, non era un attributo del re, quanto dei suoi figli e di coloro che gli erano particolarmente vicini, che venivano gratificati del titolo di “Portatore di ventaglio alla destra del re”.
FOTO MIA
Un’altra immagine a fianco di uno stipite (copia), raffigurante Horemheb davanti al quale vi è una tavola d’offerta e dietro la cui sedia si trova il suo segretario, di nome Sementaui, con la tavoletta da scriba in mano. Successivamente il nome dello scriba fu corretto in Ramose, perchè Sementaui è morto o è caduto in disgrazia.
FOTO MIA

All’estrema destra si trova il suo scriba militare Sementaui che compare anche altrove nella tomba, il cui nome e titolo furono in seguito erasi e sostituiti con quello di Ramose, o perchè morto, o perchè caduto in disgrazia.

RILIEVO IN LOCO: Il rito dell’apertura della bocca: davanti al defunto si trovano mazzi di fiori ed una tavola ricca d’offerte; il sacerdote sta celebrando il rito dell’apertura della bocca pronunciando le formule sacre ed effettuando delle fumigazioni con l’incensiere che tiene nella mano destra.
Dietro Horemheb, in piccolo, è raffigurato il suo segretario personale.
FOTOGRAFIA DI KAIROINFO4U DA FLICKR
Un’immagine più dettagliata del sacerdote, che porta ancora la treccia della giovinezza ed i cui tratti delicati sono stati resi con estrema precisione.
FOTO di Panegirici di Granovetter, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons a questo link https://commons.wikimedia.org/…/File:26672-_youth_with…

Le iscrizioni sugli stipiti sono molto interessanti e costituiscono una glorificazione della grandezza del Generalissimo e delle sue vittorie sulle città stato del Vicino Oriente ed in Nubia: ecco i testi, secondo la traduzione trovata su https://nefershapiland.de/HaremhabGrabMemphis.htm

I Ramessidi, che ad Horemheb dovevano il trono, istituirono un culto alla sua memoria, testimoniati da due architravi, risalenti a Ramses II, che mostrano la famiglia di sacerdoti funerari che aveva la responsabilità di curare la tomba e di eseguire i rituali.

IL PORTICO DEL 2° CORTILE

il secondo cortile ed il suo portico
FOTO da questo link: https://madainproject.com/memphite_tomb_of_horamheb_in_saqqara#gallery-5

Un breve passaggio sul lato occidentale della sala delle statue conduce al secondo cortile interno, più piccolo del primo ed anch’esso circondato da un portico sorretto da sedici colonne alte poco più di due metri; nell’angolo nord-ovest di questo cortile si trova uno degli ingressi alle camere sepolcrali.

Anche le pareti di questo portico sono ricoperte da rilievi molto ben conservati; alcuni dei blocchi erano ancora in situ, altri sono stati ritrovati dal team del prof. Martin tra le macerie del cortile e nell’area circostante e sono stati poi ricollocati nella loro sede originaria, altri ancora, rimossi dalla tomba all’inizio del XVIII secolo ed ora esposti in musei stranieri, sono stati sostituiti da calchi.

Sulla parte meridionale del muro est, sul muro sud nonché sul muro ovest del cortile vi sono scene con episodi della carriera di Horemheb, che documentano le sue vittoriose spedizioni militari e la decorazione con l’oro del valore, una pesante collana d’oro che il re attribuiva ai suoi sudditi più fedeli e meritevoli come riconoscenza per i servizi prestati.

Le immagini sono fortemente autocelebrative, in quanto non esiste alcuna prova storica di guerre o di campagne contro Libici, Nubiani o Asiatici durante il regno di Tutankhamon; il prof. Martin ipotizza che in realtà Horemheb condusse spedizioni punitive in quelle aree per ripristinare la sovranità dell’Egitto, fortemente indebolitasi durante il periodo amarniano per il disinteresse di Akhenaton.

COPIA DEL RILIEVO ORIGINALE
Immediatamente sotto la copia del rilievo bolognese troviamo quest’altro gruppo di prigionieri Nubiani. La scena è dotata di particolare vivacità, perchè i prigionieri, pur essendo in fila indiana ed essendo tutti seduti a terra, hanno altezze differenti, non guardano tutti nella medesima direzione ed alcuni gesticolano.
FOTO E TESTO MIEI
COPIA DEL RILIEVO ORIGINALE: Sul lato destro, Horemheb è rappresentato in piedi, di grandi dimensioni, con in mano il bastone simbolo del suo comando (figura che è sopravvissuta solo in parte); davanti a lui, un ufficiale costringe un capo nubiano ad abbassarsi di fronte al Generalissimo in segno di sottomissione. Gli scribi militari, dietro al capo nubiano sconfitto, registrano tutti i dettagli della sua resa.
Nel registro inferiore, altri due capi nubiani sono costretti a rendere omaggio al Generalissimo.
FOTO MIA
COPIA DEL RILIEVO ORIGINALE
Dietro gli ufficiali si trovano tre registri con lunghe file di prigionieri che rappresentano le città-stato libiche, del Vicino Oriente e della Nubia, sorvegliati dai soldati egizi armati di bastoni dalla forma a cuneo, in uso nella XVIII dinastia. Questo registro raffigura i nubiani, riconoscibili per i capelli ricciolini e per i grandi orecchini ad anello
I guardiani sono raffigurati di piccole dimensioni, forse per indicare che si tratta di giovani reclute, delle quali Horemheb era il responsabile supremo, ma nonostante ciò si dimostrano piuttosto rudi con i prigionieri: il soldato a sinistra afferra uno di loro per un braccio con entrambe le mani, quello più a destra sferra un pugno sotto il mento del povero nubiano…..
FOTO MIA
COPIA DEL RILIEVO ORIGINALE.
Dietro gli scribi sei ufficiali egizi, rappresentati molto più grandi dei prigionieri, abbigliati in uniforme di gala con tuniche plissettate e frangiate, sandali ai piedi, parrucche differenti l’una dall’altra (notate quella del secondo personaggio, fortemente stempiato….) e con in mano il bastone simbolo del loro grado prendono parte alla cerimonia della sottomissione
FOTO MIA

Le parti inferiori della parete nord mostrano invece scene del rito funebre, alcune delle quali si estendono anche alla parete est.

Qui vi mostro altri rilievi del secondo cortile, tra i più belli della tomba; gli originali si trovano al museo di Leida, salvo i due del registro superiore che sono uno a Vienna ed uno a Berlino.

Le scene, che devono essere lette da destra a sinistra, sono ambientate probabilmente nel palazzo reale di Menfi, dove Tutankhamon aveva trasferito la sua capitale per prendere le distanze dalle scelte del padre e da Amarna.

Una di esse rappresenta una delegazioni di libici, nubiani e asiatici inginocchiati o distesi a terra, che hanno raggiunto l’Egitto a cavallo con un estenuante viaggio per implorare la clemenza del Faraone e che, con l’ausilio di un interprete, chiedono ad Horemheb di farsi portavoce delle loro richieste.

Il sovrano è rappresentato sulla sinistra, insieme alla moglie Ankhesenamon, sul balcone del palazzo o comunque su di un piedestallo (il rilievo, purtroppo, si è conservato solo in parte); davanti a lui il Generalissimo, unico che ha titolo per parlare con il Faraone, riferisce le implorazioni degli ambasciatori.

Nel registro superiore composto da due blocchi è visibile un gruppo di Egizi che assiste alla scena.

Ho inserito descrizioni più precise nelle didascalie delle immagini.


Anche questi rilievi del portico del secondo cortile sono di una bellezza stupefacente; gli originali si trovano tutti al museo di Leida.

Così come quelle già viste, anche queste scene devono essere lette da destra a sinistra; esse sono ambientate probabilmente a Menfi, perchè raffigurano la cerimonia solenne della consegna ad Horemheb dell’ennesimo oro del valore: il Generalissimo è circondato dai servi che gli allacciano sull’uniforme candida e finemente plissettata la decorazione, mentre altri portano un contenitore con un cono di prezioso unguento profumato e vassoi con altri collari d’oro destinati a manifestare la riconoscenza del sovrano nei suoi confronti per i notevoli servizi resi alla corona.

Uno scriba assiste alla scena tenendo in mano il suo astuccio con i colori e i calami.

Anche in questo caso la figura di Horemheb venne completata con l’aggiunta di un diadema recante l’ureo in epoca successiva alla sua salita al trono.

Dietro di lui vi sono cortei di prigionieri asiatici che sfilano come bottino di guerra, non solo uomini ammanettati e tenuti “al guinzaglio” con una corda, ma anche donne e bambini.

Era abitudine degli Egizi portare in patria come ostaggi i figli dei capi delle popolazioni sottomesse per educarli nel Kap, la scuola di palazzo dove veniva cresciuto ed istruito anche il principe ereditario. In questo modo il Faraone si garantiva la fedeltà dei loro padri, e faceva sì che questi principi assorbissero la cultura egizia e fraternizzassero con l’erede al trono, con il quale sarebbero rimasti in buoni rapporti anche quando avrebbero fatto ritorno nel proprio paese per occupare ruoli di comando. Vi rimando alle didascalie delle immagini per informazioni più dettagliate


Nel registro posto sopra quello che ospita la sfilata di prigionieri asiatici si trova anche il famoso rilievo degli scribi che registrano il bottino, il cui originale si trova al museo archeologico di Firenze.

Nel secondo cortile si trovano altresì raffigurazioni del rituale di sepoltura di Horemheb ed in particolare file di offerenti, gruppi di prefiche e l’allestimento del banchetto funebre, allestito sotto dei pergolati montati per l’occasione.

RILIEVO IN LOCO. Un sacerdote sem, che indossa la pelle di felino, effettua lustrazioni, mentre una donna riccamente abbigliata con una lunga veste plissettata e trasparente, una parrucca a treccioline e un cono di profumo sulla testa porta in offerta fiori, anatre, pani e frutta.
FOTO MIA

APPROFONDIMENTO: IL MESSAGGERO

Dopo la pubblicazione del post sulla scena dell’accampamento nella tomba di Horemheb, Livio Secco mi ha fornito ulteriori informazioni sull’uso del cavallo da parte degli Egizi, che mi sembra interessante trasmettere anche a voi.

I cavalli furono importati in Egitto dagli Hyksos attorno al 1.600 a. C., erano piccoli (l’altezza al garrese, cioè alla spalla, non superava i 150 cm.) e poco resistenti anche dal punto di vista scheletrico; essi venivano utilizzati in coppia per il traino di bighe da guerra, cioè di carri leggeri ad un solo asse, al quale venivano aggiogati “a strozzo”, in quanto il traino a spalla venne introdotto solo nel Medioevo.

Gli Ittiti usavano inizialmente carri a due assi (il primo dei quali non era sterzante) ma erano pesantissimi ed avevano notevoli problemi di manovrabilità.

In ogni caso, dalla documentazione dell’epoca si evince che per il traino venivano preferiti emioni oppure onagri, cioè asini selvatici più mansueti e meno costosi dei cavalli.

I cavallini dell’epoca venivano cavalcati solo in situazioni di eccezionale urgenza, a pelo e senza staffe nè sella, comparse solo in epoca tardo romana; il cavaliere veniva scelto giovanissimo perchè era più leggero di un adulto, e montava a cavalcioni del posteriore e non del dorso dell’animale per distribuire il proprio peso sulla sua parte più robusta e muscolare e non gravare sulla spina dorsale indubbiamente fragile.

La mia critica all’antico scultore, che a mio avviso aveva posizionato il cavaliere in posizione anomala in groppa al destriero, è quindi del tutto fuori luogo.

Poste queste premesse di carattere generale, è chiaro che il cavaliere che arriva al galoppo nell’accampamento del Generalissimo è molto probabilmente un messaggero che porta un dispaccio urgente e di fondamentale importanza.

La rappresentazione di un uomo a cavallo appare solo un’altra volta sui rilievi parietali egizi, più precisamente sulla parete destra della sala ipostila del tempio maggiore di Abu Simbel che illustra la battaglia di Qadesh.

Si tratta di un giovane armato che cavalca verso la terza divisione Ptah, probabilmente per invitare i comandanti ad accelerare il passo o ad inviare subito l’aliquota carri per soccorrere Ramesse, che si trovava in difficoltà in quanto la seconda divisione Ra era stata sbaragliata e la prima divisione Amon rischiava di essere travolta dall’attacco dei carri Ittiti.

FONTI: Ringrazio Livio Secco per le informazioni e le immagini che mi ha fornito sull’immagine del messaggero di Kadesh.

Per informazioni piu’ approfondite sulla battaglia di Kadesh si vedano gli articoli di Andrea PettaGiuseppe EspositoLivio Secco ed Ivo Prezioso sul nostro sito laciviltaegizia.org nella sezione dedicata alle grandi battaglie.

DIDASCALIA DELLE FOTO:

– Il messaggero nel rilievo bolognese proveniente dalla tomba di Horemheb a Sakkara. FOTO MIA

– La battaglia di Kadesh: rilievo nel tempio maggiore di Abu Simbel – disegno di Ippolito Rosellini.

Nel riquadro in rosso un messaggero armato galoppa verso la divisione Ptah per portare i nuovi ordini e farla intervenire a soccorrere il resto dell’esercito che stava avendo la peggio.

– Ingrandimento del particolare riquadrato in rosso nella precedente immagine che evidenzia il messaggero e il suo particolare modo di cavalcare.

FONTI: