Kemet Djedu, Sarcofagi, Tutankhamon

LA PARETE SUD DELLA KV62

A cura del Docente Livio Secco

Anubi, Tutankhamon, Hathor

La parete sud della KV62 di Tutankhamon presenta Tutankhamon accolto da Anubi ed Hathor
Proviamo a leggere le iscrizioni parietali.

Lo studio del Protocollo Reale è importantissimo perché esso, letto e tradotto nella giusta sequenza, rappresenta il programma politico del sovrano. Purtroppo sono frequenti i fenomeni di metatesi onorifica, grafica e quelli di scrittura difettiva che ne rendono difficoltosa la traduzione. Inoltre, molto spesso, ci si dimentica che l’onomastica è antropocentrica riducendo la traduzione ad un mero esercizio pedagogico e didattico. Il nome del re è tutt’altro che uno slogan pubblicitario.

Come consueto ha aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora!!) studiati.

Le pareti della camera funeraria del celeberrimo faraone sono stati oggetto delle Traduzioni Archeologiche (TA) del Corso Grammaticale di secondo livello, di una lezione di Egittologia e del relativo Quaderno nr 35 che gli interessati possono trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/i-geroglifici-di…/

CATALOGO

DIZIONARIO ANTROPONIMICO REALE

472 SOVRANI TRASLITTERATI E TRADOTTI

Ogni re egizio è riportato in geroglifico, traslitterato, con pronuncia italiana e tradotto

Volume 1: Dal Predinastico alla XVII dinastia

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario…/

Volume 2: Dalla XVIII dinastia ai Romani

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario…/

DIZIONARIO ANTROPONIMICO POPOLARE

Più di 700 nomi propri egizi e 50 soprannomi scritti in geroglifico, traslitterati e tradotti

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario…/

Quaderno di Egittologia 22

IL PROTOCOLLO REALE

Composizione dell’onomastica faraonica

Com’era compilato il Protocollo Reale. Con due esemplificazioni complete: Tutankhamon e Ramesse II.

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

GRAMMATICA EGIZIA

(I livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

(II livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

(III livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

DIZIONARIO EGIZIO – ITALIANO 12000 LEMMI IN GEROGLIFICO

(I volume): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

(II volume): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

Kemet Djedu, Sarcofagi, Tutankhamon

LIRICHE D’AMORE

A cura del Docente Livio Secco

SAN VALENTINO … all’egizia

Qualche anno fa, con i miei allievi, traducemmo il Papiro Harris 500 dove sono riportate alcuni brani che possono davvero essere definiti Liriche d’Amore.

La narrazione rappresenta il discorso di due innamorati che testimoniano le loro emotività, i loro desideri, le loro paure e le loro ansie.

I discorsi di lei e di lui si alternano nelle diverse “stanze” dando libertà alla fantasia del lettore di ricreare la situazione di due innamorati che si desiderano.

In questo brevissimo passaggio, preso dalla quinta stanza, parla lui.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far pronunciare l’egizio a chi non lo ha (ancora) studiato.

BUON SAN VALENTINO A TUTTI.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora!!) studiati. A chi volesse intraprendere questa interessantissima ginnastica intellettuale posso consigliare la seguente strumentistica pressoché completa:

CATALOGO

GRAMMATICA EGIZIA

(I livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

(II livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

(III livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

DIZIONARIO EGIZIO – ITALIANO 12000 LEMMI IN GEROGLIFICO

(I volume): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

(II volume): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

Kemet Djedu, Sarcofagi, Tutankhamon

PINEDJEM U.S.A.

A cura del Docente Livio Secco

Al PENNMUSEUM di Filadelfia, ovviamente Stato della Pennsylvania, è custodito un ornammento che lo stesso museo definisce come “Perlina lentoide in faience blu. La parte superiore è incisa e il retro è piatto. Ci sono due fori per l’infilatura a ciascuna estremità, che si collegano a un canale centrale sul retro della perlina”.

Ad essere sinceri il testo geroglifico riportato sopra è abbastanza complesso da definire, figuriamoci da leggere. Però, con l’aiuto del Museo, ce la potremo fare.

Il reperto è lungo 5,21 cm, largo 1,5 cm e profondo 0,6 cm. Fu realizzato tra il 1075 e il 945 a.C. ed appartiene alla XXI dinastia.

Interessante che il sovrano identificato non abbia il nome iscritto in un cartiglio.

Lo studio del Protocollo Reale è importantissimo perché esso, letto e tradotto nella giusta sequenza, rappresenta il programma politico del sovrano. Purtroppo sono frequenti i fenomeni di metatesi onorifica, grafica e quelli di scrittura difettiva che ne rendono difficoltosa la traduzione. Inoltre, molto spesso, ci si dimentica che l’onomastica è antropocentrica riducendo la traduzione ad un mero esercizio pedagogico e didattico. Il nome del re è tutt’altro che uno slogan pubblicitario.

Come consueto ha aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora!!) studiati.


A chi volesse intraprendere questa interessantissima ginnastica intellettuale posso consigliare la seguente strumentistica pressoché completa:

CATALOGO

DIZIONARIO ANTROPONIMICO REALE

472 SOVRANI TRASLITTERATI E TRADOTTI

Ogni re egizio è riportato in geroglifico, traslitterato, con pronuncia italiana e tradotto

Volume 1: Dal Predinastico alla XVII dinastia

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Volume 2: Dalla XVIII dinastia ai Romani

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario…/

DIZIONARIO ANTROPONIMICO POPOLARE

Più di 700 nomi propri egizi e 50 soprannomi scritti in geroglifico, traslitterati e tradotti

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Quaderno di Egittologia 22

IL PROTOCOLLO REALE

Composizione dell’onomastica faraonica

Com’era compilato il Protocollo Reale. Con due esemplificazioni complete: Tutankhamon e Ramesse II.

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

GRAMMATICA EGIZIA

(I livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

(II livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

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DIZIONARIO EGIZIO – ITALIANO 12000 LEMMI IN GEROGLIFICO

(I volume): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

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Kemet Djedu, Sarcofagi, Tutankhamon

LE ISCRIZIONI DEL SARCOFAGO DI TUTANKHAMON

A cura del Docente Livio Secco

il sarcofago in quarzite di Tutankhamon ubicato nella KV62 è stato oggetto del nostro XVII LABORATORIO DI FILOLOGIA EGIZIA.
Ne abbiamo analizzato e tradotto tutte quattro le facciate.
Vi allego qui le pagine iniziali di ogni lato per mostrarvi la tipologia di lavoro che abbiamo fatto sulle iscrizioni geroglifiche.

XVII LABORATORIO DI FILOLOGIA EGIZIA
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/manuali-e-corsi/668352/xvii-laboratorio-di-filologia-egizia/


A chi volesse intraprendere questa interessantissima ginnastica intellettuale posso consigliare la seguente strumentistica pressoché completa:

CATALOGO

https://liviosecco.it/…/2025/12/Catalogo20260101.pdf

GRAMMATICA EGIZIA

(I livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

(II livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

(III livello): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

DIZIONARIO EGIZIO – ITALIANO 12000 LEMMI IN GEROGLIFICO

(I volume): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

(II volume): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”, Sarcofagi, XVIII Dinastia

LA BARA INTERNA DI MERIT

Museo Egizio di Torino, cat. Suppl. 8470

Come abbiamo visto, Merit morì prematuramente e fu necessario adattare una delle bare predisposte per Kha per accogliere la sua salma.

A questo punto però si poneva un problema: mancava una bara del “set” usuale per l’epoca, che rappresentava il viaggio del defunto verso la rinascita – dal nero del sarcofago esterno all’oro della bara interna (che abbiamo visto per Kha).

Il sarcofago è finora unico nel suo genere, perché fonde in sé i due diversi modelli decorativi osservabili. rispettivamente, sul sarcofago mediano e quello interno di Kha: la cassa è coperta infatti da resina nera con figure ed iscrizioni in foglia d’oro, mentre il coperchio è completamente dorato. È stato ipotizzato che ciò abbia forse permesso di integrare in un solo sarcofago antropoide la funzione simbolica dei due normalmente previsti all’epoca. Il fatto però che i testi funerari siano a nome di Kha rende dubbia questa ipotesi, in quanto non sarebbe stato concepito per questa funzione

Secondo l’ipotesi più accreditata, gli artigiani dell’epoca ebbero però un’idea geniale, rimasta unica nell’arte egizia: “fusero” le due bare interne (o meglio, le loro “funzioni” simboliche) in una sola.

La cassa della bara interna di Merit, infatti, ricorda la seconda bara di Kha, con il fondo nero ma con le scritte e le immagini dorate, mentre il coperchio è interamente dorato.

Da notare però che le iscrizioni funerarie sono rimaste a nome di Kha, e che quindi sarebbe stato già inizialmente concepito con questa doppia funzione.

Difficile dire se il volto della bara interna sia quello di Kha o se sia stato “adattato” a quello di Merit

Al momento della scoperta, il sarcofago interno di Merit era avvolto in un telo e racchiudeva, proteggendole, la mummia della donna e la preziosa maschera funeraria posta sul capo.

Si notano bene nelle fotografie originali le lenzuola usate come imbottitura per riempire lo spazio derivante dalla “taglia” sbagliata e la maschera funeraria
“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”, Sarcofagi, XVIII Dinastia

IL SARCOFAGO DI MERIT

Museo Egizio di Torino, cat. Suppl. 8517

Con ogni probabilità, Merit morì prima del marito ed in maniera inattesa. Si dovette quindi adattare la sua sepoltura, utilizzando una parte del corredo già preparato per il marito e finendo in fretta ciò che faceva parte del suo.

Il sarcofago esterno è un po’ più semplice di quello di Kha, senza la struttura a forma di slitta sottostante, e conteneva una sola bara antropomorfa, le cui iscrizioni erano per Kha. Costruito in legno di sicomoro e formato da cinque pezzi più il coperchio, il sarcofago esterno è lungo 228 cm per una larghezza di 97 ed un’altezza di 113.

La qualità del legno è inferiore rispetto al sarcofago di Kha, con la presenza di alcune giunte e una copertura in resina stesa in maniera non uniforme, a testimonianza della morte prematura di Merit e della preparazione affrettata della sepoltura.

Fonte: Museo Egizio di Torino

“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”, Sarcofagi, XVIII Dinastia

LA BARA INTERNA DI KHA

ovvero dall’oscurità alla luce divina

La bara più interna di Kha, che conteneva la sua mummia, è anch’essa di pregevolissima fattura, interamente ricoperta da foglia d’oro posata su uno strato di gesso, a testimonianza ulteriore della posizione altolocata del defunto.

Era originariamente decorata da ghirlande floreali, e completa un “percorso” di rigenerazione: dal nero del sarcofago esterno alla luce dell’oro, passando attraverso la bara esterna dove dove gli esseri divini e i testi sacri sono mostrati “solarizzati” sullo sfondo nero.

L’espressione che è stata conferita al volto di Kha nella bara interna è di serenità estrema

Viene così ricreata la “camera sepoltura di Osiride” o “camera d’oro”, quel luogo segreto e magico in cui Osiride si unisce a Ra, la cui luce, come l’oro, risplende in eterno, nel percorso di resurrezione che si trasla anche al defunto.

Insieme alla bara esterna di Kha ed al suo sarcofago, rappresenta quindi uno dei reperti (a mio personalissimo parere) più simbolici ed affascinanti del Museo Egizio di Torino.

Fonti:

  • Museo Egizio di Torino
  • Sousa, R. (2019). Gilded flesh: coffins and afterlife in Ancient Egypt.
“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”, Sarcofagi, XVIII Dinastia

LA BARA ESTERNA DI KHA

Museo Egizio di Torino, Inv. Suppl. 8316/01

La bara antropomorfa esterna (o sarcofago intermedio) di Kha riproduce l’immagine della mummia rivitalizzata e, al momento della scoperta, vi erano appoggiate due grandi ghirlande di loto e un papiro contenente il Libro dei Morti.

La pregevole fattura della bara di Kha è pienamente rivelata dal suo volto. Ricordiamoci che Kha non era un faraone, ma un artigiano – sia pure di alto livello – e la sua vita deve essere stata di grande successo personale e professionale.

La superficie è caratterizzata da elementi in rilievo ricoperti da gesso e foglia d’oro che evocano la luce solare ed evidenziano i simboli del risveglio a nuova vita di Kha. Tra questi si notano la maschera funeraria, l’ampio collare chiamato “Usekh” e le bande (ad imitazione delle fasce che stringono il lenzuolo funerario intorno al defunto) che recano formule e preghiere a Nut, Thot, Anubi e i figli di Horus, divinità tradizionalmente associate con l’Aldilà e chiamate a proteggere l’integrità del corpo del defunto. Nekhbet in forma di avvoltoio dorato in rilievo protegge il petto della bara.

Nel dettaglio possiamo ammirare l’opera di rivestimento in foglia d’oro dei rilievi

Fonte: Museo Egizio di Torino

“COSE (ANCORA PIÙ) MERAVIGLIOSE”, Sarcofagi, XVIII Dinastia

IL SARCOFAGO DI KHA

Il sarcofago esterno di Kha è lungo tre metri, con una larghezza di 110 cm ed un’altezza massima di 160 cm – Museo Egizio di Torino, Inv. Suppl. 8210

Kha, come abbiamo visto, era un uomo facoltoso. Decise quindi di essere sepolto in una serie di sarcofagi come d’uso nella XVIII Dinastia, uno esterno squadrato e due bare antropomorfe interne.

Il sarcofago esterno di Kha, originariamente protetto da un grande lenzuolo di lino, è in legno di sicomoro ricoperto da una sostanza di colore scuro, a ricordare il colore della terra fertile, simbolo di rigenerazione. Contrariamente a quanto si pensava inizialmente, non è bitume ma pece riscaldata e mescolata con olio di cedro e carbone.

Il sarcofago di Kha come apparve ai suoi scopritori

La cassa è composta da cinque parti smontabili e da un coperchio di forma arcuata che gli conferisce l’aspetto di un santuario. La base è lavorata in modo da imitare la forma della slitta usata per trasportare il catafalco alla tomba durante il funerale.

Fonte: Museo Egizio di Torino

III Periodo Intermedio, Mai cosa simile fu fatta, Sarcofagi

I SARCOFAGI DELLA XXV DINASTIA

Coperchio del sarcofago interno di Renpetnefret

Legno

Altezza 176 cm

Museo Egizio di Torino

C. 2231/1

  

Coperchio del sarcofago interno di Tapeni

Legno

Altezza 191 cm

Museo Egizio di Torino

C. 2215/1

Coperchio del sarcofago interno di Tamit

Legno

Altezza 173 cm

Museo Egizio di Torino

C. 2218/01

I sarcofagi della XXV Dinastia hanno chiari elementi distintivi che possiamo riconoscere negli esemplari delle tre sorelle, Tapeni, Tamut e Renpetnefret, figlie del sacerdote di Amon Ankh-Khonsu.

Le tre mummie sono conservate in un sarcofago antropoide, a sua volta contenuto in un sarcofago rettangolare a colonnette. (qeresu).

La decorazione dei sarcofagi riproduce l’ambiente della camera sepolcrale, con le dee Iside e Nefti ai piedi e alla testa dello stesso, un arcaismo che lega questi sarcofagi ai modelli del Medio e Nuovo Regno, una fila di divinità disposte intorno alla mummia.

La raffigurazione della dea Nut sul petto, anche questo motivo ripreso dal Nuovo Regno, è il pilastro djed sulla schiena connettono il sarcofago con la terra e il cielo, la dea Nut, e il mondo ultraterreno, il pilastro djed simbolo del dio Osiride.

Diminuiscono la dimensione e la varietà dei dipinti, mentre aumentano i testi sacri tratti dal Libro dei Morti.

I testi sono disposti in bande diversi colori, arancione, giallo e verde.

Tra le bande di testo sono raffigurate divinità stanti e occhi udjat sopra i piedi.

Sarcofago esterno di Renpetnefret
Legno, larghezza 207 cm.
Museo Egizio di Torino - C. 2232

L’alveo del sarcofago esterno imita la tomba del dio Osiride, come conferma la presenza del fregio khekeru, elemento decorativo della parte superiore delle pareti in struttura architettoniche a partire all’antico Regno, e il motivo serekh, decorazione a linee verticali e orizzontali che imita la faccia di un palazzo.

Sui lati corti corti sono raffigurati, a una estremità le dee Iside e Nefti, il disco solare adorato da due babbuini, all’altra estremità il geroglifico neferet che indica la dimora di Osiride o del defunto, situata a Occidente.

  

Il coperchio, bombato, raffigura il cielo identificato con la dea Nut ed è diviso in due parti da una colonna di testo: una metà raffigura il viaggio notturno, l’altra metà raffigura il viaggio diurno dell’imbarcazione del Sole.

Entrambi le barche sono trainate con corde da divinità, personificazione di corpi celesti.

I testi sono costituiti principalmente dalla forma canonica di offerta in cui si supplica il dio affinché protegga il defunto.

  

La cassa esterna è così contemporaneamente rifugio per le defunto durante la veglia notturna e santuario dove si potranno risvegliare a nuova vita per ascendere al cielo in modo da unirsi al dio sole e partecipare con lui al suo eterno e ciclico viaggio.

Fonte

Museo Egizio di Torino – Fondazione del Museo delle Antichità Egizie di Torino – Franco Cosimo Panini Editore.