Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

VASO PER UNGUENTO A FORMA DI LEONE

Calcite, avorio, oro, pigmenti rossi, gialli, blu e verdi. Provenienza: tomba di Tutankhamon (KV62). Museo del Cairo: JE 62119.

A cura di Ivo Prezioso

Thierry Morant in Profumi e cosmetici nell’Antico Egitto, ricorda: “ L’Egiziano antico viveva in un mondo dove il sacro era essenziale; una convinzione per cui era indispensabile, al termine dell’esistenza terrena, prepararsi alla propria seconda vita in quello che, forse impropriamente, chiamiamo paradiso di Osiride. E per arrivarci, l’uso di cosmetici, fard, balsami, profumi, erano essenziali”.Così, oli e unguenti, usati abbondantemente durante la fase di mummificazione, finivano col divenire anch’essi parte integrante del corredo funerario. Nella tomba di Tutankhamon, Howard Carter, stimò che, prima del passaggio dei profanatori, nel solo piccolo ambiente denominato “Annesso”, dovevano esserci “non meno di 350 litri di oli, grassi e altre materie untuose immagazzinate lì per il re”. D’altronde Christiane Desroches Noblecourt, ci ricorda che i saccheggiatori, che penetrarono per due volte nella tomba si impadronirono innanzitutto dell’oro e degli unguenti.

Queste sostanze rare e costosissime, molto spesso importate, erano a loro volta, per riguardo al loro valore, conservate in contenitori realizzati con materiali delicati ed altrettanto preziosi, come la calcite (o alabastro egiziano). La loro forma il più delle volte originale e di grande gusto estetico, si ispirava in genere alla flora ed alla fauna. Quando si osservano le foto scattate da Harry Burton nell’annesso, ci si rende immediatamente conto del disordine che vi regnava e dovette sembrare un miracolo che oggetti così fragili e delicati potessero essere ancora intatti. In seguito, Carter preciserà che “tra i tanti oggetti straordinari, è necessario citare il seguente esempio: un vaso con le forme di un leone mitico, in piedi in un atteggiamento aggressivo, stranamente araldico come “un leone guardiano”; la zampa destra sollevata con gli artigli all’aria in una nobile rabbia, mentre la sinistra poggia su un simbolo che significa protezione. Montato sulla corona posta sulla testa si trova il collo del vaso che rappresenta un fiore di loto che prende esso stesso la forma di una corona. La decorazione di questo oggetto è incisa e riempita di pigmenti, la lingua e i denti sono in avorio”.

Questo oggetto alto 60 cm. e largo 19.8 cm, stante sul suo sgabello splendidamente realizzato, secondo Zahi Hawass “appare oggi più toccante che feroce”. In effetti, con la lingua fuori e la zampa anteriore destra alzata, come in segno di saluto, sembra sfidare, con ostentata ironia, chi lo guarda.

Christiane Desroches Noblecourt nel suo “Tutankamon e i suoi tempi” ce ne fornisce una descrizione molto dettagliata. Il colletto di pelo che incornicia la bocca, i dettagli delle orecchie, i due piccoli cuscinetti delle zampe anteriori, gli artigli dell’animale, il ciuffo terminale della coda, le piccole rosette di pelo sulle spalle, tutto ciò è evidenziato dal colore blu-nero, Il naso, una volta dipinto di nero, ha ancora tracce di rosso che indicavano le narici; gli occhi circondati di nero, sono interamente dorati, come a dare l’illusione della fosforescenza. La bocca aperta mostra otto zanne d’avorio bianche, così come le mucose laterali e la lingua pendente, dipinte di rosso. Sul petto, un piccolo dipinto sormontato dal segno del cielo, reca i cartigli del re e della regina, introdotti dai loro titoli abituali. Le orecchie dell’animale, forate, probabilmente, dovevano essere adornate da cerchi d’oro, come si vede spesso sulle statuette di gatti sacri. Gli artigli (cinque per ciascuna zampa) dovevano essere inseriti (forse in avorio): nelle cavità null’altro resta se non una materia rossastra”……”Il copricapo costituisce il recipiente per i preziosi unguenti che il felino doveva proteggere, tenendo a distanza coloro che avrebbero voluto impadronirsene. La sua composizione figurativa permette l’identificazione della divinità: l’acconciatura floreale, la natura stessa del leone e soprattutto i suoi occhi d’oro, penetranti, che sono qui riprodotti in maniera eccezionale, permettono di associare questa rappresentazione al dio Nefertum (figlio di Ptah e di Sekhmet) nel ruolo di formidabile protettore contro le forze del male. Eretto sulle zampe, può attaccare i nemici e divorare loro la testa. Il dio-fiore originale, sotto la cui forma è normalmente e più spesso riconosciuto Nefertum, è anche il dio dei profumi protettivi (Il Gradevole al naso degli Dei, colmo di fragranze), in quanto questi unguenti, oltre a purificare, costituivano il più potente rimedio contro le influenze nefaste”.

Iorwerth E.S. Edward, nel suo “Tutankhamon: la sua tomba e I suoi tesori”, vede piuttosto una rappresentazione del dio Bes: “I vasi di unguento incarnavano spesso immagini di Bes, una divinità domestica associata ai piaceri e generalmente rappresentata come un nano dalle gambe fasciate, con orecchie, criniera e coda da leone. Questo vaso è stato probabilmente scolpito in forma di leone con corona floreale a causa del collegamento tra gli animali e Bes”.Per Abeer El-Shahawy (del Museo Egizio del Cairo), invece: “Il leone, talvolta, rappresenta il dio Ra stesso, come nel capitolo 62 del Libro dei Morti (per gli egizi “Formule per poter uscire nel giorno”) che recita: “Io sono colui che è il cielo, io sono il leone di Ra””.

Le foto in bianco e nero sono tratte da: “Tutankahamun: Anatomy of an Excavation, The Howard Carter Archives Photographs by Harry Burton, The Griffith Institute”.

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

CALICE A FORMA DI LOTO

Il Cairo, Museo Egizio. Altezza cm. 18,3

A cura di Ivo Prezioso

Quando sul pavimento dell’anticamera fu scorta questa meraviglia, un oggetto in alabastro traslucido che, alla luce delle torce, rimandava bellissimi riflessi, Carter ne restò particolarmente affascinato. Si trovava lì, sicuramente abbandonata dai profanatori, probabilmente colti sul fatto. Si tratta di un calice a forma di fior di loto in piena fioritura con i petali arrotondati magnificamente scolpiti in bassorilievo. E’ ricavata da un unico blocco di calcite ed è sostenuta da un piede a forma di tromba rovesciata dal quale si dipartono due elaborate composizioni che vanno a costituirne i manici. Tre steli per ciascun lato, prendono la forma di fiori di loto blu (uno aperto e due boccioli) in cima ai quali, inginocchiata su un cesto “neb”(= signore), si staglia la figura di Heh, il dio simboleggiante l’eternità. Tiene in ciascuna mano un ramo di palma le cui tacche per il computo rappresentano il geroglifico “rnpt” (=anno). Esso poggia su un girino (equivalente di centomila) a sua volta disteso su un simbolo “shn”(= infinito). Tra le mani del dio sono presenti due “ankh”(= vita). L’intera rappresentazione è, quindi, l’augurio di regno eterno per il faraone. Il fiore di loto a calice aperto che forma la coppa è quello della varietà bianca che sembra essere stato utilizzato nell’antico Egitto espressamente come modello per la realizzazione di eleganti oggetti per servire da bere. Nella collezione dell’ Eton College è conservato il frammento di una placca che mostra Tutankhamon sorseggiare da un calice simile. La coppa è inoltre decorata da una serie di raffinate iscrizioni incise e riempite con pigmento blu. Al centro, un rettangolo riporta all’interno il nome e il prenome del faraone affiancati da un’iscrizione che lo definisce “Amato da Amon, Signore dei troni delle Due Terre e del Cielo”. Il bordo ospita, invece, due iscrizioni distribuite sulla stessa linea.

Traslitterazione e traduzione delle iscrizioni sulla coppa in alabastro. (A cura di Paolo Belloni)

La lettura inizia dal centro, precisamente dal segno “ankh” in un gioco di simmetria così tipico dei canoni estetici egizi. Una metà del testo ci restituisce la titolatura del re, l’altra metà recita “Che abbia vita il tuo Ka, possa tu trascorrere milioni di anni, oh tu che ami Waset (Tebe), seduto col tuo viso verso il vento del nord, i tuoi occhi vedendo la felicità”. Per questa frase l’oggetto fu soprannominato “Tazza dei desideri”.

Carter doveva essere particolarmente legato a questo reperto. Dispose infatti che sulla sua lapide nel cimitero di Putney Vale a Londra fosse scolpita proprio questa frase. Parole che nonostante i 3300 anni trascorsi conservano intatte la loro eterna bellezza.

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

VASO PER PROFUMO (O UNGUENTO) CON TESTA DI HATHOR

A cura di Ivo Prezioso

Il tema principale di questo vaso è costituito dalla rappresentazione, estremamente elaborata, del motivo “sma tawy” (unione delle Due Terre).

L’utilizzo frequente di questa composizione decorativa su numerosi grandi vasi può essere sia legato alla bellezza del soggetto e alla possibilità di variazioni che offre, sia al suo significato simbolico politico. In questo caso, si aggiunge anche un riferimento religioso che lo associa al culto di Hathor, una divinità dai molteplici aspetti.

La sua testa appare, infatti, sul collo del vaso in forma di maschera funeraria adorna di un ampio collare. La base, realizzata separatamente include due gruppi di amuleti rappresentati da due “ankh” centrali che stringono, ciascuno, due scettri “was” (Vita e Potenza).

La molteplicità di riferimenti religiosi e simbolici che ritroviamo nella decorazione di oggetti elaborati come questi vasi per profumi, lascia supporre che i loro progettisti e realizzatori non siano stati soggetti ad una stretta supervisione, ma che sia stato loro lasciata ampia libertà espressiva.

Questo splendido contenitore di cosmetici preziosi si differenzia dagli altri per il complicato nodo che unisce i vari steli delle piante intorno al” collo” ; la base in cui si suggerisce l’ambiente dove crescono le due vegetazioni .

Museo del Cairo: Altezza cm. 50

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

VASO DI ALABASTRO PER UNGUENTI CON COPERCHIO A FORMA DI LEONE ACCOVACCIATO

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo

Questo vaso è stato trovato davanti alle porte del secondo sacrario nella camera. Il suo contenuto era intatto: una massa grassa di circa 450 grammi. Questo materiale analizzato all’epoca, risultò essere un cosmetico costituito per circa il 90% da un grasso animale neutro, e per il restante 10% da resina o balsamo. Sicuramente un’indagine con metodi moderni produrrebbe dei risultati molto più precisi.

L’oggetto, scolpito in calcite traslucida, si presenta veramente regale nel suo aspetto complessivo. Di forma cilindrica, il vaso presenta un coperchio girevole sorretto su due lati da colonnine in miniatura con capitelli lotiformi sormontate da teste di Bes, la cui lingua, di avorio dipinto in rosa, è simile a quella del leone (che rappresenta il potere e la forza del re) accovacciato sul coperchio.

Il felino, reca un cartiglio con il nome di intronizzazione Nebkheperura, e ha occhi dorati. Dorature sono presenti anche alla base dei capitelli delle colonnine laterali.

Il coperchio è imperniato su un piolo d’avorio ed fermato da due pomelli dello stesso materiale. La figura sdraiata posa maestosamente sui tradizionali nemici dell’Egitto, Asiatici e Nubiani. Scolpite rispettivamente in pietre rosse e nere, le teste delle figure sono attaccate alle traverse sotto il contenitore a sottolineare il dominio del faraone.

Il vaso presenta due fasce decorative; quella superiore è costituita da un ornamento floreale stilizzato, mentre quella inferiore presenta delle forme geometriche, un motivo architettonico. Tra di loro sono incise e dipinte scene di animali che attaccano la loro preda. Lo sfondo è colorato di una tonalità scura in modo che le piante e gli animali risaltino.

Un leone che attacca un toro predomina su entrambi i lati e segugi che attaccano uno stambecco sono rappresentati nella scena secondaria.

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

SCODELLA CON UOVA E PULCINO D’ANATRA

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo. Inventario JE 62072 (Carter 435)

Un pezzo curioso e affascinante come questo ha bisogno forse di una piccola spiegazione: è stato trovato nell’annesso della tomba di Tutankhamon, probabilmente assieme ai vasi di profumo che vi si trovavano o nell’anticamera, assieme a frammenti del piatto. E’ costituito da una scodella, poggiata su una base circolare, che rappresenta un nido. Sia il nido che la base sono realizzati in calcite (alabastro), così come le quattro uova. Il pulcino è di legno, dipinto in un colore marrone chiaro con dettagli in nero tra cui le piume. La sua lingua è realizzata in avorio tinto di rosa. Il piccolo nato è appena emerso dal suo uovo e si estende, provando a sbattere le sue piccole ali. C’è forse un riferimento ai sentimenti di Amarna sulla natura, espressi nel grande inno ad Aton? (“Quando il pulcino nell’uovo parla contro il guscio, tu gli dai dentro dell’aria per farlo vivere. Quando l’hai completato dentro l’uovo perché possa spezzarlo, esce dall’uovo per parlare e completarsi e cammina sui suoi piedi”)

Alabastro, Materiali

L’ALABASTRO

A cura di Stefano Argelli

Forse una delle rocce più affascinanti per il suo aspetto traslucido, l’alabastro egiziano o alabastro calcareo orientale. Alcune volte chiamato anche travertino, nelle didascalie di vari oggetti di questo bellissimo materiale. Sono tutte e due rocce di origine sedimentaria, fatto sta che geologicamente l’alabastro egiziano é descritto come travertino a fascia compatta o pietra calcarea stalagmitica. Quindi si sintetizza in travertino. Ne esiste anche una specie di colore bianco, presente in Italia più pregiato di tipo gessoso, nelle zone di Castellina Marittima (PI) e Volterra (PI), quindi il termine alabastro é generico. ma qui si parla di Egitto ed egizi. Tipologia di roccia: Sedimentaria

Nome scientifico: Spoleotema

Nome storico: Alabastro egizio.

Durezza scala di Rosiwal (un evoluzione della scala Mohs, più scientifica) 1,5. Sotto solo il talco (steatite)

Descrizione macroscopica: Roccia calcarea caratterizzata da un aspetto traslucido dovuto alla sua natura cristallina e da una regolare alternanza di bande, da bianche a giallo arancio. Dovuta a variazioni nelle condizioni di precipitazione chimica della calcite in ambiente carsico.

Descrizione microscopica: La roccia é costituita interamente da calcite in cristalli plurimillimetrici allungati organizzati in livelli più limpidi e altri più torbidi per la presenza di numerosissime piccole inclusioni.

Inquadramento geologico: L’alabastro egizio si è formato in vene e sistemi carsici all’interno di calcari ecocenici, in seguito all’intrusione di magmi basaltici durante il Miocene inferiore (23-16 milioni di anni) contemporaneamente all’inizio della formazione del Mar Rosso, si è avuta circolazione di acqua ad alta temperatura che ha portato alla precipitazione della Calcite all’interno di vene e circuiti carsici.

Le cave: L’alabastro veniva cavato principalmente nel deserto orientale, in un area conosciuta come Alabastrites (Wadi-el Garawi), altri siti secondari si trovano lungo il corso del Nilo: Wadi Araba, Wadi Umm Agrub, el Qawatir, Wadi-el Barshawi, Hatnub e Wadi Assiut.

Principali impieghi: A causa del suo aspetto traslucido l’alabastro ha esercitato un attrazione irresistibile sugli antichi egizi, che lo hanno utilizzato in ambito funerario per realizzare vasi cosmetici, canopi e oggetti del corredo, ma anche per altari e pavimenti di templi. L’impiego nella statuaria resta marginale ma costante dall’antico regno all’epoca Tolemaica, soprattutto per statue di piccole dimensioni. Metterò solo tre foto di bellissime statue in Alabastro e alcune della roccia.

Fonte; museo egizio Torino

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

VASO PER OLIO CON PIEDISTALLO E CASSA IN CALCITE

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo. Vaso: altezza 58,5 cm. Cassa: Lunghezza 33 cm, larghezza 17 cm, altezza 24 cm

Vaso per olio profumato

Carter scrisse che quando questo vaso fu ispezionato conteneva ancora dei residui del contenuto originario. Sotto la crosta dura, l’olio si era mantenuto viscoso fino ai nostri giorni. Questo oggetto differisce notevolmente dagli altri vasi per oli e profumi rinvenuti nell’Annesso. Ha forma a bulbo, con bordo svasato e un coperchio a cupola. Poggia su una base in calcite separata. Sia il coperchio sia il corpo sono riccamente decorati con disegni e testi intarsiati con paste e vetri colorati. Sul coperchio vi è un uccello con le ali spiegate, circondato da un fregio di intarsi a scacchi e motivi floreali. Sotto il bordo sono incisi fiori di papiro alternati ad intarsi verdi. Decorazioni a scacchi e floreali impreziosiscono anche la parte superiore del vaso e più sotto si trovano quattro linee finemente iscritte di geroglifici colorati, recanti i nomi di Tutankhamon ed Ankhesenamon cui viene offerto potere, benessere e vita dalla dea cobra Wadjyt

Cassa in alabastro

Questo cofanetto di pietra fa pensare che doveva avere uno scopo speciale. È stato suggerito che potrebbe essere stato usato per contenere un contratto magico tra Tutankhamon e sua moglie, stipulato al momento dell’incoronazione. Conteneva, tra gli altri oggetti piuttosto banali, palline di fango con capelli e frammenti di papiro in un miscuglio dall’apparente valenza magica. Non c’è certezza al riguardo. Il testo inciso sul bordo non fornisce alcun chiarimento in merito. Contiene, infatti i cartigli di Tutankhamon e sua moglie Ankhesenamon e la protocollare formula “dotato di vita in eterno e per sempre” (per il re) e “possa vivere ed essere prolifica” (per la regina). La cassa è realizzata con due pezzi di alabastro tagliati con estrema precisione. I due pomelli sono di ossidiana (vetro basaltico nero naturale). Bouquets di fiori decorano il coperchio e bande di motivi a scacchi e petali di fiori adornano i lati e le estremità della cassa.

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

LA BARCA

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo, altezza 37cm. Larghezza 58,3 cm.

Qualunque sia il suo scopo, quest’oggetto è uno dei prodotti più notevoli degli antichi artigiani. Un piedistallo inserito in una vasca rettangolare sorregge una barca con teste di stambecco a prua e a poppa. Al centro del battello si trova ciò che sembra essere un sarcofago aperto posto sotto un chiosco supportato da quattro colonne con capitello doppio a forma di papiro e di loto. A prua è inginocchiata una figura femminile nuda che stringe un fiore di loto; a poppa una nana nuda è alla guida dell’imbarcazione. Sia il battello che la vasca sono riccamente decorati con motivi floreali e geometrici, intarsiati con vernici colorate ed impreziositi con oro utilizzato in modo non eccessivo, ma straordinariamente elegante. Il pannello delle iscrizioni sulla facciata minore della vasca non ci fornisce indizi sullo scopo del pezzo: contiene i cartigli con i nomi di Tutankhamon e della moglie Ankhesenamon affiancati da ureos su papiro (a destra) e su fiori di loto (a sinistra) che simboleggiano rispettivamente le dee Wadjyt (per il Basso Egitto) e Neith (stranamente, per l’Alto Egitto).

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

LA LAMPADA

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo, altezza 51,4 cm. Larghezza 28,8 cm.

Durante il Nuovo Regno la maggior parte delle lampade di uso domestico erano dei semplici piattini di ceramica in cui dell’olio, probabilmente di sesamo o di ricino, veniva bruciato per mezzo di uno stoppino di lino. Quelle presenti nelle case più lussuose erano, di sicuro, molto più elaborate. Ce ne offre uno splendido esempio quella che mi appresto ad illustrare, veramente unica nella sua imponenza e bellezza decorativa. Il corpo centrale, costituito dalla lampada stessa, ha la forma del calice di un fior di loto. E affiancata su entrambi i lati da una composizione perfettamente simmetrica, che incorpora due rappresentazioni del dio Heh (divinità che rappresenta l’eternità e l’infinito), che supportano i cartigli del faraone: a sinistra con il nome proprio (Tutankhamon heqa Iunu sheema) e a destra col nome di intronizzazione (Nebkheperura), posti sul segno dell’oro, nbw, e accompagnati dal simbolo della vita ankh.

Le figure del dio Heh, inginocchiate su un cesto (il simbolo che si legge neb e significa “signore” e “ogni”), sono sorrette da ciuffi di papiri. Tutte e due le scene sono contornate esternamente da rami di palma dentellati, che simboleggiano la lunga vita offerta da Heh al re. Il ramo di palma ha infatti il significato di anno e ogni tacca incisa ne rappresenta uno. L’insieme è cementato su una base anch’essa in calcite avente la forma di un basso tavolo con lavorazione a graticcio.

La promessa di un lungo regno è il tema simbolico di questo oggetto. E’ ancor di più sottolineato dalla scena che appare in tutta la sua bellezza quando la lampada è accesa. Questa è dipinta all’interno di un secondo inserto di alabastro che aderisce al calice esterno, in maniera così stretta che la sua precisione non può che sbalordire.

Quegli antichi artigiani avevano una maestria superlativa! La scena che risplende attraverso la trasparenza dell’alabastro, ci presenta il re con la corona blu seduto su un trono; di fronte gli sta sua moglie Ankhesenamon che regge due rami di palma intaccati: in pratica si sta presentando a lui con l’augurio di un lunghissimo regno.

Sul lato opposto della lampada può essere visto sempre in trasparenza il nome del re che è “il dio buono signore delle Due Terre, Signore delle apparizioni e figlio di Ra il suo amato Signore dei Diademi” Eccola nelle due versioni: diurna e notturna.

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

IL CONTENITORE PER PROFUMI

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo: contenitore per profumo, calcite (alabastro egiziano). Altezza cm. 70, larghezza cm. 36,8

Fin dal periodo predinastico, gli egizi utilizzarono, per la maggior parte della produzione del loro vasellame in pietra, un materiale comunemente identificato come alabastro, ma che sarebbe più corretto chiamare calcite. Si tratta di una forma cristallina del carbonato di calcio di colore dal bianco al giallo, translucida e spesso caratterizzato da strisce o zone di diverso colore molto affascinanti. Fino al Nuovo Regno, la maggior parte dell’ “alabastro egiziano” veniva estratto presso Hatnub, ad una ventina di chilometri da Tell El-Amarna. La pietra è relativamente facile da lavorare e si può osservare come il vasellame ed altri oggetti rinvenuti nella tomba di Tutankhamon, fossero trattati con grande perizia e virtuosismo. E’ mia intenzione, se lo trovate di vostro gradimento, proporvi una carrellata dei più affascinanti tra questi oggetti, conservati al Museo del Cairo e caratterizzati da forme di raffinata eleganza, fantastiche e stravaganti e da un simbolismo estremamente spinto e manifesto. Per anni, vasi elaborati come questo sono stati osteggiati da intenditori, legati ad assurdi principi morali, perché ritenuti oltraggiosamente volgari. Un modo di vedere che probabilmente avrebbe prima stupito e poi fatto sorridere gli antichi egizi. Verrebbe da chiedersi, piuttosto, per quale motivo si sia compiuto uno sforzo creativo così impegnativo per realizzare, in fin dei conti, un “semplice” contenitore per olio profumato. Chi troverebbe comodo versare qualche goccia del prezioso liquido da un oggetto così ingombrante ed elaborato? Il simbolismo ha, in questo caso, una netta precedenza sulla funzionalità dell’oggetto. Il tema della scena è rappresentato dall’unione delle Due Terre, enunciato da un’impressionante ricchezza di dettagli emblematici. Procediamo con ordine. Il corpo centrale dell’oggetto, è il segno Sma-Tawy, (l’unione delle Due Terre), composto da un simbolo che rappresenta cuore e trachea (richiamo al geroglifico trilittero nfr, bello, buono, perfetto) dal quale si dipartono le piante araldiche: il papiro per il Basso Egitto, il loto per l’Alto. A sinistra vi è una paffuta divinità del Nilo (chiaro riferimento all’opulenza apportata dalle piene del fiume) sulla cui testa è posato un ciuffo di papiri, mentre con le mani afferra gli steli della stessa pianta. Il tutto simboleggia il Basso Egitto e il riferimento è ancor più enfatizzato dall’ureo che indossa la corona rossa del Delta, appollaiato su uno scettro posto dietro questa pianta. Analogamente, in perfetta simmetria, tanto cara ai canoni artistici egizi, un’altra divinità nilotica esprime l’identico simbolismo, ma questa volta riferito all’Alto Egitto: ciuffo di fior di loto sulla testa, mani che afferrano gli steli con il fiore della pianta, ureo sullo scettro che indossa, questa volta, la corona bianca della Valle. A sorvegliare il tutto è la figura di un avvoltoio, con le ali protettive spiegate, situato sul bordo superiore dell’oggetto. Indossa la corona Atef e regge tra gli artigli due simboli shn auguranti eternità e potere. Dovrebbe rappresentare la dea Nekhbet. Il testo sul collo del vaso, recita pressappoco: “ Il dio buono, Signore delle due Terre, Nebkheperura (il nome di intronizzazione di Tutankhamen) ha unito le Due Terre sotto il suo potere. Siederà sul trono di Horus, come Ra, in eterno”. Sul corpo del contenitore si leggono, invece, le dediche a Tut, indicato nei primi due cartigli a partire da sinistra, con nome di intronizzazione e nome proprio (Nebkheperura e Tutankhamon heqa Iunu sheema) e a sua moglie (terzo cartiglio), la Grande Sposa Reale Ankhesenamon. La base presenta il cartiglio col nome Nebkheperura sostenuto da due immagini di Horus. Tutte e tre le figure poggiano sul simbolo dell’oro. Questo straordinario ed elaboratissimo oggetto è composto da quattro pezzi di calcite cementati insieme. Gli elementi principali sono impreziositi da dorature e intarsi di paste vitree colorate o faience. Un dettaglio di grande finezza è la doratura dei corpi dei due urei, che avvolgono le loro spire attorno agli scettri da cui emergono. Questo vaso si trovava di fronte alle porte del secondo sacrario nella Camera Funeraria.