Antico Regno, Piramidi

IL COMPLESSO FUNERARIO DI USERKAF

A cura di Piero Cargnino

Anche se a tutti gli effetti Userkaf appartiene alla discendenza di Cheope, (ramo secondario), Manetone lo pone a capostipite di una nuova dinastia, la V. Prendiamola così, ormai conosciamo bene Manetone, ma nonostante i suoi svarioni ci è tornato molto utile per ricostruire alla meglio la storia egizia grazie anche ai numerosi paralleli che riusciamo a fare con le altre fonti.

Negli articoli precedenti ho già accennato ai torbidi che sono sorti con gli ultimi sovrani della IV dinastia, torbidi e confusione che hanno segnato il passaggio dalla IV alla V dinastia così come abbiamo parlato delle ipotesi sulle origini di questo faraone. Un’ipotesi leggendaria sulle sue origini ci viene raccontata dal famoso Papiro Westcar (del quale ne abbiamo già parlato) risalente alla XVI o XVII dinastia, acquistato in Egitto nel 1824 dal viaggiatore e collezionista inglese Henry Westcar, (da qui il nome), affidato in seguito all’egittologo Lepsius, ed oggi conservato al Museo di Berlino.

Il Papiro contiene un ciclo di cinque storie raccontate alla corte del faraone Khufu, (2589-2566 a.C.), dai suoi figli. Una di queste leggende che si riferisce all’origine divina dei primi tre sovrani della V dinastia, dice che a Cheope fu predetto, che la moglie di un sacerdote di Ra, Redgdet, sarebbe stata fecondata da Ra in persona, e avrebbe generato tre gemelli destinati a regnare sull’Egitto.

Questi tre gemelli, “Figli del Sole”, sarebbero i primi tre faraoni della V dinastia, Userkaf, Sahura e Neferirkare Kakai. Redgdet, secondo gli egittologi, sarebbe in realtà uno pseudonimo attribuito alla principessa Khentkaus I, figlia di Menkaure e moglie di Shapseskaf, di lei abbiamo già ampiamente parlato in un articolo a parte. Pare sia stata pure la moglie di Userkaf e madre dei successivi due faraoni della V dinastia. L’ipotesi più probabile è che Userkaf sia nato dalla principessa Neferhetepes e quindi nipote della regina Hatepheres II e di Djedefre, discendente del ramo secondario della famiglia di Cheope. I figli del dio Sole Ra, con l’intento di omaggiare il padre divino, introdussero l’elemento “Ra” nel loro nome ad eccezione di Userkaf, del quale non è chiaro perché ne sia privo, ma una cosa è certa, con lui nasce la tradizione di costruire il grande “Tempio del Sole” che si suppone copiato dal tempio di Ra-Atum ad Eliopoli. Il suo fu un regno breve, sette anni, durante i quali avviò numerosi viaggi nelle nazioni vicine, allacciò importanti relazioni di carattere commerciale, soprattutto con il mondo Egeo, che si rivelarono molto vantaggiose per il paese.

Userkaf è famoso per il suo tempio vicino ad Abu Ghorab, a sud di Heliopolis, la città dedicata a Ra e Atum, incarnazioni del Dio solare e luogo d’origine della famiglia reale. Forse già pago di aver costruito un magnifico tempio solare e, perché no, per risparmiare le risorse del paese e il tempo a disposizione, Userkaf non dovette dare troppa importanza alla sua piramide visto lo stato in cui fu ritrovata, in completa rovina per esser stato usato come cava di pietra e come cimitero nel Periodo saitico. Lo stato in cui si trova oggi la sua piramide si rispecchia nel nome con il quale viene chiamata in arabo: “el-Haram el-Makherbiskh” ovvero: “la piramide in rovina”. Egli decise di staccarsi dai luoghi tipici della IV dinastia. Forse a seguito di un calcolo ben ponderato dal punto di vista politico e dinastico, scelse un sito molto vicino alla piramide a gradoni di Djoser, a Saqqara, li fece costruire la sua piramide che chiamò: “Puri sono i luoghi, (cultuali), di Userkaf”.

Il complesso comprende tre piramidi, la sua, alta 49 metri con una inclinazione di 53° e una base di 73 x 73 metri circa, poi due piramidi molto più piccole, quella della regina, che si trova a sud, fuori dalla cinta muraria, e quella cultuale, della quale si sono mantenuti solo i due gradini più bassi del nucleo, situata, contrariamente a quanto in uso, nell’angolo sud-ovest all’interno del perimetro della piramide maggiore. Nel mezzo delle tre sorgeva il tempio con a fianco una piccola cappella per le offerte. Per la sua piramide Userkaf fece uso di grandi blocchi di comune calcare, solo per il paramento utilizzò il fine calcare bianco di Tura. Dai resti di un’iscrizione geroglifica scoperta su frammenti di paramento si deduce che anch’essa fu oggetto di restauro in epoche successive, forse all’epoca di Khamuaset.

A differenza delle precedenti piramidi della IV dinastia il cui ingresso si trovava nella parete nord, quello di Userkaf si trova nel pavimento del cortile di fronte. Attraverso un corridoio, prima discendente, poi orizzontale si accede alle camere ipogee. Circa a metà del corridoio orizzontale si trova una barriera composta da un unico masso a caduta di granito rosa. Più avanti, nella parete sinistra, si apre un breve passaggio che conduce in una camera con pianta che ricorda vagamente una T probabilmente usata come magazzino per il corredo funerario. Tornando al corridoio orizzontale questo prosegue per alcuni metri terminando in una anticamera posta esattamente sull’asse verticale della piramide. In questo punto ci troviamo a circa 10 metri sotto la base della piramide ed un passaggio mette in comunicazione l’anticamera con la camera sepolcrale. Entrambe le camere hanno le pareti rivestite di fine calcare bianco ed il tetto a capriata sempre di calcare. L’anticamera misura circa 4 x 3 metri mentre la camera è lunga circa il doppio. Vennero rinvenuti al suo interno i resti di un sarcofago in basalto, vuoto e senza alcun ornamento lievemente incassato nel pavimento, (alcuni citano uno splendido sarcofago in basalto ma non so su quali basi). Gli interni di tutte le camere, come quelle di Cheope, sono privi di qualsiasi tipo di decorazioni. E’ necessario precisare che, questa breve, ed un po approssimativa descrizione degli interni è tratta dagli appunti dell’egittologo statunitense John Shae Perring che è stato l’unico archeologo che la esplorò negli anni 30 del XIX secolo. Da allora l’ingresso è bloccato a causa di un crollo, situazione ulteriormente peggiorata dopo il terremoto dell’ottobre 1991.

Fonti e bibliografia:

  • Edda Bresciani, “I testi religiosi dell’antico Egitto”, Milano, Mondadori, 2001
  • Marco Chioffi e Giuliana Rigamonti, “I racconti di Re Kheope”, Duat, 2005
  • Franco Cimmino, “Storia delle piramidi”, Rusconi, 1998
  • Federico A. Arborio Mella, “L’Egitto dei Faraoni”, Mursia, 2012
  • Mark Lehner, “The complete Pyramids”, Londra, Thames & Hudson Ltd., 1975
  • Miroslav Verner, “Il mistero delle piramidi”, Newton & Compton, 1997)

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