Donne di potere, Hatshepsut

IL PORTICO DI PUNT

A cura di Luisa Bovitutti

LA STORIA DI UNA GRANDE IMPRESA

INTRODUZIONE

L’argomento della spedizione commerciale a Punt organizzata da Hatshepsut nell’anno nono del suo regno è già stato magistralmente affrontato da Nico Pollone, che ci ha regalato anche la traduzione del testo geroglifico che accompagna il ciclo di rilievi che la rievocano e che si trova sulla parete del portico sito sulla parte sinistra della seconda terrazza del tempio di Deir el-Bahari: potrete trovare l’articolo nel nostro sito web alla voce “testi”.

Il mio contributo è molto meno specialistico, e vuole essere un’analisi dei rilievi stessi, così come ricostruiti sulla base dei disegni eseguiti all’epoca della loro scoperta, prima che la maggior parte di essi venisse rubata subito dopo l’apertura del sito da parte di Mariette, avvenuta nel 1858.Fonti epigrafiche e documentali certificano che già nell’Antico Regno Cheope e Pepi II intrattennero proficui scambi commerciali con il leggendario Paese di Punt, la cui esatta localizzazione è ancora oggi controversa anche se è certo che dovesse trovarsi a sud della valle del Nilo, nella zona indicata dalla cartina; tali contatti proseguirono anche nel Medio regno con Mentuhotep III e ripresero 500 anni dopo nel Nuovo Regno, prima con Hatshepsut e poi con Thutmosis III ed Amenhotep III; Amenhotep II, Ramses II e Ramses III inoltre ebbero relazioni diplomatiche con quelle genti, ricevendo le loro delegazioni.

LA DISLOCAZIONE DEI RILIEVI NEL TEMPIO

Le rappresentazioni della spedizione della grande sovrana iniziano sul registro inferiore posto sul lato meridionale della parete e continuano sulla parte inferiore del muretto meridionale e nei registri superiori della parete posteriore; il seguente diagramma, tratto da un articolo di Karl H. Leser trovato in rete, mostra la disposizione delle scene nel portico, ormai poco visibili e molto lacunose.

  • 1 – la flotta arriva a Punt
  • 2 – la spedizione è accolta a Punt
  • 3 – Scambio di doni; sopra al n. 3 uomini trasportano alberi comprese le radici
  • 4 – le navi vengono caricate con il “tributo” di Punt
  • 5 – il ritorno della spedizione
  • 6 – doni per il Signore di Punt
  • 7 – Hatshepsut presenta ad Amon i doni portati da Punt
    • 7a – Hatshepsut
    • 7b – tre grandi alberi
  • 8 – Pesatura e conteggio dei beni
    • 8a – mucchi di mirra tra i registri 8 e 9 c’è solo testo
  • 9 – il successo della spedizione a Punt è annunciato davanti ad Amon
    • 9a – Thutmosis III offre incenso ad Amon
    • 9b – Hatshepsut in piedi davanti ad Amon
    • 9c – Amon in trono
  • 10 – il successo della spedizione è annunciato alla corte reale

Nelle immagini, pianta del sito di Deir El-Bahari elaborata da Golvin, ove il portico di Punt è indicato da una freccia da me apposta

L’ORDINE DI AMON A SUA FIGLIA HATSHEPSUT

Dalle iscrizioni del portico si apprende che lo stesso Amon aveva dato ad Hatshepsut l’ordine di organizzare il viaggio garantendole il successo nell’impresa che avrebbe confermato la benevolenza divina nei suoi confronti.

“Detto da Amon, Signore dei troni delle Due Terre: “Vieni, vieni in pace, figlia mia, la bella, che sei nel mio cuore, Faraone Maatkare… io ti darò Punt, tutta quanta… Guiderò [i tuoi soldati] per terra e per mare, sulle rive misteriose che conducono ai porti dell’incenso, il territorio sacro della terra divina, la mia dimora di delizie…”

La spedizione era finalizzata a procurarsi beni pregiati come olibano, mirra, incenso, ebano, oro, avorio, e pelli di ghepardo scambiandoli con prodotti egizi, ed il tesoriere Nehesj aveva avuto l’ordine di importare anche alberi completi di radici da ripiantare e coltivare in patria: a Deir el-Bahari, infatti, sul lato destro e sinistro della prima rampa che porta alla terrazza centrale sono stati trovati bacini all’interno dei quali vi sono dei ceppi che si suppone possano essere i resti degli alberi portati da Punt.

“Prenderanno quanto incenso vorranno. Caricheranno le loro navi di alberi di incenso ancora verde [cioè fresco] e di tutte le cose buone di quella terra fino a soddisfare pienamente i loro cuori”.

Nelle immagini, uno dei ceppi ritrovati a Deir el-Bahari e l’albero dell’incenso (boswellia sacra).

 LA PREPARAZIONE DELLE NAVI ED IL VIAGGIO

La regina fece quindi allestire cinque grandi navi a vela, rappresentate con la prua rivolta a sud, nell’atto di partire:

“Partenza dei soldati del Signore delle Due Terre che attraverseranno il Grande Mare sulla Giusta Via verso la Terra degli Dei, in obbedienza del volere del re degli Dei, Amon di Tebe. Egli comandò che gli venissero portati i meravigliosi prodotti della Terra di Punt, per questo egli ama la Regina Hatshepsut più di tutti gli altri re che hanno governato queste terre”.

Le imbarcazioni erano dotate di un solo albero alto circa otto metri, di una singola vela quadra e di due pennoni a cui legarla; erano lunghe circa 20 – 25 metri, con poppa e prua molto alte sopra l’acqua ed erano prive di cabina; a poppa ed a prua una piattaforma rialzata protetta da una balaustra serviva da postazione di vedetta e probabilmente sotto di essa era previsto un riparo per gli ufficiali.

Esse non avevano ponti, in quanto i rematori, quindici per lato, erano posizionati in coperta; il timone, formato da due lunghi remi fissati ad un supporto sulla piattaforma posteriore, era manovrato da due timonieri con un lungo bastone curvo; l’equipaggio era completato da quattro addetti a tenere il ritmo di vogata, un pilota, un sorvegliante dei rematori, un capitano ed una scorta armata composta da otto o dieci soldati e da un ufficiale.

La spedizione consisteva quindi di circa 210 persone distribuite su cinque navi: il rilievo mostra i rematori ai remi; i capivoga in piedi alle loro spalle sulla piattaforma di prua; il timoniere a poppa; il capitano, riconoscibile dal bastone del comando, in piedi sulla piattaforma a prua che guarda nella direzione verso cui è diretta la nave.

Il testo esplicativo non contiene informazioni sul viaggio ma si limita a registrare il felice approdo a Punt; la rotta seguita dagli egizi, anch’essa controversa, sarà oggetto di un distinto post, che ci verrà regalato dal nostro esperto di navigazione Sandro Barucci.

Nelle immagini, la nave: il rilievo originale e il disegno a suo tempo eseguito da Naville, che documentò alla fine del 1800 tutto il sito.

Il Porto di imbarco

A cura di Sandro Barucci

Come ho scritto nel post sui porti del Mar Rosso, il luogo di partenza e di arrivo al ritorno, ben documentato fino dalla XII dinastia, è Mersa/Wadi Gawasis, che si trova alla latitudine della città di Tebe , ben raggiungibile attraverso la pista nel Deserto orientale. Vi è consenso fra gli studiosi che da qui sia partita anche la “nostra” spedizione, con trionfale ritorno nella Capitale. La Mèta del Viaggio.Qui è importante fare una premessa. Spesso quando iniziamo un discorso “gli Egizi pensavano che …” , dimentichiamo l’estensione temporale di questa Civiltà ed il mutare delle situazioni. Anche nel caso della “Terra di Punt” dobbiamo tenere ben presente che fra il primo viaggio documentato sotto il faraone Sahura ed il viaggio di Hatshepsut è trascorso un millennio, durante il quale si sono evolute le conoscenze tecniche generali e le capacità di navigazione in particolare. E’ dunque oggi considerato verosimile che il concetto di “Punt” si sia modificato nel tempo; inizialmente era quello di una terra favolosa raggiungibile verso Sud , probabilmente poteva essere il Sudan meridionale (n.1 nella mappa) , per poi divenire una meta più lontana con l’aumento delle conoscenze, fino a raggiungere lo stretto di Bab el Mandeb (n.2), e poi forse andare oltre. La convinzione prevalente oggi è che tutte le mete di cui si è discusso largamente come alternative, siano in realtà state raggiunte tutte in tempi diversi, sotto il nome generale di “Punt”. Bab el Mandeb si trova approssimativamente a 1900 Km da Mersa/Wadi Gawasis, può sembrare una distanza enorme; ricordiamo però che quelli di Hatshepsut sono vascelli con ampi equipaggi di professionisti e che la storia della navigazione riporta distanze ben superiori compiute anche solo a remi. Vediamo anche la mappa della zona più meridionale del Mar Rosso. Si sarebbero trovati tre arcipelaghi principali dove fare tappa ed anche vedere con chiarezza la vicina costa dello Yemen (n.3), facile da raggiungere (anzi con ogni probabilità visitata). Non sappiamo quanto altro ancora una spedizione potesse proseguire oltre lo Stretto, in Oceano Indiano . Ricordo solo, senza alcuna pretesa di prova storico-scientifica , che l’attuale Stato del Puntland si trova sulla costa sud-orientale del Corno d’Africa (n.4) e fa parte della Repubblica federale di Somalia

L’ARRIVO A PUNT

Il rilievo mostra gli Egizi che arrivano a Punt, raggiungono un villaggio di palafitte coniche che sorge sulle rive di un corso d’acqua ricco di pesci di specie ben identificabili (c’è anche una tartaruga, a malapena visibile sotto la capanna posta più a sinistra).Le capanne sono accessibili tramite una scala a pioli esterna, ed una di esse è sorvegliata da un cane da guardia; tutto l’agglomerato è immerso in un bosco di palme da dattero molto alte e alberi di ebano e mirra, con bovini al pascolo, pantere o leopardi ed uccelli.

Nelle fotografie il villaggio nella terra di Punt nel suo complesso, particolare di una capanna e di parte del bosco dove pascola una mandria.

LA COLLOCAZIONE GEOGRAFICA DEL VILLAGGIO

Si è ipotizzato che il paesaggio nel quale si colloca il villaggio rappresenti un tratto delle coste del Mar Rosso, ma Maspero sostenne che potesse riferirsi alle sponde di un fiume diverso dal Nilo che gli Egizi avrebbero imboccato via mare dalla foce, in quanto nel rilievo originale l’acqua era dipinta di verde, colore che indicava l’acqua salata od un fiume soggetto alla marea; inoltre alcuni esemplari di flora ivi raffigurati non crescono in riva al mare (es. il sicomoro odoroso, ritratto nella fotografia in basso) né alcuni animali presenti erano tipici del Nilo.

LA DELEGAZIONE EGIZIA SI PREPARA AD INCONTRARE I PRINCIPI DI PUNT

Dopo lo sbarco Nehesi depose su di un tavolo “tutte le buone cose della Sua Maestà, che abbia vita, salute e forza, destinati ad Hathor, Signora di Punt” (collane di perline di vetro – produzione artigianale nella quale l’Egitto eccelleva e che erano molto apprezzate anche all’estero – braccialetti probabilmente d’oro in quanto dipinti di giallo, un’ascia e una daga da cerimonia) e si prepara ad incontrare il capo locale.

Il tesoriere indossa abiti civili ma porta il bastone di comando ed è accompagnato da una scorta: i soldati con lancia, ascia e scudo rotondo, l’ufficiale senza scudo ma con un arco oltre all’equipaggiamento comune.

Il fatto che buona parte dei partecipanti alla spedizione fossero soldati induce a ritenere che gli Egizi temessero di non essere accolti amichevolmente dalla popolazione di Punt, con la quale non avevano contatti diretti da oltre 500 anni, ed alcuni studiosi hanno addirittura ipotizzato che la pacifica spedizione commerciale sia stata quasi una scorreria, vista la magnificenza dei beni che vennero riportati in Egitto e la modestia dei doni che Hatshepsut aveva mandato al signore locale.

L’INCONTRO CON I PRINCIPI DI PUNT

Nehesi viene accolto amichevolmente e con deferenza dal principe Parahu, dalla moglie e dai figli, che si avvicinano con le braccia levate verso l’alto in segno di omaggio, seguiti da un asino sellato (“il grande asino che porta sua moglie”, dice l’iscrizione) e da tre servitori con corti bastoni e con la barba a punta ricurva.

La sovrapposta iscrizione geroglifica rassicura in merito alla deferenza mostrata dal principe non tanto nei confronti della sovrana, quanto delle sue truppe, e ne rileva lo stupore nel vedere Egizi spintisi fin nella sua terra:

“qui vennero i Grandi di Punt, le loro schiene piegate, le loro teste piegate, a ricevere i soldati della Sua Maestà”. “Come siete arrivati in questa terra sconosciuta agli uomini dell’Egitto? Provenite dalle strade del cielo? O avete navigato il mare di Ta-nuter? Dovete aver seguito il percorso del sole. Per quanto riguarda il Re dell’Egitto, non ci sono strade che siano inaccessibili alla Sua Maestà; noi viviamo dell’aria che egli ci fornisce”.

Il capo del villaggio, che un’iscrizione definisce “il Grande di Punt, Parihu” ed i suoi congiunti (“i suoi figli”, “sua figlia” e “sua moglie, Ati”) hanno la carnagione di color rosso mattone ed i capelli neri come gli Egizi, e Parihu porta una collana di grandi perle, una piccola daga alla cintura e indossa un gonnellino analogo a quello dei suoi visitatori, ma ha una barba a pizzetto curva verso l’alto (evidentemente di moda a Punt, mentre in Egitto era tipica del solo Faraone) e anelli alle gambe che lo identificano come straniero.

La sua regina è obesa ed indossa un vestito giallo, bracciali, cavigliere, una collana di perline, una catenina ed una fascia sulla fronte ed ha due linee tatuate ai lati della bocca. Alcuni studiosi, tra i quali Maspero, hanno attribuito la sua obesità a qualche patologia; altri, invece, hanno ritenuto che l’artista egizio avesse voluto rappresentare nella moglie del capo la tipica bellezza locale, in quanto in alcune zone dell’Africa centrale erano molto apprezzate le donne grasse ed anche la giovane figlia di Parihu appare già un po’ sovrappeso.

L’immagine è una riproduzione fedele esposta presso il Royal Ontario Museum di Toronto (Canada), in quanto quella originale è andata perduta e ne sopravvivono solo i disegni di Naville; l’incontro è raffigurato nel registro inferiore (in faccia alla famiglia reale si nota il tavolo con le offerte di Nehesi). Il registro superiore si riferisce ad un’altra fase del racconto.

LO SCAMBIO DI DONI E IL CARICO DELLE NAVI EGIZIE

I doni di Hatshepsut sono offerti al Principe di Punt, il quale in cambio fa portare sulla riva i prodotti della sua terra che vengono caricati sulle navi e portati in patria.

“le navi furono caricate con le meraviglie della Terra di Punt, e con tutti i tronchi di ebano; con cumuli di mirra e piante della stessa; con ebano e puro avorio; con oro e verdi agate trovate nella Terra di Amu… e con i nativi di Punt, le loro donne e i figli. Nessun re, sin dall’inizio del mondo, aveva portato simili meraviglie”.

I marinai egizi trasportano mediante lunghe stanghe alcuni alberelli che le scritte identificano come sicomori odoriferi, ossia alberi della mirra; per proteggerne le radici utilizzano dei canestri di vimini riempiti di terra; i nativi invece caricano tronchi di ebano, alcune scimmie, una giraffa, un elefante ed un cavallo; in altri punti del rilievo si vedono gli alberi completamente cresciuti che presentano tra il tronco e i rami delle piccole protuberanze di gomma resinosa stillata attraverso le spaccature.

Mentre le navi vengono caricate, gli Egizi offrono un ricevimento ufficiale al Principe ed alla sua famiglia nella tenda allestita per l’occasione:

“Nel porto dell’incenso di Punt, per l’inviato del re e i suoi soldati fu allestita sulla riva del mare la tenda in cui potesse ricevere i capi di questo paese e offrire loro pane, birra, vino, carne, frutta e tutte le cose buone della terra d’Egitto, secondo quanto era stato ordinato dal faraone [vita, forza, salute] “

 I DONI DI COMMIATO

Parihu e la famiglia si accomiatano dagli Egizi con ricchissimi doni. A destra del corteo reale si notano un enorme cumulo di mirra, due vassoi carichi di anelli d’oro e una pila di zanne di elefante; uno dei figli del principe porta una ciotola colma di polvere d’oro, mentre i tre personaggi in fila dietro di lui recano in spalla due casse dal contenuto non individuabile ed un grande vaso.

La coppia di sovrani non ha più l’atteggiamento deferente mostrato all’arrivo della delegazione…. chissà, forse sono sollevati nel vederla partire…

LO SBARCO A TEBE E LA PRESENTAZIONE DEI DONI ALLA SOVRANA E AD AMON

I successivi registri mostrano l’arrivo e lo scarico delle navi di fronte ad Hatshepsut e la sovrana che, in presenza di Nehesj e Senenmut, offre con orgoglio a suo “padre” Amon la parte più preziosa delle merci importate.

Le figure di Hatshepsut, Nehesj e Senenmut, nonché una parte importante dei testi erano già state scalpellati nell’antichità, e sostituite da Thutmosis III con indosso la corona Khepresh che offre due vasi di mirra ad Amon.

La presentazione del viaggio a Punt si conclude con l’annuncio del felice ritorno della spedizione davanti alla corte, ad Hatshepsut (completamente scalpellata) seduta sul trono sorretto da due leoni e dal simbolo sema tawy ed al suo Ka, rappresentato in dimensioni ridotte dietro di lei.

Nelle immagini, i soldati sfilano orgogliosi dopo essere sbarcati dalle navi raffigurate sopra di essi; una belva ed un elefante portati in dono ad Hatshepsut; uno dei due leoni che reggono il trono della regina; un funzionario che misura la mirra importata.

FONTI di tutta la serie di post sul portico di Punt:

2 pensieri su “IL PORTICO DI PUNT”

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