Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

VASO PER UNGUENTO A FORMA DI LEONE

Calcite, avorio, oro, pigmenti rossi, gialli, blu e verdi. Provenienza: tomba di Tutankhamon (KV62). Museo del Cairo: JE 62119.

A cura di Ivo Prezioso

Thierry Morant in Profumi e cosmetici nell’Antico Egitto, ricorda: “ L’Egiziano antico viveva in un mondo dove il sacro era essenziale; una convinzione per cui era indispensabile, al termine dell’esistenza terrena, prepararsi alla propria seconda vita in quello che, forse impropriamente, chiamiamo paradiso di Osiride. E per arrivarci, l’uso di cosmetici, fard, balsami, profumi, erano essenziali”.Così, oli e unguenti, usati abbondantemente durante la fase di mummificazione, finivano col divenire anch’essi parte integrante del corredo funerario. Nella tomba di Tutankhamon, Howard Carter, stimò che, prima del passaggio dei profanatori, nel solo piccolo ambiente denominato “Annesso”, dovevano esserci “non meno di 350 litri di oli, grassi e altre materie untuose immagazzinate lì per il re”. D’altronde Christiane Desroches Noblecourt, ci ricorda che i saccheggiatori, che penetrarono per due volte nella tomba si impadronirono innanzitutto dell’oro e degli unguenti.

Queste sostanze rare e costosissime, molto spesso importate, erano a loro volta, per riguardo al loro valore, conservate in contenitori realizzati con materiali delicati ed altrettanto preziosi, come la calcite (o alabastro egiziano). La loro forma il più delle volte originale e di grande gusto estetico, si ispirava in genere alla flora ed alla fauna. Quando si osservano le foto scattate da Harry Burton nell’annesso, ci si rende immediatamente conto del disordine che vi regnava e dovette sembrare un miracolo che oggetti così fragili e delicati potessero essere ancora intatti. In seguito, Carter preciserà che “tra i tanti oggetti straordinari, è necessario citare il seguente esempio: un vaso con le forme di un leone mitico, in piedi in un atteggiamento aggressivo, stranamente araldico come “un leone guardiano”; la zampa destra sollevata con gli artigli all’aria in una nobile rabbia, mentre la sinistra poggia su un simbolo che significa protezione. Montato sulla corona posta sulla testa si trova il collo del vaso che rappresenta un fiore di loto che prende esso stesso la forma di una corona. La decorazione di questo oggetto è incisa e riempita di pigmenti, la lingua e i denti sono in avorio”.

Questo oggetto alto 60 cm. e largo 19.8 cm, stante sul suo sgabello splendidamente realizzato, secondo Zahi Hawass “appare oggi più toccante che feroce”. In effetti, con la lingua fuori e la zampa anteriore destra alzata, come in segno di saluto, sembra sfidare, con ostentata ironia, chi lo guarda.

Christiane Desroches Noblecourt nel suo “Tutankamon e i suoi tempi” ce ne fornisce una descrizione molto dettagliata. Il colletto di pelo che incornicia la bocca, i dettagli delle orecchie, i due piccoli cuscinetti delle zampe anteriori, gli artigli dell’animale, il ciuffo terminale della coda, le piccole rosette di pelo sulle spalle, tutto ciò è evidenziato dal colore blu-nero, Il naso, una volta dipinto di nero, ha ancora tracce di rosso che indicavano le narici; gli occhi circondati di nero, sono interamente dorati, come a dare l’illusione della fosforescenza. La bocca aperta mostra otto zanne d’avorio bianche, così come le mucose laterali e la lingua pendente, dipinte di rosso. Sul petto, un piccolo dipinto sormontato dal segno del cielo, reca i cartigli del re e della regina, introdotti dai loro titoli abituali. Le orecchie dell’animale, forate, probabilmente, dovevano essere adornate da cerchi d’oro, come si vede spesso sulle statuette di gatti sacri. Gli artigli (cinque per ciascuna zampa) dovevano essere inseriti (forse in avorio): nelle cavità null’altro resta se non una materia rossastra”……”Il copricapo costituisce il recipiente per i preziosi unguenti che il felino doveva proteggere, tenendo a distanza coloro che avrebbero voluto impadronirsene. La sua composizione figurativa permette l’identificazione della divinità: l’acconciatura floreale, la natura stessa del leone e soprattutto i suoi occhi d’oro, penetranti, che sono qui riprodotti in maniera eccezionale, permettono di associare questa rappresentazione al dio Nefertum (figlio di Ptah e di Sekhmet) nel ruolo di formidabile protettore contro le forze del male. Eretto sulle zampe, può attaccare i nemici e divorare loro la testa. Il dio-fiore originale, sotto la cui forma è normalmente e più spesso riconosciuto Nefertum, è anche il dio dei profumi protettivi (Il Gradevole al naso degli Dei, colmo di fragranze), in quanto questi unguenti, oltre a purificare, costituivano il più potente rimedio contro le influenze nefaste”.

Iorwerth E.S. Edward, nel suo “Tutankhamon: la sua tomba e I suoi tesori”, vede piuttosto una rappresentazione del dio Bes: “I vasi di unguento incarnavano spesso immagini di Bes, una divinità domestica associata ai piaceri e generalmente rappresentata come un nano dalle gambe fasciate, con orecchie, criniera e coda da leone. Questo vaso è stato probabilmente scolpito in forma di leone con corona floreale a causa del collegamento tra gli animali e Bes”.Per Abeer El-Shahawy (del Museo Egizio del Cairo), invece: “Il leone, talvolta, rappresenta il dio Ra stesso, come nel capitolo 62 del Libro dei Morti (per gli egizi “Formule per poter uscire nel giorno”) che recita: “Io sono colui che è il cielo, io sono il leone di Ra””.

Le foto in bianco e nero sono tratte da: “Tutankahamun: Anatomy of an Excavation, The Howard Carter Archives Photographs by Harry Burton, The Griffith Institute”.

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