Bronzo, Altezza cm 26,7 Dono del re Faruk (1937) Museo Egizio del Cairo – CG 26964.
Questa statuetta in bronzo ben documenta i sincretisni religiosi caratteristici dell’epoca Tolemaica.
Si tratta del dio Somtus, ” Colui che riunisce le Due Terre”, una forma di Arpocrate, ” Horus il bambino”, assimilato a Herishef, il dio ariete di Eracleopoli Magna, che ha partire dall’epoca Tolemaica viene identificato con Eracle.
Il dio porta il dito alla bocca nell’atteggiamento tipico di Arpocrate e indossa il nemes.
Vicino all’orecchio destro è visibile l’attacco della treccia laterale caratteristica dei fanciulli, che non si è conservata.
Tramite il confronto con altre raffigurazioni, si può ipotizzare che questo dio bambino impugnasse con la sinistra una mazza appoggiata sulla spalla.
L’atteggiamento della statua è tipicamente greco, così come le pieghe della lunga tunica, mentre il nemes è l’ureo sono tradizionali attributi faraonici.
Le due estetiche, greca ed egizia, non giungono a fondersi in un unico stile coerente, infatti, nonostante le numerose contaminazioni fra le due tradizioni artistiche, queste continuano a mantenere, nel corso del periodo tolemaico, una loro individualità.
Fonte e fotografia
I tesori dell’ Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo. – National Geographic – Edizioni Wite Star
Alla TT180 si accede attraverso la TT179; si tratta di un unico locale (solo abbozzato)[5], di forma irregolare che presenta di una nicchia per statue, non ultimata, contenente le statue non iscritte del defunto e della moglie[6].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 279.
Porter e Moss 1927, p. 279.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 31
Porter e Moss 1927, p. 278.
Porter e Moss 1927, p. 286.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] E’ molto verosimile che la TT180 fosse, ab origine, una sala prevista per la TT179, poi usata come tomba autonoma.
[6] Data l’ipotesi che potesse, in origine, essere stata predisposta come ampliamento della TT179, non è escluso che possa trattarsi, di fatto, di statue di Nebamon e Setnefert.
Scriba contabile dei granai delle divine offerte di Amon
El-Khokha
XVIII dinastia (Hatshepsut ?)
ai piedi della collina, di fronte alla casa dell’Omdeh[5]; a ovest della TT182
Biografia
Yotef, Amministratore del Signore delle Due Terre, fu suo padre; Ahmosi sua madre. Setnefert fu sua moglie[6].
La tomba
La scena principale della parete ovest. Da: Schreiber, G., R. Vadas, and K. Vértes. “The Abydos Pilgrimage: A Reconstructed sequence of Scenes in Theban Tomb 179.” Hungarian archaeology E-Journal (2018): 10-17.
Dettaglio della scena precedente con il cane di Nebamon sotto la sedia. Schreiber, G., R. Vadas, and K. Vértes. “The Abydos Pilgrimage: A Reconstructed sequence of Scenes in Theban Tomb 179.” Hungarian archaeology E-Journal (2018): 10-17.
TT179 è costituita planimetricamente da una camera trasversale all’ingresso[7] da cui si accede, peraltro, alla TT180 (solo abbozzata)[8]. Nell’unica camera trasversale: il defunto consacra offerte; poco oltre, un figlio (non indicato il nome) con liste di offerte, dinanzi al defunto e alla moglie, scene della processione funeraria verso la dea dell’Occidente (Mertseger) e trasporto delle suppellettili funebri.
Il tavolo delle offerte. Da: Gábor Schreiber – Réka Vadas – Krisztián Vértes : « Le pèlerinage d’Abydos : une séquence reconstituée de scènes dans la tombe thébaine 179 » dans : Journal électronique d’archéologie hongroise, automne 2018
Due uomini danzano e riti d’innalzamento di un obelisco.
Altre scene di cerimonie funerarie e i resti di scene del defunto seduto e in offertorio; quattro portatori di offerte, due donne e due uomini, recano un toro e alcuni uccelli; poco oltre preti che offrono libagioni.
Un dettaglio del tavolo delle offerte con un’anatra sopra a dei tagli di carne bovina. Gábor Schreiber – Réka Vadas – Krisztián Vértes : « Le pèlerinage d’Abydos : une séquence reconstituée de scènes dans la tombe thébaine 179 » dans : Journal électronique d’archéologie hongroise, automne 2018
Il defunto e la moglie ricevono offerte da un uomo (un figlio?), scene di banchetto con musicisti e danzatori; file di donne e un uomo che riempie giare di vino[9].
Danzatrici ritratte nella TT179. Rilievo di N. De Garis Davies
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
[7] La numerazione dei locali e delle pareti (in rosso) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.
[8] E’ molto verosimile che la TT180 fosse, ab origine, una sala prevista per la TT179, il che sarebbe avvalorato dalla presenza di una nicchia per statue non ultimata, poi usata come tomba autonoma.
Un’intera categoria di opere è ancora in attesa di studio, si tratta dei così detti modelli o lavori di esercitazione degli scultori, come questo in fotografia.
Le tipologie variano da sculture tridimensionali, solitamente busti di sovrani, a lastre bidimensionali con la testa del re, di una dea o di una regina incise a rilievo.
Altre invece raffigurano altre divinità, animali o grandi geroglifici singoli.
La decorazione può essere su entrambi i lati della lastra.
Questi oggetti vengono solitamente ritenuti lavori di esercitazione degli scultori o addestramento per gli apprendisti, sopratutto perché alcuni mostrano reticolati piuttosto rozzi.
Ma ciò non spiega perché siano così numerosi nell’ Età Tolemaica e rari nei periodi precedenti.
I soggetti sono limitati e ripetitivi, potrebbero trattarsi, forse, di oggetti votivi da presentare a un santuario, ipotesi supportata dalle iscrizioni su alcune opere.
Fonte
Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon
Provenienza incerta Argento con doratura Altezza 24, 5 cm Brooklyn Museum of Art, New York
I lineamenti idealizzati di questa figura, la parrucca ripartita con le lunghe masse frontali di capelli ( di cui una sola visibile), le forme generose e il seno abbondante ne indicano chiaramente l’appartenenza all’Età Tolemaica.
Il copricapo è danneggiato, ma aveva sicuramente forma di avvoltoio, quindi caratteristico di regine o dee.
La figura Indossa un abito senza maniche con bretelle, una collana, bracciali.
L’aspetto più interessante dell’abbigliamento è l’avvoltoio che con le ali aperte le avvolge la parte inferiore del corpo : le penne e la coda sono visibili sulla coscia.
La figura è i rilievo, con dettagli incisi, le gambe sono andate parzialmente perdute.
Fonte: Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon
a nord-ovest e a breve distanza dalla casa dell’Omdeh[7]
Biografia
Piay, Prete purificatore a Karnak, nel tempio di Amon, fu suo padre; Wiay fu sua madre e Mutemwia, Cantatrice di Amon, fu sua moglie[8]. Quanto al nome del titolare, delle 95 volte in cui esso è riportato all’interno della TT178, solo 19 volte è indicato come Neferronpet, mentre 95 volte è indicato come Kenro. Di queste ricorrenze, i due nomi affiancati ricorrono invece 7 volte come “Neferronpet detto Kenro” e 4 volte, al contrario, come “Kenro detto Neferronpet”; l’ipotesi più accreditata ritiene perciò che il nome fosse originariamente Kenro e che, essendo di origine straniera, il titolare, considerata anche l’alta carica rivestita, fosse stato rinominato Neferronpet (letteralmente “Buon-Anno”) alla Corte faraonica[9][10].
La tomba
L’ingresso della TT178. Fonte: osirisnet.net
L’ingresso di TT178, alla base di una scalinata, si apre in un cortile da cui è possibile accedere anche alle TT296 e TT365. Un breve corridoio (1 in planimetria[11]) sulle cui pareti sono riportati cartigli di Ramses II nonché rappresentazioni di Osiride e il defunto e la moglie in atto di adorazione di inni a Ra-Horakhti, immette in una camera quasi quadrata.
Il corridoio d’entrata. Fonte: osirisnet.net
Sulle pareti: quattordici scene (2-3-4) con brani tratti dal Libro delle Porte, il defunto e la moglie in adorazione di divinità e in atto di bruciare offerte dinanzi ad Anubi, scene di psicostasia con Horus e Thot che recano l’esito della pesatura a Osiride, Iside e Nephtys, il defunto e la moglie offrono libagioni ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari.
Neferronpet offre libagioni ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari. Fonte: osirisnet.net
Neferronpet e la moglie davanti a uno dei portali. Fonte: osirisnet.net
Su altre pareti (5-6-7), su due registri sovrapposti e sei scene, il defunto in adorazione dinanzi a una porta con fiori, uomini che adorano un pilastro Djed, personificato, che sorregge il disco solare dotato di mani; poco oltre il defunto e la moglie adorano Maat e Thot, Atum e Sekhmet, Ptah e Iside, Ra-Horakhti; seguono scene della processione funeraria con il trasporto del sarcofago, accompagnato da prefiche e dolenti, e di tavole per banchetto e cerimonie sulla mummia. Sul soffitto i titoli del defunto.
La psicostasia davanti a Osiride. Fonte: osirisnet.net
Un breve corridoio presenta sulle pareti (8) il defunto e la moglie in adorazione di Osiride e Iside, su un lato, e Ra-Horakhti e Maat, sull’altro; sul soffitto l’uccello ba. Una camera rettangolare presenta, sulle pareti: su due registri e otto scene (9-10) il defunto in adorazione di un dio mummiforme, il defunto e la moglie in adorazione di Tueris e di Hathor in veste di vacca sacra.
Il defunto gioca a senet mentre un arpista intrattiene lui e la moglie.Fonte: osirisnet.net
Su altre pareti (11-12) il defunto e la moglie offrono libagioni ad un pilastro Djed personificato con Anubi, Thot e Upuaut, Sokar-Osiride rappresentato come falco; in una scena il defunto, indicato come Kenro, sorveglia il lavoro di realizzatori di perline, scultori e cuochi; la Casa dell’Oro di Amon con il controllo del peso dell’oro registrato da scribi e uomini che immagazzinano provviste. Sul fondo una nicchia (13) ospita quattro statue: il defunto e la moglie, un tale [Ni]ay, prete wab[12]di Amon e un altro personaggio del cui nome resta solo il geroglifico per “y” [13][14].
La scena delle offerte meglio conservata. Fonte: osirisnet.net
La tomba si sviluppa anche con un appartamento sotterraneo cui si accede per il tramite di un pozzo profondo circa 5 m che si trova nell’angolo sud-est della camera rettangolare più interna (in linea tratteggiata grigia o rossa in planimetria); si ritiene tuttavia, per dettagli stilistici dello scavo, che solo i locali I[15] e II[16] (in rosso in planimetria) siano coevi della TT178 e facessero parte dell’appartamento funerario di Neferronpet e Mutemwia[17]; le restanti sale (da III a IX in colore grigio in planimetria[18]) vennero probabilmente scavate successivamente, forse per ospitare altri rappresentanti della famiglia. Il ritrovamento di frammenti di una cassa e di un ushabti con il nome di Piay, e di un frammento del sarcofago con il nome di Mutemwia hanno dato certezza di una loro effettiva sepoltura nei primi due locali[19].
La processione funebre e il trasporto del sarcofago. Fonte: osirisnet.net
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
Hofmann 1995.
Porter e Moss 1927, pp. 283-285.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[10] Secondo altre interpretazioni, tuttavia ugualmente attestanti una provenienza straniera, Kenro potrebbe essere stata la variante sillabica del nome cananita Ken-El in cui il termine finale El, ovvero dio, costituirebbe la parte teofora del nome; a suffragio di tale interpretazione si porta la recente scoperta, a cura dell’egittologo francese Alain-Pierre Zivie (1947, vivente), della tomba del cosiddetto “visir dimenticato” Aper-El nell’area di Saqqara.
[11] La numerazione dei locali e delle pareti (in rosso) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.
[12] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[13] Recenti studi, specie di Kenneth Kitchen, su un testo geroglifico consentirebbero di ipotizzare che il nome del personaggio possa essere [Pi]ay e potrebbe trattarsi del padre di Neferronpet/Kenro; il personaggio femminile, potrebbe invece essere identificabile in [Wia]y che potrebbe, in tal caso, essere la madre del defunto.
III: altezza 1,40 m x larghezza 2,50 x profondità 2,50;
IV: 1, 50 x 2,50 x 1,60; * V: di forma irregolare, con una lunghezza approssimativa di circa 3,70 m, presenta una parte del pavimento più incassata forse per ospitare un sarcofago;
VI: altezza 1,50 x 2,50 x 2,50, ad un livello più alto della VII;
VII: segue, a nord-est della V, la VII alta 1 m, larga altrettanto e che si sviluppa verso est per circa 2,90 m;
Prete lettore;Scriba della verità nel Ramesseum nei possedimenti di Amon
El-Khokha
XIX dinastia (Ramses II ?)
accesso alla TT176; circa 80 m a ovest della casa dell’Omdeh[5]
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile il nome del padre, Nebkhed, Scriba del divino sigillo nei possedimenti di Amon[6].
La tomba
TT177, cui si accede da un piccolo cortile, è costituita da un corridoio che immette in una sala trasversale; la parete nord venne sfondata, danneggiando irrimediabilmente i dipinti parietali, nel XIX secolo dalla popolazione locale per adibire TT177 e la adiacente TT176[7] ad abitazione o stalla[8][9].
Il soffitto della T177. Fonte: Osirisnet.net
Il Service des Antiquités, considerando il danno ormai già fatto, non ritenne necessario proseguire nella ricerca e scavo dell’ingresso originario di TT176 facendo della TT177, di fatto, una sorta di anticamera della prima. Dato il posizionamento al fondo di un pozzo i dipinti sono pesantemente danneggiati specie in occasione delle violente piogge che si abbattono sull’area talché, mentre le pareti sono danneggiate dalle inondazioni, i soffitti sono meglio conservati[10].
Alla TT177, la cui decorazione non venne ultimata, (e conseguentemente alla TT176[11]) si accede per il tramite di un corridoio sulle cui pareti (1/rosso in planimetria) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione; segue una sala trasversale in cui sono rappresentati (2) la dea Maat alata, (3) il defunto e la moglie in adorazione delle dea Meretseger e (4) l’abbozzo di un uomo, probabilmente ad un banchetto.
Amenemopet in adorazione di Meretseger. Fonte: osirisnet.net
Un breve corridoio, sulle cui pareti (5) sono rappresentati Osiride e altre divinità, immette in una camera quadrata. Sul soffitto i titoli del defunto e del padre[12]. Benché danneggiata, la parete in cui si apre l’accesso alla TT176 recava una doppia scena del defunto dinanzi a Osiride e a un’altra divinità[12]
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
Calcoen 20144.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
[7] In planimetria i riferimenti alle due tombe sono differenziati in diverso colore, rosso per la TT177 e nero per la TT176.
[8] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri.
Provenienza incerta (Alessandria) Grovacca Altezza 24,5 cm British Museum, Londra
Testa di giovane uomo.
Dal punto di vista artistico l’età Tolemaica fu molto feconda.
Sculture di puro stile egizio venivano realizzate accanto ad altri di tradizione greca.
Molte statue egizie erano idealizzate, altre invece naturalistica.
L’opinione prevalente è che le statue più realistiche non fossero veri ritratti di individui, ma rappresentazione di “tipi”.
Sicuramente ciò vale per le statue create precedentemente, durante l”epoca faraonica, ma la diversità delle fisionomia della statuaria naturalistica tolemaica è tale da mettere in dubbio questa ipotesi.
.È appurato l’esistenza di un’intenzione fra le sculture in stile egizio e quelle in stile ellenistico, e alcune presentano una commissione di stili.
Il viso dai tratti femminili del giovane potrebbe appartenere a entrambi gli stili, o essere una sintesi di entrambi.
Il contrasto fra il viso levigato e i capelli si riscontra in molte statue egizie.
Fonte
Egitto 4000 anni di arte – Jaromur Malek – Edizioni Phaidon
Epoca Tolemaica – Romana Altezza 42 cm Assiut Museo Egizio di Torino S. 11059
Maschera funeraria Cartonnage
L’imbalsamazione fu praticata in Egitto fino alla tarda epoca imperiale romana.
Le mummie di questo periodo mostrano una particolare cura nella fasciatura e presentano maschere funebri in cartonnage o veri e propri ritratti su tavola di legno, posizionati in corrispondenza del volto ( noti come “ritratto del Fayyum, che vi descriverò prossimamente).
Fonte e fotografia
Museo Egizio di Torino – Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino – Franco Cosimo Panini Editore
Napoleone parla ai “sapienti” sul ponte della Orient in viaggio per Alessandria, il momento tradizionalmente considerato come la genesi dell’Institut d’Égypte
Nel 1798 la popolarità di Napoleone in Francia è immensa. Forse troppo.
La Campagna d’Italia è appena terminata con il suo clamoroso successo, ed il Direttorio rivoluzionario vede (giustamente!) con sospetto quel giovane generale che viene dalla Corsica. Decide allora di prendere due piccioni con una fava e bloccare la via terrestre per le Indie all’eterno nemico inglese conquistando l’Egitto e togliere dal territorio francese il piccolo generale.
Il Porto di Alessandria nel 18° secolo
Nel maggio 1798, Napoleone si imbarca quindi da Tolone con 54,000 soldati su 400 navi alla volta di Alessandria. Già che c’è, nel mezzo invade e conquista Malta, da sempre approdo strategico nel Mediterraneo per le navi inglesi. Il 1° luglio sbarca con la nave ammiraglia Orient ad Alessandria e, incredibilmente, marcia sul Cairo a piedi nel deserto invece di risalire il Nilo; a completare l’opera i soldati francesi hanno le uniformi in lana e patiranno le pene dell’inferno.
Lo sbarco della flotta francese ad Alessandria, sbarco non privo di incidenti compreso l’affondamento della Patriote (Museo della Rivoluzione Francese).
Nonostante tutto, il 21 luglio l’organizzazione e la strategia di Napoleone disintegrano l’esercito dei Mamelucchi sulla piana di Giza (dopo il famoso monito: “Soldati! Dall’alto delle Piramidi quaranta secoli vi guardano!”), ma Nelson a sua volta tra il 1° ed il 2 agosto disintegra la flotta francese ad Abukir e sancisce la fine delle velleità militari francesi in Egitto. Dopo aver tentato la conquista della Palestina ed essersi scontrato con l’esercito turco, Napoleone riparte per la Francia, ma lascia in Egitto un altro piccolo “esercito”.
Napoleone davanti alla Sfinge. Olio su tela di Jean Leon Jerome (1886)
La battaglia delle Piramidi, dipinto di Louis-François Lejeune
Quando è partito per la sua spedizione in Egitto, oltre alla strategia militare Napoleone aveva infatti in testa un secondo obiettivo: creare un’istituzione scientifica in Egitto simile all’Institut de France da poco creato in patria e di cui faceva parte non per motivi “politici” (o almeno, non solo per quello…), ma come matematico. Sulle navi che hanno fatto vela per il Nilo, c’era quindi posto per più di 150 scienziati “capitanati” da Gaspard Monge, direttore del Politecnico (École Polytechnique) di Parigi. Tra i più illustri Fourier (matematico e fisico maledetto da generazioni di studenti), Berthollet (chimico), Dolomieu (geologo a cui dobbiamo il nome delle Dolomiti), Conté (pittore, chimico e fisico a cui dobbiamo l’invenzione della matita odierna) e un disegnatore, Dominique Vivant Denon, che conosceremo meglio in seguito.
Gaspard Monge ritratto da André Dutertre all’epoca della spedizione in Egitto
Napoleone ha infatti chiesto a Monge due obiettivi: poter costruire strade ed infrastrutture in Egitto, oltre al materiale bellico richiesto per l’invasione, e scoprire un mondo che era allora ampiamente sconosciuto sotto tutti i punti di vista.
In poco più di due mesi, Monge ha messo insieme una squadra che spazia dalla matematica alla zoologia, dalla medicina all’ingegneria, compresi musicisti, astronomi, scultori ed una schiera di tipografi per eternare le loro scoperte. Da notare che, visto il carattere militare della spedizione, sia la destinazione che la durata della missione rimasero segreti fino a quando non furono tutti imbarcati. Dell’organizzazione si occupa il generale Caffarelli, di origine italiane, che aveva perso una gamba in battaglia tre anni prima.
Solo dopo aver salpato da Tolone il 17 maggio 1798 in un momento immortalato da un autore sconosciuto, Napoleone parla agli scienziati più eminenti, che viaggiano a bordo della nave ammiraglia Orient e svela la destinazione ed il loro ruolo nell’impresa.
Anche le “truppe” scientifiche sbarcano ad Alessandria il 1° luglio, non senza intoppi: la Patriote si incaglia ed affonda nel porto con il suo carico di attrezzature scientifiche, di cui si riesce a recuperarne una parte. Poi si separano: le truppe marciano verso la battaglia delle piramidi, mentre gli scienziati si dividono tra Alessandria e Rosetta, dove avverrà una delle scoperte più importanti della missione.
Nonostante l’esito infausto della campagna d’Egitto, il 22 agosto 1798 Napoleone decreta la nascita dell’Institut d’Égypte “per il progresso e la propagazione dell’Illuminismo in Egitto”. Durerà solo fino al 1801, ma l’impatto culturale fu enorme.
La prima riunione dell’Institut d’Égypte, il 23 agosto 1798 al Cairo. Si distinguono, fra gli altri, Napoleone, Conté (con la benda sull’occhio), il generale Caffarelli (con la gamba di legno), Dolomieu (il più alto)
Monge ne è il presidente, Napoleone stesso il vicepresidente. L’Institut è diviso in 4 sezioni: matematica, fisica (storia naturale e medicina), economia politica e letteratura ed arte. Ogni sezione ha 12 membri e sarà indipendente, convergendo poi nella descrizione delle loro attività con la “Description de l’Egypte”, in cui verrà immortalata anche la loro prima riunione al Cairo.
La nostra storia, in pratica, comincia qui. Un gruppo di studiosi alla riscoperta di un mondo perduto.
Riferimenti:
· Reybaud, Louis, 1799-1879. Histoire scientifique et militaire de l’expédition française en Égypte. Paris: A.J. Dénain, Librarire-éditeur, 1830-1836
· Description de l’Égypte; ou, Recueil des observations et des recherches qui ont été faites en Egypte pendant l’expédition de l’armée francais. Paris: De L’Imprimerie impériale, 1809-1828
· Denon, Dominique Vivant, 1747-1825. Voyage dans la Basse et la Haute Égypte, pendant les campagnes du général Bonaparte. Paris: De l’Imprimerie de P. Didot l’aîné, 1802
· Institut d’Égypte, Cairo, Mémoires sur l’Égypte: publiés pendant les campagnes du Général Bonaparte, dans les années VI et VII [-IX]. Tome premier [-quatrieme]. Paris 1800-1803
· Andrews, Carol AR. The Rosetta Stone. London: British Museum Publications, 1981.
· Beaucour, Fernand, Laissus, Yves, and Orgogozo, Chantal. The Discovery of Egypt: Artists, Travellers and Scientists. Paris: Flammarion, 1990.
· Burleigh, Nina, and Cassandra Campbell. Mirage: Napoleon’s scientists and the unveiling of Egypt. New York: Harper, 2007.