Supervisore dei granai di Amon, Contabile del grano, iny[5]della Sposa del Dio
Dra Abu el-Naga
XVIII dinastia (Thutmosi III)
più in basso, non lontana a nord-ovest del deposito, nei pressi della casa di Sayya Ahmed
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile da un cono funerario, il nome della moglie: Suitnub[6].
Uno dei coni funerari relativi a Nebamon. Da: Betrò, Marilina. “Un cono funerario dall’area di MIDAN 05 a Dra Abu el-Naga e il problema della tomba perduta di Nebamon.” Egitto e Vicino Oriente (2010): 5-16.
La tomba
La facciata d’ingrsso della TT146. Da: Kampp, Friederike. Die thebanische Nekropole: zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII. bis zur XX. Dynastie. von Zabern, 1996.
La tomba non è accessibile[7]; è noto da vecchi disegni che sulla facciata era rappresentato un uomo che semina e alcuni maiali che calpestano il grano. Proviene probabilmente da questa sepoltura un frammento di stele con rappresentazione di ushabti, del defunto e della moglie[8].
La stele di Nebamon e la tavola in calcare con rappresentazione degli ushabti di Nebamon e della moglie dalla TT 146. Da: Betrò, Marilina. “Un cono funerario dall’area di MIDAN 05 a Dra Abu el-Naga e il problema della tomba perduta di Nebamon.” Egitto e Vicino Oriente (2010): 5-16.
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Gardiner e Weigall 1913, p. 28
^ Porter e Moss 1927, p. 258.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Titolo ricavabile dal Cono funerario, ma non noto o identificabile.
pochi metri a sud-ovest, e più in basso, della TT17
Biografia
Uniche notizie biografiche ricavabili sono il nome della moglie, Haotep, e del figlio, Paser[5].
La tomba
Planimetricamente TT145 si presenta come un’unica camera rettangolare, con andamento perpendicolare all’ingresso.
Sul fondo, angolo sud, si apre un accesso alla vicina TT17.
Sulle pareti, lato sud, il figlio Paser con una lista delle offerte dinanzi al defunto e alla madre sotto la cui sedia è rappresentata una scimmia nell’atto di mangiare una cipolla; in altro registro una tavola di cibarie e il figlio che offre mazzi di fiori al defunto e alla madre.
Nebamon e Haotep ricevono fiori dal figlio Paser (non inquadrato). A sinistra: lo schema di una scena adiacente, mai portata a termine. Da: Laboury, Dimitri. “Tracking ancient Egyptian artists, a problem of methodology. The case of the painters of private tombs in the Theban necropolis during the Eighteenth Dynasty” (2012).
Sulla parete opposta, su tre registri sovrapposti, dipinti non ultimati del defunto e della famiglia, con schizzi di un uomo che prepara la birra, una figlia (di cui non è indicato il nome) in offertorio ai genitori, nonché il censimento di cavalli, bestiame, scimmie, oche e maiali e la bastonatura di alcuni debitori. Sul fondo una nicchia con i resti di statue in argilla del defunto e della moglie[6].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Porter e Moss 1927, p. 255.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
E siamo così giunti anche all’ultimo faraone nero con il quale si chiuderà la XXV dinastia kushita.
Dopo un anno di coreggenza, alla morte di Taharqa, sul trono dell’Egitto e del regno di Kush sale il nipote Tanutamani (Tanutamon) il cui nome di Horo era Wah-merut. Manetone non ne fa cenno ma il suo nome compare negli annali assiri.
Iniziò bene il suo regno, trovandosi l’esercito assiro lontano dall’Egitto, Tanutamon tentò il colpaccio, armò il suo esercitò e discese il Nilo fino a Tebe che raggiunse in breve e venne accolto con tutti gli onori dal governatore Montuemhat e dalla “Divina Sposa di Amon” Shapenewpet II.
Le principali notizie della suo campagna militare che sono giunte fino a noi provengono dalla stele nota come “Stele del Sogno”, scoperta a Gebel Barkal, eretta dal sovrano stesso, (da non confondere con la più nota “Stele del Sogno” di Thutmasi IV). L’etiope narra che nel suo primo anno di regno vide in sogno due serpenti, uno a destra e l’altro a sinistra, e il sogno gli fu interpretato con queste parole:
<< L’Alto Egitto ti appartiene, prendi ora possesso del Basso Egitto. Le dee dell’Avvoltoio e dell’Ureo sono apparse sul tuo capo, e il paese ti è dato per quanto è largo e lungo, e nessuno lo dividerà con te >>.
Grazie all’appoggio dei tebani, Tanutamani marciò col suo esercito verso nord con l’intento di riconquistare il Basso Egitto, iniziò una battaglia contro i principi egizi rimasti fedeli al sovrano assiro che sconfisse presso Menfi dove cadde pure Necao I di Sais che secondo alcuni viene considerato il fondatore della XXVI dinastia. Nella sua Stele del Sogno, Tanutamani descrive nei particolari come i principi sconfitti, guidati da Peqrur di Per-Soped, gli resero omaggio sottomettendosi. Stranamente nell’elenco dei principi non viene fatto alcun cenno a Psammetico I di Atribi, figlio di Necao I. E’ interessante il fatto che la battaglia sia stata raccontata anche da parte assira su di un cilindro scritto in cuneiforme anche se ovviamente dal loro punto di vista.
Possiamo immaginare con quale contrasto vengano esposte le due versioni, in quella etiope il vincitore fu Tanutamani, in quella assira ovviamente fu invece Ashurbanipal. Tanutamani partì dunque per Napata
<<…….salì sul trono di Horo e avanzò dal luogo dove si trovava, come Horo aveva avanzato da Chemmi…….>>
dove giunse senza alcun problema. Qui fece celebrare una grande festa in onore di Amon-Ra al cui termine discese il Nilo e andò ad Elefantina a rendere omaggio al dio Khnum, da qui poi si recò a Tebe per onorare il dio Amon-Ra.
Tornato in Egitto Tanutamani si diresse subito verso Menfi, durante il tragitto il sovrano venne accolto ovunque con scene di giubilo, dopo aver preso Menfi e ringraziato con offerte Ptah e le altre divinità, ordinò che a Napata venisse costruito un grande portale in ringraziamento agli dei. Tanutamani scese ancora verso il Basso Egitto per combattere gli ultimi principi ribelli i quali però si ritirarono dentro le loro mura e non uscirono a combattere con lui. Anziché assediare le città, forse per scarsità di soldati, il sovrano tornò a Menfi, non passò molto tempo che i principi gli mandarono a dire, per bocca del principe di Pi-Sopd, che erano pronti a servirlo ed a diventare suoi vassalli.
Tanutamani riunì allora tutti i principi nel palazzo reale e qui li informò che la sua vittoria gli era stata promessa dal suo dio, l’Amon di Napata. Terminato il banchetto il principi tornarono alle loro città, e l’iscrizione termina qui bruscamente. Ma il trionfo non ebbe lunga durata, Ashurbanipal scese nuovamente in Egitto, dove il suo esercito sconfisse quello di Tanutamani, dopo di che riconquistò Menfi, scese fino a Tebe che saccheggiò e derubò del tesoro del tempio di Karnak. Procedette quindi a dividere tutto l’Egitto in piccoli territori che affidò a principi a lui fedeli. Nei testi cuneiformi non troviamo più citato il faraone etiope ed a quanto pare neppure il re assiro. Tanutamani fuggì per l’ennesima volta e si rifugiò a Napata, pur continuando a considerarsi faraone legittimo, e qui morì nel 656 a.C. e fu sepolto a Kuru.
Da questo momento i sovrani etiopi non entrarono più in Egitto limitandosi a governare la Nubia e spostando la loro sfera d’influenza più a sud, dove daranno vita a quello che sarà il regno di Meroe.
Fonti e bibliografia:
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Edda Bresciani, “L’Antico Egitto”, De Agostini, Novara, 2000
Gianpiero Lovelli, “Tanutamani, l’ultimo monarca della XXV dinastia”, da Strorie di Storia, 2020
R. William Gallagher, “Sennacherab’s campaign to Juda”, Boston, Brill Press, 1999
Marco Joshua J., “Esathaddon”, Enciclopedia della storia mondiale, (estratto), 2019
Radner Karen, “Antica Assiria: una brevissima introduzione”, Università di Oxford, 2015
Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, 9ª ed., Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011 A. Kirk Grayson, Sennacherib in Anchor Bible Dictionary, New York, 1992
magazzino di Ahmed Ali Salim[5]; pochi metri a sud-ovest, e più in basso, della TT17
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile è il nome della moglie: Henuttaui[6].
La tomba
Planimetricamente TT144 si presenta come un’unica camera quasi quadrata con dipinti e rilievi molto malridotti. Sulle pareti, su quattro registri sovrapposti, scene della processione funeraria e trasporto delle suppellettili comprese alcune statuette e il traino di scrigni e di barche sacre. Poco oltre scene di lavoro agricolo con buoi che calpestano grano e vagliatura, mietitura e trasporto del lino, nonché scene del banchetto funebre del defunto e della moglie e di riti sulla mummia. Il soffitto, a volta, reca testi sacri.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 255.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
Da Abu Rawash Epoca Tolemaica Calcare fine New York, The Metropolitan Museum of Art, 38.10
Questa piccola testa di regina, priva di iscrizioni, può essere attribuita a Arsinoe II, sia per i due urei che le sono caratteristici, sia per lo stile della scultura, che è degli inizi dell’epoca Tolemaica.
La corona è andata persa, si trovava sulla parrucca ripartita che incornicia
Il volto giovanile dal sorriso accennato, corrispondente allo stile che in quest’epoca si realizzava per i ritratti regali.
XVIII dinastia (Thutmosi III-Amenhotep II?-Thutmosi III?)
versante nord della collina, sopra la TT11; a sud e più in basso della TT147
Biografia
Mentre è sconosciuto il nome del titolare della TT143, ci è noto il nome della moglie: Tentkhesbed[5].
La tomba
Planimetricamente la tomba propone la forma a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo; per evidenze stilistiche è stata assegnata alla metà della XVIII dinastia. Di buona fattura i dipinti e i rilievi parietali superstiti che sono specialmente concentrati nella sala trasversale: sono rappresentati un uomo e una donna (i figli della coppia?) dinanzi alla moglie del defunto; sulla parete più corta a est il defunto, la moglie e la famiglia omaggiati da due file di servi che recano offerte e che procedono al loro immagazzinamento; poco oltre alcuni uomini impilano giare di vino.
Il titolare della TT143 con il suo cane. Rilievo di N. De Garis Davies
Dall’altro lato della porta di accesso, su sei registri sovrapposti, scene di lavoro agricolo compresa la pesatura del raccolto, uno scriba che annota le operazioni e alcuni uomini con cavalli.
Due dei tre sovrani ritratti nella TT143. Rilievo di N. De Garis Davies
Sulla parete più corta a est, scene appena schizzate di tre re (non identificabili): uno colpisce con una lancia un leone, un altro è assiso e il terzo, seduto su uno sgabello, tira con l’arco. Segue, su cinque registri, scena di tributi dalla Terra di Punt e il defunto, con il capo di Punt, che recano oro e alberi di incenso ad un re; il defunto, accompagnato da scorte militari con cani e carri, giunge sulla riva di un mare (?) e ispeziona zattere cariche di incenso[6].
Fonti[
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 255.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Non voglio indugiare oltre per scoprire se fu Shabaka o Shebitqo a regnare per ultimo ma proseguirò seguendo le linee accademiche in generale. Diciamo quindi che a Shebitqo successe il cugino Taharqa che per sua fortuna si trovò la strada spianata dalle campagne di successo di Pianki e Shabaka avviandosi a governare un prospero regno.
Per quanto riguarda la durata del regno di Taharqa la si evince dalla “Stele del Serapeum” (cat. 192) dove viene registrato che un toro Apis nato il “quarto mese della stagione di Akhet, giorno 9”, nell’anno 26 di Taharqa morì nel Anno 20 di Psammetico, “quarto mese di Shemu, giorno 20 dopo aver vissuto 21 anni”. Da ciò si deduce che Taharqa regnò almeno 26 anni.
Abbiamo già incontrato Taharqa quando, durante il regno del suo predecessore, guidò l’esercito egizio inviato a supporto della coalizione anti-assira formata dal regno di Israele, da quello di Giuda e dalle città di Ascalon e Sidone, dove la coalizione fu sconfitta ad Ashod.
Rientrato in Egitto salì al trono dopo la morte di Shabaka o Shebitqo e lo descrive lui stesso esplicitamente nella stele di Kawa, riga 15:
<<………Ho ricevuto la corona a Memphis dopo che il Falco Reale è volato in cielo………>>.
Stranamente nella stele Taharqa non accenna mai chi fosse il Falco Reale. Pertanto rimane l’incertezza su chi dei due suoi predecessori abbia regnato per ultimo.
Affidò subito l’amministrazione dell’Alto Egitto al Quarto Profeta di Amon presso Karnak, Montuemhat, al quale concesse i titoli di “Governatore di Tebe” e “Sovraintendente ai Distretti Meridionali”. Stabilì la sede della sua corte nel Basso Egitto in modo tale da avere l’opportunità di seguire meglio le complesse vicende palestinesi, nel contempo sottomise i piccoli dinasti locali, di origine libica, che spadroneggiavano ancora in alcune zone del Delta del Nilo.
Intanto il re assiro Sennacherib venne assassinato in seguito ad un complotto, lo racconta Erodoto ed anche la Bibbia:
<<………Sennacherib re d’Assiria……..tornò e prese a dimorare in Ninive………e avvenne che mentre adorava il suo dio Nisroc………i suoi figli l’abbatterono essi stessi con la spada………Esar-Addon suo figlio regnava in luogo di lui………>> (II Re; 19:36-37).
Non è detto che nell’uccisione di Sennacherib Taharqa sia stato del tutto estraneo tanto che iniziò a coltivare alleanze con elementi in Fenicia disposti a rendersi più indipendenti dal potere assiro. Intraprese alcune campagne militari con successo ed invase la Palestina meridionale, come attestato dalla “lista dei principati asiatici conquistati” nel tempio Mut a Karnak e “popoli e paesi conquistati (libici, nomadi Shasu, fenici e Khor in Palestina) nel tempio di Sanam”.
Ma Taharqa aveva fatto male i conti, Esarhaddon succeduto a Sennacherib intraprese una campagna militare contro Khor (avamposto egiziano situato nel sud della Siria), distrusse Sidone e sottomise Tiro. si rivolse quindi all’Egitto, Taharqa fu sconfitto nel 677 a.C.; fuggì prima a Tebe poi, quando il governatore Montuemhat fu costretto a fare atto di sottomissione consegnando tutta la regione a Esarhaddon, dovette ritirarsi a Napata. Esarhaddon invase e trasformò il Basso Egitto in una provincia assira, proseguì quindi, attraversando il deserto, fino a Menfi, che conquistò catturando la famiglia del faraone, le mogli reali ed il principe Nes-Anhuret che inviò in Assiria come ostaggi, impose tributi e poi si ritirò. Per la prima volta da secoli l’Egitto dovette subire un’invasione straniera.
Ma Taharqa tornò portando truppe di riserva da Kush, come menzionato nelle iscrizioni rupestri e sconfisse gli Assiri nel 674 a.C., secondo i documenti babilonesi rioccupando Menfi ed il Delta. Secondo alcuni studiosi pare che questa sia stata forse una delle peggiori sconfitte dell’Assiria.
Nel frattempo l’improvvisa morte del re Esarhaddon fermò l’avanzata dell’esercito assiro, anche perché Ashshurbanipal, succeduto al padre, dovette accorrere in patria per risolvere una crisi politica scoppiata nel suo turbolento impero. Ne approfittò subito Taharqa che, tornato a Tebe riuscì in breve a formare una nuova alleanza con dinastie locali che avevano fatto atto di sottomissione all’occupante; alla coalizione aderì anche Necho, principe di Sais che fonderà la XXVI dinastia.
Ashshurbanipal, risolta la crisi interna, rientrò appena possibile in Egitto, sconfisse nuovamente Taharqa e avanzò fino a Tebe, ma non stabilì un controllo assiro diretto, nominò suo vassallo sovrano in Egitto Necho I e tornò in patria. Pochi anni dopo i sovrani di Sais, Mendes e Pelusium tornarono a complottare contro gli assiri cercando di attirare con loro Taharqa che si trovava a Kush. Assurbanipal scoprì quello che si tramava ai suoi danni, scese nuovamente col suo esercito e sconfisse i ribelli giustiziandone molti e deportando Necho I a Ninive. Ancora una volta Taharqa si rifugiò nella sua terra d’origine dove di li a poco morì.
Va riconosciuto a questo faraone che, nonostante un regno in continuo conflitto con la potenza assira, fu anche in grado di garantire un prospero periodo di rinascita sia in Egitto che nel suo paese Kush. Favorito da una eccezionale inondazione del Nilo, che permise un raccolto molto abbondante a tutto vantaggio della popolazione, il governo centrale fu particolarmente efficiente da sostenere molte risorse intellettuali e materiali, la religione, le arti e l’architettura furono riportate alle loro gloriose forme dell’Antico, Medio e Nuovo Regno.
Taharqa e la XXV dinastia fecero rivivere la cultura egiziana, dalle numerose iscrizioni si riscontra che il sovrano fece grandi donazioni d’oro sia al tempio di Amon di Karnak che a quello di Kawa. Sotto Taharqa, l’integrazione culturale dell’Egitto e di Kush raggiunse un punto tale da non poter essere annullata, nemmeno dopo la conquista assira. L’impero della Valle del Nilo tornò grande come lo era stato nel Nuovo Regno.
Taharqa fu anche un grande costruttore, restaurò templi e ne costruì di nuovi, fece delle enormi aggiunte ai templi di Karnak e di Kawa oltre che al tempio di Jebel Barkal, la cui somiglianza con quello di Karnak costituì un punto centrale per i suoi costruttori.
Taharqa costruì anche insediamenti militari presso i forti di Semna e Buhen e il sito fortificato di Qasr Ibrim. All’ingresso del palazzo di Ninive furono trovate tre statue colossali di Taharqa, probabilmente portate come trofei di guerra da Esarhaddon con altro bottino.
Taharqa morì a Tebe ma a differenza dei suoi predecessori non fu seppellito a el-Khurru ma nella sua piramide a Nuri, (piramide NU 1) anche se è nota una seconda piramide di dimensioni modeste, a lui dedicata e situata a Sedeinga. La piramide NU 1 di Taharqa è la più grande e meglio conservata, misura circa 52 metri per lato ed è alta 67 metri con un’inclinazione di 69 gradi, è la più elaborata tomba rupestre kushita.
La camera funeraria è una replica dell’Osireion di Seti I ad Abydos, ha sei colonne che sostengono un tetto a volta. Nella sua tomba furono deposti oltre 1070 ushabti di varie dimensioni fatti di granito, ankerite verde e alabastro.
Fonti e bibliografia:
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
R. William Gallagher, “Sennacherab’s campaign to Juda”, Boston, Brill Press, 1999
Marco Joshua J., “Esathaddon”, Enciclopedia della storia mondiale, (estratto), 2019
Radner Karen, “Antica Assiria: una brevissima introduzione”, Università di Oxford, 2015
Supervisore dei lavori di Amon-Ra nel “Luogo Eletto”[5](Karnak)
Dra Abu el-Naga
XVIII dinastia (Thutmosi III-Amenhotep II ?)
casa di Osman Salim Atiyeh[6]; circa 60 m a sud, e sullo stesso livello, della TT17
Biografia
Mentha, Supervisore ai granai di Amon, fu suo padre e Dhutnofer sua madre; Sitamon fu sua moglie[7].
La tomba
Planimetricamente la tomba propone la forma a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Molto danneggiati i dipinti e i rilievi parietali leggibili solo nella camera perpendicolare alla sala trasversale iniziale: il defunto e la moglie in offertorio con un giovane figlio e portatori di offerte; poco oltre un banchetto funebre con musicisti e un prete sem[8] dinanzi al defunto e alla moglie[9].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Porter e Moss 1927, p. 255.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I campi della Duat, ovvero l’aldilà egizio, si trovavano, secondo le credenze, proprio sulla riva occidentale del grande fiume.
[6] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
circa 100 m a nord-ovest del deposito; dietro la casa di Sheikh Amr Khalifah
Biografia
Uniche notizie biografiche ricavabili dai dipinti parietali sono il nome della moglie Takhat e di un figlio, Heremmaet[6].
La tomba
Planimetricamente la tomba è costituita da un corridoio e da una camera di forma irregolare da cui, sul lato ovest, si accede alla TT140. Sulle pareti (1 in planimetria[7]) rilievo danneggiato del defunto; poco oltre (2) il defunto con tavola delle offerte e un suonatore di liuto dinanzi al defunto e alla moglie seduti. Su un’architrave (3) il nome del defunto e (4-5) dipinti, non ultimati, del banchetto funebre e due file di offerenti al defunto e alla moglie.
Una donna in barca, seduta sulle ginocchia, rivolge lo sguardo in alto disperandosi per la morte di Bekankhons e non si accorge che il suo velo è caduto in acqua. Da: Imbrenda, Maria. “Le tombe tebane private della XX dinastia. Un’analisi stilistica.” (2014).
Segue (6) su tre registri sovrapposti la processione funeraria con barche e il defunto e la moglie dinanzi ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari, il sarcofago trainato da buoi e il figlio, Heremmaet, a sua volta Prete wab in offertorio alla dea Hathor. Una parete curva (7) presenta solo frammenti di dipinto del defunto in offertorio[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 254.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
circa 100 m a nord-ovest del deposito; dietro la casa di Sheikh Amr Khalifah
Biografia
Non si ritiene che il Neferronpet titolare di questa tomba sia da identificarsi con l’omonimo titolare della TT133. Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali è il nome della moglie Tauy[5].
La tomba
Planimetricamente la tomba è costituita da una camera rettangolare da cui si accede ad una sala longitudinale sul fondo della quale si apre un passaggio verso la vicina TT141. L’accesso alla tomba si apre in un cortile; un breve corridoio adduce a una sala rettangolare i cui dipinti parietali sono alquanto danneggiati: (1-2-3 in planimetria[6]) scena di banchetto con musiciste e portatori di offerte dinanzi al defunto Neferronpet e alla moglie, liste di offerte e il defunto, indicato questa volta come “Kefy”, con la moglie.
Un breve corridoio, sulle cui pareti (4) il defunto in adorazione di Ra con inni dedicati al dio, dà accesso a una camera rettangolare perpendicolare alla precedente, qui, su più registri sovrapposti, scene di uomini con mazzi di fiori (5) e (6) della processione funebre con il trasporto di suppellettili e il traino del sarcofago; si rilevano inoltre i resti di due personaggi che presentano la mummia e di una dolente. Su altre pareti (7) la preparazione di un letto e scena di acconciatura dei capelli di una donna; seguono (8) su quattro registri, riti sulla mummia e (9) i resti di una stele con un uomo in offertorio del defunto e della moglie[7].
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 254.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 254.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.