Antico Regno, Piramidi

LE PIRAMIDI LEPSIUS XXIV E XXV AD ABUSIR

A cura di Piero Cargnino

Sapevate che diverse costruzioni antico-egizie in passato non vennero neppure considerate piramidi? Alcune perché praticamente i lavori furono appena avviati, altre perché erano solo più ammassi di rovine da essere scambiate per resti di mastabe. Va inoltre detto che non per tutte quelle che sono state ritenute piramidi è stato possibile risalire al proprietario. Lepsius intraprese una campagna apposta per censire tutte le piramidi e ci ha lasciato una lista che ancor oggi è oggetto di consultazione. Abbiamo già parlato in altre occasioni dell’egittologo tedesco Karl Richard Lepsius e questa mi pare l’occasione di conoscerlo meglio. Lepsius, nacque a Naumburg, (Sassonia), nel 1810 e fu uno dei pionieri dell’egittologia. Laureato in archeologia a Lipsia, prese il dottorato con una ricerca sulle “tavole eugobine”. A Parigi frequentò le lezioni di Jean Letronne, uno dei primi allievi di Jean Francois Champollion, venne in Italia dove frequentò le lezioni di Rosellini a Pisa, ed infine fu titolare della cattedra di egittologia all’Università di Berlino oltre che direttore del Museo Egizio di Berlino. La sua opera maggiore sono i “Denkmäler aus Ägypten und Äthiopien” (1849-59). Nel 1842 Lepsius guidò una spedizione nel Basso Egitto dove esplorò tutte le piramidi esistenti. Compose una lista nella quale le numerò partendo da nord iniziando da Abu Rawash. In seguito venne dimostrato che alcune di queste strutture non erano vere piramidi, però tuttora la lista di Lepsius fornisce la base per la catalogazione delle piramidi egizie. Tra queste Lepsius notò, a poche decine di metri dalla piramide di Khentkaus II, due piccoli impianti piramidali, completamente in rovina, in assenza di elementi per essere più precisi, assegnò loro i numeri XXIV e XXV.

Nessuno si interessò più a questi piccoli complessi, neppure Borchardt, che sedici anni dopo esplorò il sito, le identificò come piramidi. Indagò brevemente la XXIV ma concluse che si trattasse di una mastaba, forse doppia. Le rovine non attrassero altri egittologi e passarono inosservate fino agli anni 80 quando il team ceco decise di studiarle. Ad un attento esame sulla piramide XXIV emerse che si trattava realmente di un complesso funerario composto da una piramide, un tempio funerario ed una piccola piramide cultuale. Il tutto versava in uno stato di completa devastazione, a causa dei ladri di pietre, cosa che però permetteva un esame approfondito della struttura interna e dell’opera muraria. Si rinvennero su numerosi massi graffiti di cantiere che riportavano il nome del visir Ptahshepses, da ciò si dedusse che la piramide venne costruita durante il regno del faraone Niuserra. Tra le rovine della camera funeraria vennero rinvenuti resti di un sarcofago di granito rosa ed una mummia molto deteriorata di una donna di età stimata sui 25 anni oltre ad altri frammenti del corredo funerario, strumenti in rame per il rituale dell’apertura della bocca e frammenti di vasi canopi in alabastro. Secondo le prime valutazioni si pensò che si trattasse della proprietaria della piramide della quale però non si conosce il nome. Stante l’assenza di dubbi circa la datazione all’epoca di Niuserra, si pensò, in un primo momento che si trattasse della sposa del faraone, la regina Reputnebu. Questo però venne messo in dubbio dopo l’esame antropologico dal quale si evidenziava che la mummia era stata sottoposta all’excerebrazione, la rimozione del cervello attraverso il setto nasale perforato, metodo che venne in uso solo dall’inizio del Medio Regno. Dati più significativi dovrebbero emergere dall’esame delle bende con tecniche moderne, soprattutto con l’analisi al radiocarbonio 14. Per quanto riguarda l’altra piramide numero XXV questa non è ancora stata indagata anche se si può dire con certezza che, entrambe la piramidi, viste nel loro complesso e tenuto conto della posizione del tempio addossato al lato orientale della piramide, conferma che si tratti di tombe di regine risalenti alla stessa epoca. Nulla si può ipotizzare su chi fossero e quale ruolo ricoprissero le due regine, forse la risposta a queste domande potrebbe trovarsi tra le rovine della piramide XXV che si spera venga studiata quanto prima.

Fonti e bibliografia:

  • Guy Rachet – ”Dizionario Larousse della civiltà egizia”- Gremese Editore, 1994
  • Miroslav Verner, “Il mistero delle piramidi”, Newton & Compton, 1997
  • Mario Tosi, ”Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, vol. II, Ananke, 2012
  • Mark Lehner, “The complete Pyramids”, Londra, Thames & Hudson Ltd., 1975)

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