Di Piero Cargnino

Come ho detto in precedenza la storia di questi due Sheshonq C e Sheshonq II è un po’ intricata e confusa a seconda dell’egittologo che li tratta. Ovviamente non li troviamo in nessun reperto con gli identificativi “C” o “III”, assegnati loro dagli egittologi moderni le cui ipotesi sono spesso contraddittori e comunque scarsamente chiare.
Sheshonq C potrebbe essere il figlio maggiore di Osorkon I, nominato dal padre Sacerdote di Amon al posto di suo fratello (o fratellastro) Iuput ricoprendo de facto la carica di viceré dell’Alto Egitto. Come già accennato, secondo l’egittologo britannico Kennet A. Kitchen, Sheshonq C sarebbe stato un coreggente di breve durata di Osorkon I, sepolto a Tanis; si pensa che possa aver regnato per pochi mesi tra il padre e Takelot I e comunque sia premorto al padre. Farebbero testo alcune iscrizioni su una statua del dio Nilo, oggi al British Museun di Londra, dove viene citato come figlio di Osorkon I e della regina Maatkara.

Nelle iscrizioni non compaiono ne il nomen ne il praenomen di Sheshonq C che viene rappresentato a fianco delle gambe del dio Nilo con dimensioni minori, mentre per un re dovrebbero essere maggiori, e viene citato come “Signore delle Due Terre” (Signore, non Re).
Delle tre mogli di Sheshonq C nessuna porta il titolo di “Moglie del Re”, così come suo figlio Horsaset non viene mai chiamato “Figlio di Re”.


Secondo altri studiosi, tra cui l’egittologo tedesco Jurgen von Beckerath, in base ad alcune valutazioni stilistiche sul coperchio del suo sarcofago, ritengono che Sheshonq C fosse un fratello maggiore di Takelot I ed avrebbe regnato per un breve periodo tra Osorkon I e Takelot I. L’egittologo britannico Kennet A. Kitchen invece è convinto che Sheshonq C e Sheshonq II sarebbero la stessa persona che svolse per brevissimo tempo il ruolo di coreggente del padre Osorkon I ma sarebbe morto prima di questi.

Secondo alcuni Sheshonq II potrebbe essere figlio di Sheshonq I il cui nome compare su due braccialetti trovati nel tomba da Sheshonq II; inoltre su di uno dei pettorali un’iscrizione riporta il titolo di “Grande Capo dei Ma Sheshonq”, titolo che fu attribuito a Sheshonq I da Psusennes II prima che diventasse re. Inutile dire che si tratta di ipotesi in attesa di ulteriori conferme.
Sheshonq II fu sepolto in una tomba a Tanis che in seguito venne danneggiata seriamente durante i lavori per la costruzione della tomba di Osorkon II facendo crollare quella di Sheshonq II. Ciò costrinse a traslare la sepoltura di Sheshonq II nel vestibolo della tomba di Psusennes I, la solita NRT III scoperta da Pierre Montet nel 1939, già più volte citata e che non era mai stata saccheggiata dai ladri.

Alcuni non sono d’accordo sul primo luogo di sepoltura di Sheshonq II ma pensano che in un primo tempo il sovrano sia stato sepolto a Bubastis da dove proveniva la sua famiglia. Anche qui non possiamo che prendere atto delle varie teorie aspettando (se mai arriverà) una conferma.
Il sarcofago d’argento venne aperto da Montet nel 1939. Il Prof. Douglas Erith Derry racconta che la mummia di Sheshonq II, all’interno del sarcofago d’argento con la testa di falco, era completamente dissolta a causa dell’acqua che era entrata nel sarcofago portando con se una massa terrosa che aveva impregnato interamente lo scheletro.
Il sarcofago d’argento conteneva molti braccialetti e pettorali incastonati e la mummia indossava una maschera funeraria d’oro.
L’intero coperchio del sarcofago è costituito da un’unica lastra d’argento battuto mentre le mani, il flagello ed il pettorale sono fatti a parte e fissati sul coperchio. Il coperchio è interamente decorato, compaiono, oltre al dio Ra con testa di ariete e corpo di avvoltoio, due figure alate delle dee Iside e Nefti ed i quattro figli di Horus mentre ai piedi ci sono le figure protettive inginocchiate di Selqet e Neith.
Un’iscrizione nella parte centrale recita:
<< Ra-Osiride Sheshonq, amato da Amon, hai ricevuto il pane da Het-ka-Ptah (“casa dello spirito di Ptah”, il tempio di Ptah a Menfi), mentre rinnova le offerte a Unu. Possa la tua anima essere viva in qualsiasi forma le piaccia. Possa tu vedere sorgere nella sua barca il disco solare che crea ogni giorno eternamente >>.

La parte sottostante esterna del sarcofago non presenta decorazioni, solo all’interno sul fondo si trova una figura della dea Nut stranamente incompiuta.
All’interno del sarcofago d’argento si trovava un secondo sarcofago in cartonnage, anch’esso con testa a forma di falco, quasi interamente disfatto Grazie alle parti placcate in oro, che si sono preservate rendendo addirittura ancora leggibili le iscrizioni, è stato possibile ricostruirlo ed oggi lo possiamo ammirare.

Le iscrizioni sono state riportate da Pierre Montet in un disegno dove si legge, nell’iscrizione verticale centrale:
<< Parole dette da Osiride Khentamenti, Signore di Abydos, che concede che la tua Anima sorga e veda il disco solare venire da lui e trovare il suo cadavere. Possa tu ricevere i pani che appaiono davanti a […..] sulla tavola di. .. Ra-Osiride Sheshonq >>;
in quella a sinistra:
<< Parole dette dall’Osiride Sheshonq, giustificato: 0 ladri di cuori, rapitori di cuori, fate esistere il cuore del re di Osiride con ciò che ha fatto, perché non si riconosce in quello che fate >>;
in quella a destra:
<< Parole dette dall’Osiride Heqakheperre Sotepenra, giustificato: Io sono la Fenice, l’anima di Ra, la guida degli spiriti del Duat, le cui anime appaiono sulla terra per fare ciò che il loro Ka vuole eternamente >>;
nella prima riga orizzontale:
<< L’Osiride, Signore delle Due Terre Heqakheperre, le porte del Duat sono aperte per lui in eterno >>
mentre nelle altre due righe orizzontali il re viene definito “imakhy” (venerabile) dai quattro figli di Horus. Non è chiaro il fatto che Sheshonq, contravvenendo la tradizione secondo cui sui sarcofagi era sempre riportato il volto del sovrano, abbia fatto fare il sarcofago d’argento e per di più con una testa di falco, forse voleva dare un tono di estrema regalità alla sua sepoltura.
Il suo regno forse non è durato più di un anno ed alla sua morte gli successe il fratellastro Takelot I.
FONTI:
- Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
- Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
- Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
- Alan Gardiner e R.O. Faulkner,”The Wilbour Papyrus”, Oxford, 1941-1952
- Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
- Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
- Rupert L. Chapman III, “Putting Sheshonq I in his place”, Palestine Exploration Quarterly, 2009
- Nicholas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
- Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
- Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
- Mostafa El-Alfi, “Una stele di donazione dal tempo di Osorkon I”, Discussioni in egittologia 24, 1992
- Andrea Petta, “Cose meravigliose, Tanis, Sheshonq II”, Articolo su la Civiltà Egizia
- George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
- Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996

















































