Antico Regno, Piramidi

LA PIRAMIDE DEL FARAONE UNAS

A cura di Piero Cargnino

A Djedkara Isesi successe il figlio Unas, (o Unis), che, dopo un regno durato circa 30 anni segnerà la fine della V dinastia. Poco si sa del suo regno che fu molto travagliato con l’aggiunta di una grave crisi economica. A questo va aggiunto che l’accentuarsi della dispersione del potere a favore dei nomarchi locali, che sempre più si staccarono dall’influenza del potere centrale, comporterà un progressivo deterioramento nell’amministrazione statale che porterà presto al collasso dell’Antico Regno sfociando poi, due secoli dopo, nel caos del Primo Periodo Intermedio.

Di Unas sappiamo che ebbe due mogli, le regine Nebet e Khemut che furono sepolte in una doppia mastaba presso la sua piramide. La discendenza di Unas è incerta anche se pare che la prima moglie, Nebet, gli abbia dato un figlio, il principe Unisankh la cui paternità pare suggerita dal nome e dai titoli di cui si fregiava, Figlio del Re, Ciambellano Reale, Sacerdote di Maat e Ispettore per l’Alto Egitto. Gli vengono attribuiti anche altri due figli, Nebkauor e Shepsespuptah anche se il legame di parentela rimane molto dubbio. Ebbe anche cinque figlie delle quali non si conoscono i nomi mentre è incerta la paternità della regina Iput I futura sposa di Teti, primo faraone della VI dinastia. La testimonianza che anche durante il suo regno l’Egitto mantenne rapporti commerciali sia con le zone più interne dell’Africa che con i paesi dell’area mediterranea si evince dalla rappresentazione di una giraffa su un rilievo e dalla presenza a Biblo di vasi con il nome di Unas. Stranamente fu il faraone più venerato dell’antico Egitto, il suo culto funerario sopravvisse alla fine traumatica dell’Antico Regno e al caos del Primo Periodo Intermedio tanto che, limitatamente alla zona di Saqqara, continuò ad essere venerato addirittura fino alla fine del Periodo tardo, (664 – 332 a.C.), ben 2000 anni dopo la sua morte. Manetone colloca la fine della V dinastia alla morte di Unas poiché questi non aveva altri eredi maschi dopo la prematura morte di Unisankh. Forse questa fu la causa di una crisi di successione sottolineata dal fatto che il suo successore, Teti, assunse il nome di “Seheteptawy”, che significa “Colui Che riconcilia le Due Terre”. Forse Teti rivendicò il trono per aver sposato Iput, possibile figlia di Unas. A questo proposito però molti egittologi si oppongono ritenendo che il trono dei faraoni non fosse trasmissibile per linea femminile. Gia a partire dal regno di Djedkara Isesi, che si accentua ancor più sotto Unas, assistiamo ad un periodo di profondi mutamenti della antica religione egizia e della ideologia regale. Da molte testimonianze si evidenzia un sempre più accentuato declino del culto del faraone durante il regno di Unas, che continuò durante il regno del successore Teti, inoltre è percepibile un calo dell’influenza del sovrano e della sua presenza nell’amministrazione, a favore del clero e dei governatori locali. L’egittologo tedesco Hartwig Altenmuller pone in evidenza il fatto che il culto di Osiride cominciava ad assumere una notevole importanza, fino a sostituire il faraone nel ruolo di garante della vita dei sudditi dopo la loro morte.

Unas si fece costruire la sua piramide a nord di Saqqara senza eccessi, la sua è la più piccola di tutto l’Antico Regno, con una base quadrata di 57,7 metri per lato, con un’altezza di 43 metri. Le dimensioni della piramide non sono da attribuire a questioni temporali, il suo regno fu abbastanza lungo, bensì alla scarsità di risorse a disposizione. Curioso il fatto che durante il livellamento del terreno vennero coperte tombe più antiche, fra cui quella del faraone Hotepsekhemwy.

Quella che un tempo era chiamata pomposamente “Splendidi sono i luoghi (di culto) di Unas” oggi si presenta come un cumulo di pietre inchinate umilmente alla piramide a gradoni di Djoser. Osservata superficialmente da Perrin prima poi da Lepsius, che gli assegnò il numero XXXV, venne esplorata al suo interno solo nel 1881 da Maspero, sempre alla ricerca dei testi delle piramidi già rinvenuti nelle piramidi di Pepi I e di Merenre. L’ingresso si trova sul lato nord, sotto ai resti della cappella votiva; da qui parte un corridoio discendente che dopo poco si estende in orizzontale dove, un po prima della metà si trovano tre blocchi di chiusura a saracinesca. Proseguendo si sbuca nell’anticamera e da questa, attraverso una porta oggi danneggiata, si entra nella camera funeraria, sia l’anticamera che la camera presentano il tetto ad una sola capriata di lastroni di calcare. La parete occidentale della camera funeraria è interamente rivestita in alabastro con il motivo sfarzoso di facciata di palazzo, presenta una stupenda policromia con cinque colori di base, bianco, nero, giallo, blu e rosso. Lungo la parete è collocato un sarcofago in grovacca grigio-nero. Uno stipo per i canopi era incassato nel pavimento nell’angolo sud-est del sarcofago. Furono rinvenuti solo resti insignificanti della sepoltura, due frammenti di mummia, (pezzi del braccio destro, del teschio e della tibia), e due piccoli manici di coltello, forse impiegati nella cerimonia dell’apertura della bocca. Ma la cosa più importante di questa piccola piramide è che è la prima che presenta le pareti dell’anticamera e della camera funeraria interamente ricoperte dai Testi delle Piramidi, fra i più antichi testi religiosi egizi giunti sino a oggi, scolpiti in bassorilievo e ricoperti di colore verde-blu, simbolo di lutto e di fede nella resurrezione.

Da considerare che il linguaggio arcaico di alcune sezioni ne suggerisce l’appartenenza a un’epoca di molto precedente allo stesso Unas. Entrambi i soffitti erano decorati con stelle gialle su sfondo blu. Facendo incidere tali numerose colonne di testo sulle pareti delle sue camere sepolcrali, Unas diede inizio a una tradizione che fu seguita dai re, (e da alcune regine), della VI dinastia nelle loro piramidi fino alla fine dell’Antico Regno, due secoli dopo. Dal libro di Rundle Clark “Mito e simbolo nell’antico Egitto” nei testi delle Piramidi ho tratto questo passo, n. 264: <<……..I fiori sbocciati dalla pura terra sono Unas……ed è Unas al naso del Grande e Potente Dio. Unas brilla come Nefertum (dio dei profumi), come il fiore di loto alla narice di Ra quando appare ogni giorno all’orizzonte e gli dei vengono purificati al suo sguardo……..>>. Con la morte del faraone Unas, Manetone mette fine alla V dinastia anche se gli antichi egizi non percepirono sicuramente alcun cambiamento particolare nel passaggio da una dinastia all’altra.

Fonti e bibliografia:

  • Cimmino, Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
  • Gardiner Martin, “La civiltà egizia”, Einaudi, Torino 1997
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei Faraoni”, Mursia,
  • Guy Rachet, ”Dizionario Larousse della civiltà egizia”, Gremese Editore
  • John A. Wilson, “Egitto – I Propilei”, volume I, Arnoldo Mondadori, Milano, 1967
  • Miroslav Verner, “Il mistero delle piramidi”, Newton & Compton, 1997
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Editori Laterza, Roma-Bari, 2008
  • Mark Lehner, “The complete Pyramids”, Londra, Thames & Hudson Ltd., 1975
  • R. T. Rundle Clark, “Myth and Symbol in Ancient Egypt”, Thames & Hudson, 1978

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