Antico Regno, Piramidi

LA PIRAMIDE DELLA “REGINA SENZA NOME”

A cura di Piero Cargnino

IL COMPLESSO FUNERARIO DI SETIBHOR

Poiché seguo l’ordine adottato dal prof. Miroslav Verner nel suo libro “Il mistero delle piramidi”, (sempre citato in fonte), prima di trattare l’ultimo faraone della V dinastia vorrei parlare di quella che l’autore cita come la piramide della “Regina senza nome”. Si tratta di un modesto complesso piramidale situato all’angolo nord-est del muro di cinta che racchiude la piramide ed il tempio funerario di Djedkara Isesi a Saqqara. La piramide si presenta praticamente in rovina, priva di rampa cerimoniale né di un tempio a valle, comprende solo la piramide ed il tempio funerario racchiusi in un muro di cinta. La sua ubicazione, praticamente inclusa nel complesso di Djedkara, lascerebbe intuire che si possa trattare della moglie del sovrano. Il suo nome però non compare in alcuno dei frammenti di rilievi ritrovati nei dintorni. L’archeologa Vivienne Callender sollevò l’ipotesi che Merensankh IV, madre del principe Raemka, avrebbe potuto essere la moglie di Djedkara Isesi, ma la tomba della regina è stata ritrovata a Saqqara, (classificata da Auguste Mariette come D5), e si trova a nord della piramide di Djoser. In questo caso si potrebbe pensare che si tratti di un’altra moglie del faraone. Lepsius e Perring passarono poco tempo ad esaminare il monumento, fu solo nel 1952 che il grande archeologo egiziano Ahmed Fakhri intraprese un’indagine più approfondita che però non portò mai a termine. I dati in nostro possesso, anche se incompleti, li dobbiamo a Maragioglio e Rinaldi che esplorarono il sito negli anni ’60.

La piramide comprendeva un nucleo centrale formato da tre gradoni, costruiti con lo stesso metodo di quella di Djedkara Isesi. Oggi è possibile vedere un immenso cratere tra le rovine che conduce ad una profonda fossa da nord. Per quanto riguarda il tempio funerario, al quale si accedeva da ovest, a causa della sua ubicazione, questo si evidenzia per l’insolita dotazione di un portico colonnato settentrionale. Una sala era situata fra l’ingresso ed il cortile aperto anch’esso colonnato, dove cinque colonne papiriformi con sei stele si presentavano disposte su un’unica fila al centro della sala. La corte aperta, con sedici colonne papiriformi a sei stele, era orientata nel senso nord-sud e un gruppo di dieci camere deposito si trovava a nord. Il complesso comprendeva anche una piramide cultuale situata in corrispondenza dell’angolo sud-est della piramide stessa. L’egittologo austriaco Peter Jánosi fece notare che il complesso si presentava difforme da quello delle altre regine dell’epoca per cui lo assegnò sicuramente alla moglie di Djedkara Isesi. Si ma quale? Il tempio denuncia una insolita grandezza per le sue decorazioni e l’originalità tali da far pensare che sicuramente sia appartenuto ad una donna che godeva di una posizione sociale significativa. L’egittologo Klaus Baer ha dedotto che gli aggiustamenti ed i rifacimenti visibili in molti rilievi stanno ad indicare che la regina dovette aver regnato per un certo periodo dopo la morte del marito prima dell’incoronazione del figlio, Unas (?). E’ però possibile anche il contrario, Djedkhara Isesi, potrebbe aver legittimato la sua incoronazione grazie al matrimonio con questa donna, cosa non certo inconsueta nella storia egizia. Durante gli scavi nella tomba di un dignitario della V Dinastia, di nome Khuwy, situata nei pressi della piramide di Djedkara, nel 2019 venne fatta una scoperta che pare possa risolvere il mistero del nome della regina, una colonna in granito rosso di Assuan recante l’iscrizione: << Colei che vede Horus e Seth, la grande dello scettro-hetes, la grande di preghiera, moglie del re, sua amata Setibhor >>. Un ritrovamento molto importante secondo l’egittologo Mohamed Megahed, che aiuta a comprendere meglio il periodo tra la V e la VI Dinastia che vede una radicale trasformazione del credo religioso egizio oltre alla fine della pratica di costruire templi solari.

Setibhor risulta quindi il nome di una regina finora sconosciuta, sposa di Djedkara Isesi ed, a questo punto, proprietaria del complesso funerario che era ancora anonimo. Il complesso, che si presenta come il più grande per una regina dell’Antico Regno, è il primo realizzato a Saqqara Sud nella forma riservata ai soli re, come le colonne papiriformi nel tempio funerario. Secondo Mohamed Megahed, che era a capo della missione ceca, il complesso sarebbe stato realizzato dallo stesso Djedkara Isesi in contemporanea al suo poiché entrambe presentano le stesse caratteristiche architettoniche. Aggiunge inoltre Megahed: “A giudicare dalle dimensioni della piramide di Setibhor e del suo tempio, crediamo che abbia avuto un ruolo molto importante nella vita di Djedkara Isesi stesso, probabilmente aiutandolo ad ascendere al trono dell’Antico Egitto”. In ogni caso questo complesso piramidale di una regina della V dinastia non può che confermare il crescente ruolo svolto dalla regina in questo turbolento periodo che segnerà la fine della V dinastia con il faraone Unas.

Fonti e bibliografia:

  • Miroslav Verner, “Il mistero delle piramidi”, Newton & Compton, 1997
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Editori Laterza, Bari 2008
  • Cimmino Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
  • Djed Medu, Blog di egittologia, articolo di Mattia Mancini pubblicato il 12 gennaio 2018
  • Web, bluplanetheart, archeologia e misteri, 7 aprile 2019
  • Web, National Geographic, 3 aprile 2019
  • Web, GigalInsights, Antoine Gigal 2019)

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