Necropoli tebane

TT245 – TOMBA DI HORI

Planimetria schematica della tomba TT245[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Hori[5]Scriba, Amministratore della Sposa Reale[6]el-KhokhaXVIII dinastia (?) (Thutmosi III ?)[7]a est dalla TT173; quattro tombe accessibili dall’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248)[8]

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[9].

La tomba

Della tomba, che si apre nell’angolo sud di un cortile, da cui si accede anche alle tombe TT246TT247TT248 e TT258[10], non è nota né la planimetria, né la decorazione.

La stessa non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio[11]. che la sovrastava[12] [13].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 332.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[9]              Porter e Moss 1927,  p. 332.

[10]            La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326

[11]            I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.

[12]            Porter e Moss 1927,  pp. 332-333.e Kampp 1996.

[13]            Benché non sia nota la planimetria, né la decorazione, si ritiene che nei suoi appunti N. de Garis Davies abbia confuso questa sepoltura con la TT259.

Kemet Djedu

AMENHOTEP II ARCIERE

Foto: kairoinfo4u

In questo rilievo in granito rosso conservato al Museo di Luxor il Faraone Amenhotep II è raffigurato su un carro da caccia, intento a scagliare frecce verso un bersaglio.

Io mi permetto di farne l’analisi filologica dividendo il lavoro in tre parti: didascalia superiore, didascalia laterale e didascalia inferiore.

Il disegno che ho preparato incorpora anche i registri verticali di testo. Mentre esso cerca di essere simile alle immagini fotografiche, le colonne di testo le avevo a suo tempo aggiunte con il software WinGlyph. Di conseguenza non possono essere come si presentano sul manufatto pur essendo precisissime come posizione e qualità dei segni.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA.

Per coloro che volessero cimentarsi nello studio della Filologia Egizia consiglio il seguente strumentario completo:
Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

Pictures

A mural of Hur Ibn Ba Shiri

From an unknown temple located in Nubia, depicting Hor Ibn Ba Shiri, who may have been a soldier stationed on the country’s southern border.

The jacket worn by Hor Ibn Ba Shiri forms a protective chest armor, and the shoulder protectors that he wears represent traditional Roman armor. The most notable feature of his garment is the thin, delicate plates decorated with lions’ heads and attached to the front of his legs with ropes.

Hor carries the sign of the Ankh (the symbol of life), a bouquet of flowers, and a scepter according to his Egyptian origin.

However, he appears in a Roman form with a beard and a wreath of roses over his curly hair, and a uraeus (cobra snake) is attached to his forehead.

Roman era (30 BC. – 364 AD).

Text and location: Egyptian Museum Cairo

Pictures

Caracalla as Egyptian king

The head with its distinctive features confirms that this statue represents the Roman Emperor Caracalla.

He is known for granting Roman citizenship to all free inhabitants of the Empire, including Egypt.

His furrowed eyebrows, high cheekbones, and short moustache are easily recognisable. His curly locks and short and equally curly beard are typical of Caracalla’s time.

The body is sculpted in traditional pharaonic fashion. Both arms are pinned to the body and each hand contains a cylindrical object. Caracalla is wearing a shendyt kilt and a nemes headdress.

Unlike ordinary citizens, emperors were allowed to have their images in public and military places, as a means of propaganda or to stand in for the emperor to encourage loyalty.

Cult statues, such as this one, were placed in temples to emphasise the emperor’s divinity.

Roman, reign of Caracalla

AD 211-217,

Quartsite

Mendes, inside the temple enclosure of Banebdjedet.

CG 702 Egyptian Museum Cairo

Pictures

Winged cobra of Tutankhamon

Winged cobra wearing a crown.

Detail of Tutankhamen’s golden throne.

The golden throne was a symbol of status and authority as well as power.

It enforces the fact that Tutankhamun was high in power , wealthy and also that he was an important part in ancient Egyptian society.

The golden throne of Tutankhamun was predominantly made out of wood and it is entirely covered in a layer of pure gold as well as partial areas of silver included in the throne.

Features of the throne included tiles of coloured semi-precious stones, coloured glass in addition to faience.

Egyptian Museum Cairo

Piccola Guida Turistica

“ARRIVO ALLA NECROPOLI”

Una fotografia di Amelia Edwards

Questa fu la reazione che centocinquant’anni fa ebbe l’intrepida Amelia Edwards, egittologa inglese pioniera dei viaggi di esplorazione, autrice di numerose cronache delle sue avventure e di romanzi, quando si inoltrò per la prima volta sull’altopiano di Sakkara alla scoperta di quel mondo misterioso ed ancora in gran parte sepolto sotto la sabbia.

Confessò successivamente l’esploratrice che ci volle ben poco perchè l’eccitazione della scoperta avesse la meglio sull’orrore provato per la profanazione delle tombe di coloro che erano stati pietosamente sepolti lì nei millenni precedenti, tanto che insieme ai suoi compagni di avventura iniziò a frugare senza remore ogni anfratto, dichiarando di comprendere in pieno questa “insensibilità universale così contagiosa” e la “passione per la caccia alle reliquie così travolgente” che coglie la maggior parte dei viaggiatori portandoli a dimenticare ogni scrupolo e a far di tutto per impossessarsi delle “spoglie dei morti”.

Una delle prime edizioni del libro di Amelia Edwards nel quale racconta la cronaca del suo viaggio in Egitto.

Fu proprio la presa di coscienza dell’atteggiamento ottusamente predatorio ed irriverente di molti suoi contemporanei, spesso privi della preparazione necessaria per condurre uno scavo e interessati solo ai guadagni che potevano derivare loro dalla vendita dei reperti, che indusse Amelia a finanziare scavi di tasca propria e ad impegnarsi attivamente a favore della conservazione dei monumenti egizi, contribuendo a fondare nel 1882 l’Egypt Exploration Fund (diventato poi Egypt Exploration Society) insieme a Reginald Stuart.

Per essere all’altezza del compito ella studiò da sola i geroglifici e divenne un’egittologa esperta al punto da pubblicare articoli sulle maggiori riviste accademiche; oggi il suo busto in marmo fa bella mostra di sé al Petrie Museum di Londra, anche se, purtroppo, i posteri non le hanno tributato tutta la dovuta ammirazione.

Una foto d’epoca di Sakkara, come doveva apparire agli occhi dei primi visitatori: la piramide a gradoni e una distesa desertica punteggiata da montagnette, dove probabilmente i tombaroli avevano scavato.

Sono passati decenni dall’età d’oro dell’egittologia, e Sakkara continua a restituire sarcofagi e mummie a ritmo incessante (d’altra parte si tratta di una necropoli rimasta in uso per tremila anni), mantenendo sempre un fascino indiscutibile anche se ben diverse sono le sensazioni che offre al visitatore moderno.

Foto d’epoca alla piramide a gradoni scattata dalla piramide di Unas; Archivio fotografico del Museo Egizio, Torino (CC0)

Oggi non è più un cimitero devastato, ed anche se nei luoghi meno frequentati si trovano ancora molti cocci di terracotta resti di antiche depredazioni, gli accurati restauri delle mastabe e dei complessi piramidali hanno ripristinato l’ordine restituendo al sito la sua dignità.

Sebbene le più significative vestigia dell’antico Egitto abbiano carattere funerario e religioso e le solenni costruzioni di Sakkara furono edificate come tombe per il Faraone e la sua corte, non hanno nulla di lugubre e dopo che i miseri resti umani lasciati in loco dai tombaroli hanno ricevuto (si spera) adeguata inumazione altrove, sono tornate ad essere quello per cui gli antichi Egizi le avevano concepite: non l’ultima dimora per un corpo destinato a finire in polvere, quanto un luogo di rigenerazione dove il defunto, rappresentato eternamente giovane e prestante, sarebbe rinato ad una nuova vita nella quale avrebbe continuato a svolgere le attività che più gli piacevano insieme alla sua famiglia ed ai suoi servi.

La piramide a gradoni oggi. Foto Farncisco Anzola

Nel prossimo post comincerò insieme a voi la visita del sito. Preparatevi ad una bella scarpinata!

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Amelia_Edwards

https://culturalfemminile.com/…/amelia-edwards-alla…/

Necropoli tebane

TT244 – TOMBA DI PAKHARU

Planimetria schematica della tomba TT244[1] [2]

Epoca:                                  XIX – XX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Pakharu[5]Supervisore dei carpentieri nel dominio di Amon[6]el-Assasif[XIX – XX dinastia (?)[7]accessibile da un cortile a circa 20 m a ovest della TT192 e a questo adiacente, a occidente

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[8].

La tomba

TT244 si sviluppa con più camere in sequenza; pochi i resti di scene parietali: il defunto in adorazione (1 in planimetria[9]); sull’architrave di un passaggio che adduce a “Kampp 268”[10] (2) il defunto e la moglie (di cui non è leggibile il nome), inginocchiati, adorano Anubi. In altro passaggio (3) il defunto e la moglie offrono mazzi di fiori a una divinità e la moglie che offre fiori a un’altra divinità. Una breccia nella seconda sala adduce verso la TT192[11].

 

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
  4. Kampp 1996.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 332.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 332.

[9]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[10]     Friederike Kampp-Seyfried (Mosbach 1960), archeologo tedesco, da agosto 2009 Direttore del Museo Egizio di Berlino (Ägyptisches Museum und Papyrussammlung), che ha catalogato evidenze archeologiche della Necropoli Tebana secondo una numerazione costituita, e riconosciuta, dalla sigla “Kampp” seguita da un numero progressivo.

[11]     Porter e Moss 1927,  pp. 332-333.

Necropoli tebane

TT243 – TOMBA DI PEMU

DETTO ANCHE PAHY

Planimetria schematica della tomba TT243[1] [2]

Epoca:                                  Periodo Tardo

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Pemu, detto anche Pahy[5]Sindaco della Città meridionale (Tebe), Scriba reale[6]el-AssasifPeriodo Tardo[7]accessibile dallo stesso cortile della TT244; a poca distanza dalla costruzione in mattoni

Biografia

E’ noto solo il titolo, ma non il nome, del padre: Profeta e prete hekenu della On del sud[8]. Analogo titolo aveva il nonno di Pemu: Zementhelankh[9] [10].

La tomba

Si accede alla TT243 da un cortile in cui si apre l’accesso anche alla TT244.

Planimetricamente si sviluppa con una serie di camere e corridoi; tra le poche scene parietali sopravvissute, (1 in planimetria[11]) i titoli del defunto e (2), nel passaggio tra una la camera II e la III, il defunto che adora la vacca sacra, i titoli del defunto quale scriba sacro e alcune divinità celesti[12].

 

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 332.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Altro nome con cui veniva indicata Tebe.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 332.

[10]     Il titolo del padre, nonché il nome del nonno, a causa delle condizioni delle iscrizioni, sono stati ricavati da un appunto di Alan Gardiner e N. de Garis Davies.

[11]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[12]     Porter e Moss 1927,  p. 332.

Necropoli tebane

TT242 – TOMBA DI WEHIBRA

Planimetria schematica della tomba TT242[1] [2]

Epoca:                                  Periodo Tardo

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Wehibra[5]Supervisore del … della Divina Adoratrice di Amon; secondo Porter e Moss: Ciambellano della Divina Adoratrice Ankhnesneferibra[6]el-AssasifPeriodo Tardo[7];versante sud, nello stesso cortile della TT33

Biografia

Pedeamunnai fu suo padre, Mutardais sua madre e Tadepanehep fu sua moglie.

Psammethek, a sua volta Ciambellano della moglie del Dio, e Pedehorresnet (detto anche Harpemai) furono suoi figli[8].

La tomba

La recinzione dal complesso (oggi quasi completamente scomparsa) copriva un’area di circa 9.900 m² e la sola parte sotterranea è iscrivibile in un quadrato di 68 x 45 m per una superficie percorribile calcolata in 1.062 m²; lo sviluppo dei corridoi supera i 320 m e le pareti decorate, gran parte delle quali molto danneggiate, coprono un’area di oltre 2.600 m² [9].

Sebbene la TT33 fosse già nota a Richard Pococke nel corso della sua visita alla Necropoli tebana del 1737[10], questa venne più compiutamente scavata e studiata a partire solo dal 1881 da Johannes Dümichen[11] dell’Università di Strasburgo[12].

Da un primo cortile esterno si accede ad un II cortile con pilastri in cui si aprono gli accessi alle tombe TT33 e TT388[13].

L’ingresso a TT242 si trova a sud e la sepoltura si sviluppa planimetricamente come un lungo corridoio che, per un buon tratto, corre parallelo al secondo cortile con andamento ovest-est e si conclude con una camera funeraria. Scarsi sono i resti pittorici parietali: nel corridoio di accesso (1 in planimetria[14]) i figli del defunto, Psammethek e Pedehorresnet (detto anche Harpemai), offrono fiori al defunto e alla madre; sulla parete che fronteggia l’ingresso (2) una falsa porta recante, in alto, il defunto (?) in adorazione del cartiglio di Osiride tra Harsiesi e Anubi a loro volta adoranti; più in basso, un falco ad ali spiegate, Osiride e Nephtys, nonché due colonne di testo dedicatorio[15].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
  5. Porter e Moss 1927,  pp.50-56.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 332.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 332.

[9]      Claude Traunecker, egittologo francese, Le Palais Funéraire de Padiaménopé redécouvert (TT33), in “Egypte Afrique & Orient”, 2008 n. 51, pp. 15-48.

[10]     Date le dimensioni e la struttura architettonica, Pococke la definì “un palazzo sotterraneo”.

[11]     Johannes Dümichen (1833-1894), egittologo tedesco.

[12]     Porter e Moss 1927,  pp.50-56.

[13]     Porter e Moss 1927,  p. 332.

[14]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 52.

[15]     Porter e Moss 1927,  p. 332  p. 330.,  p. 330

Necropoli tebane

TT241- TOMBA DI AHMOSE

Planimetria schematica della tomba TT241[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

 

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AhmoseScriba delle Divine parole; Figlio dell’harem reale; Responsabile dei misteri nella casa del mattino[5]el-KhokhaXVIII dinastia  (Thutmosi III ? )[6]versante est; immediatamente al di sopra della TT48

 

Biografia

Unica notizia ricavabile, il nome della moglie, Ahmosi[7].

La tomba

La sala trasversale della TT241, unico locale censito, presenta dipinti parietali: (1 in planimetria[7]) in due scene il defunto esegue ispezioni ai granai e al raccolto; preti in offertorio al defunto e alla moglie; scene di aratura e semina.

Sul lato corto (2), il defunto e la moglie in adorazione di Osiride; poco oltre (3) un uomo in offertorio al defunto e alla moglie (con un’oca sotto la sedia), mentre si esibiscono cantanti, nonché suonatori maschi di liuto e arpisti, e suonatrici di nacchere e cantanti con tamburelli e flauti. Su altra parete (4), in due scene, preti in offertorio al defunto e alla moglie e altri preti che compiono atti di purificazione sul defunto e la moglie. SUl lato corto (5) i resti di scene di caccia del defunto e della moglie appiedati. Seguono scene del defunto della moglie intenti alla caccia e alla pesca, con uomini che procedono alla pulitura del pescato e della cacciagione[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
  5. Porter e Moss 1927,  p. 331.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 331

[6]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[7]              La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[8]              Porter e Moss 1927,  pp. 331-332.