Necropoli tebane

TT250 – TOMBA DI RAMOSE

o “TOMBA DELLE SCHIAVE”

Planimetria schematica della tomba TT250[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Ramosetitoli persi[5]; dalla TT7 risulta Scriba del Luogo della VeritàDeir el-MedinaXIX dinastia  (Ramses II)[6]; Gardiner e Weigall indicano genericamente Periodo Ramesside[7]non lontano dalla sommità della collina; poco a nord delle TT1, TT218 e TT220

 

Biografia

Ramose, titolare della TT250, è identificabile con l’omonimo titolare di tre tombe a lui intestate (oltre la TT250: la TT212 e la TT7). Aldilà della semplice carica di Scriba, così come riportato nei rilievi della TT7, l’importanza di Ramose, quale scriba della necropoli, è attestata da oltre un centinaio di monumenti che a lui fanno riferimento o che a lui siano espressamente dedicati[8].

Di lui esistono tracce e riferimenti in almeno altre quattro tombe dell’area[9] e veniva considerato tra i maggiorenti più ricchi del villaggio di Deir el-Medina[10]. Ramose era figlio di Amenemhab, Segretario e Ufficiale Giudiziario di Corte, e Kakaia; marito di Mutemwia, figlia di Huy e Neferetkau, Kenherkhepeshef fu suo figlio adottivo[11] [12]. Il primo incarico noto di Ramose fu di “Scriba nella casa di Men-Kheperu-Ra” ovvero del Tempio di Milioni di Anni di Thutmosi IV; a lui sono inoltre ascrivibili i titoli di:

  • Tesoriere capo nella casa di Men-Kheperu-Ra;
  • Direttore d’amministrazione nel dipartimento del direttore della documentazione sigillata;
  • Scriba contabile del bestiame di Amon-Ra;
  • Assistente scriba per la corrispondenza del Principe ereditario;
  • Servo nei domini di Amon-Ra;
  • Amministratore dei domini funerari nei campi di Amon-Ra.

Per quanto attiene all’incarico indicato sulla tomba TT7 “fu nominato Scriba del Luogo della Verità nell’anno 5º, il 3º mese di akhet, giorno 10, del re dell’Alto e Basso Egitto Usermaatra-Setepenra, vita, prosperità a salute, il figlio di Ra, Ramses, amato da Amon” (da un ostrakon, oggi al Museo Egizio del Cairo, cat. CG25671)[13].

La tomba

TT250 si trova al centro della necropoli di Deir el-Medina; comprende tre cappelle affiancate[14] costruite in mattoni cotti, cui si accede da un cortile[15] ma solo la cappella centrale, una semplice sala rettangolare, è decorata. La decorazione è ritenuta di particolare valore giacché si tratta dell’unica cappella le cui pareti sono state realizzate in stile monocromo[16] [17] di cui si abbia notizia.

Immagine comparativa di dipinti policromo e monocromo

Archeologicamente, la tomba venne dapprima assegnata a Neferhotep (presente in una scena parietale con moglie e figlio) e ad un Amenmes, fino alla scoperta e traduzione di una scritta laterale su una stele (6 in planimetria[18]), che reca la frase “l’Osiride, lo Scriba del Luogo della verità, Ramose, giustificato”, e che venissero identificati testi relativi ad Amenhemheb e Kakai, rispettivamente padre e madre di Ramose. che partecipano a scene di processione funeraria (2-3).

Un breve passaggio (1 in planimetria), sulle cui pareti sono rappresentate una donna e un fanciullo, immette nella sala rettangolare.

L’interno della TT250. Foto da osirisnet.net

Sulle pareti (2-3) scene di processione funeraria di uomini e donne, sulla destra della scena le mummie di quattro donne (di qui la denominazione di “tomba delle schiave” con cui TT250 è anche nota)[19].

Su altre pareti, su tre registri sovrapposti (4-5), frammenti di persone dinanzi a Neferhotep (TT216), alla moglie Iyemuau e al figlio Nebnefer (TT6); persone dinanzi ad Hathor rappresentata come vacca sacra e, in due scene, un uomo con giara contenente grano dinanzi a persone sedute dinanzi a sei donne pure assise. Sulla parete di fondo (6) una stele su tre registri: il defunto adora Osiride mentre la moglie adora Amenhotep I; in una doppia scena, uomini adorano Anubi e la regina Ahmose Nefertari. Scene di libagioni e preti con gli strumenti del Cerimoniale di apertura della bocca seguiti da un Prete lettore[20] e da cinque donne che precedono altrettante mummie femminili, accompagnate alla loro tomba dalle sorelle dolenti[21].

Le pareti sud ed ovest della cappella centrale. Foto da osirisnet.net

Nel cortile antistante le tre cappelle si apre il pozzo (profondo circa 4,50 m) che dà accesso all’appartamento funerario sotterraneo costituito da tre camere in successione prive di decorazione[22].

A Ramose sono inoltre intestate altre due tombe della stessa necropoli di Deir el-Medina: TT212 e TT7[23].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38 e Porter e Moss 1927,  p. 336.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 336.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Bruyere 1952,  p. 18 e Exell 2006.

[9]      Tracce di Ramose:

  • TT336 dello scultore Neferrenpet: Ramose e sua moglie Mutemwia, talvolta abbreviata in Wia, recano offerte allo scriba reale Huy, fratello di Neferrenpet e padre di Mutemwia;
  • TT219 di Nebenmaat, Servo nel Luogo della verità, ma il testo, riportato da Bruyere 1952, è oggi perso;
  • TT4 dello scultore Ken, in cui il Visir Paser (TT106) e lo Scriba reale Ramose offrono libagioni a Maat;
  • TT10 di Penbui e Kasa, servi del Luogo della Verità, in cui Paser e Ramose, dinanzi a Ramses II, offrono libagioni a Ptah e Hathor

[10]     Cerny 2004

[11]     Una tavola di offerte, oggi al Museo del Louvre di Parigi (cat. E.13998), reca i nomi di Ramose e Khenirkhopshef, si ritiene provenga dalla TT7 e testimonia di tale adozione.

[12]     Porter e Moss 1927,  p. 15.

[13]     Porter e Moss 1927,  p. 335

[14]     Le tre cappelle presentano le seguenti misure:

  • cappella nord: larghezza 1,40 m x 2,60 di profondità x 2,10 m in altezza;
  • cappella centrale (l’unica dipinta): larghezza 1,83 m x 2,65 x 1,95;
  • cappella sud (tetto crollato): 1,62 m x 2,63.

[15]     6,15 m x 3,70.

[16]     Una trentina di Tombe dei Nobili della Necropoli tebana, di cui 22 assegnate al Periodo Ramesside, presentano la particolarità di avere locali, generalmente le camere funerarie e i soffitti, fatta salva l’eccezione costituita dalla TT250, le cui scene parietali sono realizzate monocromaticamente in giallo ocra su fondo bianco, riservando l’uso del rosso e del nero a pochi particolari e dettagli delle figure, e alla delimitazione delle iscrizioni geroglifiche. Un particolare esempio di pittura monocroma si trova nella tomba della regina Nefertari, Grande Sposa reale di Ramses II, in cui in una nicchia contenente i vasi canopici, sono rappresentati in monocromo giallo i quattro figli di Horus e la dea Nut ad imitazione dei papiri del Libro dei morti; si ritiene in tal senso che la scelta del colore giallo sia stata dettata proprio dall’idea di simulare, sulle pareti, il papiro o da quella, più prettamente religiosa, di richiamare il colore dell’oro di cui era fatta, secondo la mitologia, la carne degli dei. L’usanza delle pitture monocrome, concentrata nella XIX dinastia, andò mano a mano diminuendo nella XX e non se ne hanno tracce a partire dal regno di Ramses IV.

[17]     Bruyere 1952b.

[18]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 336.

[19]     E’ stato anche ipotizzato che la tomba fosse riferita a parenti di Mutemwia, moglie di Ramose, ma l’assegnazione accademicamente accettata fa riferimento al personale femminile della servitù di casa anche per la presenza, tra le defunte, di Henumehyt identificabile in una donna altre volte rappresentata in atteggiamento servile con Mutemwia. La controparte maschile sarebbe costituita dalla TT212.

[20]     Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[21]     Porter e Moss 1927,  p. 336.

[22]     Bruyere 1926.

[23]     Le tre tombe fatte realizzare da Ramose avevano, molto verosimilmente, differenti destinazioni: la TT7 fu quella a lui riservata, mentre la TT250 era destinata alla sepoltura delle maestranze che servivano nelle sua proprietà di sesso femminile (tanto che la tomba è spesso anche indicata come “tomba delle schiave”); non altrettanto chiara la destinazione della TT212 rimasta in fase iniziale di realizzazione. Per estensione si è ritenuto che potesse essere prevista per la servitù di casa di sesso maschile. Una delle tombe era sormontata da un Pyramidion, oggi al Museo Egizio di Torino, il cui testo è stato tradotto, nell’ambito del Progetto Rosetta, da Jean-Jacques Charlet nel 2009.

Necropoli tebane

TT249 – TOMBA DI NEFERRONPET

Planimetria schematica della tomba TT249[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NeferronpetFornitore (?) di vino di datteriSheikh Abd al-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV)[5]nella piana;a poca distanza a nord del muro di cinta del Ramesseum

 

Biografia

Considerata l’omonimia e la similitudine di incarichi, Neferronpet titolare di TT249 potrebbe essere identificabile nell’omonimo titolare della TT43, Supervisore dei magazzini e capo cuoco del Faraone. Nessuna notizia biografica ricavabile[6].

La tomba

TT249 si sviluppa, planimetricamente, con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; ad un corridoio di accesso, sulle cui pareti (1 in planimetria[7]) sono rappresentati, in una scena incompiuta, il defunto e la moglie, segue una sala trasversale con scene parietali danneggiate. Sulle pareti, su due registri sovrapposti (2), il defunto adora Osiride e Hathor; scene della processione funeraria con il trasporto del sarcofago e un uomo adorante nei pressi della tomba; sulla parete più corta, a est, (3) una stele (abrasa) con uomini ai lati in offertorio e alcune prefiche e portatori di offerte con il defunto e la moglie.

Poco oltre (4), su due registri, una figlia (?) e alcuni portatori di offerte dinanzi al defunto e alla moglie; una donna in offertorio e alcune suonatrici di arpa, liuto e flauto.

Un breve corridoio, sulle cui pareti (5) è rappresentato il defunto, dà accesso a una camera interna di forma quasi quadrata. Sulle pareti su due registri (6) uomini recano offerte al defunto e alla moglie; due portatori di offerte dinanzi a un uomo seduto (il defunto?) e una donna e un uomo offrono fiori ad una coppia seduta. In una nicchia sul fondo della sala (7) il defunto e la moglie dinanzi a a Osiride; un uomo in offertorio alla coppia con mazzi di fiori; due file di portatori di offerte in ginocchio preceduti da un uomo (un figlio?) dinanzi al defunto. Alcuni frammenti di architrave, con rappresentazione del defunto, sono oggi al Museo egizio del Cairo (cat. 30.10.26.4)[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Porter e Moss 1927,  p. 335.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 335.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 335.

Piccola Guida Turistica

L’INTERNO DELLA PIRAMIDE DI DJOSER

Lo spaccato della piramide con tutti i cunicoli e i pozzi che la percorrono; la visita è limitata al corridoio verde che parte da destra e arriva quasi in cima al pozzo funerario.
Foto da Wikipedia F

https://www.facebook.com/watch/?v=188154982477237&t=4

Cliccate su questo link per un bellissimo video del Ministero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano che vi permetterà di entrare virtualmente nella piramide.

Aspettavo con trepidazione il momento di entrare nella piramide di Djoseraperta al pubblico dopo quattordici anni di lavori di restauro e consolidamento; essa è attraversata da un’intricata rete di pozzi e cunicoli, le cui pareti erano originariamente decorate con piastrelle di faience verde – azzurra e con rilievi raffiguranti il sovrano mentre effettua la corsa rituale della festa Heb-Sed.

Uno dei rilievi che raffigurano Djoser mentre effettua la corsa rituale, collocato in un’area oggi chiusa al pubblico.
Fotografia del Ministero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano

Dopo aver pagato il biglietto (100 Egyptian Pounds), abbiamo avuto accesso alla parte ipogea del monumento dall’ingresso posto sul lato est, che si affaccia sul grande cortile cerimoniale e che immette in un ampio corridoio sotterraneo completamente scavato nella roccia (così come le gallerie ed il pozzo funerario) e realizzato prima che i livelli sopra il suolo venissero edificati.

Il magnifico corridoio che conduce al pozzo funerario.
Fotografia di Silvia Vitrò
Un altro corridoio chiuso al pubblico: le pareti recano ancora le tracce degli alloggiamenti delle piastrelle di maiolica turchese oggi cadute.
Fotografia del MInistero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano

Tutta la parte sotterranea faceva parte della mastaba che costituiva l’originaria tomba del sovrano, costruita sopra il pozzo funerario quadrato che affonda nel terreno roccioso fino ad una profondità di quasi 30 m. e che ospita sul fondo un sarcofago costituito da grandi blocchi di granito assemblati a realizzare un cubo; sopra di essa sono stati in seguito edificati gli altri livelli esterni per trasformarla nella piramide a gradoni che ancora oggi vediamo.

Il pozzo funerario visto dall’alto con il sarcofago sul fondo.
Il sarcofago visto da vicino; ora non è più possibile accedere alla camera sepolcrale e bisogna accontentarsi di guardarla dall’alto.

Il corridoio sbuca a metà altezza del pozzo funerario, e per la sicurezza dei turisti è stata collocata una balaustra di ferro che permette di affacciarsi senza pericolo sul pozzo per osservare il sarcofago e le pareti, approssimativamente sbozzate ed in alcuni punti ancora rinforzate con le travi di legno di cedro originali che gli Egizi importavano dal Libano.

Parete di una delle “stanze blu” ricostruita al Museo Imhotep con le piastrelle originali.
Foto del prof. Richard Mortel, da Flickr
Parete di una delle “stanze blu” ricostruita al Museo Imhotep con le piastrelle originali.
Foto del Prof. Richard Mortel, da Flickr

La mummia del defunto veniva probabilmente portata fino a qui con una slitta (una di esse è stata ritrovata nella tomba a sud, della quale parleremo in seguito) e poi, dopo i riti funebri, era calata nel sarcofago con delle funi.

Vi confesso che mi batteva il cuore mentre percorrevo quel corridoio largo ed alto, quasi rettilineo, molto ben illuminato e mi affacciavo lla balaustra, sporgendomi verso il pozzo…. le pareti ancora recavano i segni dei colpi di scalpello degli antichi scavatori e nell’ultimo tratto le tracce della malta usata per fissare le piastrelle, staccatesi con il passare dei millenni ed oggi custodite al Museo del Cairo ed al Museo Imhotep.

Una trave di legno di cedro destinata a sorreggere il soffitto del pozzo sepolcrale.
Fotografia di Aldo Vitrò

L’emozione è forte, soprattutto per un appassionato dell’antico Egitto ben consapevole che la piramide è stata praticamente inaccessibile per secoli e che ancora oggi pochi hanno avuto il privilegio di entrarvi; non posso tuttavia esimermi dal sottolineare che alla fine mi sono sentita un po’ defraudata dalle scelte del Ministero Egiziano, che usa il contagocce quando offre le proprie bellezze archeologiche ai turisti stranieri, ben felici di pagare un biglietto per poterne godere.

Un affascinante cunicolo sotterraneo chiuso al pubblico.
Un altro cunicolo chiuso al pubblico ed estremamente suggestivo.

Infatti, e lo stesso si può dire per la tomba a sud di cui parlerò in seguito, per motivi che non so spiegarmi non sono visitabili lunghi tratti di gallerie sotterranee ben restaurati ed illuminati, che ancora conservano la raffinata copertura di maiolica ed i rilievi che rappresentano il sovrano; per questo chi ha avuto modo di vedere le sensazionali fotografie pubblicate in rete e sui giornali all’epoca dell’apertura della piramide resta un poco deluso perchè si aspettava un’esperienza più intensa e completa.

Ancora una parte dei corridoi sotterranei che sarebbe stato bello poter visitare ma che, ahimè, è interdetta alla visita.

Io posterò le foto che abbiamo scattato nel corso della visita, ma anche una serie di quelle delle parti non visitabili, tratte da internet: sono uno spettacolo!

NON DIVERSAMENTE INDICATO, LE FOTOGRAFIE SONO TRATTE DA QUESTA PAGINA: https://www.classicult.it/la-piramide-di-djoser-ritorna-dopo-14-anni-di-restauro/

Necropoli tebane

TT248 – TOMBA DI TUTMOSIS

Planimetria schematica della tomba TT248[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Thutmosi[5]Costruttore delle offerte di Thutmosi III[6]el-Khokha[5]XVIII dinastia[7]a est dalla TT173; quattro tombe accessibili dall’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248) [8]

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie: Tamert[9].

La tomba

Della tomba, che si apre nel lato nord di un cortile da cui si accede anche alle tombe TT245, TT246TT247 e TT258, è nota la planimetria in forma di sala rettangolare decentrata rispetto all’ingresso; unico dipinto parietale leggibile (1 verde in planimetria[10]) il defunto con la moglie e un bambino (di cui non viene indicato il nome) ricevono offerte di fiori da Khaemnuter, Prete lettore[11] di Amenhotep II[12].

La tomba non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio che la sovrastava[13].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

 


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 333.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 333

[10]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[11]     Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[12]     Porter e Moss 1927,  pp. 332-333 e Kampp 1996.

[13]     I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.

Necropoli tebane

TT247 – TOMBA DI SIMUT

Planimetria schematica della tomba TT247[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Simut[5]Scriba contabile del bestiame di Amon[6]el-KhokhaXVIII dinastia[7]a est dalla TT173; quattro tombe accessibili dall’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248) [8]

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie: Sitamon[9].

La tomba

Della tomba, che si apre nell’angolo sud-est di un cortile da cui si accede anche alle tombe TT245TT246TT248 e TT258, è nota la planimetria in forma di sala rettangolare; sulle pareti resti di pitture parietali: (1 azzurro in planimetria[10]) resti di scene di banchetto funebre con una coppia seduta; su altra parete (2), in alto, resti di portatori di offerte. Poco oltre (3), su quattro registri, il defunto e la moglie adorano Osiride e Hathor, come dea dell’Occidente; scene di processione funeraria con falco e uomini che recano statuette reali e suppellettili funerarie; portatori di offerte e prefiche con uomini che, coadiuvati da un toro, trainano una scatola canopica; portatori di offerte con frutta e fiori dinanzi al defunto e alla moglie. Nella nicchia (4), sul lato di fondo, alcuni preti dinanzi al defunto purificato da altri preti; sul soffitto testi dedicatori.

La tomba non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio che la sovrastava[11] [12].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 333.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 333

[10]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[11]     Porter e Moss 1927,  pp. 332-333 e Kampp 1996.

[12]     I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.

Pictures

Live again!

The inscription on Horudja’s sarcophagus describes it as a mother embracing her son:

Your mother Nut has spread herself over you in her name of “tomb”, your mother Nut may not be far from you in her name of “sky”.

Since the first appearance of this spell in the 5th Dynasty pyramid of Unas (2350 BC), the idea of the mother goddess giving birth to the deceased remained popular.

The twin manifestation of Nut (as mother and sky) transforms the sarcophagus simultaneously into a womb-like space and the entire universe.

As the sun sets at night and rises again in the morning, so will Nut give birth to Horudja, every day for eternity.

According to the The Manchester Museum, Horudja was a priest of the goddess Neith during the 30th Dynasty (380-343 BC)

Text and location: Egyptian Museum Cairo

Pictures

Cartouche of Tutankhamun.

Detail of the Gilded Wooden Throne of Tutankhamun.

Dynasty 18, reign of Tutankhamun,

ca. 1336-3327 BC

wood, Gold Glass, Carnelian

Tomb of Tutankhamun, Antechamber JE 62028-SR 1/881-Carter 91

The rich decoration and the unparalleled craftsmanship of this piece make the throne of Tutankhamun one of the most iconic artifacts known from ancient Egypt.

The piece was extensively re-worked after its original manufacture, and it has been speculated it may originally have been made for Akhenaten.

In any case, its current form dates to the earliest years of Tutankhamun, the back panel still bearing traces of both the king’s birth name, Tutankhaten (The Living Image of the Aten) and his queen’s birth name, Ankhesenpaaten (Her Life is Aten).

Icons of the Amarna period are still to be seen on the throne, in particular the sun-disk that dominates the main scene: less obviously, flying ducks among the marshes on the rear of the backrest are typical of the period. Underneath the Aten, Tutankhamun is shown lounging on his throne while Ankhsenamun applies perfume from a cup she holds to his left shoulder. The winged cobras that make up the armrests, the two lion heads on either side of the front, and the cobra frieze on the rear served as insignias of protection for the reigning pharaoh. Between the legs of the chair the sema-tawy motif was formerly present. The intertwined lotus and papyrus stalks symbolized the unified Upper and Lower Egypt resting beneath the sovereign pharaoh. The accompanying footstool in the display was found on the seat between the armrests and is presumed to have originally been used with this throne.

Text and location: Egyptian Museum Cairo

Kemet Djedu

LA STELE FUNERARIA DI MAIA A TORINO

Foto: Museo Egizio di Torino

La stele del disegnatore Maia di Deir el Medina è custodita presso il Museo Egizio di Torino con il numero di catalogo 1579 (vecchio numero 50009).

Io mi permetto di farne l’analisi filologica dividendo il lavoro in tre parti: la centina, cioè la parte stondata superiore, il registro centrale e quello inferiore.

LA CENTINA

IL REGISTRO CENTRALE

IL REGISTRO INFERIORE

A coloro che fossero interessati a studiare la scrittura geroglifica non posso che consigliare il seguente strumentario:
Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

Piccola Guida Turistica

LA FESTA HEB-SED

Questa è l’invocazione che chiudeva la festa Heb-Sed, chiamata comunemente “giubileo del sovrano”, una celebrazione di straordinaria importanza per il Faraone e per tutto l’Egitto.

Per meglio comprendere il complesso monumentale di Djoser occorre conoscere questa ricorrenza, che veniva celebrata nell’ampia spianata di fronte alla piramide ed in un cortile laterale.

Pianta del sito piramidale di Djoser a Sakkara.
Immagine da internet

Troverete un bellissimo articolo del prof. Maurizio Damiano sul nostro sito a questo link: https://laciviltaegizia.org/…/i-misteri-della-festa-sed/; io vi darò alcune informazioni di carattere generale.

La festa compare nelle fonti fin dalla prima dinastia (famosa è una targhetta d’avorio che raffigura il re Den che compie la corsa cerimoniale) e fu celebrata fino all’epoca tolemaica.

Due delle cappelle sul lato sinistro del cortile della festa Hed-Seb.
Foto David Broad
La prima cappella posta sul lato sinistro del cortile dell’Heb-Sed guardando verso la piramide. L’ingresso è murato.

Si celebrava di regola dopo trent’anni di regno, poi di regola ogni tre anni, ed era uninsieme di riti molto elaborati e solenni con una valenza magico religiosa, in quanto grazie ad essi il sovrano non più giovane si sarebbe rigenerato ed avrebbe riacquisito personaggi del regno che scortavano solennemente lo scettro; i diciannove portatori degli stendardi degli dei e dei simboli delle province (nomoi); il reliquiario di Upuaut (la festa deriva la sua denominazione “Sed”, proprio dal nome arcaico di questa divinità guerriera e protettrice dell’erede al trono, che significa “colui che indica il cammino”), preceduto da un sacerdote che offriva incenso al dio e veniva chiusa da un funzionario con lo stendardo detto “di Khonsu”.

Due delle cappelle poste sul lato destro del cortile guardando verso la piramide. Foto da Ancient-egypt.org
La pedana rialzata sulla quale veniva eretto il baldacchino per l’incoronazione del re nel corso della festa. Foto da Ancient-egypt.org

Nel corso dell’Heb-Sed, che si protraeva per cinque giorni, il vecchio re doveva “morire”ed essere seppellito.

Petrie riteneva che i sacerdoti gli somministrassero una pozione tratta dai fiori di ninfea inducendogli uno stato di catalessi e che lo deponessero in carne ed ossa in un sarcofago, lasciandovelo per alcuni giorni; altri ipotizzano che si ritirasse nella camera sepolcrale della sua tomba dove veniva celebrato un rito nel corso del quale si simulava la sua morte ed il suo viso veniva dipinto di verde, a simboleggiare la sua assimilazione ad Osiride.

Stele raffigurante Snefru nel corso della festa Heb-Sed, in origine eretta davanti alla piramide a doppia pendenza ed oggi al museo del Cairo. Foto: Juan R. Lazaro

L’ipotesi più accreditata, tuttavia, è quella secondo la quale in luogo del sovrano venisse sepolto un simulacro che lo rappresentava, in quanto a Deir-el Bahari Howard Carter, scoprì una statua di Montuhotep II in arenaria dipinta che lo raffigurava assiso, con la corona rossa e l’abito cerimoniale dell’Heb-sed, avvolta in lino e deposta vicino a un sarcofago vuoto, sdraiata sul fianco sinistro, posizione nella quale venivano collocati i defunti nel Medio Regno.

Al termine del rito il sovrano si spogliava dal lungo mantello bianco cerimoniale che lo avvolgeva completamente, lasciando scoperte solo la testa e le mani ed usciva da questo bozzolo rinvigorito, “nuovo”, per essere incoronato re dell’Alto e del Basso Egitto, sedendo alternativamente sul trono di ognuna delle Due Terre, posti sotto un baldacchino collocato su di una pedana in pietra.

Djoser sta effettuando la corsa rituale. Rilievo nei sotterranei della sua piramide. Foto: Mark Lehner

Successivamente si univano alle celebrazioni la grande sposa reale ed i suoi figli, simboli della dinastia e del suo futuro, e si svolgeva un’altra cerimonia nella quale il re si identificava con Osiride e con l’aiuto dei sacerdoti sollevava con delle corde un pilastro djed in legno, simbolo del dio e di stabilità, davanti al quale venivano presentate offerte e degli attori mettevano in scena il mito di Osiride e Iside.

La statua di Montuhotep II ritrovata da Carter a Deir el Bahari, nella camera sepolcrale posta nei pressi del suo tempio funerario. La pelle nera, la barba ricurva all’estremità e la posizione delle braccia incrociate sul petto, lo pongono in relazione ad Osiride con il quale il re veniva identificato dopo la morte. Oggi la statua si trova al Museo del Cairo.

In seguito il Faraone indossava il rituale gonnellino arcaico dal quale pendeva una coda di toro fissata ad una cintura e tenendo in mano l’astuccio con il Testamento di Geb che testimoniava la sua legittimità a regnare, preceduto da un portatore dello stendardo di Upuaut effettuava una corsa rituale (ampiamente rappresentata nei rilievi templari e tombali, ad esempio sulle pareti della cappella rossa di Hatshepsut ed anche all’interno dei cunicoli sotterranei della piramide dello stesso Djoser) in un’area che rappresentava l’Egitto, sia per dimostrare il proprio rinnovato vigore, sia per prendere formalmente possesso delle sue terre.

Sethi I che effettua il rito dell’erezione del pilastro djed nel corso della sua Festa Heb-Sed. Tempio di Sethi I ad Abidos. Fotografia da internet

Infine, veniva accompagnato su di una portantina a visitare le cappelle degli dei che circondavano il perimetro del cortile dell’Heb-Sed; nella cappella dedicata ad Horus sedeva su di un trono e mentre due dignitari intonavano inni di lode riceveva lo scettro was simbolo di prosperità ed il flagello simbolo di regalità, ed un grande arco doppio e quattro frecce, che scagliava in direzione di ognuno dei punti cardinali, anche qui per rendere evidente l’avvenuta rigenerazione e per rivendicare in modo simbolico il dominio su tutto il regno.

In questa occasione pronunciava il seguente testo rituale (traduzione di Henri Frankfort):“Ho percorso la terra e ho toccato i suoi quattro lati; la attraverso come io voglio. Il buon dio (il re) che gira rapidamente sostenendo il Testamento corre attraverso l’oceano e i quattro lati del cielo andando veloce così come i raggi del dio Sole passano sopra la terra”.

Sesostri I effettua la corsa rituale davanti al dio Min. Foto da Mediterraneo Antico

Nel complesso di Sakkara sono ancora oggi visibili le strutture erette per la festa: nell’ampio cortile di fronte alla piramide si trovano delle strane costruzioni a forma di B che segnavano gli estremi del tragitto della corsa e rappresentavano i confini del regno; di fianco all’ingresso sopravvive il cortile dove si svolgeva l’incoronazione, con la pedana in pietra sulla quale veniva allestito il baldacchino; addossate ai lati lunghi del muro perimetrale vi sono le cappelle dedicate agli dei, caratterizzate da forme disomogenee e da cortiletti antistanti.

Ora godetevi le immagini. Ho cercato di postarne di nuove rispetto alle molteplici che troverete sul sito; vi segnalo anche questo articolo sul nostro sito: https://laciviltaegizia.org/tag/heb-sed/ su due placche di corniola intagliate con le immagini della Festa Heb-Sed di Amenhotep III, che facevano parte di un bracciale e che Carter acquistò per il MET di New York ove si trovano tuttora.

FONTI:

FERNANDEZ TRUAN J. C., “Il faraone e la festa di Heb-Sed. La corsa e il tiro con l’arco come elementi cerimoniali essenziali dell’antico rito egizio” a questo link: https://www.academia.edu/27893166/IL_FARAONE_E_LA_FESTA_DI_HEB_SED_pdf .

https://www.annees-de-pelerinage.com/visiting-step…/

https://historyofegypt.net/?page_id=970

https://anticatebe.blogspot.com/…/la-festa-sed-il…

http://www.leonardolovari.com/the-sed-festival-heb-sed/

https://www.ancient-egypt.org/…/fune…/heb-sed-court.html

Necropoli tebane

TT246 – TOMBA DI SENENRA

Planimetria schematica della tomba TT246[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Senenra[5]Scriba[6]el-KhokhaXVIII dinastia[7]a est dalla TT173; quattro tombe accessibili dall’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248)[8]

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie: Sitmenhit[9].

La tomba

Della tomba, che si apre nell’angolo sud-ovest di un cortile da cui si accede anche alle tombe TT245TT247TT248 e TT258, non è nota la planimetria; sono note poche scene parietali: (1 in planimetria[10]) un architrave con i titoli del defunto; (2) un uomo e un fregio con quattro alberi; (3) un uomo con pescato.

La tomba non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio che la sovrastava[11] [12].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 333.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 333

[10]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[11]     Porter e Moss 1927,  pp. 332-333 e Kampp 1996.

[12]     I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.