Testi

I TESTI DELLA TOMBA QH90

Tomba di QUEBBET EL-HAWA QH90 a nome di SobekHotep

Parte Prima

Nel 1799 le truppe napoleoniche arrivarono ad Asun e lì la commissione di studiosi guidata da Vivan Denon documentò i monumenti visibili, tra cui alcune catacombe? situato su una collina situata poco più a nord e di fronte alla città di Assuan. I successivi rapporti sull’esistenza di tombe in Europa furono forniti da JL Burckhardt. Nel 1819 furono pubblicati gli appunti di un viaggio che l’orientalista svizzero aveva compiuto sei anni prima nella Bassa Nubia. In essi veniva menzionata l’esistenza di tombe e templi su una collina di fronte ad Assuan. Passarono più di sessant’anni prima che si sentisse nuovamente notizia della necropoli. In quei decenni venne decifrata la scrittura geroglifica e furono create le prime cattedre di egittologia nelle università più prestigiose d’Europa, permettendo all’antico Egitto di emergere poco a poco dal mare nebbioso dell’ignoranza. I primi egittologi non si concentrarono sugli scavi archeologici ma sulla raccolta di dati e iscrizioni su monumenti privi di sabbia. Incredibilmente, gli scavi furono effettuati da tutti i tipi di persone che potevano permettersi le spese che ne derivarono. Sebbene nel 1858 Auguste Mariette fosse incaricato di dirigere il neonato Servizio delle antichità egiziane, la mancanza di specialisti permise agli appassionati di antichità di continuare gli scavi, anche se con un controllo crescente.


Nel 1892 Ernesto Schiaparelli iniziò gli scavi sul versante N.E. del Quebbet el-Hawa e poco dopo portò alla luce la tomba del governatore Herjuf, nella quale trovò alcune “mummie di epoca romana”, di cui da allora non si ha più notizia. Tuttavia Schiaparelli ha riportato alla luce una delle iscrizioni più importanti della storia dell’umanità. Sulla facciata della tomba erano stati incisi gli eventi che Herjuf considerò i più importanti della sua vita e che narravano principalmente i suoi viaggi nell’interno dell’Africa e che avevano come obiettivo principale l’instaurazione di rapporti commerciali con il Paese di Yam (Kerma). Di per sé, queste iscrizioni erano molto importanti, poiché menzionavano la dinamica situazione politica, in cui veniva rilevata la presenza di diverse società di capi e la loro interazione con lo Stato egiziano, nonché la composizione etnica della Bassa Nubia, fatti che, come sarebbe successivamente verificabili, non sono stati rilevabili da soli dalla cultura materiale rinvenuta nei numerosi siti della regione. Ma in più Herjuf fece riprodurre una lettera in cui il re Pepi II (2216-2153 a.C.) si rivolgeva al governatore per portare a corte il pigmeo che aveva portato in uno dei suoi viaggi. Ciò non è solo importante dal punto di vista che si tratta della più antica menzione di questo gruppo etnico umano che vive nell’attuale Camerun, ma dimostra le estese reti commerciali che già esistevano in Africa a quel tempo. Schiaparelli continuò il suo lavoro archeologico in un’altra tomba, anche se non sappiamo quale, poiché la descrizione che ne diede fu molto superficiale (forse la 102).

Da Proyecto Qubbet el-Hawa

https://web.ujaen.es/investiga/qubbetelhawa/historia.php

La parte testuale non è particolarmente abbondante, viste le condizioni della tomba. Oltre al nome del personaggio e dei suoi famigliari, sono inclusi alcuni titoli. Il testo è in grafia particolare che in alcuni punti si può considerare “fuori dalla norma” Sono omesse parole in certe frasi non so a che titolo, forse per abbreviare il tutto. La traduzione come al solito è personale.

Parte Seconda

La tomba di Sobekhetep si trova a circa 30 metri a nord-ovest del piazzale di Mekhu e Sabni1. Poiché le tombe del livello inferiore tendono a essere più piccole di quelle del livello superiore, Sobekhetep è più difficile da distinguere da lontano. Le tombe vicine hanno facciate di altezza simile, e i rispettivi piazzali sono divisi da muri di pietra parzialmente costruiti, trasmettendo una sorta di unità visiva di questo gruppo, piuttosto che distinguerle singolarmente. Rimane tuttavia traccia di una rampa che dal bordo inferiore della scarpata conduceva dalla scarpata, direttamente nel piazzale della tomba di Sobekhetep, che potrebbe aver migliorato la visuale.

E’ proporzionalmente simile alle porte alte di Mekhu e Sabni1, ed è tagliata vicino al lato nord della facciata, all’interno di una stretta porta rettangolare. Due stele a forma di obelisco fiancheggiano entrambi i lati del portone, ma non ci sono tracce della porta. Non si hanno tracce di testi o immagini iscritte sulla facciata, né sono presenti rilievi sugli stipiti dell’ingresso che della tomba.

La tomba, di forma rettangolare ma irregolare, è significativamente più piccola della doppia tomba di Mekhu e Sabni1, ma con i suoi 90 metri quadrati è tra le tombe più grandi dell’Antico Regno, soprattutto quelle del secondo livello. La tomba di Sobekhetep è stata ampliata in una serie di fasi costruttive, iniziando solo con la zona intorno alla porta d’ingresso, per poi estendersi verso sud. Come tutte le tombe del secondo livello, il soffitto è molto più basso di quello delle tombe di Mekhu e Sabni1, raggiungendo poco più della metà della sua altezza (2,55 m). Lo spazio è è riempito da pilastri di forma approssimativamente rettangolare disposti in tre file che seguono la linea angolare della parete est. Le dimensioni dei pilastri variano e molti di essi non mantengono una superficie coerenti dal pavimento al soffitto. Gli angoli irregolari della della cappella e l’elevato numero di pilastri disposti in file ricurve, creano uno spazio affollato e in qualche modo disorientante, ma questo effetto è contrastato dall’asse primario del culto che va dall’ingresso alla falsa porta principale.

Parte Terza

Come nella tomba di Mekhu, la falsa porta di Sobekhetep è ricavata in una nicchia incassata nella parete ovest, proprio di fronte all’ingresso. Conserva uno spesso strato di bianco brillante, ma non sopravvivono né testi né immagini. L’imbiancatura è presente anche nell’area settentrionale della tomba, sui pilastri, sulle immagini e sulle superfici delle pareti. Concentrando questo strumento visivo nell’area tra l’ingresso e la falsa porta, la combinazione della luce solare che entra attraverso l’ingresso e le superfici imbiancate produce un’area luminosa dedicata al culto di Sobekhetep.

I quattro pannelli a rilievo dipinti che compongono il programma pittorico della tomba si trovano sui pilastri E4, E5 e M4 sul lato rivolto verso l’asse d’ingresso e sulla faccia est del pilastro M5. Tutti i pannelli ricevono luce diretta attraverso la porta, sono posizionati vicino o leggermente al di sopra del livello degli occhi e sono facilmente visibili dall’ingresso della tomba. Analogamente alla cappella della tomba di Mekhu, sono state trovate tracce di un muro parziale che blocca la vista della falsa porta, ma non dei quattro pannelli. Questa evidenza suggerisce, come per la tomba di Mekhu, una preoccupazione per la visibilità delle immagini, oltre che per la protezione visiva della falsa porta, indicando un possibile pubblico misto nella tomba. Sebbene la tomba di Sobekhetep sia relativamente grande, utilizza un piccolo programma di testo e di immagini che si concentra sul proprietario della tomba e su due sacerdoti di alto rango, Sobekhetep e Mekwt.

Il “supervisore dei sacerdoti ka” di rango superiore, Sobekhetep, appare sul pilastro E5 con la sua famiglia, e in A2 rialzato, che non è comune per i pannelli completi di figure offerenti dove è più spesso utilizzato per figure singole associate alle immagini del proprietario della tomba. Le posture e le offerte sono simili a quelle dei pannelli in stile Sunken A, a testimonianza dei legami tra i diversi stili e della probabile esistenza di influenze artistiche condivise o sovrapposte.

In diagonale rispetto all’asse del pilastro M4, il pannello che raffigura l'”ispettore dei sacerdoti ka” di rango inferiore, Mekwt, con la sua famiglia. Il testo relativamente lungo scritto sulla parte superiore del pannello si riferisce all’offerta dei sacerdoti ka sotto forma di cibo tramite uno dei tanti testi di questo tipo che si trovano in tutto il cimitero e che forniscono indicazioni sul ruolo dei culti ka nell’economia locale.

Parte Terza

Questa rappresentazione conclude l’illustrazione della parte pittorica della tomba. Quella presentata in copertina, è l’unica immagine che sono riuscito a trovare. Il testo geroglifico è rappresentato seguendo il testo in traduzione. Non ho altri riscontri.

Grazie per la lettura.

Nico Pollone.

Pictures

Protect me!

Pawerdiu was a priest in the 10th Upper Egyptian nome, the province south of Asyut.

He wears an elaborate usekh-collar and a small necklace with a heart shaped pendant.

On either side of the central inscription, various deities are arranged in five rows separated by a sky-sign.

On the feet two jackal gods sit on a shrine.

These gods offer the deceased protection.

Their words and offerings defend Pawerdiu on his dangerous journey to the afterlife.

The four sons of Horus are depicted in the top two rows, usually responsible for the preservation of the stomach, liver, Intestines, and lungs.

Here, they present linen to Pawerdiu’s ba and ka souls, heart and mummy.

Text and location: Egyptian Museum Cairo

Piccola Guida Turistica

LA PIRAMIDE DI TETI

Ricostruzione della parte a nord del complesso di Djoser, opera di Jean-Claude Golvin: la piramide sull’angolo del recinto è quella di Userkaf, fondatore della V dinastia, alla cui destra si trova quella di Teti, ed accanto ad essa sorge quella che alcuni studiosi attribuiscono a Menkauhor, settimo sovrano della V dinastia ed altri a Merikara, sovrano della X dinastia che regno’ sul nomo di Eracleopoli e fu sconfitto dal re tebano Antef II (notizie acquisite in Wikipedia)

Dopo aver visitato il complesso di Djoser, continuiamo lungo l’itinerario programmato per visitare l’immensa necropoli di Sakkara: siamo consapevoli che sarà impegnativo e che permetterà un semplice “assaggio” delle meraviglie del luogo, ma abbiamo letto abbastanza sulle varie tombe e approfondiremo ulteriormente al nostro ritorno.
La prima tappa è a nord est della piramide a gradoni, ove Teti, fondatore della VI dinastia (secondo Manetone ferocemente assassinato dalle sue guardie del corpo) ed i suoi visir Mereruka, Kagemni e Ankhmahor costruirono le loro ultime dimore, seguendo l’esempio di Huni, che abbandonò Abusir dove avevano sede i complessi funerari della maggior parte dei sovrani della V dinastia.

Il corridoio discendente grezzamente scavato nella roccia che conduce alle camere sotterranee
Particolare della parete del corridoio, pazientemente scalpellata dagli antichi operai
La parte finale del corridoio, in piano, che sbocca nella prima camera sotterranea della piramide, rivestito con lastre di calcare.


Normalmente i programmi dei viaggi organizzati dai tour operators prevedono la visita della piramide di Huni, predecessore e forse suocero di Teti, che è più piccola ma che segnò la scomparsa del culto solare che aveva assunto grande importanza con i suoi predecessori e che fu la prima le cui pareti furono incise con testi funerari, più precisamente rituali e incantesimi destinati a guidare attraverso l’Aldilà il re identificato con Osiride (i cosiddetti “testi delle piramidi”) ed il cui soffitto venne decorato con stelle.

L’accesso alla prima camera fotografato dalla seconda camera
L’accesso alla seconda camera
Parte del soffitto che rappresenta il cielo, una volta dipinto di blu e punteggiato di stelle gialle
La nicchia in fondo alla teoria di stanze che contiene il sarcofago del sovrano

Noi l’avevamo già vista in passato, quella di Teti è del tutto analoga e la nostra scelta ci ha permesso di evitare la coda all’ingresso.
La parte esterna della piramide è oggi ridotta ad un cumulo di rovine, ma tutta la parte ipogea, che è simile a quella di Unis, è in perfette condizioni.

Il sarcofago in basalto all’interno del quali sono stati ritrovati frammenti di una mummia, forse proprio quella di Teti.
Particolare della parete; si nota ripetuto più volte il cartiglio di Teti
Particolare della parete: si nota sulla destra il cartiglio con il nome di Teti
Altro particolare della parete


Troverete notizie dettagliate sul faraone e sulla piramide sul nostro sito a questi link:
https://laciviltaegizia.org/2020/12/27/teti/ e
https://laciviltaegizia.org/2021/03/11/la-piramide-di-teti/).

FOTOGRAFIE di Silvia Vitrò

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The Canopus Decree

IL TESTO COMPLETO DEL “DECRETO DEL CANOPO”, GENTILMENTE FORNITO DA ALBERTO ELLI, È DISPONIBILE QUI

THE COMPLETE TEXT OF THE “CANOPUS DECREE”, KINDLY PROVIDED BY ALBERTO ELLI, IS AVAILABLE HERE

The Canopus Decree is part of a series of bilingual inscriptions inserted in three scripts hieroglyphs, demotic and Greek.

The most famous is the Rosetta Stone, which provided the key to deciphering hieroglyphs in 1822. This Canopus Decree records a great assembly of priests held at Canopus on 7 March 238 BC in honour of Pharaoh Ptolemy III Euergetes, his wife Queen Berenice II, and their daughter Princess Berenice.

It discusses topics such as military campaigns, famine relief, Egyptian religion, and governmental organisation in Ptolemaic Egypt.

It also mentions the king’s donations to the temples and his support for ancient cults, and states that the stela should be erected in all temples of first, second and third rank.

Text and location: Egyptian Museum Cairo

Piccola Guida Turistica

LA TOMBA A SUD

Lo spaccato della Tomba a sud; la visita si chiude in fondo al pozzo sepolcrale, qui non visibile, che ospita sul fondo il sarcofago di colore rosa; dalla camera sepolcrale si dipartono gli altri corridoi e cunicoli restaurati ma non visitabili

Cliccate su questo link: potrete visitare con noi virtualmente questo incredibile monumento, grazie al filmato del Ministero del Turismo e delle Antichità Egiziano.

Nel 2021 nel complesso di Djoser è stata riaperta al pubblico la cosiddetta “tomba a sud”, sita proprio di fronte alla piramide, nell’angolo sud-est del cortile, addossata al recinto; essa ha la struttura esterna di una mastaba circondata da un muro a facciata di palazzo con false porte, oggi ricostruito, la cui sommità è decorata con una fila di urei, simbolo della dea Wadjet, protettrice del sovrano.

Lo spaccato della Tomba a sud; la visita si chiude in fondo al pozzo sepolcrale, qui non visibile, che ospita sul fondo il sarcofago di colore rosa; dalla camera sepolcrale si dipartono gli altri corridoi e cunicoli restaurati ma non visitabili. Foto di pubblico dominio.

Il cuore della struttura è costituito da un pozzo funerario profondo 28 metri ed oggi a cielo aperto, con un sarcofago sul fondo del tutto identico a quello sito nella piramide, dal quale si dipartono corridoi che conducono ad ambienti analoghi ma di minori dimensioni rispetto a quelli della piramide principale.

Particolare della decorazione di cobra sul muro interno del complesso funerario. Foto: Mstyslav Chernov

Il fondo del pozzo si raggiungeva in origine tramite un corridoio discendente posto sul lato ovest che era interrotto a circa metà del suo tragitto una galleria rettangolare lunga circa 30 metri, nella quale si sono rinvenuti vasi in terracotta ed in pietra, una slitta di legno, una cassa di legno ed una serie di pali di un baldacchino ancora con tracce di foglia d’oro.

Il magnifico muro di cinta esterno del complesso, all’altezza della Tomba a sud. Foto: kairoinfo4u

Oggi è stata realizzata una suggestiva scalinata in pietra che conduce ad un’apertura e ad un corridoio anch’essi scavati nella roccia e poi ad una serie di gradini in tubolari di metallo che permettono di scendere fino al sarcofago cubico, anch’esso in granito, nel quale, forse, venivano collocate la cassa canopica ed una statua che rappresentava il Ka del sovrano.

Le scale che conducono alla Tomba sud: pur essendo moderne, sono veramente scenografiche
L’uscita del corridoio e la struttura di scale realizzata con tubolari d’acciaio, che portano in fondo al pozzo a cielo aperto
Il sarcofago di granito rosa nella camera sepolcrale in fondo al pozzo. La visita autorizzata termina qui. Adesso vi mostro cosa ci perdiamo….

Purtroppo anche qui, nonostante si paghino altre 100 Egyptian Pounds per l’ingresso, i meravigliosi corridoi e le stanze annesse, splendidamente restaurate, non sono visitabili: alcune zone sono decorate con piastrelle verde – azzurre in faience disposte in modo da simulare un graticcio di canne, e sulle pareti di una stanza sono visibili tre rilievi del re intento ad eseguire la corsa della festa Heb-Sed, tant’è che questa tomba viene anche interpretata come il primo abbozzo della “piramide secondaria”.

Un corridoio decorato come quelli della piramide a gradoni, Foto da Mediterraneo Antico
Una delle nicchie del corridoio, con l’architrave e gli stipiti decorati da geroglifici di bellissima fattura che racchiudono un’immagine del Sovrano.
L’architrave recante i titoli del re: L’ape e il carice, che significavano Re dell’Alto e del Basso Egitto, e le “Due signore” sopra il segno neb, ossia la dea avvoltoio Nekhbet e la dea cobra Wadjet che proteggevano il sovrano e rappresentavano le Due Terre.
Un’altra nicchia con l’immagine del Sovrano.
La struttura cilindrica sotto l’architrave rappresenta una stuoia di giunchi arrotolata, che veniva solitamente posta davanti all’ingresso delle case.

Questa sepoltura era probabilmente un cenotafio, in quanto era tradizione arcaica che il re avesse due tombe, una effettiva a Sakkara, l’altra simbolica ad Abido, che rappresentavano rispettivamente l’Alto e il Basso Egitto; la costruzione delle due tombe nel medesimo complesso segna l’unificazione delle Due Terre sotto la guida dello stesso sovrano.

Fotografia d’epoca raffigurante la slitta ed i vasi rinvenuti nella grande camera che si trova a metà del corridoio d’accesso.
Foto d’epoca raffigurante l’architrave di una nicchia con i titoli del re e la decorazione a forma di stuoia arrotolata
L’immagine di Djoser che compie la corsa rituale in occasione della sua festa di Heb-Sed

FONTI:

https://mediterraneoantico.it/…/saqqara-inaugurata-la…/ di Tiziana Giuliani

https://www.odysseyadventures.ca/…/saqqara…

https://phys.org/…/2021-09-egypt-ancient-tomb-king…

http://www.news.cn/…/africa/2021-09/14/c_1310185842_10.htm

https://www.9news.com.au/…/4652803e-8cf0-4eb7-9d79…

https://www.egypttoday.com/…/All-you-need-to-know-about…

Ove non diversamente specificato, le immagini sono state tratte dai predetti siti on line.

Pictures

Lion Head of Tutankhamun’s Throne

Detail of the Gilded Wooden Throne of Tutankhamun.

One of the two lion heads on either side of the front.

Dynasty 18, reign of Tutankhamun,
ca. 1336-3327 BC

wood, Gold Glass, Carnelian

Tomb of Tutankhamun, Antechamber JE 62028-SR 1/881-Carter 91

The rich decoration and the unparalleled craftsmanship of this piece make the throne of Tutankhamun one of the most iconic artifacts known from ancient Egypt.
The piece was extensively re-worked after its original manufacture, and it has been speculated it may originally have been made for Akhenaten.
In any case, its current form dates to the earliest years of Tutankhamun, the back panel still bearing traces of both the king’s birth name, Tutankhaten (The Living Image of the Aten) and his queen’s birth name, Ankhesenpaaten (Her Life is Aten).
Icons of the Amarna period are still to be seen on the throne, in particular the sun-disk that dominates the main scene: less obviously, flying ducks among the marshes on the rear of the backrest are typical of the period. Underneath the Aten, Tutankhamun is shown lounging on his throne while Ankhsenamun applies perfume from a cup she holds to his left shoulder. The winged cobras that make up the armrests, the two lion heads on either side of the front, and the cobra frieze on the rear served as insignias of protection for the reigning pharaoh. Between the legs of the chair the sema-tawy motif was formerly present. The intertwined lotus and papyrus stalks symbolized the unified Upper and Lower Egypt resting beneath the sovereign pharaoh. The accompanying footstool in the display was found on the seat between the armrests and is presumed to have originally been used with this throne.

Text and location: Egyptian Museum Cairo

Necropoli tebane

TT250 – TOMBA DI RAMOSE

o “TOMBA DELLE SCHIAVE”

Planimetria schematica della tomba TT250[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Ramosetitoli persi[5]; dalla TT7 risulta Scriba del Luogo della VeritàDeir el-MedinaXIX dinastia  (Ramses II)[6]; Gardiner e Weigall indicano genericamente Periodo Ramesside[7]non lontano dalla sommità della collina; poco a nord delle TT1, TT218 e TT220

 

Biografia

Ramose, titolare della TT250, è identificabile con l’omonimo titolare di tre tombe a lui intestate (oltre la TT250: la TT212 e la TT7). Aldilà della semplice carica di Scriba, così come riportato nei rilievi della TT7, l’importanza di Ramose, quale scriba della necropoli, è attestata da oltre un centinaio di monumenti che a lui fanno riferimento o che a lui siano espressamente dedicati[8].

Di lui esistono tracce e riferimenti in almeno altre quattro tombe dell’area[9] e veniva considerato tra i maggiorenti più ricchi del villaggio di Deir el-Medina[10]. Ramose era figlio di Amenemhab, Segretario e Ufficiale Giudiziario di Corte, e Kakaia; marito di Mutemwia, figlia di Huy e Neferetkau, Kenherkhepeshef fu suo figlio adottivo[11] [12]. Il primo incarico noto di Ramose fu di “Scriba nella casa di Men-Kheperu-Ra” ovvero del Tempio di Milioni di Anni di Thutmosi IV; a lui sono inoltre ascrivibili i titoli di:

  • Tesoriere capo nella casa di Men-Kheperu-Ra;
  • Direttore d’amministrazione nel dipartimento del direttore della documentazione sigillata;
  • Scriba contabile del bestiame di Amon-Ra;
  • Assistente scriba per la corrispondenza del Principe ereditario;
  • Servo nei domini di Amon-Ra;
  • Amministratore dei domini funerari nei campi di Amon-Ra.

Per quanto attiene all’incarico indicato sulla tomba TT7 “fu nominato Scriba del Luogo della Verità nell’anno 5º, il 3º mese di akhet, giorno 10, del re dell’Alto e Basso Egitto Usermaatra-Setepenra, vita, prosperità a salute, il figlio di Ra, Ramses, amato da Amon” (da un ostrakon, oggi al Museo Egizio del Cairo, cat. CG25671)[13].

La tomba

TT250 si trova al centro della necropoli di Deir el-Medina; comprende tre cappelle affiancate[14] costruite in mattoni cotti, cui si accede da un cortile[15] ma solo la cappella centrale, una semplice sala rettangolare, è decorata. La decorazione è ritenuta di particolare valore giacché si tratta dell’unica cappella le cui pareti sono state realizzate in stile monocromo[16] [17] di cui si abbia notizia.

Immagine comparativa di dipinti policromo e monocromo

Archeologicamente, la tomba venne dapprima assegnata a Neferhotep (presente in una scena parietale con moglie e figlio) e ad un Amenmes, fino alla scoperta e traduzione di una scritta laterale su una stele (6 in planimetria[18]), che reca la frase “l’Osiride, lo Scriba del Luogo della verità, Ramose, giustificato”, e che venissero identificati testi relativi ad Amenhemheb e Kakai, rispettivamente padre e madre di Ramose. che partecipano a scene di processione funeraria (2-3).

Un breve passaggio (1 in planimetria), sulle cui pareti sono rappresentate una donna e un fanciullo, immette nella sala rettangolare.

L’interno della TT250. Foto da osirisnet.net

Sulle pareti (2-3) scene di processione funeraria di uomini e donne, sulla destra della scena le mummie di quattro donne (di qui la denominazione di “tomba delle schiave” con cui TT250 è anche nota)[19].

Su altre pareti, su tre registri sovrapposti (4-5), frammenti di persone dinanzi a Neferhotep (TT216), alla moglie Iyemuau e al figlio Nebnefer (TT6); persone dinanzi ad Hathor rappresentata come vacca sacra e, in due scene, un uomo con giara contenente grano dinanzi a persone sedute dinanzi a sei donne pure assise. Sulla parete di fondo (6) una stele su tre registri: il defunto adora Osiride mentre la moglie adora Amenhotep I; in una doppia scena, uomini adorano Anubi e la regina Ahmose Nefertari. Scene di libagioni e preti con gli strumenti del Cerimoniale di apertura della bocca seguiti da un Prete lettore[20] e da cinque donne che precedono altrettante mummie femminili, accompagnate alla loro tomba dalle sorelle dolenti[21].

Le pareti sud ed ovest della cappella centrale. Foto da osirisnet.net

Nel cortile antistante le tre cappelle si apre il pozzo (profondo circa 4,50 m) che dà accesso all’appartamento funerario sotterraneo costituito da tre camere in successione prive di decorazione[22].

A Ramose sono inoltre intestate altre due tombe della stessa necropoli di Deir el-Medina: TT212 e TT7[23].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38 e Porter e Moss 1927,  p. 336.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 336.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Bruyere 1952,  p. 18 e Exell 2006.

[9]      Tracce di Ramose:

  • TT336 dello scultore Neferrenpet: Ramose e sua moglie Mutemwia, talvolta abbreviata in Wia, recano offerte allo scriba reale Huy, fratello di Neferrenpet e padre di Mutemwia;
  • TT219 di Nebenmaat, Servo nel Luogo della verità, ma il testo, riportato da Bruyere 1952, è oggi perso;
  • TT4 dello scultore Ken, in cui il Visir Paser (TT106) e lo Scriba reale Ramose offrono libagioni a Maat;
  • TT10 di Penbui e Kasa, servi del Luogo della Verità, in cui Paser e Ramose, dinanzi a Ramses II, offrono libagioni a Ptah e Hathor

[10]     Cerny 2004

[11]     Una tavola di offerte, oggi al Museo del Louvre di Parigi (cat. E.13998), reca i nomi di Ramose e Khenirkhopshef, si ritiene provenga dalla TT7 e testimonia di tale adozione.

[12]     Porter e Moss 1927,  p. 15.

[13]     Porter e Moss 1927,  p. 335

[14]     Le tre cappelle presentano le seguenti misure:

  • cappella nord: larghezza 1,40 m x 2,60 di profondità x 2,10 m in altezza;
  • cappella centrale (l’unica dipinta): larghezza 1,83 m x 2,65 x 1,95;
  • cappella sud (tetto crollato): 1,62 m x 2,63.

[15]     6,15 m x 3,70.

[16]     Una trentina di Tombe dei Nobili della Necropoli tebana, di cui 22 assegnate al Periodo Ramesside, presentano la particolarità di avere locali, generalmente le camere funerarie e i soffitti, fatta salva l’eccezione costituita dalla TT250, le cui scene parietali sono realizzate monocromaticamente in giallo ocra su fondo bianco, riservando l’uso del rosso e del nero a pochi particolari e dettagli delle figure, e alla delimitazione delle iscrizioni geroglifiche. Un particolare esempio di pittura monocroma si trova nella tomba della regina Nefertari, Grande Sposa reale di Ramses II, in cui in una nicchia contenente i vasi canopici, sono rappresentati in monocromo giallo i quattro figli di Horus e la dea Nut ad imitazione dei papiri del Libro dei morti; si ritiene in tal senso che la scelta del colore giallo sia stata dettata proprio dall’idea di simulare, sulle pareti, il papiro o da quella, più prettamente religiosa, di richiamare il colore dell’oro di cui era fatta, secondo la mitologia, la carne degli dei. L’usanza delle pitture monocrome, concentrata nella XIX dinastia, andò mano a mano diminuendo nella XX e non se ne hanno tracce a partire dal regno di Ramses IV.

[17]     Bruyere 1952b.

[18]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 336.

[19]     E’ stato anche ipotizzato che la tomba fosse riferita a parenti di Mutemwia, moglie di Ramose, ma l’assegnazione accademicamente accettata fa riferimento al personale femminile della servitù di casa anche per la presenza, tra le defunte, di Henumehyt identificabile in una donna altre volte rappresentata in atteggiamento servile con Mutemwia. La controparte maschile sarebbe costituita dalla TT212.

[20]     Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[21]     Porter e Moss 1927,  p. 336.

[22]     Bruyere 1926.

[23]     Le tre tombe fatte realizzare da Ramose avevano, molto verosimilmente, differenti destinazioni: la TT7 fu quella a lui riservata, mentre la TT250 era destinata alla sepoltura delle maestranze che servivano nelle sua proprietà di sesso femminile (tanto che la tomba è spesso anche indicata come “tomba delle schiave”); non altrettanto chiara la destinazione della TT212 rimasta in fase iniziale di realizzazione. Per estensione si è ritenuto che potesse essere prevista per la servitù di casa di sesso maschile. Una delle tombe era sormontata da un Pyramidion, oggi al Museo Egizio di Torino, il cui testo è stato tradotto, nell’ambito del Progetto Rosetta, da Jean-Jacques Charlet nel 2009.

Necropoli tebane

TT249 – TOMBA DI NEFERRONPET

Planimetria schematica della tomba TT249[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NeferronpetFornitore (?) di vino di datteriSheikh Abd al-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV)[5]nella piana;a poca distanza a nord del muro di cinta del Ramesseum

 

Biografia

Considerata l’omonimia e la similitudine di incarichi, Neferronpet titolare di TT249 potrebbe essere identificabile nell’omonimo titolare della TT43, Supervisore dei magazzini e capo cuoco del Faraone. Nessuna notizia biografica ricavabile[6].

La tomba

TT249 si sviluppa, planimetricamente, con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; ad un corridoio di accesso, sulle cui pareti (1 in planimetria[7]) sono rappresentati, in una scena incompiuta, il defunto e la moglie, segue una sala trasversale con scene parietali danneggiate. Sulle pareti, su due registri sovrapposti (2), il defunto adora Osiride e Hathor; scene della processione funeraria con il trasporto del sarcofago e un uomo adorante nei pressi della tomba; sulla parete più corta, a est, (3) una stele (abrasa) con uomini ai lati in offertorio e alcune prefiche e portatori di offerte con il defunto e la moglie.

Poco oltre (4), su due registri, una figlia (?) e alcuni portatori di offerte dinanzi al defunto e alla moglie; una donna in offertorio e alcune suonatrici di arpa, liuto e flauto.

Un breve corridoio, sulle cui pareti (5) è rappresentato il defunto, dà accesso a una camera interna di forma quasi quadrata. Sulle pareti su due registri (6) uomini recano offerte al defunto e alla moglie; due portatori di offerte dinanzi a un uomo seduto (il defunto?) e una donna e un uomo offrono fiori ad una coppia seduta. In una nicchia sul fondo della sala (7) il defunto e la moglie dinanzi a a Osiride; un uomo in offertorio alla coppia con mazzi di fiori; due file di portatori di offerte in ginocchio preceduti da un uomo (un figlio?) dinanzi al defunto. Alcuni frammenti di architrave, con rappresentazione del defunto, sono oggi al Museo egizio del Cairo (cat. 30.10.26.4)[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Porter e Moss 1927,  p. 335.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 335.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 335.

Piccola Guida Turistica

L’INTERNO DELLA PIRAMIDE DI DJOSER

Lo spaccato della piramide con tutti i cunicoli e i pozzi che la percorrono; la visita è limitata al corridoio verde che parte da destra e arriva quasi in cima al pozzo funerario.
Foto da Wikipedia F

https://www.facebook.com/watch/?v=188154982477237&t=4

Cliccate su questo link per un bellissimo video del Ministero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano che vi permetterà di entrare virtualmente nella piramide.

Aspettavo con trepidazione il momento di entrare nella piramide di Djoseraperta al pubblico dopo quattordici anni di lavori di restauro e consolidamento; essa è attraversata da un’intricata rete di pozzi e cunicoli, le cui pareti erano originariamente decorate con piastrelle di faience verde – azzurra e con rilievi raffiguranti il sovrano mentre effettua la corsa rituale della festa Heb-Sed.

Uno dei rilievi che raffigurano Djoser mentre effettua la corsa rituale, collocato in un’area oggi chiusa al pubblico.
Fotografia del Ministero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano

Dopo aver pagato il biglietto (100 Egyptian Pounds), abbiamo avuto accesso alla parte ipogea del monumento dall’ingresso posto sul lato est, che si affaccia sul grande cortile cerimoniale e che immette in un ampio corridoio sotterraneo completamente scavato nella roccia (così come le gallerie ed il pozzo funerario) e realizzato prima che i livelli sopra il suolo venissero edificati.

Il magnifico corridoio che conduce al pozzo funerario.
Fotografia di Silvia Vitrò
Un altro corridoio chiuso al pubblico: le pareti recano ancora le tracce degli alloggiamenti delle piastrelle di maiolica turchese oggi cadute.
Fotografia del MInistero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano

Tutta la parte sotterranea faceva parte della mastaba che costituiva l’originaria tomba del sovrano, costruita sopra il pozzo funerario quadrato che affonda nel terreno roccioso fino ad una profondità di quasi 30 m. e che ospita sul fondo un sarcofago costituito da grandi blocchi di granito assemblati a realizzare un cubo; sopra di essa sono stati in seguito edificati gli altri livelli esterni per trasformarla nella piramide a gradoni che ancora oggi vediamo.

Il pozzo funerario visto dall’alto con il sarcofago sul fondo.
Il sarcofago visto da vicino; ora non è più possibile accedere alla camera sepolcrale e bisogna accontentarsi di guardarla dall’alto.

Il corridoio sbuca a metà altezza del pozzo funerario, e per la sicurezza dei turisti è stata collocata una balaustra di ferro che permette di affacciarsi senza pericolo sul pozzo per osservare il sarcofago e le pareti, approssimativamente sbozzate ed in alcuni punti ancora rinforzate con le travi di legno di cedro originali che gli Egizi importavano dal Libano.

Parete di una delle “stanze blu” ricostruita al Museo Imhotep con le piastrelle originali.
Foto del prof. Richard Mortel, da Flickr
Parete di una delle “stanze blu” ricostruita al Museo Imhotep con le piastrelle originali.
Foto del Prof. Richard Mortel, da Flickr

La mummia del defunto veniva probabilmente portata fino a qui con una slitta (una di esse è stata ritrovata nella tomba a sud, della quale parleremo in seguito) e poi, dopo i riti funebri, era calata nel sarcofago con delle funi.

Vi confesso che mi batteva il cuore mentre percorrevo quel corridoio largo ed alto, quasi rettilineo, molto ben illuminato e mi affacciavo lla balaustra, sporgendomi verso il pozzo…. le pareti ancora recavano i segni dei colpi di scalpello degli antichi scavatori e nell’ultimo tratto le tracce della malta usata per fissare le piastrelle, staccatesi con il passare dei millenni ed oggi custodite al Museo del Cairo ed al Museo Imhotep.

Una trave di legno di cedro destinata a sorreggere il soffitto del pozzo sepolcrale.
Fotografia di Aldo Vitrò

L’emozione è forte, soprattutto per un appassionato dell’antico Egitto ben consapevole che la piramide è stata praticamente inaccessibile per secoli e che ancora oggi pochi hanno avuto il privilegio di entrarvi; non posso tuttavia esimermi dal sottolineare che alla fine mi sono sentita un po’ defraudata dalle scelte del Ministero Egiziano, che usa il contagocce quando offre le proprie bellezze archeologiche ai turisti stranieri, ben felici di pagare un biglietto per poterne godere.

Un affascinante cunicolo sotterraneo chiuso al pubblico.
Un altro cunicolo chiuso al pubblico ed estremamente suggestivo.

Infatti, e lo stesso si può dire per la tomba a sud di cui parlerò in seguito, per motivi che non so spiegarmi non sono visitabili lunghi tratti di gallerie sotterranee ben restaurati ed illuminati, che ancora conservano la raffinata copertura di maiolica ed i rilievi che rappresentano il sovrano; per questo chi ha avuto modo di vedere le sensazionali fotografie pubblicate in rete e sui giornali all’epoca dell’apertura della piramide resta un poco deluso perchè si aspettava un’esperienza più intensa e completa.

Ancora una parte dei corridoi sotterranei che sarebbe stato bello poter visitare ma che, ahimè, è interdetta alla visita.

Io posterò le foto che abbiamo scattato nel corso della visita, ma anche una serie di quelle delle parti non visitabili, tratte da internet: sono uno spettacolo!

NON DIVERSAMENTE INDICATO, LE FOTOGRAFIE SONO TRATTE DA QUESTA PAGINA: https://www.classicult.it/la-piramide-di-djoser-ritorna-dopo-14-anni-di-restauro/