Antico Regno, VI Dinastia

MERY RE PEPI I

LA SESTA DINASTIA – IL TERZO SOVRANO: MERY RE PEPI I

A cura di Luisa Bovitutti

Alla morte di Teti, fondatore della VI dinastia, il trono venne usurpato da Userkare (probabilmente figlio di Iput I, una moglie secondaria del faraone), che regnò solo un anno; gli successe Pepi, figlio della moglie principale di Teti, il quale, pur essendo ancora un bambino, riacquisì il suo posto nella linea dinastica e governò per almeno 40 anni, cercando di rinsaldare l’autorità del governo centrale e di opporsi al crescente potere dei nobili locali che porteranno il paese alla crisi entro pochi decenni. Egli ebbe almeno sei mogli, tra cui Nebwenet e Inenek-Inti, le cui piccole piramidi sorgevano vicine alla sua a Saqqara, Meritites IV, Nedjeftet e le due sorelle Ankhesenpepi I (dalla quale ebbe il suo erede Merenre I), e Ankhesenpepi II (che alla morte del sovrano sposò Merenre e gli diede Pepi II che salì al trono dopo la morte del padre; le due donne erano figlie del potente funzionario Khui, forse governatore della regione di Abydos, e sorelle del visir Djau. A quanto pare Pepi sposò Ankhesenpepi I e II in età avanzata, forse dopo essere sopravvissuto nel 42’ anno del suo regno ad una congiura organizzata nel suo harem; Ankhnesmerire I gli diede anche una figlia di nome Neith, che in seguito avrebbe sposato Pepi II. Pepi I avviò una politica di penetrazione intensiva della Nubia, a sud della Prima Cataratta del Nilo, dove è stato rinvenuto vasellame recante il cartiglio del re, creò il primo esercito regolare costituito da egizi reclutati nel Delta e nell’Alto Egitto oltre che da un gran numero di nubiani e libici fedeli, al quale affidò cinque campagne militari sotto il comando ad un suo fido collaboratore chiamato Weni (o Uni) il vecchio per sottomettere i beduini che vivevano lungo la frontiera nord-orientale, che gli Egizi chiamavano Terra degli abitanti della sabbia, e che periodicamente effettuavano incursioni in territorio egizio. Intessè rapporti diplomatici ed un fiorente commercio con Ebla e Biblos, dove sono state ritrovate numerose navi costruite durante il suo regno, e sono documentate frequenti spedizioni a Punt per importare prodotti esotici ed in varie zone dell’Egitto per procurare pietra pregiata, più specificamente nelle cave di alabastro di Hatnub, di grovacca e siltite di Wadi Hammamat e nelle cave di turchese e rame di Wadi Maghara nel Sinai. Egli realizzò complessi monumentali a Bubastis, Elefantina, Abydos e forse Dendera, che furono probabilmente incorporati in progetti successivi, tant’è che non sono rimaste vestigia risalenti alla sua epoca, salvo i resti di un tempio nel delta del Nilo. Il suo culto era ancora vivo in epoca tolemaica. Nelle immagini, a sinistra statua di Pepi I orante e a destra in alto statua di Pepi in alabastro, entrambe al Brooklin Museum, a destra al centro unguentario (a Baltimora) con il cartiglio del sovrano (Mery re) e sotto giara recante il cartiglio del sovrano, il nome del suo complesso piramidale (a Berlino).



IL COMPLESSO PIRAMIDALE

La piramide di Pepi I sorge nella zona a sud di Sakkara ed è ora ridotta ad una collinetta di 12 metri; in origine era alta 50 metri, con i lati di 75 metri ed era quindi facilmente visibile dalla Valle del Nilo; era chiamata Men-nefer, ossia “stabile e perfetta”; nel Nuovo Regno tale denominazione si estese all’antica capitale che i Greci chiamarono Menfi. Durante lo scavo della camera funeraria sono stati raccolti oltre 3000 frammenti di varie dimensioni che sono stati utilizzati per ricostruire le pareti del sito; i geroglifici finemente scolpiti conservano ancora il colore originale e ci consegnano molti testi non menzionati nella piramide di Unas, Il sarcofago è stato rinvenuto spezzato, ma è sopravvissuta la cassetta di granito contenente i vasi canopi con i resti dei visceri, accuratamente avvolti in bende di lino. Una spedizione archeologica francese ha riportato alla luce il tempio funerario del faraone, ancora ben conservato in alcune sezioni, anche se molte delle raffigurazioni di prigionieri in ginocchio con le braccia legate dietro la schiena che lo decoravano sono state ridotte in frammenti; attorno alla piramide del Re sono stati scoperti altri sei piccoli complessi piramidali destinati alle sue mogli e sepolture di funzionari di rango elevato e di sacerdoti. Nelle immagini, a sinistra in alto l’attuale aspetto esterno della piramide, a destra in alto la camera funeraria con il sarcofago, a sinistra in basso ricostruzione dell’aspetto originario del sito, a destra al centro geroglifici con il cartiglio del sovrano, a destra in basso pyramidione della piramide di Pepi.


LE STATUE IN RAME DI PEPI I E DEL SUO EREDE MERENRE

Queste due statue in rame furono rinvenute nel 1897 da James Quibell, unitamente a moltissimi altri oggetti tra cui la famosa tavolozza di Narmer, scavando nel recinto del tempio dedicato al dio falco Nekheny a Hieracompolis, città sede dei re dell’Alto Egitto. La statua più grande raffigura Pepi I, e all’interno di essa si trovava quella più piccola, che si credeva rappresentasse lo stesso Pepi I da ragazzo o ringiovanito dopo il Giubileo; oggi molti studiosi pensano che raffiguri Merenre, suo figlio e successore. Entrambi i manufatti sono custoditi al museo del Cairo.

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