Necropoli tebane

TT41 – TOMBA DI AMENEMIPET DETTO IPY

Amenemipet detto Ipy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT41[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Amenemipet, detto IpyCapo Amministratore di Amon nella città del Sud (Tebe)Sheikh Abd el-QurnaXIX dinastiasubito dopo le TT429 e TT110

Biografia

Figlio del giudice Nefertiu e di Iny (o forse Anij), cantatrice della Triade Tebana[5], Amenemipet, detto Ipy, era marito di Nedjemet, cantatrice di Amon, figlia di Maya, cantatrice della stessa divinità. Amenemipet recava anche i titoli di “Sovrintendente dei granai del nord e del sud”, “Sovrintendente dei profeti di Min e di Iside”, “Maggiordomo della Divina Sposa del Dio.

La tomba

William John Bankes[6] permase in Egitto tra il 1815 e il 1819; durante tale permanenza acquistò sicuramente il sarcofago di Amenemopet, ma non è noto se abbia mai visitato la TT41. In periodo antecedente al 1821 la tomba venne di certo visitata da Frédéric Cailliaud[7] che ne copiò tutte le pareti ritraendo scene oggi non più visibili. Tra il 1821 e il 1833 fu la volta di John Gardner Wilkinson, nel 1829 di Jean-François Champollion e Ippolito Rosellini, nel 1830 di Émile Prisse d’Avennes e nel 1844 di Karl Richard Lepsius; tutti ricopiarono le rappresentazioni parietali così testimoniando, peraltro, il degrado cui la tomba andò incontro nel periodo 1820-1920 anche, e specialmente, a causa dell’impiego dei locali come stalla e abitazione da parte delle popolazioni locali. Solo nel 1920, infatti, fu installato un idoneo sistema di chiusura della tomba. Con varie campagne di scavo, nel quadro del Ramessidische Beamtengräber in der Thebanischen Nekropole (Tombe ramessidi della Necropoli Tebana), tra il 1979 e il 1984, l’egittologo tedesco Jan Assmann ha proceduto allo svuotamento completo e al restauro dei locali.

Planimetricamente la TT41 si presenta con forma a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Si accede alla tomba attraverso una scala originariamente costituita da tredici gradini che termina in una corte[8] in cui si ergono dieci pilastri alti 1,90 m di cui cinque “osiriaci” (8-9-10 in planimetria), ovvero costituiti da statue di Osiride, ed invocazioni al dio dell’oltretomba. 

Nella corte dipinti della cerimonia funeraria (1) del titolare della tomba con quattro preti che purificano il defunto in presenza di un pilastro Djed; sulla stessa parete (2), Amenemipet in offertorio dinanzi ad alcune divinità e, poco discosto (3), lo stesso in offertorio a Osiride e Atum. Seguono scene (4) di babbuini e alcuni ba in adorazione della barca di Ra e il defunto e la moglie, inginocchiati (5), che adorano Ra-Horakhti. Una stele, su tre registri (6) vede il defunto adorare Ra-Horakhti e Osiride e alcuni preti offrire libagioni al defunto come mummia. Una stele analoga è presente (7), sull’altro lato del corridoio che adduce alla sala trasversale, e in una scena doppia il defunto adora Atum e Osiride-Onnophris.

Amenemipet omaggia Atum e Osiride. Stele della parete occidentale

Un corridoio, sulle cui pareti (11) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione di Osiride e Anubi, dà accesso ad una corte con quattro pilastri: (A) Amenemipet adora Anubi in compagnia della moglie; (B) una donna, insieme al defunto e ad altri uomini che recano fiori, adorano Osiride mentre la moglie adora Iside; (C) il defunto adora Osiride, in basso alcuni uomini recano fiori; (D) il defunto adora Anubi, in basso alcuni uomini recano fiori. Sulle pareti (12) resti di dipinto della processione funeraria, una stele (13) su tre registri: il defunto e la moglie adorano Osiride e Hathor, una lunga lista di offerte e un uomo e una donna in offertorio dinanzi al defunto e alla moglie; poco discosto (14) la processione funeraria con l’innalzamento di un obelisco, prefiche e preti dinanzi al defunto abbracciato dalla Dea dell’Occidente (Mertseger), una statua del defunto portata verso la tomba da otto preti e il defunto accompagnato da Iside e Nephtys, brani del Libro delle Porte e la presentazione, da parte di Thot, a Osiride e Ra-Horakhti del defunto e della moglie. Su tre registri sovrapposti (16) scena di psicostasia con Thot e il mostro Ammit; il defunto e la moglie offrono casse di abiti colorati alla barca di Sokar e adorano un re e una regina (non identificabili). Oltre la porta che adduce ad una sala perpendicolare alla sala trasversale, (20) scene di processione verso il tempio, carpentieri che lavorano alla maschera funebre, preparazione delle mummia e scene di libagione al defunto. Poco discosto (19) l’emblema di Osiride adorato da babbuini, da alcuni ba con Iside, Nephtys ed il defunto e la moglie; segue (18) una stele con un lungo testo di offertorio e il defunto che adora Osiride e Anubi. Poco discosto (17) una casa con alberi e folla che acclama il defunto che sopraggiunge a bordo di un carro, barche, uomini e bestiame; la coppia seduta dinanzi a un lago, due uomini che procedono alla mietitura in presenza di un sovrintendente e di uno scriba.

Un breve corridoio decorato (21) con scene del defunto e della consorte, Nedjemet, in offertorio a Osiride e Anubi su un lato, e Osiride e Iside sull’altro, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente; sulle pareti (22-23) un uomo per lato fiancheggiano l’ingresso. Sulla parete più lunga (24) su tre registri brani del Libro delle Porte, scene del defunto dinanzi ad un pilastro Djed umanizzato, un toro e sette vacche sacre, giudici che assistono alla confessione negativa e il defunto in adorazione di Osiride e della Dea dell’Occidente alata. Sulla parete opposta il Libro delle Porte.

Le statue sedute del defunto e della moglie. Foto: kairoinfo4u

Sul fondo della sala si apre la sala più interna; sulle pareti (26) la moglie seduta, e (27) il defunto e la moglie assisi. Si fronteggiano (28-29) due nicchie contenenti rappresentazioni di Anubi in forma di sciacallo e fiancheggiano una nicchia di fondo (30-31) le immagini del defunto e della moglie seduti. Nella nicchia (32) le statue, sedute, del defunto e della moglie.

Il sarcofago in granito rosso si trova oggi nella Collezione Bankes di Kingston Lacy, a Wimborne Minster, nel Dorset.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 78-81.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 78-81.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 78-81.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 81.
Il sarcofago di Amenemopet acquistato da William John Bankes e oggi nella collezione privata al Castello di Kingston Lacy, nel Dorset

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Amon, Mut e Khonsu

[6]      William John Bankes (1786-1855) fu egittologo, avventuriero ed esploratore. Riunì presso la sua tenuta di Kingston una considerevole raccolta di reperti egizi.

[7]      Frédéric Cailliaud (1787-1869), naturalista, mineralogista e concologista (ovvero esperto di conchiglie) francese.

[8]      escluso i pilastri, 10,5 m x 9,45

Necropoli tebane

TT40 – TOMBA DI AMENHOTEP DETTO HUY

Amenhotep detto Huy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT40[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Data della scoperta:            1828

Archeologo:                          John Gardner Wilkinson

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Amenhotep HuyFiglio del re di Kush, Governatore delle terre del sud[5]Qurnet MuraiXVIII dinastia  (Amenhotep IV/Akhenaton) (Tutankhamon)sul versante est della collina, tra la TT221 e la TT222

Biografia

Amenhotep, detto Huy, fu figlio della dama Wnher (non noto il nome del padre[6])[7]; Taemwadjsy, Sovrintendente dell’harem di Neb-kheperu-ra (Tutankhamon), fu sua moglie[8] mentre suoi figli furono Tjuy, Sovrintendente dei Capi degli stallieri di Sua Maestà, Paser[9], Generale dei carristi, Capo stalliere e portatore di stendardo, e un terzo figlio di cui non è leggibile il nome, auriga di Sua Maestà e inviato reale.

Originariamente, Huy avrebbe iniziato la sua carriera durante il regno di Amenhotep III, come Scriba della corrispondenza del figlio del re di Kush, Merymose, per concluderla durante il regno di Tutankhamon quando assommava in se anche i titoli di: Principe ereditario[10], Scriba reale amato dal Signore delle Due Terre, Flabellifero alla destra del Re, Sovrintendente al bestiame di Amon nella terra di Kush, Sovrintendente alle terre dell’oro di Amon, Valente di Sua Maestà nella cavalleria, Padre divino, amato dal dio[11]. La figura di Huy all’interno della tomba, forse per la partecipazione diretta al periodo amarniano, fu oggetto di cancellazione mediante sovrapposizione di uno strato grigio[12]; non così, tuttavia, il nome che venne preservato. Analoga opera di cancellazione avvenne per quasi tutti i cartigli di Tutankhamon preservando tuttavia solo i nomi degli dei Ra e Amon[13].

Storia della scoperta

Scoperta nel 1828 da John Gardner Wilkinson, venne visitata da Jean-François Champollion e Nestor l’Hôte[14] nel 1829 al seguito della missione franco-toscana di Ippolito Rosellini. In tale occasione l’Hôte eseguì accurati rilievi dei dipinti parietali oggi praticamente scomparsi; nel 1926 la tomba venne completamente rilevata da Nina de Garis Davies e Alan Gardiner[15]. In tempi più recenti, intorno agli anni ’60 del ‘900, la tomba è stata adibita a stalla ed è sormontata da un’abitazione oggi disabitata. Gravi i danni alle pitture parietali con evidenti distacchi di parti dell’apparato pittorico e tracce di tagli previsti, ma non ultimati.

La tomba

La tomba TT40 contiene forse l’elencazione più chiara di quali fossero i privilegi e gli obblighi derivanti dall’essere viceré. Altro motivo di interesse deriva dalla compresenza di dipinti parietali di diversi stili con il ritorno da quello amarniano a quello antecedente l’avventura religiosa e artistica di Akhenaton.

TT40, la cui facciata è ormai inesistente, si presenta incompiuta, a “T” rovesciata, con stile che richiama le strutture ante-eresia amarniana. Ad un breve corridoio di ingresso (circa 2,75 m) segue una sala trasversale, di forma molto irregolare, orientato est-ovest (larghezza 1,90 m x 5,90 di lunghezza); dopo un altro breve corridoio (2 m) si accede ad una camera quadrata (circa 5,80 m di lato), con quattro pilastri, che presenta al fondo una nicchia probabilmente per una statua.

Quasi scomparsa la decorazione del corridoio di accesso e, ab antiquo, priva di decorazioni la sala colonnata, le uniche persistenze pittoriche si riscontrano nel corridoio trasversale le cui due ali non sono allineate e danno all’insieme un aspetto quasi curvilineo. Il colore, una sorta di vernice che virò al rosso scuro a contatto con l’aria, venne applicato su intonaco bianco di vario spessore. I dipinti superstiti non consentono di interpretare l’impianto pittorico complessivo che, nella raffigurazione umana, ricalca i canoni amarniani. Benché non presenti le esagerazioni tipiche dell’arte amarniana, tuttavia i caratteri sono tipici dell’arte del periodo di Tutankhamon.

Scena di tributari nubiani dalla TT40

Antecedentemente all’incarico di viceré di Nubia, Huy era stato “scriba della corrispondenza del figlio del re di Kush Merymose“. Dai dipinti parietali si ricavano, inoltre, altri titoli di Amenhotep Huy: “vero scriba del re, che lo ama“; “emissario del re per tutte le nazioni“; “portatore di flabello alla destra del re“; “supervisore del bestiame di Amon nella terra di Kush“; “supervisore delle terre dell’oro nei possedimenti del Signore delle Due Terre“; “valente soldato della cavalleria del re“. Per motivi sconosciuti, ma forse ancora legati all’appartenenza al periodo amarniano, le raffigurazioni di Huy, ma non i suoi nomi, vennero ricoperte di uno strato grigio e, quindi ridipinte successivamente, probabilmente in periodo ramesside. Allo stesso modo vennero martellati gran parte, ma non tutti, i cartigli di Tutankhamon lasciando ben visibili quelli degli dei Ra e Amon. Nel caso dei cartigli di Neb-Kheperu-Ra Tutankhamon l’abrasione non interessò le parti teofore dei nomi, talché vennero perciò cancellate le parole Neb-Kheperu e Tut-Akh.

La sala trasversale

Varie rappresentazioni di Tutankhamon, i cui cartigli vennero abrasi, sono presenti nel corridoio trasversale. In una delle scene un non meglio indicato “supervisore al tesoro” nomina Huy viceré alla presenza del re; in una scena seguente un alto funzionario (il visir?) gli consegna il sigillo che afferma il suo incarico. Huy lascia quindi il palazzo reale seguito dai due figli Tjury, “primo capo delle stalle del re“, e Paser, quest’ultimo indicato come “supervisore ai cavalli” e successivamente viceré di Nubia, a sua volta, durante i regni di Ay e Horemheb.

Sala trasversale, parete ovest, lato sud: l’arrivo del tributo nubiano a Tebe. Foto: kairoinfo4u

In altre scene è rappresentato il viaggio di Huy, in nave, per raggiungere la Nubia mentre in un’altra, il viceré, uno scettro nella mano sinistra ed una lunga canna nella destra, assiste alla consegna dei tributi da parte delle popolazioni nubiane[16]. Nelle ultime scene, viene rappresentata una flottiglia di navi “che ritornano da Kush con i bei tributi della migliore qualità delle terre del sud.” La flottiglia attracca a Tebe e Huy presenta i tributi a Tutankhamon[17].

La nave del Viceré (Metropolitan Museum of Art di New York) (MET DT10873)
Nave trasportante prigionieri dalla Nubia (MET LC-30 4 20 EGDP025026)

Fonti

  1. ^ Porter e Moss 1927,  pp. 75-78.
  2. ^ Gardiner e Weigall 1913
  3. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  4. ^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19
  5. ^ Porter e Moss 1927,  pp. 75-78.
  6. ^ Porter e Moss 1927,  pp. 75-78

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Titolo interpretabile come “viceré di Nubia”.

[6]      Data la diretta partecipazione della famiglia al periodo amarniano, come desumibile anche dallo stile dei dipinti, si ritiene che la mancata indicazione di tale dato possa derivare proprio dall’essere stato il padre di Huy alto funzionario presso la corte di Akhetaton, a seguito della damnatio memoriae cui il faraone Akhenaton ed i suoi funzionari vennero condannati.           

[7]      Una dama con lo stesso nome, Wnher, o Unaaher, viene menzionata nella tomba amarniana AT10 di Huya, Intendente della Grande Sposa Reale Tye e suo Sovrintendente al tesoro, e all’harem reale, unitamente alle sorelle Nebet e Kherput.   

[8]      Esiste indecisione sul rapporto tra Huy e Taemwadjsy; quest’ultima, infatti, viene indicata con il termine “senet” che interpretato normalmente come “moglie”, può essere anche tradotto con “sorella”. In altri rilievi e rappresentazioni parietali, Taemwadjsy viene sempre rappresentata mentre segue Huy, ma non nella TT40; il pessimo stato dei dipinti delal tomba non esclude, tuttavia, che il suo nome ed il suo esatto rapporto con Huy, possa essere stato cancellato.

[9]      Paser forse rivestì l’incarico di Viceré come il padre poiché un funzionario di tal nome è attestato durante i regni dei successori di Tutankhamon, Ay e Horemheb.

[10]     IL titolo di principe “ereditario” era di tipo onorifico e non necessariamente era sintomatico di una effettiva ereditarietà al trono.

[11]     E’ verosimile che tale titolo, di tipo sacerdotale, facesse riferimento ad un tempio dedicato a Tutankhamon a Faras e, in tal senso, si giustificherebbe la presenza, nei dipinti parietali della TT40, dei nominativi di preti impegnati presso quel complesso templare.

[12]     I dipinti vennero grossolanamente ripristinati verosimilmente in epoca ramesside e, forse, a cura del figlio Paser. Si trattò, forse, di un periodo di disgrazia superato il quale si pervenne a una sorta di riabilitazione.

[13]     Il prenome era Neb-Kheperu-Ra, ed il nome Tut-Ankh-Amon.

[14]     Nestor Hippolyte Antoine l’Hôte (1804 – 1842), egittologo francese).

[15]     Da tali rilievi scaturì l’opera “”The tomb of Huy, Viceroy of Nubia in the reign of Tutankhamun (No. 40)” (La tomba di Huy, viceré di Nubia durante il regno di Tutankhamon) edita dalla Egypt Exploration Society nel 1926.

[16]     È una delle scene più danneggiate poiché soggetta a strappi delle parti dipinte e già predisposta, con ampi tagli dell’intonaco, ad essere ulteriormente danneggiata.

[17]     L’immagine è molto danneggiata e praticamente illeggibile; se ne conosce l’aspetto grazie a disegni di Nina de Garis Davies e Karl Richard Lepsius.

Necropoli tebane

TT39 – TOMBA DI PUYEMRA

Puyemra in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT39 con indicazione della parete su cui si trovano i dipinti relativi ai “tributi” Keftiw[1] [2]

Epoca:                                               XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
PuyemraSecondo Profeta di Amonel-Khokha[4]XVII dinastia  (Thutmosi III)lato nord, a est della TT188

Biografia

Frammento del volto di Puyemra (MET 30.4.213 EGDP012999)
Frammento del volto di Senseneb, sposa di Puyemra (MET 30.4.211 EGDP012998)

Figlio di Puia e Neferioh, Puyemra ebbe due mogli, Tanefert e Senseneb. Fu Secondo Profeta di Amon sotto il Primo Profeta, Hapuseneb, suo cognato avendone sposato la sorella Senseneb. Prima di diventare Secondo Profeta di Amon svolse, durante il regno di Hatshepsut l’incarico di supervisore delle opere esterne del tempio di Deir el-Bahari e, per tale motivo, si ritiene avesse anche competenze da architetto.

La tomba

La tomba si trova in un’area della necropoli di el-Khokha molto prossima al tempio di Hatshepsut. Presenta un cortile con quattro colonne decorate con quanto resta di testi dedicati al defunto. di che era in origine preceduta da quattro colonne; nel cortile, si ergono 8 stele (da A a H in planimetria) di cui 6 ( A-B-C e E-F-G) recanti testi autobiografici; frammentarie le restanti due (D e H).

Due brevi corridoi danno accesso ad un corridoio trasversale. Sulle pareti di uno dei due (1 in planimetria) è rappresentato il defunto; i corridoi danno accesso ad una sala trasversale con dipinti parietali che concernono, principalmente, aspetti della vita di ogni giorno: il defunto con suoi collaboratori (2) e resti di testo; su sei registri sovrapposti (3) un giardino, quanto resta di portatori di prodotti e bestiame, il defunto che ispeziona lavoratori del tempio di Amon, tra cui costruttori di archi e carri, orafi, carpentieri, gioiellieri, vasai, nonchè lavoratori agricoli intenti all’aratura.

Scena di pesca e di lavorazione del pescato dalla TT39

Sul lato corto (4) testi dedicati agli dei e autobiografici con due preti e liste di offerte (?); poco oltre (5), ancora su sei registri, scene del banchetto funebre con suonatrici di lira; la registrazione di prodotti provenienti dalle terre del sud per l’incameramento nel tesoro di Amon, compreso bestiame, oro, avorio, babbuini, proveniente dalla Nubia e lino dalle terre meridionali dell’Egitto.

Asiatici che recano tributi (MET DT10872)

Sulla parete di nord-ovest della sala si aprono tre cappelle indicate come “del sud”, “centrale” e “del nord”; oltre la porta di accesso alla prima (6) un collaboratore presenta un vaso in forma di cartiglio al defunto mentre costui pesa doni in oro e incenso per il tempio verificandone l’esattezza da una lista.

TT39: Porta decorata della Cappella nord (acquerello di N. de Garis Davies, MET 30.4.15 EGDP021824)

Oltre una seconda porta che dà accesso ad una cappella (12), su due registri, il defunto seduto riceve doni ufficiali recati da tributari, anche stranieri tra cui siriani e Keftiw, compresi obelischi, vasi con decorazioni floreali, scrigni ed altro. Sulla stessa parete (11), su sei registri, il defunto riceve prodotti dal Retenu, dalla “Strada di Horus”, dalle oasi e dalla Terra di Punt.

Decorazione di un soffitto a volta (acquerello di Hugh R. Hopgood) (MET 30.4.16 EGDP013025)

Sul lato corto (10), in due registri, un uomo in offertorio ai genitori del defunto e il defunto con la moglie Senseneb; in altra scena, il defunto a caccia, a piedi, nel deserto. Seguono (8-9), su tre registri, il defunto con la moglie Tanefert ispeziona prodotti provenienti dall’area del Delta nilotico, poco oltre il defunto arpiona un ipopotamo e va a caccia e pesca con la famiglia. In altra scena, il defunto e la moglie Senseneb ispezionano tre file di portatori di offerte: oche, anatre, gru, pollame, mentre un mandriano guida il bestiame e uomini procedono alla pulitura del pesce e altri procedono alla raccolta e alla pigiatura dell’uva. Poco oltre, un figlio offre mazzi di fiori al defunto e a Senseneb mentre il defunto rivolge un appello ai viventi.

Uomini intenti alla lavorazione del papiro (MET 30.4.10 EGDP012992)

Sul corridoio di accesso alla cappella del sud (13) i resti di testi; sulle pareti, (14-15) figli e figlie con doni per la festa del nuovo anno destinati al defunto e a entrambe le mogli rappresentate sulle pareti contrapposte, Senseneb sulla parete sinistra e Tanefert a destra; sulla parete di fondo (16) una nicchia, il cui contorno è sottolineato da testi, contiene i dipinti del defunto e delle mogli seduti.

Coppia di anatre, MET 30.4.214 EGDP012994

Alla cappella centrale si accede attraverso un secondo corridoio sulle cui pareti (21) un figlio reca mazzi di fiori e scene di musici e cantanti; sulle pareti, a sinistra (22), su due registri, una sacerdotessa di Hathor e il defunto che brucia oli profumati in presenza di un prete; a destra (23), una sacerdotessa di Hathor offre un sistro al defunto e un prete sem[5] che offre nove oli sacri al defunto che è accompagnato da un prete lettore[6]. Dalla cappella, un breve corridoio (24), sulle cui pareti i resti di portatori di offerte, adduce ad un piccolo sacrario sulle cui pareti (25) sono riportate liste di offerte e rituali in presenza del defunto e delle mogli e il defunto inginocchiato dinanzi alla Dea dell’Occidente (Hathor-Mertseger)

Spremitura dell’uva

La cappella del nord presenta,a sua volta, un corridoio sulle cui pareti (17) portatori di offerte e scene della processione funeraria e del pellegrinaggio ad Abydos che prosegue sulle pareti interne (19); sulla parete opposta (18) liste di offerte e cerimonie rituali. Sul fondo (20), in alto due Anubi/sciacallo e, in basso i resti di una stele con il trasporto delle suppellettili funerarie e resti di testi rituali[6]

I tributi stranieri

Su una delle pareti (12 in planimetria), ripartita su più scene, Puyemra assiste alla consegna di tributi provenienti da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. La prima rappresenta nubiani che recano doni della propria terra principalmente destinati al tempio di Amon a Karnak; la seconda è relativa al pagamento dei tributi provenienti da varie regioni notoriamente assoggettate all’Egitto, con l’indicazione del tributo versato (dal Retenu[7], dalle Oasi, dall’area siro-palestinese, dal Sinai); la terza scena costituisce un’eccezione rispetto alle precedenti, quattro stranieri (designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana“) sono presenti alla consegna di anelli d’oro dedicati dal re al tempio di Amon per la costruzione di due obelischi. I primi due uomini sono rappresentati con abiti ed acconciature tipicamente dell’area siro-palestinese, il quarto segue l’iconografia tipica dei libici, mentre il terzo veste una gonna liscia non decorata, con bordi colorati, identificata come “egea”[8].

“Capi Stranieri dell’Asia più lontana” nella TT39 (Metropolitan Museum of Art di New York) (MET DT10871). Il secondo da destra è stato identificato come Keftiw, ovvero cretese.

La colorazione della pelle è rosso scuro[9], la postura e la dimensione del personaggio ricalcano quelle degli altri dignitari e la capigliatura è ripartita in sottili trecce che richiamano quelle del dipinto, noto come “Principe dei gigli” del Palazzo reale di Cnosso. La particolarità della scena sta nel fatto che non è assolutamente esplicito il fatto che siano i quattro a consegnare il quantitativo d’oro, ma sembra più realistico supporre, stando alle posture dei dignitari (in qualche modo di attesa e non attive), che siano semplicemente presenti alla pesatura ed alla presentazione del prezioso materiale[10] quasi si trattasse di ambasciatori o comunque rappresentanti delle terre di provenienza. Tale scena, così come quelle analoghe presenti in altre tombe della Necropoli tebana sarebbero sintomatiche di rapporti amichevoli, e non di sudditanza, tra l’Egitto e le popolazioni egee nel periodo del Bronzo tardo.

Reperti musealizzati

  • Parte inferiore di una statua, probabilmente proveniente dal sacrario della cappella centrale, oggi al Metropolitan Museum;
  • parte inferiore di una statua del defunto seduto, probabilmente proveniente da TT39, oggi al Museo egizio di Firenze (cat. 6310);
  • statuetta, probabilmente un ushabti dalla TT39, oggi al Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino (cat. 10266);
  • blocco in arenaria con testo in scrittura ieratica che menziona Thutmosi III e frammento di basso rilievo con palma, oggi al Museo egizio del Cairo (cat. 43368)[12].
  La raccolta del papiro, MET 30.4.11 EGDP013041

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 71-74.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999, , p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19
  5. Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
  6. Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
  7. Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
  8. Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
  9. Wachsmann 1987, pp. 103-125.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[6]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[7]      Area sotto la dominazione egizia compresa tra Canaan e la Siria che si estendeva tra il Deserto del Negev e il fiume Oronte. I confini variarono nel corso della storia egizia, ma compresero sempre le stesse regioni: Djahy (Canaan), Libano del sud (fino all’Oronte) e Amurru.

[8]      Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.

[9]      A voler indicare un’abbronzatura tipica della gente di mare.

[10]     Le cosiddette “processioni egee” si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT39, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT71, di Senmut Sovrintendente e architetto durante il regno di Hatshepsut; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT100, di Rekhmira visir sotto Thutmosi III e Amenhotep II; TT131, di Useramon Visir di Thutmosi III; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.

Necropoli tebane

TT38 – TOMBA DI DJESERKARASENEB

Djeserkaraseneb in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT38[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
DjeserkarasenebScriba, contabile del grano nei granai delle divine offerte di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Thutmosi IV)all’estremità orientale dell’area

Biografia

Ritratto del titolare di TT38, Djeserkareseneb

Djeserkaraseneb (ma anche Zeser-kha-racsonb, talvolta indicato con l’abbreviazione Djeserka), fu Scriba contabile dei granai di Amon[5] e Amministratore del Secondo Profeta di Amon; Wazronpet fu sua moglie. Suoi figli furono Menkheper, Scriba[6]; Neferhebef, anch’egli indicato come scriba e guardiano di oche; Nebse[n]y, scriba a sua volta e Supervisore dei tessitori di Amon; Nebtawi, indicata come “amata figlia e signora della casa” e Meryra, a sua volta indicata come “amata figlia”.

La tomba

TT38 è costituita da un breve corridoio, in cui sono rappresentati il defunto e la moglie in offertorio al dio Ra, che dà accesso ad un’ulteriore piccola sala trasversale in cui il defunto, la moglie ed alcuni figli sono rappresentati nell’atto di porgere fiori e bruciare incenso agli dei o, lato sud, sono seduti a banchetto[7]. In altre scene, di tipo familiare, Djeserkaraseneb assiste alla pesatura del frumento e offre libagioni alla dea dei raccolti Iside-Thermutis, mentre il prodotto, vagliato, viene deposto ai suoi piedi per l’offerta agli dei.

Donna che reca un ramo di palma con datteri

In altre scene, i figli depongono offerte di uva e datteri dinanzi al defunto ed alla moglie Wazronpet. Poco oltre Djeserkaraseneb e Wazronpet assistono ad un concerto tenuto da musiciste tra cui suonatrici di liuto, di arpa, di lira e flauto doppio (scena simile a quella esistente nella TT75)[8].

Scena di toletta femminile dalla TT38 (MET eg30.4.8)

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 69.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 69-70.
  6. Manniche 1997, pp. 29-36.
  7. Mekhitarian 1994, pp. 1-16.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il titolo completo, riportato all’interno della tomba, era: Scriba contabile dei granai di Amon, contabile del grano nel granaio delle divine offerte e dei templi che sono sotto la sua giurisdizione. Altri titoli sono ricavabili da un’iscrizione che lo indica come: “l’unico dal fidato consiglio, amato da tutti, esatto e giusto di cuore, imparziale, lodato dal suo Maestro ogni giorno, non […], servo del suo Maestro, supervisore del latte di mucca […]”.

[6]      Si tratta verosimilmente del figlio maggiore giacché in una immagine parietale è rappresentato della stessa altezza del padre e della madre.

[7]      Tale banchetto viene ritenuto “strano” poiché tutti i presenti sono giovani e mentre sono visibili bevande, specie vino, non sono rappresentati cibi. Si è perciò ipotizzato che non di un banchetto si tratti, in realtà, bensì di una rappresentazione della “Bella festa delle Valle” dedicata ad Hathor, dea della gioia, dell’ubriachezza e dell’amore.

[8]      La TT38 è stata oggetto di depredazioni in tempi alquanto recenti del ‘900, con asportazione sistematica di alcune parti dei dipinti parietali comparsi in varie mostre a livello mondiale.

Necropoli tebane

TT37 – TOMBA DI ARWA

Arwa in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT37[1] [2]

Epoca:                       XXV Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
ArwaCapo Amministratore della Divina Sposa di Amon (Amenardis I)el-AssasifXXV dinastianei pressi del pilone di mattoni e accanto alle TT189 e TT196

Biografia

Figlio di Pedemut, Scriba, ed Estawert, Arwa fu amministratore della Divina Sposa di Amon Amenardis, nel corso della XXV dinastia.

La tomba

Benché molto articolata e di grandi dimensioni, non molte sono le risultanze artistiche segnalate dal testo di Porter e Moss. Un corridoio (1 in planimetria), sulle cui pareti sono riportati testi, dà accesso ad una corte con otto pilastri. Sulle pareti (2) un uomo con aiutanti, (3) su due registri sovrapposti, un uomo offre a Ra-Horakhti e testi sacri, (4-5) il defunto e resti di testo, (6) il defunto che trasporta una giara, (7) una mummia su un letto contornata da raggi solari, (8) oli e unguenti sacri. Su un pilastro (9) la mummia con l’uccello ba che sovrasta testi sacri e i titoli del defunto; poco oltre (10) una stele con un prete che opera la Cerimonia di apertura della bocca in presenza di un prete lettore[5]. In un angolo di tale sala, si apre l’accesso alla tomba TT404 che si sviluppa in un lungo corridoio che circonda la TT37.

La prima sala ipostila

Un atrio, sulle cui pareti è riportato un fregio (11-12) con i titoli del defunto, immette in un corridoio (13), con resti di testo di formule di offertorio e titoli del defunto, che adduce ad una sala con otto pilastri con scarse rimanenze parietali: il defunto seduto (14) con tavola delle offerte e liste di offerte. La sala è circondata da dieci cappelle che, in due casi, a loro volta danno accesso ad altri locali e, sul fondo (15) un passaggio, in cui Anubi e la Dea dell’Occidente (Mertseger) accompagnano il defunto, conduce ad una seconda sala con quattro pilastri da cui un altro corridoio (16) dà accesso ad un locale sul cui fondo, in una nicchia (17) si trova una falsa porta e la rappresentazione del dio Osiride.

La seconda sala ipostila

Da questa tomba provengono due statue cubo del defunto, oggi al Louvre (cat. A.84), e al Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino (cat. 8163).

Statua-cubo di Arwa
Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, A 84 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010008946

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 68-69.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 68-69, anche nella revisione del 1970.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 68-69.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 69.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

Pictures

Hapi the scribe

Hapi the scribe and the god Thoth his patron.

Pictured is a sandstone statue the Administrator of the Amun temple.
He is seated, reading from a papyrus roll.
New Kingdom, 19th Dynasty 1295 through 1186 BC.

The ancient Egyptians sanctified the Ibis bird and associated it with the moon, possibly because of the similarity of its curved beak with the lunar crescent.
The exquisite abilities of Ibis in locating earthworms had gained it a reputation of knowing hidden secrets.
It was thus appropriately seen as a symbol of Thoth, the Lord of wisdom and knowledge, the god of time and the moon.
He was also the patron of scribes, and the creator of letters and words.

Greco-Roman Period (332 BC-395 AD)
Tuna el-Gebel
Wood-bronze – Organic material

NMEC Cairo

Necropoli tebane

TT36 – TOMBA DI IBI

Ibi in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT36[1] [2]

Epoca:                                   XXVI Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
IbiPrimo amministratore dei possedimenti della Divina Adoratrice del Dioel-AssasifXXVI dinastia  (Psammetico I)in basso e a sud-ovest della American House

Biografia

Ibi fu figlio di Ankh-hor, Padre divino, e De-Ubasteiri, detta anche Teiri. Shepenernute fu sua moglie; Padirhorresnet (o anche Padihor), Capo amministratore di Amon, che cita i genitori nella sua tomba TT196, e Pedepeneferenirtef furono i suoi figli. Un altro nome, di cui resta solo il teoforo […]monthu, viene espressamente indicato come figlio.

La tomba

L’ingresso della TT36. Foto: Università di Tubingen

Particolarmente interessante il fatto che la decorazione parietale della TT36 è copia dei dipinti della tomba rupestre di un nomarca con lo stesso nome della VI dinastia, ovvero di circa 1600 anni precedente, sita a Deir el-Gabrawi. Alla tomba si accede tramite una scala parallela all’andamento della sepoltura; tale scala termina in un vestibolo, in cui sono rappresentati su due registri sovrapposti (1 in planimetria) portatori e liste di offerte dinanzi al defunto seduto e portatrici di gazzelle dinanzi al defunto in piedi. Sul fondo del vestibolo (2) una nicchia per statua (persa) con la titolatura di Psammetico I e Nitocris, regina della VI deinastia che ricollega la TT36 alla tomba rupestre sopra menzionata. Seguono (3) scene del defunto con una gazzella nascosta sotto il sedile e il figlio Padirhorresnet (TT196) in offertorio al padre. Un ultimo dipinto del vestibolo (4) rappresenta il defunto in adorazione di Ra-Horakhti. Il soffitto del vestibolo reca i titoli del defunto.

Particolare dei decori della tomba. Foto: Università di Tubingen

Un corridoio (5), sulle cui pareti sono riportati testi e scene di offertorio del defunto ad Amon-Ra, nonché di Psammetico I dinanzi a Osiride e Horus con il defunto alla sua destra, adduce ad un’anticamera che originariamente ospitava tre pilastri; sulle pareti un pilastro hathorico (6)[5] con testi seguito (7) da quattro preti che offrono libagioni al defunto e alla madre. Sul lato lungo dell’anticamera (8) il defunto, vestito con abiti tipici dell’Antico Regno, sovrintende ai lavori di alcuni operai e artigiani: fabbricanti di sandali, scultori, fabbri, fabbricanti di carri, falegnami, vasai e lucidatori di vasellame, orafi, costruttori di barche e scribi; poco oltre (9) il defunto, seduto, assiste ad uno spettacolo di danzatori, di cantanti, di arpiste e flautisti, e alcuni giochi, compresa la morra e una sorta di dama. Sulla parete adiacente una stele (10) con ai fianchi la titolatura di Psamemtico I e Nitocris, la moglie Shepenernute e testi di consigli ai viventi. Segue un altro pilastro hathorico (11) con testi autobiografici su un lato, un toro e sette vacche su un altro in presenza delle Anime di Pe e Nekhen. Ancora le Anime di Pe sono rappresentate in altro rilievo (12) che riporta Ra-Horakhti mummificato e quattro remi sacri. Il soffitto reca testi di adorazione. I pilastri centrali, non più esistenti, dovevano essere anch’essi hathorici e riportavano testi, trascritti da Lepsius, con invocazioni a Osiride e Montu

Un breve corridoio, sulle cui pareti (13) sono riportati testi, portatori di offerte, il nome di Horus di Psammetico I (Ahaib) tra Osiride e Ra-Horakhti e resti di testo dedicatorio a Psammetico I e Nitocris, adduce ad una corte colonnata; sulle pareti (14) preti e relativi aiutanti in offertorio al defunto e alla madre (indicata come Teiri), una nicchia per statua (15) con i cartigli di Nitocris e Shepenupet I, Divina Sposa di Amon. Poco discosto, sulla stessa parete (16), il defunto con lista delle offerte e l’emblema del dio Nefertum; seguono (17) scene della processione funeraria e del pellegrinaggio ad Abydos e (18) una stele in cui il defunto adora Osiride e un’altra dea. Su altra parete, oltre il corridoio di accesso ad un’anticamera colonnata, su due registri (22) un figlio (?) in offertorio al defunto e alla madre e il defunto e la propria madre in offertorio dinanzi a una stele di Horus. Seguono, su sette registri sovrapposti (21), scene della processione funeraria, barche e prefiche e, trainato da mucche e vitelli, uno scrigno con i quattro figli di Horus. Su due registri (20) un figlio (?) offre mazzi di fiori al defunto e un altro, di cui resta solo la parte finale del nome […]monthu, dinanzi al defunto con prede di caccia, tra cui leoni,e prodotti agricoli.

Un altro corridoio, sulle cui pareti sono riportati testi (23) e ammonimenti ai viventi e un inno a Osiride, immette in un’anticamera colonnata con scene di preti officianti, seguiti da Anubi che reca abiti, dinanzi a Iside e Nephtys. Sulle colonne testi sacri e offertori.

Alcune porte danno accesso ad altre camere funerarie che testimoniano il riuso della tomba in periodo tolemaico. Il coperchio in granito del sarcofago si trova, oggi, presso il Museo Egizio di Torino (cat. 2202)

Il coperchio del sarcofago di Ibi, Museo Egizio di Torino

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 63-68.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913,  pp. 18-19.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 66.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 63-68.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Viene definito “hathorico”, o “hathoriano”, un pilastro che reca un capitello in forma di testa o volto della dea Hathor

Necropoli tebane

TT35 – TOMBA DI BAKENKHONS

Bakenkhons in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT35[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
BakenkhonsPrimo Profeta di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastia  (Ramses II)nella valle (uadi) dietro la parte meridionale del villaggio, sulla collina a sud-est della TT158

Biografia

Figlio di Roma (TT283), Primo Profeta di Amon, e di sua moglie, a sua volta indicata come Roma, Cantatrice di Amon, ebbe per moglie Meretseger che portava il titolo di Capo dell’harem di Amon[5]

Il sarcofago di Bakenkhons, attualmente al Museo di Liverpool (M13864)

La tomba

TT35 si sviluppa, come altre tombe del medesimo periodo, in forma di “T” capovolta. Ad un breve corridoio, in cui il dipinto parietale rappresenta il defunto e la moglie in offertorio mentre una scimmia si nasconde sotto la sedia di Meretseger e due uccelli “ba” sono posati su uno scrigno, segue un corridoio trasversale alle cui estremità si trovano statue del defunto e di sua moglie, da un lato in atto di ricevere offerte e nell’altro nell’atto di offrirle a loro volta alla dea Hathor, Signora dell’Occidente. Un secondo corridoio dà accesso ad una lunga sala, in cui sono rappresentate liste di offerte e scene liturgiche, che termina in una nuova lunga camera al cui fondo si trovano due statue assise non iscritte.

Statua di Bakenkhons proveniente dalla TT35, attualmente allo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera, Gl.WAF 38

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 29-30.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913,  pp. 18-19.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 29-30. 
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 61-63.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 62.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Jansen 1993, Carriera di Bekhekhons, prete egizio

Necropoli tebane

TT34 – TOMBA DI MONTUEMHET

Montuemhet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT34[1] [2]

Epoca:                                   XXV Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
MontuemhetQuarto Profeta di Amon, Sindaco di tebe, Governatore dell’Alto Egittoel-AssasifXXV dinastia  (Taharqa)ad ovest delle costruzioni in mattoni, nei pressi di Deir el-Bahari

Biografia

Montuemhet e di sua moglie Wadjarenes. Foto: Università di Tubingen

Figlio di Esptah, Profeta di Amon, Sindaco di Tebe e di Esenkhebi, svolse i suoi incarichi durante i regni di Taharqa, Tanutamani (XXV dinastia) e Psammetico I (XXVI dinastia), gli sono note tre mogli: Wadjerenes (figlia di Har e nipote del re Pi(ankh)y -detto anche Piye-), Suonatrice di sistro di Amon-Ra; Eskhons (menzionata all’interno della tomba) e Shepetenmut (quest’ultima indicata su un Cono funerario all’esterno della tomba).

La tomba

Ingresso alla TT34 (2006)

TT34, così come la precedente TT33, è alquanto articolata: un lungo corridoio camminamento dà accesso a un’anticamera colonnata dalla quale, attraverso un breve corridoio, si accede ad un primo cortile sulle cui pareti (1 in planimetria) è rappresentato il faraone Psammetico I dinanzi a Osiride e Ra-Horakhti; ai lati, due nicchie (2-3) con statue del defunto e della madre (in una delle nicchie -3- si conserva solo la parte inferiore della statua).

Ingresso alla TT34

Un corridoio, che circonda il primo cortile, consente l’accesso a dieci cappelle laterali[5]:

A:      non terminata, contiene scene di preti in offertorio al defunto;

B:      inni sacri, con il defunto in adorazione; sulla parete sinistra, entrando, testi di litanie e i settantadue nomi di Osiride; sulla parete opposta, testi e preghiere, nonché il defunto che consacra offerte a settantaquattro demoni;

C:      testi sacri;

D:      su tre registri sovrapposti, donne che offrono libagioni al defunto e liste di offerte rituali;

E:      il principe ereditario Akiu, Cancelliere “unico amico amato, grande di conoscenza” in compagnia del defunto;

F:      Irephiaut, Capo degli arcieri di cavalleria, Capo delle scuderie del Signore delle Due Terre;

G, H, I, J: non terminate.

TT34, il primo cortile

Dal primo cortile si accede ad un “portico occidentale” sulle cui pareti (4-5) sono rappresentati portatori di offerte; segue (6) una scena della processione funebre, con prefiche, il trasporto delle suppellettili funerarie, tra cui alcuni carri, nonché scene del pellegrinaggio ad Abydos.

Una falsa porta (7) è decorata con il defunto al centro, un toro e sette mucche su un lato e sacri remi e demoni sull’altro.

TT34, statue del defunto e della madre (2 in planimetria)

Una scala (8) porta ad una cappella sotterranea decorata con testi e immagini di animali. Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato (9) il defunto in adorazione, adduce ad un secondo cortile e, da questo, si passa a una serie di sale (da I a V) dall’ultima delle quali (VI) inizia una serie di scale decorate.

Estratto del Libro dei Morti (pilastro del secondo cortile). Foto: Università di Tubingen

Sulle pareti (VII/10-11) testi relativi al defunto, ai genitori e alla moglie Seshepmut.

Su un pianerottolo (VIII/12) titoli del defunto e (13) il defunto, guidato da Anubi e Maat verso la montagna. Seguono (IX/14-15) i titoli del defunto e dei genitori e (X/16) la statua del padre in una nicchia e, sopra un rialzo, la statua di Osiride (17).

La statua di Osiride nella cappella dedicata al culto (X). Foto: Università di Tubingen

Una breve scala porta alla sala del sarcofago (XI) con soffitto astronomico.

Reperti

Molti dei rilievi di questa tomba si trovano, oggi, in vari musei del mondo:

  • Museum of Fine Arts (Boston): uomini in canoa intenti alla raccolta del papiro (forse proveniente da TT34);
  • Fitzwilliam Museum di Cambridge: donna in offertorio;
  • Chicago Oriental Institute: uomini in canoa;
  • Chicago Oriental Institute: blocchi con schizzi di disegno di pesca e di offertorio da parte di donne;
  • Chicago Oriental Institute:
  • Cleveland Museum of Art: quattordici rilievi;
  • Museo Archeologico di Firenze, collezione egizia: scene di uccellagione;
  • Museo Archeologico di Firenze, collezione egizia: scene agricole;
  • William Rockhill Nelson Gallery of Art di Kansas City (Kansas): il defunto con un servo;
  • Brooklyn Museum di New York: otto rilievi di cui tre verosimilmente provenienti dalla stessa parete (fanciulla che toglie una spina da un piede, donna con bambino e un’arpista con cantante);
  • De Young Memorial Museum di San Francisco: uomo che pulisce il pesce con due offerenti e testi che fanno riferimento al Quarto profeta di Amon;
  • Art Museum di Seattle: donna in offertorio con testi che fanno riferimento al Sindaco di Tebe e la parte superiore di una coppia;
  • Museum of Art di Toledo (Ohio): testa di uomo;
  • Musei Vaticani di Roma: scene palustri con uccelli e genette (forse proveniente da TT34).
Cono funerario di Montuemhat (Metropolitan Museum MET 15.10.26)

Dalla TT34 si ritiene provengano, inoltre, nove statue dedicate al defunto, Montuemhet (secondo alcuni studiosi i reperti potrebbero però provenire da cappelle dell’area di Medinet Habu):

  • due guardiani in granito nero oggi al Museo egizio (Il Cairo);
  • due coperchi di vasi canopi rappresentanti Imset e Hapi, al California University Museum of Anthropology di Berkeley (California;
  • statua di guardiano con mantello che copre un coltello, con leone in rilievo al fianco in granito nero, Museo Naturale di Atene;
  • tre babbuini guardiani, due seduti e uno stante, collezione Bissing and Hague, Scheurleer Mus., oggi al Museo di Berlino;
  • basi di statua di due guardiani in granito nero, Antiquity house di Medinet Habu;
  • basi di tre divinità in granito nero, Mus. d’ Archeologie et des Beaux Arts di Besançon.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 56-61.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913,  pp. 18-19.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 56-61.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 52.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 59.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 59-60.
  9. Porter e Moss 1927,  pp. 60-61.


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Lettere e numeri fanno riferimento alla planimetria schematica.

Necropoli tebane

TT33 – TOMBA DI PADIAMENIPET

Padiamenipet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT33[1] [2]

Epoca:                                   Periodo Tardo

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
PadiamenipetProfeta e prete capo dei lettoriel-Assasi]Periodo tardocirca 200 iarde (circa 180 m) a est del pilone in mattoni meridionale; a nord della American House

Biografia

Non è noto il nome del padre di Padiamenipet, Profeta e Capo dei preti lettori[5], mentre Namenkhesi era il nome della madre, suonatrice di sistro di Amon; Tedi fu sua moglie.

La tomba

Sebbene già nota a Richard Pococke nel corso della sua visita alla Necropoli tebana del 1737, la TT33 venne più compiutamente scavata e studiata a partire solo dal 1881 da Johannes Dümichen[6] dell’Università di Strasburgo. Ubicata non lontana da Deir el-Bahari, è molto più grande di molte tombe reali della vicina Valle dei Re potendo contare su oltre 20 locali, collegati da lunghi corridoi, e strutturata su tre livelli fino ad una profondità di oltre 20 m.[7]

La recinzione (oggi quasi completamente scomparsa) copriva un’area di circa 9.900 m² mentre la sola parte sotterranea è iscrivibile in un quadrato di 68 x 45 m per una superficie percorribile calcolata in 1.062 m²; lo sviluppo dei corridoi supera i 320 m e le pareti decorate, gran parte delle quali molto danneggiate, coprono un’area di oltre 2.600 m².

Il titolare della tomba, Padiamenipet, servì sotto più sovrani della XXV (detta anche Khushita o “dei Faraoni neri”) e XXVI dinastia ed acquisì tanto potere da creare per sé una tomba labirintica decorata con migliaia di metri quadrati di dipinti murari e geroglifici il che la rende la più grande e la più decorata tomba privata di cui si abbia notizia.

Da un primo cortile esterno si accede ad un II cortile con pilastri in cui si aprono, peraltro, gli accessi alle tombe TT242 e TT388. In un angolo del II cortile (1-2) tracce di disegno (con quadrettatura) della testa del defunto e di un cartiglio di Horemheb. Un andito, sulle cui pareti (3-4) sono riportati testi e scene del defunto con rituali e liste di offerte, immette in un corridoio (5) sulle cui pareti il defunto, inginocchiato, adora Ra-Horakhti; questo immette in un’anticamera con otto pilastri con dipinti molto danneggiati (6) di una scena con tre dee (non identificabili). Un secondo corridoio (7), sui cui architravi sono rappresentati teste di falco e pilastri Djed e sulle cui pareti il defunto lascia la tomba seguito da una dea, dà accesso ad una seconda anticamera con quattro pilastri di cui due (B-D) ricoperti di testi; qui (8-9-10-11-12) scene mitologiche, compreso un uomo che reca un mucca e un vitello, e un altro in adorazione dell’uccello Benu; un uomo dinanzi a tre dee; un sacro remo, un toro e sette mucche con lista di offerte. Una terza anticamera cui si accede attraverso un breve corridoio (13), presenta (14) cinque rappresentazioni del defunto con aiutanti e testi dedicatori; seguono (15-16) testi tratti dal Libro dei morti. Sulla parete di fondo si apre una falsa porta (19), preceduta, sulle pareti laterali (17-18) da scene del defunto e la moglie seduti.

Lo sviluppo della tomba prosegue, ortogonalmente rispetto alla direzione sin qui seguita, con una quarta e quinta anticamera sulle cui pareti sono rappresentati testi (20), ancora testi, indumenti, gioielli, sacri unguenti (21-22) e scene di offerte al defunto (23) e riti sulla mummia con offerte e testi (24-25). Seguono una sesta, settima e ottava anticamera in cui si aprono scale che conducono ai livelli inferiori della tomba: scene del defunto e della madre in adorazione (26-27) di Anubi, di due geni con testa di scimmia e di montone, di Iside, di Horus e di una divinità con becco di pellicano. Seguono (27-28) rappresentazioni del defunto, di Iside e di Horus; del defunto con testi (29), con Iside (30) e altre divinità (31). Una nona anticamera reca sulle pareti (32-33) il defunto inginocchiato dinanzi a una falsa porta, e scene di psicostasia con Maat, Thot e alcuni demoni, alla presenza di Osiride. Una decima anticamera, in pratica un lungo corridoio (34-35), sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei Morti e liste di offerte, immette in una camera sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei Morti.

Dalla quinta anticamera (24-25) si diparte un corridoio sulle cui pareti è rappresentato (37-38) il defunto seduto con liste di offerte e testi, nonché brani del Libro delle Porte. Si apre qui l’accesso all’appartamento sotterraneo sulle cui pareti sono rappresentati brani del Libro delle Caverne, la resurrezione di Osiride (45) e un soffitto astronomico; proseguendo nell’appartamento sotterraneo il corridoio piega ortogonalmente e conduce alla camera funeraria con sarcofago soffitto astronomico e, sulle pareti, brani del Libro dell’Amduat.

Ushabti del sacerdote-lettore capo Padiamenemipet, Museo Egizio di Torino

Ripartendo dal corridoio (37-38), un altro corridoio reca scene del defunto con i figli (39), e immette in un corridoio rettangolare sulle cui pareti sono rappresentate la barca di Ra(40) e (41) nuovamente la barca di Ra trainata da altre divinità. Nel corridoio rettangolare si aprono tre cappelle (42-43-44) i cui dipinti parietali sono alquanto danneggiati; in una (42) è possibile identificare scene del dio Ruruti, nonché del defunto dinanzi agli dei Sokar, Nut, Osiride, Ptah e Iside; in un’altra (43) offertorio dinanzi a Osiride, Ptah e la barca di SOkar e Iside. Sul fondo il defunto e la moglie in offertorio a Osiride; la terza cappella (44) vede il defunto dinanzi a Ptah-Khentihatnub e ai figli di Horus, allo stesso Horus e agli dei Nut, Iside, Nephtys, Ptah-Weppi.

Nel 2004-2005 una missione francese dell’IFAO (Institut français d’archéologie orientale, ovvero Istituto Francese di Archeologia Orientale del Cairo) e dell’Università di Strasburgo, capeggiata dall’egittologo francese Claude Traunecker (Strasburgo) e Isabelle Régen (Università di Montpellier), ha esplorato i locali della tomba procedendo alla ripulitura, restauro e conservazione dei locali, e alla rilevazione dei molteplici, importanti, testi in essa racchiusi tra cui Testi delle Piramidi e il Libro dei morti.

Reperti

Provenienti dalla TT33, sono musealizzati:

  • testa di Padiamenipet al Mus. roy. du Cinquantenaire di Bruxelles (cat. E. 3057);
  • testa di Padiamenipet al Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco (cat. 2832);
  • testi tratti dalla TT33 allo Smithsonian Institution di Washington (cat. 1420);
  • frammenti di scene di offerte dalla I e II anticamera al Museo Egizio de Il Cairo;
  • testi sacri dedicati a Ra-Horakhti al British Museum di Londra (cat. 786).

Provengono invece, forse, dalla TT33:

  • due torsi in basalto al Cairo, Collezione Michaelidis;
  • tavola da offerte in granito rosso dalla collezione Amherst al Mus. roy. du Cinquantenaire di Bruxelles (cat. E. 5811).

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp.50-56.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913,  pp. 18-19.
  5. Porter e Moss 1927,  p.50.
  6. Porter e Moss 1927,  pp.50-56.
  7. Claude Traunecker, egittologo francese, Le Palais Funéraire de Padiaménopé redécouvert (TT33), in “Egypte Afrique & Orient”, 2008 n. 51, pp. 15-48.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 51-52.
  9. Porter e Moss 1927,  pp. 53-54.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[6]      Johannes Dümichen (1833-1894), egittologo tedesco.

[7]      Date le dimensioni e la struttura architettonica, Pococke la definì “un palazzo sotterraneo”.