Antico Regno, Sfinge

LA SFINGE NELLA SIMBOLOGIA ANTICA

A cura di Piero Cargnino

La Sfinge, in generale, è una figura mitologica rappresentata da un animale col corpo di leone e la testa di un altro animale, falco, ariete, ecc. o, spesso di un uomo o donna; in alcune culture viene anche rappresentata con le ali. Scolpita o dipinta sulle pareti di tombe, templi e stele o raffigurata nella statuaria, la Sfinge compare un po’ in tutte le culture dell’antichità lontana ma anche più vicina a noi. Cosa gli antichi intendessero rappresentare con la figura di un mostro con le sembianze umane innestate su quelle animali non ci è dato a sapere, si può supporre di tutto ma non esiste alcuna prova concreta in proposito. Va notato che in genere, nell’antico Egitto, la figura della sfinge, a tutto tondo o dipinta, in genere è presente nelle strutture architettoniche religiose come le tombe o i templi. Singolare il “Viale delle Sfingi”, che collega Karnak a Luxor, voluto dal faraone Amenhotep III (XVIII dinastia 1386-1349 a.C.).

La più antica raffigurazione di una Sfinge è stata rinvenuta nel sito di Nevali Cori, vicino a Gobekli Tepe in Turkia ed è stata datata al 9500 a.C. Nella mitologia egizia la Sfinge rappresentava forse un simbolo di protezione nei confronti del faraone per la sua vita nell’aldilà. Il nome Sfinge, così come lo si pronuncia in generale, deriva dal greco Σφίγξ “Sphynx”, nella linguistica greca antica fu messo in relazione con il verbo σφίγγω che significa “strangolare”, quindi “strangolatore” o “strangolatrice”. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che si possa invece trattare di un adattamento fonetico dell’antico egizio dove era chiamata col termine traslitterato “Shespankh” col significato di “statua vivente”, nome col quale venivano chiamate tutte le statue a forma di leone con testa umana, (vedi la scritta completa in geroglifico, foto…..) dove il geroglifico che raffigura il leone (o cane) è sovente sostituito dall’immagine della Sfinge stessa. Gli antichi egizi la identificavano con “Hor em alchet”, in greco Harmakis-Khepri-Ra-Atum, (traduz. di Edda Bresciani dalla Stele del Sogno di Thutmosi IV), oggi gli arabi la chiamano Abu el-Hol che significa “Il padre della paura”. A testimonianza del terrore che la rappresentazione della Sfinge, sotto ogni forma, riusciva ad incutere nelle popolazioni antiche esistono numerose leggende. Il mito più conosciuto è quello che ci riporta, nella sua opera “Edipo Re”, il drammaturgo greco antico Sofocle, anche se con lui molti altri autori greci ne parlano, il mito di “Edipo e l’enigma della Sfinge”. Si raccontava che esistesse a Tebe, sul monte Ficio, appollaiata su una colonna, una Sfinge inviata da Era la quale strangolava tutti quelli che gli passavano davanti a meno che non riuscissero a risolvere un difficile enigma. L’enigma ci è giunto in diverse versioni, Pseudo-Apollodoro così lo descrive: << Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede e tripede? >>, Diodoro Siculo propone una versione simile: << Chi è contemporaneamente quadrupede bipede e tripede? >>. Ne esistono altre versioni ma il significato non cambia. Edipo riuscì a risolvere l’enigma, spiegando che la risposta era “l’uomo”, gattona da neonato, cammina su due gambe da adulto e si appoggia ad un bastone da anziano. La Sfinge, sconfitta non resse al dolore e si suicidò gettandosi dall’acropoli.

A questo punto ritengo doveroso fare una precisazione per coloro che ancora non lo sanno poiché mi è stato più volte chiesto, come riportato sopra, la Sfinge dell’enigma non riguarda la Grande Sfinge di Giza ma una Sfinge che si trovava all’ingresso della città greca di Tebe e che era rappresentata con il corpo di un leone, le ali di uccello ed il volto di donna. Gli studiosi pensano che a questo tipo di statue, col corpo di leone e testa di uomo (o animale), gli antichi egizi volessero attribuire un significato simbolico che consisteva nel rappresentare, nel caso della Sfinge di Giza, la potenza del leone unita all’intelligenza del re. La più antica Sfinge che compare in Egitto pare sia quella che raffigura la Regina Hetepheres I, probabile moglie del faraone Snefru, (IV dinastia, 2630-2589 a.C.), e madre di Cheope. L’importanza di questa regina è dovuta anche al fatto che la sua tomba è fra le rarissime sepolture reali dell’antico Egitto ritrovate intatte, l’unica inviolata fra quelle dell’Antico Regno. Successivamente il ritrovamento di una testa del faraone Djedefra, figlio di Cheope, (IV dinastia, 2566-2558 a.C.), analizzata attentamente, in modo particolare nel profilo, lascia intendere che si tratti della testa di una Sfinge. Numerose sono le testimonianze di sfingi rappresentate da molte civiltà del passato e non solo, a partire da quella mesopotamica, alla greca, romana fino alle civiltà dell’Indo ed ai giorni nostri. Ma noi non andiamo oltre, quella che esamineremo sotto tutti gli aspetti, è la più grande, misteriosa e famosa del mondo, la Grande Sfinge che si trova nella necropoli di Giza in Egitto accanto alle stupende piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Si tratta della più grande statua monolitica dell’intero Egitto, lunga 73 metri, alta 20 e larga 19, solo la testa è alta 4 metri. Rappresenta una figura mitologica con il corpo di un leone accovacciato e la testa di un uomo con i tratti somatici di un sovrano egizio, l’acconciatura tipica con il nemes, l’ureo sulla fronte e la barba cerimoniale, oggi mancante, i frammenti della quale sono stati ritrovati ai piedi della sfinge e sono ora conservati British Museum a Londra e parte al Museo Egizio del Cairo. Secondo gli archeologi all’epoca della sua costruzione doveva presentarsi dipinta con colori sgargianti dei quali oggi rimangono solo deboli tracce.

Riguardo alla costruzione della Sfinge di Giza sono state formulate numerose teorie, secondo gli egittologi accademici la sua costruzione viene attribuita al faraone Chefren che l’avrebbe fatta scolpire davanti alla sua piramide a protezione del suo riposo eterno. A riprova di ciò sarebbe la somiglianza che secondo gli archeologi si nota tra il volto della Sfinge e quello del faraone Chefren così come appare scolpito su diverse statue. Altri studiosi trovano questa teoria azzardata e priva di riscontro reale in quanto non concordano nel vedere una somiglianza. Negli articoli che seguiranno esamineremo più nel dettaglio tutti i misteri che la Grande Sfinge ci riserva, primi fra tutti quando e chi costruì questa meraviglia.

Fonti e bibliografia:

  • Margaret Bunson, “Enciclopedia dell’antico Egitto”, Melita edizioni, 1995
  • Cimmino Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
  • Paul Jordan, “Gli enigmi della Sfinge”, Roma, Newton Compton Editori, 2006
  • Maurizio Damiano-Appia, “I tesori del Nilo”, Giunti Multimedia, 1997
  • Edda Bresciani, “Grande enciclopedia illustrata dell’antico Egitto”, De Agostini, 2005
  • Elio Moschetti, Mario Tosi, “Thutmosi IV un sogno all’ombra della sfinge”, Ananke, 2004
  • Martin Gardiner, “La civiltà egizia” – Oxford University Press 1961, (Einaudi, Torino 1997
  • Tiziana Giuliani, “Il Viale delle Sfingi che collega Karnak a Luxor”, da Mediterraneo Antico, 2017
  • Paul Jordan, “Gli enigmi della Sfinge”, Nrwton & Compton editori, 1999
  • Fugazza Stefano, “Simbolismo”, Arnoldo Mondadori arte, 1991)

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