Epoca Tolemaica Faience policroma, altezza cm 15,5, lunghezza cm 12,7, spessore cm 1,2 El-Adhmunein New York, The Metropolitan Museum of Art – Art. 26.7.996 Acquisizione 1926, dono di Edward S. Harkness
I cinque nomi che costituiscono l’insieme dei titoli regali sottolineano le sottili relazioni che uniscono il sovrano alle divinità ; garante dell’unità delle due regioni del paese ( re dell’Alto e Basso Egitto), egli si pone sotto la protezione delle dee tutelari della Valle del Delta.
A partire dalla IV Dinastia, il sovrano prese a proclamarsi ” Figlio di Ra”, infatti Horus è l’appellativo con cui vengono menzionati i più antichi sovrani egizi.
L’identificazione con il falco divino è ripresa nel nome ” di Horus d’oro”, portato dai sovrani.
Il riferimento al prezioso metallo ricorda come esso costituisce simbolicamente la carne degli dei.
Al di là dei monumenti e dei templi , erano molti gli oggetti che riportavano la serie dei titoli regali, è da un insieme di questo tipo che proviene questa placca di faience, originale sotto più di un punto di vista : da un lato, la finezza della realizzazione dimostra una padronanza tecnica eccezionale, dall’altro sono poche, per via della loro fragilità, le faience di queste dimensioni giunte intatte fino a noi.
Il falco domina il geroglifico che significa “oro” ; insieme, essi servono a scrivere il nome
“Horus d’oro”.
L’immagine del rapace divino doveva essere originariamente incastonato in un pannello di legno, e inserita in una composizione che illustrava il protocollo di un sovrano di epoca tolemaica.
Epoca Tolemaica Calcare, altezza cm 16,5, larghezza cm20 Eliopoli, Scavi Schiaparelli 1903 – 1904 Museo Egizio di Torino, in. Suppl. 2898
Modello per scultore costituito da una tavoletta rettangolare su cui sono riprodotte, a rilievo, le “Due Signore” Uadjet e Nekhbet protettrici del Basso e Alto Egitto.
Le dee raffigurate rispettivamente come cobra e come avvoltoio sopra il segno geroglifico della cesta neb
L’insieme, da leggersi nebty, le due signore, appunto, introduceva il secondo dei cinque nomi che componevano il protocollo regale
Tale nome si riferiva alla dualità e al contempo all’unione dell’ Egitto di cui il re era garante.
Fonte e fotografia
I Faraoni, a cura di Christiane Ziegler – Bompiani
versante nord del wadi, pochi passi a ovest della TT151
Biografia
Nessuna notizia biografica ricavabile dalle poche e malridotte pitture parietali[5].
La tomba
Planimetricamente la tomba propone la forma a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo, con sala trasversale subito dopo l’ingresso e sala quasi quadrata perpendicolare alla precedente. Pochi e molto danneggiati i dipinti parietali: nella sala quadrata su due registri sovrapposti un uomo in offertorio e un uomo dinanzi ad un braciere per libagioni; poco oltre su tre registri i resti della processione funeraria con uomini che accompagnano un toro verso Anubi e la Dea dell’Occidente (Hathor)[6].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 255.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Amenhotep III indossa l’oro del valore. Rilievo calcareo da Luxor, custodito a Berlino. Photo: Andreas Praefcke, Public domain, da Wikimedia Commons, a questo link: https://commons.wikimedia.org/…/Image:Relief_Amenhotep…
Questa onorificenza fu introdotta da Thutmose IV per premiare i soldati più valorosi ed i funzionari più leali (normalmente coloro che ricoprivano i gradi più alti dell’amministrazione civile e militare).
Essa veniva consegnata nel corso di una solenne cerimonia, che poi i destinatari facevano rappresentare sulle pareti della propria tomba.
Rilievo decorativo del carro da parata di Thutmosi IV, bisnonno di Tutankhamon, rappresentato mentre scocca una freccia nel corso di una battaglia. Egli indossa l’oro del valore. Questo reperto si trova al NMEC del Cairo fu ritrovato nel 1903 da Howard Carter nella tomba del sovrano. FOTO a questo link: https://wondersofthepast.quora.com/Pharaoh-Thutmose-IVs…
L’oro del valore era una collana formata di solito da due fili di dischetti d’oro massiccio (ma arrivava anche fino a quattro), che poteva essere conferita più volte al medesimo personaggio; nella tomba dell’ufficiale Ahmose figlio di Abana, sita a el-Kab, infatti, si legge:
«Parlo a tutti gli uomini, affinché conosciate tutti i favori che ho ricevuto. Mi fu concesso oro sette volte in presenza di tutto il paese e schiavi allo stesso modo, e mi furono dati in proprietà moltissimi campi»,
e nei rilievi parietali di tombe e templi si nota che altissimi funzionari ne indossano in gran numero.
Rilievo calcareo con uomo reale che indossa l’oro dell’onore, oggi al MET di New York. Probabilmente originario di Amarna. Dimensioni: H. 20,9 cm; L. w. 53,3 cm Numero di adesione: 1991.240.1 https://www.metmuseum.org/art/collection/search/545007
A far tempo dal regno di Akhenaton il prescelto veniva convocato nel cortile del palazzo ed il sovrano, affacciandosi alla finestra delle apparizioni, gli lanciava il premio alla presenza del pubblico accorso per vederlo e per fare festa.
In epoca amarniana questo protocollo, in seguito standardizzatosi, aveva un profondo significato simbolico: in questo contesto, infatti, il Faraone agiva come incarnazione di Aton e consegnando l’oro al meritevole lo faceva partecipe, ancora in vita, di una dimensione divina al quale gli umani avrebbero avuto accesso solo dopo la morte.
Il famoso Kha, che fu architetto di Amenhotep III ed il cui corredo funerario è esposto al Museo Egizio di Torino insieme a quello della moglie Merit ne fu insignito; l’oro del valore ancora oggi si trova al collo della sua mummia, sotto le bende, dove è stato individuato sottoponendola ad una radiografia.
Radiografia della mummia di Kha, che evidenzia l’oro del valore, una coppia di grandi orecchini a forma di cerchio ed il cervello ancora in loco. FOTO A QUESTO LINK https://www.lastampa.it/…/l-eleganza-in-stile…/…
La medesima decorazione fu riconosciuta anche ad Ay ed a Maya, all’epoca facenti parte insieme ad Horemheb del consiglio di reggenza del giovane Tutankhamon; nella tomba del primo ad Amarna, costruita prima di diventare faraone, è rappresentata la scena della premiazione e Maya, che era anche tesoriere del sovrano, ne aveva ricevuto un numero esorbitante, così come appare in un frammento di una scena nella sua tomba di Sakkara.
Ay riceve l’oro del valore da Akhenaton; dietro di lui la moglie Tyi, che a sua volta ne è stata insignita. Rilievo originale in calcare proveniente dalla Tomba di Ay ad Amarna; oggi al Museo del Cairo. FONTE: https://commons.wikimedia.org/…/Image:Ay_receiving_the… Autore: ddenisen (D. Denisenkov).
Hormin, capo dell’harem reale e “direttore delle cose sigillate” di Seti I, viene premiato dal re con l’oro del valore. Rilievo calcareo dalla tomba di Hormin a Sakkara; fu scoperto nel 1854 durante gli scavi del Serapeo da Mariette, il quale lo donò a Napoleone-Giuseppe-Carlo-Paolo Bonaparte (noto anche come Plon-Plon) in visita in Egitto. Quattro anni dopo il Principe lo attribuì al Louvre con tutta la collezione ricevuta in dono nel corso di quel viaggio. H: 123 cm; L.: 93 cm; Spes.: 18,5 cm. Numero di inventario: E 3337 / IM 6166 / C 213 Traduzione del testo, dal sito del Louvre: “Sua Maestà dice…: Date oro in abbondanza al favorito, direttore dell’harem reale, Hormin, di lunga vita e di buona vecchiaia, senza rimprovero e senza colpa nel palazzo reale, colui che parlava rettamente e camminava sicuro… Ciò che disse il direttore del sigillo, direttore dell’harem reale, Hormin, assolto: Come è vero così come appari nella perfezione, o sovrano dalla volontà perfetta come Amon, sei qui per l’eternità, simile a tuo padre Re, vivendo finché lui, o sovrano che mi distinse tra gli uomini, che mi suscitò con il suo ka! Gioia perfetta perché coloro che ti circondano ascoltino il tuo insegnamento! Io ero solo un semplice mortale che hai allevato, un dignitario che hai creato. Sono giunto a una buona vecchiaia senza essere colto in colpa.” FOTO Bridgeman / Aci, a questo link: https://www.storicang.it/a/lharem-dei-faraoni_14719
Un altro personaggio di rilievo rappresentato con indosso collari dell’onore è Amenhotep, sommo sacerdote di Amon a Karnak, vissuto nel corso della tarda XX dinastia.
Il Primo profeta di Amon Amenhotep riceve doni e l’oro del valore da Ramses IX. Rilievo presso il tempio di Karnak. Amenhotep divenne Primo profeta di Amon sotto il regno di Ramses IX succedendo al fratello, il quale, a sua volta, aveva ereditato la carica dal padre. Egli era talmente potente che osò farsi rappresentare alto quanto il re senza che costui reagisse, segno che il potere centrale in Egitto si era ormai parecchio indebolito. Amenhotep mantenne la sua prestigiosa carica fino al 12º anno del regno di Ramses XI, il quale, resosi conto della sua pericolosità lo destituì. Le conseguenze furono tragiche, in quanto il clero tebano si oppose alla decisione del faraone e diede l’avvio alla cosiddetta “guerra del gran sacerdote”. Il Faraone incaricò il viceré di Nubia Panehesy di intervenire, e costui con le sue truppe depose Amenhotep, sulla sorte del quale non vi sono notizie, e ripristinò l’ordine nell’area tebana, assumendo personalmente la carica di Primo Profeta di Amon e cominciando a governare da usurpatore. Ramses XI inviò contro di lui Herihor, Flabellifero alla destra del re, Capo degli scribi reali, Sovraintendente al doppio granaio, Responsabile di tutti i distretti del sud, Capo dell’esercito, il quale respinse Panehesy in Nubia, dove pare abbia governato per altri dieci anni. Herihor resse a sua volta l’Alto Egitto come Primo Profeta di Amon, mentre Ramses XI, ultimo delle sua linea dinastica, rimase nel Delta a governare il Basso Egitto. FONTI: https://it.wikipedia.org/wiki/Amenhotep%28primo_profeta%29 https://it.wikipedia.org/wiki/Herihor FOTOGRAFIA DA QUESTO LINK: https://it.wikipedia.org/…/Amenhotep_%28primo_profeta…
Vi sono rilievi che provano che gli stessi Faraoni amavano indossarli, e anche Tutankhamon ne aveva molti, due dei quali furono trovati allacciati alla sua maschera funeraria ed al sarcofago antropoide più interno.
La mummia di Tutankhamon con ancora indosso la maschera d’oro e tre file di oro del valore; l’immagine fu scattata da Burton in bianco e nero al momento della scoperta, e fu colorata in epoca moderna. FOTO DA QUESTO LINK: https://www.keblog.it/foto-storiche-colorate-scoperta…/
Scriba del censimento del bestiame della Divina Sposa di Amon; Amministratore della Divina Sposa di Amon
Dra Abu el-Naga
XVIII dinastia (Thutmosi IV ?)
versante nord del wadi; a ovest della TT150
Biografia
Nebnufer, COntabile del bestiame della Divina Sposa di Amon, fu suo padre; Men sua madre. Nefertere fu sua moglie[5].
La tomba
TT151 si presenta, planimetricamente, con struttura a “T” rovesciata, tipica delle sepolture del periodo, non simmetrica; un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale in cui (1 in planimetria[6]) su due registri sovrapposti il defunto e la moglie e alcuni portatori di offerte; sulla parete opposta (2), su quattro registri, il censimento del bestiame, la cattura di alcuni tori, e la preparazione del foraggio per il bestiame negli stalli. Oltre la porta, che adduce alla sala perpendicolare alla precedente, offertorio del defunto e della moglie ai propri genitori e un uomo a sua volta offerente al defunto; sulla parete opposta (3) resti di testi relativi a liste di offerte e il defunto e la moglie in offertorio.
Hety censisce il bestiame nelle stalle della Divina Sposa di Amon. Rilievo di N. De Garis Davies
Un altro corridoio (5), sulle cui pareti il defunto e testi dedicati ai quattro Figli di Horo, immette alla sala, perpendicolare alla precedente, sulle cui pareti sono rappresentate (6-7), su due registri, preti che offrono abiti e torce al defunto e alla moglie, e sei navi di cui tre in navigazione; al termine della pittura parietale, Anubi. Sulla parete opposta (8) la processione funeraria con il traino del sarcofago e preti in atto di offrire libagioni in presenza di prefiche e portatori di suppellettili funebri. Sulla parete di fondo (9) Osiride riceve le offerte[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 30
Porter e Moss 1927, p. 261.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Nota: i casi di omonimia sono stati gestiti aggiungendo ai nominativi dei titolari un progressivo in numeri romani tra parentesi quadre (es.: Amenmose [I]; Amenmose [II]). Tali progressivi NON hanno alcuna valenza temporale o storica, ma servono solo per differenziare due titolari (nessuna indicazione è stata, ovviamente, riportata per i titolari “sconosciuti”).
titolo perso, Supervisore del bestiame di Amon[5].
Dra Abu el-Naga
tarda XVIII dinastia
versante nord del wadi che delimita la collina settentrionale
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile è il nome della moglie, Iatib, Concubina reale[6].
La tomba
La tomba non è ultimata, ma planimetricamente avrebbe presentato struttura a “T” capovolta tipica del periodo con sala trasversale dopo l’ingresso, sala perpendicolare alla precedente e camera laterale.
Solo la sala trasversale presenta rappresentazioni parietali del defunto e della moglie con un pilastro Djed, nonché una doppia scena del defunto e della moglie dinanzi a Osiride e Anubi; poco discosto l’abbozzo di un cumulo di melograni e grappoli di uva su tralicci[7].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
^ Porter e Moss 1927, p. 261.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Secondo Gardiner e Wilkinson, che pubblicano nel 1913, non sono noti i titoli del defunto che, però, risultano nel “Theban Necropolis” di Porter e Moss ed. 1927 e 1970.
Inizio Epoca Tolemaica Legno dipinto Altezza cm 36 Vienna, Kunsthistorisches Museum, AS 8493
A partire dall’Epoca Tolemaica le stele funerarie non vengono più poste nella camera di culto superiore, accessibile ai parenti per adempiere alle pratiche di culto, bensì nella cella sepolcrale sotterranea, sigillata dopo l’inumazione.
Se si tratta di opere in pietra, molte volte contengono solo iscrizioni e geroglifici.
Le stele lignee, invece, diffuse a partire dal Terzo Periodo Intermedio e usate anche in Epoca Tolemaica, presentano nella centina e nella parte superiore raffigurazioni del defunto al cospetto di diverse divinità, mentre la parte inferiore è occupata dai testi di preghiere.
Nella stele qui riprodotta si vede la dama Mer-Hathor-Ites davanti a Ra e ad Atum, mentre i testi si rivolgono ad Harakhty, Sokar, Osiride e Anubis.
Fonte
Egitto la terra dei faraoni – Regine Schultz e Matthias Seidel – Edizioni Konemann
Scriba reale delle tavole del Signore delle Due terre; supervisore dei cacciatori di Amon
Dra Abu el-Naga
XIX-XX dinastia
in alto sulla collina principale,a nord di TT233
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile è il nome della moglie, Sitmut[5].
La tomba
Il cortile da cui si accede alla TT149. Le mura sono aggiunte successive risalenti alla XX Dinastia e al III Periodo Intermedio. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2018). The tomb of Amenmose (TT149) and the title sš wdḥw: preliminary results of current work in Dra Abu El-Naga. Bulletin of the Australian Centre for Egyptology, 26, 53-70.
Planimetricamente TT149 si presenta con struttura a “T” capovolta tipica del periodo. Sul fondo, angolo sud, si apre un accesso alla vicina TT17.
Frammenti di cartonnage ritrovati nel corile antistante la TT149. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2018). The tomb of Amenmose (TT149) and the title sš wdḥw: preliminary results of current work in Dra Abu El-Naga. Bulletin of the Australian Centre for Egyptology, 26, 53-70.
L’accesso si apre in una corte; dopo un corridoio si accede ad una sala trasversale sulle cui pareti, alquanto danneggiate, sono rappresentati brani del Libro delle Porte e fregi rappresentanti Anubi, quale sciacallo, e simboli di Hathor. Un secondo corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto in presenza di Ra-Horakhti, Maat, Iside e Osiride su un lato e il defunto inginocchiato dinanzi ad una divinità con testa di falco (forse Horus, a Osiride, Iside e Nephtys, immette in una sala perpendicolare alla precedente, di forma rettangolare.
Frammenti di un blocco decorato del cortile della TT149. Da: Ockinga, B., & Binder, S. (2018). The tomb of Amenmose (TT149) and the title sš wdḥw: preliminary results of current work in Dra Abu El-Naga. Bulletin of the Australian Centre for Egyptology, 26, 53-70
Scene del defunto e della moglie dinanzi a Ra-Horakhti e alla dea dell’Occidente (Hathor), nonché dinanzi ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari. Sul fondo, in una nicchia, le statue del defunto e della moglie assisi; sulle pareti della nicchia, il defunto inginocchiato in adorazione di Osiride e Ra-Horakhti[6].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 260.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Planimetria completa della TT148, con il complesso di stanze funerarie che si dipartono dalla sala longitudinale in un complesso sotterraneo usato probabilmente dai successori di Amenemopet. Fonte: osirisnet.net
in alto sulla collina principale, in area che guarda verso il Tempio funerario di Seti I
Biografia
Amenemopet, Terzo Profeta di Amon, il più grande dei Profeti di Ra in Tebe, Alto prete di Mut nell’Isheru[5] era il titolare della Tomba TT148. Nonostante il suo nome risulti anche in altre localizzazioni, nel tempio di Karnak in un’iscrizione dell’anno III di Ramses IV, e nella tomba TT158 di suo padre, Thonefer, a sua volta Terzo Profeta di Amon e Primo Profeta di Mut, la TT148 resta la fonte primaria, ampia e dettagliata, di notizie sulla sua biografia.
Amenemopet con suo padre, Thonefer. Fonte: osirisnet.net
Nefertere, Capo dei musicisti di Amon, fu sua madre, mentre Tamerit, a sua volta Capo dei musicisti, e Tamit, Cantatrice di Amon, furono le sue mogli. Amenhotep, Profeta di Amon, fu suo nonno e Henutmete, anch’essa Capo dei musicisti di Amon, fu sua nonna. Ramsesnakht, Grande prete di Amon fu il padre della moglie Tamerit e Adjedtat sua madre; Siese, Alto prete di Onuris in Thinis, fu il padre della moglie Tamit, e Tawenesh, Capo dei musicisti di Onuris, fu sua madre[6].
Henutmete, nonna di Amenemopet. Fonte: osirisnet.net
Usermaatrenakht, Primo Profeta di Mut in Karnak e Mutemwia, Capo dei musicisti di Mut, furono i suoi figli. Amenhotep, Quarto Profeta di Amon; Usermont, Prete sem[7] nel tempio di Neb-maat-Ra (Amenhotep III); Amenemone, Padre del dio di Amon in Karnak; Bakenkhons, Supervisore del bestiame degli altari di Amon; Penpare, Padre del dio di Amon in Karnak, furono i suoi fratelli, mentre Ta-[henut]-pameter, Capo dei musicisti di Montu, e Henut-tawy, Cantatrice di Amon, furono sue sorelle.
I fratelli e le sorelle di Amenemopet. Foto: kairoinfo4u
Suoi cognati, rispettivamente mariti di Te-[henut]-pameter e di Henut-tawy, furono Djehutyhotep , Primo Profeta di Montu e Bakenkhons, Gestore delle tasse e supervisore del bestiame nel dominio di Usermare-Meryamon (Ramses III). Zii paterni furono Amenemope, Padre del dio e supervisore del bestiame degli altari di Amon, sposato con Sekhmet, Cantatrice di Amon in Karnak; Baketamon e Sheritre, Cantatrici di Amon furono sue zie paterne; Hutiay, Capo dei musicisti di Amon, moglie di To, […] della dimora di [Usermare-Meryamon] nel dominio di Amon furono suoi zii paterni. Taynedjemet, Cantatrice di Amon, moglie di Nebsumenu, Maestro della scuderia della residenza e Amministratore dei domini di Amon, furono ancora suoi zii paterni mentre Amenmose, Padre del dio fu gestore delle tasse e Sindaco di Tebe.
L’albero genealogico di Amenemopet
La tomba
I riferimenti testuali ricavabili dalla TT148, nonché lo stile dei dipinti parietali, lascia intendere che la sepoltura sia stata realizzata, o quanto meno ultimata, durante i regni dei faraoni Ramses III, Ramses IV e Ramses V della XX dinastia. La scarsa qualità della pietra[8] e l’uso come abitazioni perpetrato dalle popolazioni locali per secoli[9], ha danneggiato pesantemente le pitture e i rilievi che, comunque, erano di ottima fattura. Il primo europeo a visitare TT148 fu Lord Belmore[10] nel 1817, seguito nel 1825 da James Burton e da Ippolito Rosellini nel 1829. Un primo sommario delle iscrizioni risale al 1844 e ad Heinrich Abeken[11] della spedizione di Karl Richard Lepsius, ma solo nel 1910-1911 venne apposta una porta in ferro, rilevata da Arthur Weigall e Alan Gardiner. La prima pubblicazione di un certo rilievo relativa alla TT148 risale al 1981[12].
TT148 si apre in un cortile[13]; la facciata, scavata nella collina, è pesantemente danneggiata nella parte sinistra, attraversata peraltro da una profonda crepa, mentre la parte destra, a nord-est, è meglio conservata. Qui a circa 3,50 m dal suolo, si notano le tracce di quel che poteva verosimilmente essere l’appoggio per lastre che costituivano un porticato colonnato, il che viene confermato da una base circolare di colonna che si trova a circa 2,20 m dalla facciata. la tomba presenta, planimetricamente, la struttura a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[14]) sono intuibili resti di testo, dà accesso ad una sala trasversale[15] in cui (2) su due registri sovrapposti, sono visibili i resti di scene varie tra cui un prete sem è dinanzi ad una divinità, mentre il defunto viene da Thot presentato a Osiride alla presenza di una dea con testa leonina che brandisce coltelli; sono inoltre rappresentate scene di banchetto in cui il defunto, come prete sem a sua volta offre al re Amenhotep I[16].
Thot conduce Amenemopet al cospetto di Osiride. Fonte: osirisnet.net
Sul lato corto della sala (3) tre statue del defunto, della moglie e di un giovane figlio nonché resti di dipinti di portatori d’offerte; seguono, su tre registri (4), il defunto ricompensato da Ramses III, con testi che richiamano l’anno 27° di regno; il re è protetto da una dea Iside alata. Seguono su due registri sovrapposti (5) i resti di scene del defunto ancora premiato da un principe (o un re) assiso sotto un chiosco. Dall’altra parte del corridoio che immette nella sala perpendicolare (8), un uomo con elenchi di offerte e testi di adorazione per Osiride; una statua del defunto assiso si trova (7) sulla parete corta a est seguita (6) da personaggi non identificabili seduti.
Amenemopet rappresentato due volte ai lati di Osiride, al centro. Foto: kairoinfo4u
Un altro corridoio (9), sulle cui pareti il defunto e la moglie e i resti di inni ad Amon-Ra, adduce alla sala, perpendicolare alla precedente[17], sulle cui pareti sono visibili scene della processione funeraria con servi che recano cibi in ceste a Ra-Horakhti, Iside e Nephtys; segue (11) scene del defunto (?) seduto e (12) della Confessione negativa. Sul sarcofago, quasi al centro della sala (10), il dio Thot adora un babbuino[18], una divinità con testa di falco (forse Horus), e un’altra con testa di coccodrillo (forse Sobek); nuovamente Thot che adora una divinità con testa umana, Anubi e un montone (simbolo forse di Amon).
Il sarcofago di Amenemopet abbandonato da Lord Belmore in questa posizione ritenendolo non sufficientemente prezioso. Fonte: osirisnet.net
Un terzo corridoio, sulle cui pareti (13) scene di adorazione di Osiride con Iside e Nephtys, immette in una sala interna in prosecuzione della precedente; sulle pareti (14), su due registri, Sekhmet e una divinità con testa di falco, un serpente al centro (15) con il defunto a destra e Osiride e due file di divinità a sinistra. Sul fondo (16) tre statue con il defunto al centro e due donne ai lati; sui muri laterali, il defunto adora un dio con testa di falco, a sinistra, e Ra-Horakhty a destra[19].
Gruppo statuario di Amenemopet, sua moglie Tamerit e la loro figlia, Mutemuia. Foto: kairoinfo4u
Dalla camera longitudinale, un passaggio in discesa adduce all’appartamento sotterraneo che presenta numerose camere funerarie, non decorate, in cui si trovano due sarcofagi in arenaria e tre in granito. Le camere funerarie non vennero realizzate contestualmente allo scavo di TT148, ma mano a mano che se ne rendeva necessario lo scavo per seppellire familiari del titolare. Il passaggio dalla sala longitudinale, verso ovest, è ampio circa 2 mq e scende per 31,65 m fino a raggiungere la camera funeraria principale in cui si apre l’accesso ad un’altra camera funeraria; lungo il corridoio si aprono 4 camere funerarie secondarie[20]. Dal corridoio longitudinale, in direzione opposta al corridoio discendente di cui si è detto, si apre un altro corridoio discendente, che forse doveva essere l’inizio di altre sepolture, di circa 8 m di lunghezza e 1,90 m di altezza nel suo punto massimo.
Horus raffigurato nel santuario (16). Fonte: osirisnet.net
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 30
Porter e Moss 1927, p. 259.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
Ockinga 2009.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Isheru era il lago sacro,a forma di mezzaluna, che si trovava nel recinto templare di Mut.
[7] Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
[8] Molte sono le crepe all’interno di TT148 al punto che,a causa di una di queste particolarmente ampia, è conosciuta in campo egittologico, anche come “tomba della crepa”.
[9] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall nel loro “Topographical Catalogue”, ed. 1913, ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo.
[10] Somerset Lowry-Corry, II Conte di Belmore (1774-1841), nobile e politico irlandese.
[11] Heinrich Abeken (1809-1872), teologo tedesco e consigliere della legazione prussiana presso il ministero degli esteri di Berlino.
[13] 14 x 12,90 m scavato nella roccia, in cui si aprono antiche crepe. All’ingresso del cortile si trovava un pilone costituito da due torri stimate in 3,45 m di larghezza e 2, 45 m di profondità; non nota l’altezza.
[14] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 256.
[15] Larghezza massima 15,20 m; profondità 3,36 e altezza 3,70 m.
[16] Un graffito, di Amonhirkhopeshef, figlio di Ramosi, si sovrappone al dipinto parietale.
camera n.ro 1, a circa 6 m dall’inizio del corridoio discendente, è larga 2,90 m, profonda 3,40 e alta 2,45 m;
camera n.ro 2, a 8,90 m dall’ingresso, larga 1,92, profonda 3,06 e alta 2,04 m;
camera n.ro 3, 1,89 di larghezza, 2,68 di profondità e 1,59 di altezza;
camera n.ro 4, 1,75 m di larghezza, 2,35 di profondità e 1,66 in altezza;
camera principale, l’ultima del corridoio discendente a circa 8 m di profondità rispetto all’ingresso del corridoio, di forma irregolare larga, mediamente, 3,60 m, profonda tra 3,50 e i 3,60 m, e alta 2,90 circa;
camera sussidiaria, larga 1,90 m, profonda 3,30 e alta 1,56