Necropoli tebane

TT184 – TOMBA DI NEFERMENU

Nefermenu in geroglific
Planimetria schematica della tomba TT184[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NefermenuSindaco della Città del Sud (Tebe) e Scriba realeEl-KhokhaXIX dinastiaversante est; sopra la TT48

Biografia

La posizione delle TT184 e TT185, “coperte dall’abitazione Bet Boghdady. Fonte: https://tt184en.blogspot.com/

Nessuna notizia era ricavabile, almeno fino al 1970[5]. Una missione ungherese, nel 1995, ha individuato il nome della moglie in Mery, Cantatrice di Amon. La stessa missione sta ancora procedendo allo studio della TT184[6].

La tomba

TT184 si sviluppa con planimetria ad angolo retto: da un’anticamera, infatti, si diparte un ramo a 90 gradi rispetto alla medesima. Nell’anticamera: il nome del defunto (1 in planimetria[7]) e un uomo che porta una statuetta sul capo; poco oltre (2), su tre registri sovrapposti, scene e testi dal Libro delle Porte, una donna seduta e preti che officiano offrendo libagioni al defunto e alla moglie (di cui non viene indicato il nome).

Sala trasversale, registro inferiore. Da: Fábián, Z. “Theban Tomb 184 (Nefermenu) and the upper section of the south slope of El-Khokha hillock—2005.” Acta Archaeologica 58.1 (2007): 1-42.

Sulla parete opposta (3) brani del Libro delle Porte, il defunto che adora una divinità e portatori di offerte dinanzi al defunto e alla moglie; in una nicchia (4) una statua.

La statua di Nefermenu

Un corridoio ad angolo retto, sulle cui pareti (5) sono riportati due uomini seduti, immette in un’altra sala sulle cui pareti (6–7) il defunto è rivolto verso l’accesso al locale. Poco oltre (8) la moglie rivolta verso il marito della scena precedente e i due in atto di offertorio, seguono (9) brani del Libro delle Porte, il defunto con Thot e Onnefer, scene di psicostasia con Horus che sottopone il risultato a Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger). Sulla parete opposta (10) trascrizione di litanie e un uomo in adorazione della barca di Sokar e Mert, un altro uomo con l’immagine di Maat mentre Horud si intrattiene a colloquio con Osiride. Sul fondo, in una nicchia (12), una stele oggi illeggibile[8].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 206.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 32
  5. Porter e Moss 1927,  p. 290.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
  7. Gardiner e Weigall 1913, p. 33

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 289, confermata in edizione del 1970.

[6]      Sito missione archeologica ungherese: TT184, su tt184en.blogspot.it.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 290-291.

Kemet Djedu

UN CARTIGLIO IN FAIENCE

Il Ministro del Turismo e delle Antichità ci parla degli scavi fatti sul sito di Tel Habwa ubicato nel Sinai settentrionale.

Nella relazione narra anche di un certo numero di importanti edifici che sono stati repertati in tre strati consecutivi, tutti risalenti alla XXVI dinastia. Il Ministro descrive anche i depositi di fondazione appartenenti a uno di questi edifici (l’ultimo strato archeologico presente sul sito) e mostra un piccolo manufatto in faience che reca l’iscrizione di un cartiglio.

Proviamo a farne l’analisi filologica. Come consueto ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a chi non li ha studiati.

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

MIETITURA DEL LINO

Bassorilievo in pietra calcarea

Mietitura del lino, nella tomba di Petosiri, sommo sacerdote del dio Thot a Tina El-Gebel.

I templi tolomaici conservarono quasi per intero la struttura faraonica, forse perché esistevano santuari specifici per le divinità e quindi non era necessario unire le due religioni.

Lo stesso vale per le tombe, almeno nel periodo tolemaico, però con alcune eccezioni, fra cui la tomba di Petosiri a Tina el-Gabel

Si tratta di una tomba familiare con sovrastrutture che ricorda un tempio, e la decorazione a rilievo presenta una mescolanza di stili egizi ed ellenistici.

Le scene in stile ellenistico si trovano sopratutto nella parte esterna della sovrastruttura e riproducono temi legati all’agricoltura, all’allenamento e al lavoro artigianale, ma anche un sacrificio secondo le modalità della religione greca.

Lo stile egizio è preminente all’interno, dove prevalgono i temi funerari e religiosi.

Le figure si attengono alle convenzioni rappresentative egizie, come dimostra la disposizione della spalla e dell’avambraccio destri dell’uomo che lega il lino, altre sono invece puramente ellenistiche, come le persone ritratte in visione frontale e di tre quarti.

Le convenzioni artistiche egizie non vennero modificate per creare qualcosa di nuovo e si preferì piuttosto utilizzare entrambi gli stili.

Fonte

Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

PRIGIONIERI IN CATENE

Provenienza sconosciuta
Cartonnage, Altezza 30 cm
Museo Egizio di Torino

Prigionieri in catene all’estremità di un sarcofago

La coppia di prigionieri con le braccia legate si trova sul lato esterno di un sarcofago in corrispondenza dei piedi.

Il cartonnage, un materiale simile alla cartapesta che consiste fondamentalmente di papiro, lino e stucco ( pietra calcarea macinata e mescolata a un collante), fu utilizzato sopratutto per sarcofagi antropomorfi durante il I millennio a. C.

Questo era il sarcofago di una persona comune, ma la scena si ispira al concetto tradizionale dei nemici “sotto i sandali del faraone”, cioè soggiogati, umiliati e calpestati.

Le due figure raffigurano due tipi razziali: un asiatico e un nubiano, le figure sono dipinte all’interno della sagoma di un paio di sandali, i piedi del defunto.

Durante l’età Tolemaica e Romana il concetto venne riadattato per renderlo valido anche per le persone comuni.

L’interpretazione più plausibile è che l’immagine fosse legata al concetto del trionfo sui nemici che il dio solare riportava durante il suo viaggio nell’oltretomba, per poter risorgere al mattino.

Anche le persone comuni desideravano prendere parte al ciclo solare, per assicurarsi la rinascita nella vita ultra terrena.

Fonte: Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon

Foto: Museo Egizio di Torino

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

STATUA DI HOR

Probabilmente da Sa el-Hagar (Sais)
Granito, Altezza 113 cm
Agyptisches Museum, Berlino.

Hor, comandante in capo del Basso Egitto,

Si conosce l’identità del personaggio grazie all’iscrizione sul pilastro dorsale.

Le caratteristiche della scultura consentono di datarla all’ Età Tolemaica, o poco più tardi, ma non è noto il periodo in cui Hor sia vissuto.

Due caratteristiche distinguono la statua da quelle più tradizionali : i capelli corti e l’abbigliamento, la tunica a scollo a V e l’ampia toga.

Il viso è riprodotto realisticamente, la fronte corrugata, le guance e la bocca segnate dalle rughe.

Il viso si iscrive perfettamente alla corrente naturalistica della scultura Tolemaica.

Fonte

Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaido

Necropoli tebane

TT183 – TOMBA DI NEBSUMENU

Planimetria schematica della tomba TT183[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NebsumenuCapo degli Amministratori, Amministratore nella Casa di Ramses IIEl-KhokhaXIX dinastia  (Ramses II ?)versante est; a sud della TT48 e a nord della TT32

Biografia

Paser, Sindaco della Città del Sud (Tebe, fu suo padre, Tuia sua madre; Bekmut fu sua moglie. Hunefer fu suo fratello, anch’egli Sindaco della Città del Sud e Amministratore nel tempio di Amenhotep I, marito di Inihy e probabile titolare della TT385[5]. Altro fratello, pure citato nelle rappresentazioni parietali, è Paheripezet[6].

La tomba

L’interno della TT183, Da: Kampp, F. (1996): Die Thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII. bis zur XX. Dynastie. Verlag Philipp Von Zabern. Mainz y Rhein

TT183 si sviluppa con planimetria a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; l’accesso avviene da un cortile in cui sono rappresentati (1 in planimetria[7]) un re (non identificato), Henefer (2), il defunto purificato da preti (3), quattro statue del defunto (4-5-6-7). Un corridoio, sulle cui pareti (8) sono rappresentati il defunto e il padre dinanzi a Ra-Horakhti e Maat, sulla sinistra, e il defunto e Honefer dinanzi a Osiride e Iside, sulla destra, immette in una sala trasversale. Sulle pareti: scene molto danneggiate di rituali (9) e sul lato corto occidentale (10), anche queste molto danneggiate, stele con doppia scena del defunto che, sotto un inno a Osiride (?), adora il simbolo di Nefertum (?) con testi che riguardano il padre e Honefer e un pilastro Djed innalzato dal defunto.

Scene agricole della TT183. Da: The Ramesside Period in Egypt: Studies into Cultural and Historical Processes of the 19th and 20th Dynasties. Edited by Sabine Kubisch and Ute Rummel. Sonderschrift des Deutsches Archäologischen Instituts Abteilung Kairo (SDAIK) 41, 2018

Poco oltre (11) scene rituali e su tre registri sovrapposti (14) riti sulla mummia, brani dal Libro delle Porte e il defunto che offre al fratello Honefer e a sua moglie; sul lato corto orientale (13), su una stele, il defunto adora Osiride; seguono (12) scene di riti sulla mummia, brani e scene dal Libro delle Porte e il defunto, con il fratello Paheripezet e la madre, seduti con altri parenti.

Un corridoio, preceduto da statue del defunto e sulle cui pareti (15) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione con testi danneggiati, immette in una sala perpendicolare alla precedente.

Sulle pareti: il defunto (16) rivolto verso l’ingresso; (17) sei scene del Libro delle Porte, il defunto e la moglie ricevono offertorio da preti; poco oltre, scene di psicostasia con Thot e Maat che trascrivono i risultati della pesatura in presenza del mostro Ammit; il defunto presentato a Osiride da Thot e, successivamente Horus che lo presenta a Osiride, Iside e Nephtys. Sulla parete opposta (18), in due scene su due registri sovrapposti, la processione funeraria con la madre del defunto e altre donne della famiglia, il sarcofago trainato e la mummia posta su una barca; Horusche presenta il defunto a Osiride, Iside e Nephtys.

Mattone con iscrizione dalla TT183
(“l’Osiride, amministratore Nebsumenu, giustificato in Tebe”)

Un secondo corridoio, sulle pareti del quale (19) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione, seguiti dal ba, dà accesso ad una seconda sala in prosecuzione della precedente sulle cui pareti: su due registri (20) due scene dal Libro delle Porte con il defunto che offre libagioni a Thot e Maat e scene di offertorio; sulla parete opposta (21) su due registri, il defunto dinanzi a Osiride e il defunto che offre libagioni alla dea dell’Occidente (Mertseger). Sul fondo, in una nicchia (22) dipinti di Osiride e di un’altra divinità[8].

 

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 32
  4. Porter e Moss 1927,  p. 279.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 33


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Hunefer, titolare della TT385 reca infatti il titolo di Sindaco della Città del Sud, e quello di Supervisore ai granai delle offerte divine di Amon.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 289.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 289-290.

Necropoli tebane

TT182 – TOMBA DI AMENEMHAT

Planimetria schematica della tomba TT182[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemhatScriba del ..?..El-KhokhaXVIII dinastia  (Thutmosi III ?)a circa 50 m dalla casa dell’Omdeh[5]

Biografia

Unica notizia ricavabile, il nome della moglie del titolare: Sit-Dhout[6].

La tomba

L’ingresso della TT182. Foto Alexander Ilin-Tomich

Un’unica sala sulle cui pareti sono ancora visibili, su due registri, il defunto e la moglie che ricevono collane da una fanciulla in presenza di ospiti e musici (arpista e suonatore di nacchere); portatori di offerte con buoi, vitelli, uccelli e pesci[7].

La scena sopravvissuta della TT182 con gli omaggi al defunto e alla moglie. Foto Alexander Ilin-Tomich

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 32
  4. Porter e Moss 1927,  p. 279.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 33

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.

[6]      Porter e Moss 1927, p. 278.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 286.

Necropoli tebane

TT181 – TOMBA DI IPUKI E NEBAMON

(nota anche come “Tomba degli scultori”)

Planimetria schematica della tomba TT181[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia (?)

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Ipuki e NebamonNebamon: Capo degli Scultori del Signore delle Due Terre; Ipuki: Scultore del Signore delle Due TerreEl-KhokhaXVIII dinastia(?)versante sud-est della collina, in basso; a nord-ovest della casa dell’Omdeh[5]

Biografia

Pur trattandosi, di fatto, di scultori e, quindi, di artigiani per l’epoca, dovettero occupare un posto di prestigio nella gerarchia di Corte tanto da meritare la sepoltura nei pressi di Deir el-Bahari. Gli studiosi si sono posti il quesito del perché i due abbiano condiviso una stessa sepoltura giacché una tale usanza non era usuale e deve perciò ritenersi del tutto eccezionale[6]; che non esistesse rapporto di parentela tra i due è dimostrato dalla presenza, sulle pareti, dei relativi genitori. Unico legame apparente la presenza di Henutnefert che alcuni[7] ipotizzano essere stata la moglie prima di Ipuki e poi di Nebamon[8] [9]

Nebamon

Nebamon, frammento della TT181 ora al Louvre. Fonte: osirisnet.net

I genitori di Nebamon furono Neferhet, a sua volta Scultore del Luogo della Verità[10] e Thepu. Nebamon nella sepoltura annovera i titoli di:

  • figlio del kep[11];
  • Supervisore del Luogo […] non è specificato di quale luogo si tratti;
  • Supervisore del dipartimento segreto di Herihermeru[12];
  • Capo degli scultori del Signore delle Due Terre[13];
  • Capo scultore del Sacro luogo;
  • Supervisore dei bilanci del re nel Sacro Luogo.
Thepu, la moglie di Nebamon. Fonte: osirisnet.net

Ipuki

I genitori di Ipuki furono Senennuter che, come Nebamon, ricopriva l’incarico di Supervisore del dipartimento segreto di Herihermeru, e Netermosi. Titoli di cui si fregiava Ipuki erano:

  • Supervisore (ma non è specificato l’ambito o di quale attività);
  • Supervisore del Sacro Luogo;
  • Supervisore del bilancio del Signore delle Due Terre;
  • Capo scultore del Sacro luogo.

Henutneferet

Fu sicuramente la moglie di Ipuki, meno chiaro il legame con Nebamon[14] del quale potrebbe essere stata sorella, o cognata, o vera e propria moglie[15] [16]. L’ipotesi più accreditata[17] è che, qualunque fosse il rapporto tra i tre, Ipuki, Nebamon e Henutneferet, sia stata quest’ultima a predisporre le sepolture, anche in tempi diversi, e a decidere per la unificazione della tomba dei due uomini.

Hetutneferet, moglie di Ipuki. Fonte: osirisnet.net

La tomba

Nel 1889 Gaston Maspero autorizzò padre Jean Vincent Scheill[18] a riprodurre un “sommario delle scene” contenute nella TT181 da cui Georges Legrain ricavò tavole a colori dei dipinti e rilievi all’epoca ancora ben leggibili. Successivamente, nel 1910-1911, Norman de Garis Davies ritrovò la tomba, la cui ubicazione era nel frattempo andata perduta, e a sua volta eseguì rilievi e copie delle pitture parietali[19] non lesinando critiche agli esploratori precedenti per i danni nel frattempo intervenuti e per la conseguente perdita di molte, importanti, informazioni.

A suo tempo, i lavori della tomba, che è perciò incompleta, vennero improvvisamente interrotti; non si tratta di un caso isolato, ma in questo caso si ritiene che la causa principale sia dovuta al passaggio di regno tra Amenhotep III e suo figlio Amenhotep IV/Akhenaton, e al conseguente trasferimento ad Akhetaton, ovvero lontano da Tebe, degli artigiani e degli artisti che avrebbero dovuto provvedere alla realizzazione delel tombe reali della nuova capitale voluta da Akhenaton. TT181, inoltre, è stata nei millenni una delle tombe più saccheggiate dell’area e le sue condizioni sono certamente pietose.

Un esempio del saccheggio dei rilievi anche in tempi moderni, con il confronto tra foto del 1919 ed il 1980. Fonte: osirisnet.net

TT181, davanti alla quale si apre un piccolo cortile quasi quadrato cui si accedeva mediante una rampa fiancheggiata da due scale, venne scavata sul versante della collina in roccia davvero povera; planimetricamente si presenta a “T” rovesciata, come tipico delle sepolture del periodo; si tratta, nel complesso, di una tomba molto piccola[20] assolutamente non rifinita tanto che le pareti non vennero lisciate e ognuna presenta una diversa inclinazione.

L’ingresso della TT181. Fonte: osirisnet.net

Vennero coperte da uno spesso strato di fango e paglia rivestito di calce e non, come era solito, di stucco; le pitture vennero applicate direttamente su tale strato. La decorazione è del tutto simile a quelle di altre tombe (TT52, TT38, TT139, TT75 TT120 ed altre)[21]; precedentemente ai danni del tempo e delle inondazioni, inoltre, la decorazione dovette sottostare alla iconoclastia del periodo atoniano con cancellazione dei nomi non solo di Amon, ma anche della dea Mut, e la soppressione del plurale della parola “dio”.

Come detto, TT181 è costituita da un corridoio che immette in una sala trasversale, non ortogonale al corridoio di accesso; un secondo corridoio adduce ad una sala perpendicolare alla prima in cui si apre, sulla parete ovest, una sala di forma irregolare. Nel corridoio di accesso Ipuki (?) e la moglie lasciano la tomba e inni sacri; uomini che recano cibi e, sulla parete opposta, Ipuki con accompagnatori che rientra nella tomba dal tempio mentre preti offrono libagioni alla sua persona.

Ricostruzione della scena di libaglioni da parte di Nebamon e Thepu. Fonte: osirisnet.net

Nella sala trasversale, Nebamon e la madre offrono incenso e altre offerte; cantanti ciechi che intonano un inno ad Amon e portatori di offerte. Poco oltre la moglie di Nebamon (?) in offertorio dinanzi al marito, alla madre e a una piccola fanciulla; su tre registri sovrapposti scene di banchetto, parenti dinanzi a Ipuki e sua moglie in presenza di un prete wab[22]. Su quattro registri, la processione funeraria con il trasporto di suppellettili funebri, scatole e cibi, nonché barche con dolenti; poco oltre resti di scene della processione funeraria con portatori di offerte o dolenti verso la dea dell’Occidente (Mertseger); Nebamon e Ipuki dinanzi a Osiride e Iside; servitori con ceste di cibo, prefiche e preti che officiano dinanzi alla mummie con mazzi di fiori.

Prefiche piangenti nella TT181. Fonte: osirisnet.net

In due scene, Nebamon adora Amenhotep I e la regina Ahmose Nefertari, mentre Ipuki e la moglie adorano Hathor in veste di vacca sacra.

Ahmose-Nefertari, frammento della TT181 ora ad Hannover. Fonte: osirisnet.net

Il defunto (?) ispeziona i laboratori dei carpentieri, della pesatura dell’oro, degli orafi, dei gioiellieri, dei fabbri e dei vasai. Su altra parete, Ipuki adora Osiride e i Figli di Horo mentre recita la Confessione negativa; poco oltre Nebamon dinanzi ai suoi genitori e Ipuki dinanzi ai suoi mentre reca mazzi di fiori. Su due registri, molto danneggiati, un uomo in offertorio a Nebamon e alla madre e un figlio, con altri parenti, che offrono mazzi di fiori a Ipuki e sua moglie.

La pesatura dell’ro. Fonte: osirisnet.net
Nebamon controlla il lavoro degli orafi. Fonte: osirisnet.net

Nella sala perpendicolare alla precedente, scene non ultimate di banchetto con il defunto e la moglie (non è precisato se si tratti di Nebamon o Ipuki) seduti mentre una fanciulla offre loro cibi in presenza di un liutista cieco e un suonatore di nacchere[23].

La celebrazione dei riti funebri davanti ai due sarcofagi di Ipuki e Nebamon

La tomba prevede due distinti pozzi per accedere alla parte ipogea (forse uno per ciascun defunto): uno si apre in prossimità dell’ingresso, nel cortile (angolo nord-ovest), e l’altro in un annesso alla sala longitudinale. L’appartamento funebre sotterraneo è tuttavia unico e molto basso[24].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 286.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 286.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 31
  7. Davies 1925.
  8. Mekhitarian 1997.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.

[6]      Dorman 2003.

[7]      Davies 1925.

[8]      Altri ipotizzano invece che Henutnefert sia stata la moglie di Ipuki e la sorella di Nebamon, ma il termine egizio snt-f viene tradotto sia come “sorella” che come “moglie” e questo ingenera spesso impossibilità di qualificare il personaggio. Tale seconda ipotesi, pure presa in considerazione e scartata da Davies, è oggi, alla luce del contesto e delle traduzioni nel frattempo intervenute, quella più accreditata.

[9]      Polz 1990.

[10]     Set-Maat = “Luogo della Verità” (ma anche Djeseret-Iset) era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[11]     Il kep venne istituito presso la Corte da Thutmosi III ed era una sorta di accademia che riuniva i figli regali, con quelli dei funzionari di palazzo più stretti, con i figli dei re vassalli che venivano trattenuti alla Corte egizia, vuoi come ostaggi, per garantirsi la lealtà dei regali genitori, vuoi per educarli facendo aumentare, in quelli che sarebbero divenuti i re del domani, il sentimento di lealtà nei confronti della corte faraonica. In questo caso il titolo sta ad indicare comunque il figlio di un personaggio influente a Corte, o comunque meritevole dell’onore di essere educato alla stregua di un principe. E’ interessante notare che Ipuki non potrà vantare tale titolo con ciò stabilendo una sorta di gerarchia tra i due.

[12]     Si tratta forse di un titolo sacerdotale, ma non ne è nota la portata, né il luogo menzionato.

[13]     Letteralmente: portatore del cesello degli scultori.

[14]     Porter e Moss 1927,  p. 286.

[15]     Il termine hemet, che indicava sicuramente la moglie, cadde in disuso durante la XVIII dinastia venendo sostituito dal generico “senet” traducibile con “moglie”, ma anche con “sorella”.

[16]     Polz 1990.

[17]     Mekhitarian 1997.

[18]     Scheill 1891.

[19]     Davies 1925.

[20]     Dall’ingresso alla parete di fondo della stanza longitudinale non raggiunge gli 8 m, mentre la sala trasversale misura circa 4,80 m per poco più di 1 m di larghezza; entrambi i locali hanno un’altezza che varia da 1,60 a circa 2m.

[21]     Hartwig 2004.

[22]     I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[23]     Porter e Moss 1927,  pp. 286-289.

[24]     Kampp 1996.

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

STATUETTA DI ANUBI

Provenienza sconosciuta
Legno stuccato e dipinto con tracce di doratura.
Altezza 42 cm
Roemer-und Pelizaeus-Museum, Hildesheim

Anubi era una delle divinità più antiche legate alla necropoli e alla mummificazione, e si manifestava in forma di sciacallo o di uomo con la testa di sciacallo.

L’iconografia delle rappresentazioni semi-zoomorfe non differisce molto da quella di immagini di persone o di divinità con sembianze umane.

Si tratta di varianti dell’iconografia di un dio il cui significato religioso è identico a quello delle forme zoomorfe.

La testa di sciacallo sembra una maschera, unita al capo umano senza stacchi grazie ai lembi di una parrucca tripartita che scendono sul petto.

Nell’ Età Tolemaica le figure di Anubi, Iside e Nefti facevano parte del corredo funerario ; Anubi come responsabile dell’imbalsamazione del corpo, Iside e Nefti come prefiche.

Il motivo sulla base di questa statuetta rappresenta, forse, una serie di nicchie, “facciata di palazzo”, che compare spesso come decorazione delle sovrastrutture delle tombe, oltre a essere usato come zoccoli bei sepolcri.

Fonte

Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon

Età Tolemaica, Mai cosa simile fu fatta

STATUETTA DI ISIDE

Provenienza sconosciuta
Legno stuccato e dipinto, Altezza 60,5 cm
Museo del Louvre, Parigi

Nella mitologia egizia, Iside era la sposa di Osiride e la madre di Horus.

Statue lignee della dea sono state rinvenute, anche se raramente, in tombe dell’ Età Tolemaica.

Questa statuetta solleva le braccia in un gesto di cordoglio.

Gli egizi sapevano come rendere immediatamente identificabili figure che non possedevano segni distintivi.

Iside era semplicemente raffigurata come figura femminile, per individualizzarla l’artista utilizzò il geroglifico del suo nome come copricapo: una sedia, (set perché la forma egizia di Iside era simile a Eset, che aveva assonanza con la forma egizia, aset, del nome della dea).

Il fregio ornamentale sulla base della statua è formato dai geroglifici per vita, ankh, e dominio usa.

Fonte: Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon

Foto: Museo del Louvre, Parigi